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lunedì 14 dicembre 2015

OMOSESSUALI, «VIETATO» PREGARE (di Luciano Moia)


La questione si può riassumere in due semplici domande. La prima: le persone omosessuali che vivono con disagio la propria condizione hanno il diritto di impegnarsi in un percorso di preghiera per trovare sostegno spirituale, per fare chiarezza dentro di sé, per mettere a confronto le proprie esperienze di vita con le ragioni della fede? 

La seconda: le stesse persone hanno il diritto di tentare questa verifica spirituale, che riguarda un aspetto così intimo della propria identità, in modo riservato e in luoghi protetti, lontano dai clamori, dai fraintendimenti e dalle facili ironie dei media? 

Se diciamo no, se pensiamo che questi diritti non debbano essere accordati, hanno ragione coloro che da alcuni giorni stanno alzando un assurdo polverone mediatico contro le iniziative dell’Apostolato Courage. Che puntano il dito contro le proposte di preghiera di questa associazione fingendo di equivocarne le finalità: non verifica spirituale ma tentativo di 'guarigione' dall’omosessualità. Obiettivo che, inteso in questi termini, denota superficialità, approssimazione o, peggio, volontà di strumentalizzare la condizione esistenziale di persone che soffrono. 

Se invece rispondiamo sì, è evidente come tutto questo clamore sia del tutto ingiustificato, trasudi intolleranza ed esprima una volontà di discriminazione al contrario. Ma cosa è capitato di così grave per scatenare l’indignazione politically correct dei soliti, impavidi custodi dell’ortodossia laicista? 

L’Apostolato Courage – fondato nel 1980 dal servo di Dio Terence Cooke, arcivescovo di New York, per aiutare chi è attratto da persone dello stesso sesso a vivere la propria condizione in modo coerente con gli insegnamenti della Chiesa – ha organizzato nei giorni alcuni momenti di preghiera a Reggio Emilia, Torino e Roma. Si tratta di iniziative che fanno parte di un percorso, liberamente proposto e altrettanto liberamente accolto da chi decide di aderirvi, fondato su due obiettivi: la riflessione sulla propria sessualità e l’accoglienza della Parola di Dio come regola in base alla quale organizzare la propria vita. Difficile cogliere in questo programma spirituale un’offesa alle condizioni delle persone omosessuali e, soprattutto, la volontà di proporre una 'terapia riparativa'. Pratica psicoterapeutica ormai desueta e che vuol dire tutto e niente, ma che per le lobby gay si è trasformata in una parola d’ordine per una sorta di indignazione a comando. 

Così è bastato che un settimanale raccontasse in modo del tutto parziale le iniziative dell’Apostolato Courage e che gli stessi episodi venissero rilanciati, con le stesse modalità a senso unico, da quotidiani locali, siti internet e social, per scatenare reazioni spropositate. In campo politici, amministratori e associazioni omosessuali. Pacata la risposta della Chiesa. 

La diocesi di Reggio Emilia, confermando il suo appoggio alle attività di Courage, ha espresso dolore per il fatto che persone «che si ritrovano a pregare siano violate così pesantemente nella loro privacy». Mentre la diocesi di Torino ha sottolineato come sia inaccettabile che «incontri e riunioni a cui le persone partecipano liberamente e con la garanzia della riservatezza vengano strumentalizzati per ottenere una qualche porzione di 'visibilità'. Non è in questo modo che la Chiesa di Torino è impegnata nel confronto e nell’accompagnamento delle persone che vogliono confrontarsi sulla propria sessualità in relazione alla vita spirituale». 

Sul caso anche l’intervento diretto di Courage Italia che in un comunicato sottolinea come «molte persone ritengono legittima e attraente una proposta di vita affettiva in armonia con l’antropologia cristiana». Inoltre, si fa notare, «la castità non è un 'obbligo' ma viene vissuta come scelta di amore per Dio e per gli altri». Scelta che merita rispetto «indipendentemente dall’orientamento sessuale». Respinta con molta fermezza l’accusa di praticare terapie di guarigione: «Ogni uomo o donna che partecipa liberamente alle attività di Courage sa che lì può trovare aiuto spirituale, accoglienza e amicizia, ma non una terapia medica, come viene ricordato all’inizio di ogni incontro». 

Difficile cogliere in queste iniziative pastorali le ragioni di proteste così veementi. A meno che non si voglia riconoscere il fatto che talvolta anche gli omosessuali vivono momenti di sofferenza e hanno bisogno, come tutti noi, di accoglienza e vicinanza. La vita non è solo gaiezza spensierata.

Tratto da Avvenire il 13 dicembre 2015

venerdì 11 settembre 2015

LIVING the TRUTH in LOVE. Convegno internazionale COURAGE – 2 ottobre 2015 – Roma (Italia)






Il convegno vedrà la partecipazione del Cardinale Robert Sarah, del Cardinale George Pell, di monsignor Livio Melina, nonché di esperti: come il Dr. Paul McHugh della Johns Hopkins; Dr. Timothy Lock, uno psicologo clinico; e della dottoressa Jennifer Morse dell’Istituto Ruth. Il programma prevede una tavola rotonda e testimonianze personali di persone con tendenze omosessuali, seguita da un momento per domande e risposte.

La conferenza non tratta l’omosessualità come la questione culturale o politica del giorno (senza dimenticare che lo è), ma come una realtà personale nella vita degli uomini e delle donne che ne fanno esperienza. I relatori affronteranno la complessa realtà delle tendenze omosessuali attraverso le lenti delle scienze empiriche e sociali, l’esperienza personale dell’omosessualità, la testimonianza della Sacra Scrittura, la sacra Tradizione così come – la saggezza bimillenaria della Chiesa cattolica.

L’iniziativa si rivolge a vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici impegnati nel ministero ecclesiale, e a tutti coloro che vogliono accogliere e accompagnare le persone con attrazione per lo stesso sesso.

Per iscriverti al convegno e visitare il sito dell’evento CLICCA QUI.

sabato 22 agosto 2015

À Paray-le-Monial, accompagner en vérité les personnes homosexuelles (Par Alexia Vidot)

Une des veillées quotidienne
d'une session d'été de l'Emmanuel, à Paray-le-Monial


Du 15 au 20 août, les sessions de Paray ont proposé un parcours spécifique : « Homosexualité – vivre avec, accompagner ». Dans le respect du magistère, cette première édition manifeste le désir de l’Église de mieux accompagner les personnes homosexuelles.

De la chapelle Notre-Dame-de-Romay à la basilique du Sacré-Cœur de Paray-le-Monial (Saône-et-Loire), une longue file s’étire sous le soleil. La distance est courte – moins de deux kilomètres – mais l’image n’en est pas moins forte. Elles viennent à Jésus, « doux et humble de cœur », ces quelque soixante-dix personnes qui peinent et ploient sous le fardeau de l’homosexualité. « La blessure de Son cœur ouvert est le lieu où nous pouvons nous abriter et guérir notre blessure », confie Alberto sur le chemin. Cet Italien de 42 ans se présente posément comme « un fidèle catholique attiré par les personnes de même sexe » et se confie avec pudeur : « Je puise dans le Cœur de Jésus, source de la miséricorde, la force de vivre la chasteté selon la vérité de l’Évangile. »

« Que ceux-là de nos frères puissent recevoir la grâce de Paray, lieu de la consolation, est essentiel et urgent. En tant que recteur des sanctuaires, je me réjouis qu’un parcours spécifique dans la session leur soit proposé cet été », s’enthousiasme le Père Benoît Guédas, prêtre de la communauté de l’Emmanuel. En quarante ans d’existence, voilà donc la première fois que les sessions de Paray se penchent sur la souffrance propre aux personnes homosexuelles et sur celle de leur entourage. Qu’elles les accompagnent à la suite du Christ.

Le malaise des catholiques

L’Église se réveillerait-elle de son immobilisme, les catholiques, de leur malaise ? « Il serait temps ! » remarque Xavier, 35 ans, pour qui la discrétion de l’Église sur ce sujet viendrait en grande partie d’une difficulté à assumer le message dont elle est porteuse. Et pourtant, quand il s’est converti il y a 8 ans, Xavier attendait que l’Église remplisse son « devoir de vérité ». Il voulait certes être rejoint dans sa souffrance, mais non pas « chatouillé ». Il a donc accueilli les termes du Catéchisme de l’Église catholique, « on ne peut plus clair », comme une libération : seuls les actes homosexuels sont des péchés, l’orientation, elle, ne l’est pas et ne définit en rien la personne qui, souvent, ne l’a pas choisie. « On me disait enfin : tu n’es pas un ‘homo’, mais un enfant de Dieu appelé à la sainteté. Voilà ce qu’on te propose pour marcher à la suite du Christ : la chasteté continente. » Mais selon Xavier, certains membres de l’Église « édulcorent ou passent à la trappe » ce discours de vérité par peur de blesser ou de choquer. « Des lâchetés qui font plus de mal que de bien, car seule la vérité rend libre », résume-t-il.

N’ayons donc pas peur de l’enseignement de l’Église catholique sur l’homosexualité. Mais prenons le temps d’en cerner les contours. « Pour le monde, les cathos seraient les grands ennemis des homos. On y est pour quelque chose car cette réalité-là nous est souvent inconnue, taboue même, et on dit n’importe quoi ! », admet Blandine, membre de la communauté de l’Emmanuel. Cette quinquagénaire s’est donc inscrite au parcours « Homosexualité – vivre avec, accompagner » pour aller au-delà de ses préjugés et de ses peurs. De son ignorance. « Tout chrétien, même s’il n’est pas directement concerné par la question, a le devoir d’aller à la rencontre de cette périphérie pour la ramener au cœur de l’Église où elle a aussi sa place », affirme-t-elle.

Les cinq objectifs de Courage

Chasteté : vivre une vie chaste conformément à l’enseignement de l’Église catholique sur l’homosexualité

Prière et offrande de soi : offrir intégralement sa propre vie au Christ à travers le service des autres, la lecture de la parole de Dieu, la prière, la méditation, la direction spirituelle, la participation fréquente à la messe ainsi qu’aux sacrements de réconciliation et de l’eucharistie

Fraternité : encourager un esprit de fraternité où tous puissent partager leurs réflexions et expériences afin que personne n’affronte seul les difficultés liées à l’attirance homosexuelle

Soutien : savoir que les amitiés chastes sont non seulement possibles mais aussi nécessaires à une vie chrétienne ; s’encourager et s’aider mutuellement pour instaurer et soutenir de telles amitiés

Témoignage : vivre une vie qui puisse servir d’exemple à d’autres



Le Père Louis-Marie Guitton, responsable de la pastorale du diocèse de Fréjus-Toulon et l’un des responsables du parcours, en est convaincu lui aussi : « Dans le petit monde catho, les réactions vis-à-vis des personnes attirées par le même sexe ne sont pas justes. On blesse nos frères par manque de formation et cette ignorance est coupable. » Une culpabilité qui repose au premier titre sur les pasteurs de l’Église. Le Père Guitton de renvoyer à la Lettre aux évêques sur la pastorale des personnes homosexuelles écrite il y a près de trente ans par Joseph Ratzinger, alors préfet de la congrégation pour la doctrine de la foi. « Où est “l’attention pastorale particulière”? Où sont les “programmes pastoraux spécifiques” que réclame ce document ? », s’étonne-t-il.

Parce que l’Église ne s’est pas jusqu’ici emparée de ce défi pastoral, des initiatives de bonne volonté ont occupé le terrain. Seul problème : elles nourrissent certaines ambiguïtés avec le magistère. Ainsi de l’association Devenir un en Christ qui, sur son site Internet, fait comme proposition pour le synode sur la famille : « Infléchir certains passages du Catéchisme, afin que l’accueil inconditionnel prime sur les exigences et les jugements moraux »…

Une initiative américaine qui arrive en France

Un vent d’espérance souffle pourtant sur la ville où palpite le Cœur du Christ. « On est à l’aube d’une belle époque pour la pastorale des personnes attirées par le même sexe », prophétise Alberto. Pendant seize ans, cet Italien distingué a cherché en vain « un soutien véritablement catholique » qui lui aurait permis de « comprendre ma condition et de m’en sortir ». Jusqu’à ce qu’il entende parler de l’apostolat Courage et s’y engage. Né à Manhattan en 1980, ce service de l’Église catholique propose un soutien spirituel aux fidèles attirés par les personnes de même sexe et qui désirent vivre la chasteté en fidélité au magistère. « À travers les groupes de Courage, l’Église nous embrasse, nous accompagne et nous montre que nous ne sommes pas seuls à vouloir vivre une vie chaste. Qu’il n’y a pas d’Évangile à deux vitesses », témoigne-t-il. Et, à travers EnCourage, l’Église soutient l’entourage de ces personnes dans le même esprit.

Alberto ne pouvait garder ce trésor pour lui seul. Il est devenu « l’ambassadeur » de l’apostolat en Italie et à l’international. « Grâce à son aide, et avec l’accord des évêques, nous avons pu “l‘importer” cette année à Toulon, puis à Paris », se réjouit le Père Guitton, responsable des « petits derniers français de la grande famille Courage ». Pour Mili Hawran, cheville ouvrière du mouvement en France, l’Église doit encourager Courage dont la force est non seulement « son orthodoxie », mais aussi « cet accueil spirituel et fraternel ». « Courage donne une structure. Mais c’est Jésus qui fait le travail au contact de son cœur miséricordieux », précise l’Américaine. Son lancement en France, riche de promesses, ne pouvait donc trouver plus beau terreau que Paray-le-Monial.





lunedì 3 agosto 2015

OMOSESSUALITA': LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE DI PAPA FRANCESCO!


In occasione del 35° anniversario dalla sua fondazione l'Apostolato cattolico Courage, che offre accompagnamento pastorale alle persone omosessuali per realizzarsi pienamente nella castità, ha celebrato a Chicago (30 luglio-2 agosto 2015), il primo di una serie di eventi di grande risonanza che ci accompagneranno fino al prossimo Sinodo sulla Famiglia, con un tema unico: l'autentica cura pastorale delle persone omosessuali.

Mons. Blasé Cupich, Arcivescovo di Chicago
La conferenza, che ha come titolo “Andare oltre i confini dell’etichetta omosessuale verso una più completa identità in Cristo“, è stata introdotta da S.E.R. Mons. Blasé Cupich, Arcivescovo di Chicago, che ha celebrato la S. Messa per i partecipanti, ringraziando nella predica, tanto l'Apostolato Courage che EnCourage (il ramo dedicato all'accoglienza di parenti e amici di persone omosessuali) per la testimonianza di fede e lo zelo nel servire questa porzione del popolo di Dio troppo spesso negletta.



Nel corso della conferenza si sono succeduti relatori laici e religiosi sul tema della cura pastorale delle persone omosessuali, cui sono dedicati anche tre specifici seminari riservati rispettivamente al clero, ai professionisti della salute mentale ed agli operatori pastorali, che hanno luogo contestualmente. Tra i temi trattati con frequenti riferimenti al magistero di Papa Francesco: la castità, la gioia, l'amicizia, fedeltà, valore delle relazioni nella definizione della nostra identità, discernimento, autentica felicità e perdono. Ai relatori principali è affiancato un ricco programma di workshop su specifici aspetti del comunicare la fede in un mondo in rapido mutamento.

Per chi vi ha partecipato, come chi scrive queste note ed altre centinaia di giovani da tutto il mondo, sono state giornate spiritualmente fruttuose in cui si è potuto apprezzare l'opera dello Spirito Santo nella fratellanza offerta dalla Chiesa per curare le ferite spirituali dei suoi figli (leggi QUI l'intervista a Papa Francesco).

L’evento si è concluso con la S. Messa celebrata da S.E.R. il Cardinale Edwin O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che ha ricordato come già alla fine del 1979 il venerabile Cardinale T. Cooke avesse avviato speciali programmi di autentica pastorale, come Courage, per andare incontro lì dove sono e accompagnare alla fede coloro che vivono in quelle, che oggi possiamo chiamare "periferie esistenziali", in particolar modo divorziati risposati, persone con attrazione per lo stesso sesso e seguaci dei nuovi culti.

Tra pochi giorni la Diocesi di Detroit in collaborazione con l’Apostolato Courage organizza un convegno dedicato alla formazione del clero “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso” che si svolgerà dal 10 al 12 agosto 2015 a Plymouth, Michigan. Tra i  relatori S.E.R. il Cardinale Thomas Collins, Arcivescovo di Toronto, S.E.R. Mons. Allen Vigneron, Arcivescovo di Detroit, don Paul Check, direttore internazionale dell’Apostolato Courage e la professoressa Janet Smith (CLICCA QUI per leggere l'intervista rilasciata a Zenit), Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia e docente di bioetica.  Al convegno di formazione del clero sulla cura pastorale delle persone omosessuali sono attesi almeno 400 partecipanti. Per i dettagli del programma CLICCA QUI.

L'Apostolato Courage sarà presente anche a Philadelphia in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie "Una casa per i cuori feriti", con un proprio stand informativo fisso e alcuni eventi che verranno specificati nel programma. Per le catechesi preparatorie dell'incontro CLICCA QUI.

Termina questo ciclo di eventi un incontro romano previsto per i primi di ottobre per contribuire a rispondere ai quesiti posti dai Lineamenta del Sinodo, a pochi giorni dall'inizio di questo grande momento di discussione collegiale della Chiesa.

Cardinale Edwin O’Brien
Nonostante i frequenti ed intenzionali fraintendimenti della stampa nei confronti dei pronunciamenti di Papa Francesco circa la cura pastorale delle persone omosessuali, appare evidente ormai come la corretta esegesi del suo pensiero, in piena coerenza con la dottrina (ma non potrebbe essere altrimenti anche per sua espressa intenzione: "figlio fedele della Chiesa"), sia testimoniata dai vescovi e cardinali a lui più vicini anche col sostenere pubblicamente il ministero di Courage ed EnCourage.

Ai gruppi di pressione pro gay, che propongono un ideologia contraria all'insegnamento della Chiesa (cfr. Homosexualitatis problema § 9), ormai esclusi definitivamente dall'evento di Pihladelphia non resta che lanciare appelli ideologici sostenuti dalla stampa laicista.


Si sta veramente realizzando la rivoluzione di Papa Francesco che, in accordo con i suoi predecessori, propone una continua riforma della pastorale che coerentemente con la sana dottrina si concentri sull'autentico bene della persona umana senza disperdersi in ideologie alla moda.

sabato 25 luglio 2015

Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso (Convegno: 10-12 agosto 2015 Plymouth, Michigan)

Prof.ssa Janet Smith
Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia
Negli USA, un convegno estivo tratterà la delicata questione della pastorale diretta alle persone attratte dallo stesso sesso

Stati Uniti d'America, 13 luglio 2015 (ZENIT.org) Kathleen Naab

Un imminente incontro si propone di aiutare tutti coloro che nella Chiesa sono interessati alla cura pastorale delle persone omosessuali.

Janet Smith, titolare della cattedra “Father Michael J. McGivney” di bioetica al Seminario Maggiore del Sacro Cuore di Detroit, collabora all’organizzazione del convegno "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso", che si svolgerà il 10-12 agosto a Plymouth, .

ZENIT ha intervistato la professoressa Smith sul convegno e, più in generale, sulla recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sul "matrimonio" per persone dello stesso sesso.

ZENIT: La conferenza, che avrà luogo tra breve, si propone di affrontare due questioni difficili sollevate dai Lineamenta per il Sinodo di ottobre sulla famiglia. Quali sono i principi generali da evidenziare nella cura per le persone con tendenze omosessuali e le loro famiglie, alla luce del modo in cui i loro diritti sono proposti nella società?

Smith: Il convegno " Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso", che si svolgerà il 10-12 agosto a Plymouth, Michigan, promosso dall'Arcidiocesi di Detroit e da Courage International produrrà anche un volume che raccoglie diversi saggi sull’argomento. Il libro, che sarà pubblicato da Ignatius Press, “Vivere la verità nella carità. Approcci pastorali su questioni omosessuali”, suggerisce già dal titolo alcuni principi.

Sicuramente non dobbiamo isolare coloro che sperimentano attrazione per lo stesso sesso (ASS) e farli sentire come se fossero parte di un gruppo emarginato. Dal momento che è diventato "accettabile" "dichiararsi", la maggior parte di noi è consapevole del fatto che alcuni dei nostri fratelli, figli, amici, colleghi di lavoro, genitori, maestri, ecc sperimentano ASS. Sono "noi", nel senso che sono intima parte delle nostre relazioni affettive e vogliamo che continuino ad esserlo. Amarli significa rimanere in contatto con loro; significa voler sentire quello che sta succedendo loro; significa parlare cortesemente con e di loro; significa invitarli a eventi in cui si sentano accolti e amati. Significa non insultarli mai o parlare dell’ASS con disprezzo. Da parte mia, credo che le parole "sodomia e sodomita" dovrebbero essere mandate in pensione.

Dobbiamo anche dire la verità a chi sperimenta ASS e sull’ASS. Dobbiamo lavorare molto seriamente per trovare un modo non offensivo per condividere le nostre convinzioni cattoliche sull’ASS. Questo risulta più facile se abbiamo un rapporto amorevole con chi sperimenta un’ASS. Chi sa che ci preoccupiamo per lui è più disposto ad ascoltare quello che diciamo. Una verità che dovrebbe accompagnare sempre la riflessione è che tutti noi lottiamo con alcune difficili tentazioni e che gli "eterosessuali" non hanno alcun motivo per ritenersi superiori nei confronti di coloro che sperimentano un’ASS. Le peccaminose bravate sessuali delle persone eterosessuali, al giorno d’oggi, lasciano davvero poco spazio per chi vorrebbe ergersi a giudice di chi prova un’ASS.

Una verità che chi prova ASS deve comprendere è l'amore di Dio per lui e il Suo desiderio di essere in una relazione sponsale con lui, come la verità che spesso possiamo accettare meglio noi stessi se siamo in grado di perdonare coloro che ci hanno fatto del male. Occorre ricordare, con delicatezza, che molte persone portano croci significative nella loro vita e che sperimentano il loro bisogno di rimanere casti e eventualmente celibi, come una croce, ma questa croce è accompagnata da tante grazie e opportunità di testimoniare Cristo.

La verità deve essere detta anche alle persone eterosessuali che pensano che l'amore per le persone con ASS consista nel non dire loro la verità. Sono troppo pochi coloro che sanno che tipo di vita vivono gli uomini che fanno sesso con uomini e le donne che fanno sesso con le donne. Non sanno molto della promiscuità e del sesso anonimo praticato da molti uomini e della straziante monogamia seriale praticata da molte donne. Inoltre non sanno che la vita di molti ha dimostrato che coloro che vivono con ASS possono trovare una profonda pace e felicità vivendo secondo l’insegnamento della Chiesa, anche se, come per tutti noi, il percorso di una vita virtuosa può essere molto impegnativo.

ZENIT: I due volumi che raccoglieranno i saggi presentati alla conferenza prenderanno in considerazione molti aspetti dell’omosessualità. Nell'introduzione al primo volume lei sottolinea che: "non siamo del tutto ignari su come servire chi prova un’ASS, ma certamente abbiamo ancora molto da imparare". Potrebbe farci qualche esempio?

Smith: Nel corso del tempo, come l'umanità così anche la Chiesa, impara a conoscere meglio alcuni fenomeni. Ad esempio, una volta, le prostitute erano generalmente viste come donne malvagie che avevano fatto una riprovevole scelta di una "carriera". Ora sappiamo che ci sono pochi di questi casi, anzi, la maggior parte di loro provengono da situazioni tragiche come l'abuso sessuale e la tossicodipendenza e alla fine non si sentono degne di altre relazioni. Anche se la Chiesa non ha cambiato la sua idea della prostituzione come peccato terribile, ha tuttavia cambiato il modo di vedere le prostitute.

La visione culturale e psicologica dell'omosessualità varia grandemente, da perversione indicibile a malattia psicologica, fino ad un orientamento dono di Dio. Il Catechismo afferma che l'omosessualità non è una scelta; ma questo, naturalmente, non significa che è innata. Secondo l’opinione più aggiornata una persona sperimenterebbe ASS per una serie di fattori, come un difetto nell’identità di genere, un rapporto problematico con il genitore dello stesso sesso, interessi dissonanti rispetto al gruppo dei pari sesso, ecc. Purtroppo l'APA [l’Associazione americana di psicologia] e le leggi in molti stati sostengono che l’attrazione omosessuale non possa essere "riparata" e vietano agli psicologi di aiutare le persone con ASS che cercano aiuto. Questo ha indubbiamente ostacolato i progressi nel comprendere come aiutare le persone con ASS. Una manciata di psicologi coraggiosi che si sforzano di fornire aiuto a coloro che lo cercano, hanno scoperto molte tecniche utili, spesso dirette a difficoltà diverse dall’ASS.

Quanto più conosciamo circa le cause dell’ASS e impariamo nuove tecniche per aiutare coloro che vivono un’ASS, tanto più cambieranno i nostri approcci pastorali.

È molto importante rilevare anche come i giovani crescono subendo un indottrinamento che vuol far loro credere che l'omosessualità sia la stessa cosa dell'eterosessualità. Hanno familiari e amici che vivono un’ASS e sono diventati molto accoglienti nei loro confronti. Il fatto che non capiscano l'insegnamento della Chiesa e quindi non lo accettino è naturalmente un grave problema ma, quando finalmente prendono confidenza con l'insegnamento della Chiesa e lo accettano, i loro buoni rapporti con le persone con ASS li mettono in grado di trovare modi positivi per relazionarsi con loro nella verità. Potrebbero essere in grado di dare lezioni a tutti noi.

ZENIT: Courage, un apostolato cattolico internazionale che accoglie pastoralmente le persone con ASS, è una delle più importanti iniziative volte a sostenere le persone con tendenze omosessuali, e sponsor del convegno. Quali sono i punti di forza e di debolezza dell’Apostolato Courage?

Smith: Non ho particolare dimestichezza con il funzionamento di Courage sul campo. Lo conosco per lo più attraverso la sua letteratura ed i suoi principi, che mi sembrano davvero eccellenti. Ho sentito dire da molte persone come Courage sia stato determinante per consentirgli di vivere una vita casta nella ricerca della santità. Ho anche sentito dire che Courage non sarebbe per tutti. Credo che alcuni pensino che si focalizzi su di una forma di castità “forzata” e non s’impegni abbastanza contro il disprezzo di sé, di cui soffrono molte persone con ASS. Tuttavia non c’è nulla nella loro letteratura che possa sostenere tali affermazioni, ma ogni gruppo locale ha una sua identità e sono sicura che la qualità del leader e il livello di impegno dei membri varii. So che c'è stata in passato una certa diffidenza nei confronti di Courage in alcune diocesi. Diffidenza che si è progressivamente dissipata, da quando sempre più vescovi riconoscono la saggezza dell'approccio di Courage. Attualmente Courage è molto richiesto e benvenuto, penso che l’organizzazione faccia fatica a rispondere a tutti, ma è un buon problema da avere. So che accolgono volentieri feedback sul proprio operato, quindi spero che coloro che hanno critiche da fare le condividano con Courage.

ZENIT: #LoveWins [L’amore vince] è stato l’hashtag che ha risposto alla sentenza della Corte Suprema del mese scorso, che definisce come un diritto costituzionale il "matrimonio" per persone dello stesso sesso. Ha davvero vinto l'amore?

Smith: Neanche un po'. Mi viene in mente un canzone country che dice "cerco l’amore in tutti i posti sbagliati". L’amore veramente complementare, l’amore sponsale che genera la vita è semplicemente impossibile in una relazione omosessuale. Ci saranno ancora più disillusioni e sofferenze emotive per le persone con ASS che proveranno il "matrimonio". Questo significherà naturalmente più figli cresciuti da coppie dello stesso sesso, che non consentirà loro di sperimentare l’importantissimo amore dei genitori di entrambi i sessi. Penso che l'hashtag corretto dovrebbe essere #bambinisconfitti.

ZENIT: Lei insegna in un seminario. Sulla base del suo lavoro con questi giovani che saranno i pastori della Chiesa nel prossimo decennio, come percepisce il compito che li attende per quanto riguarda aiutare la Chiesa a trasmettere il suo messaggio sulla dignità umana e sulla sessualità alla prossima generazione? Riusciremo a far comprendere ai giovani l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità?

Smith: Il compito è estremamente difficile. Generazioni di cattiva catechesi hanno derubato i giovani della sana formazione dei loro genitori. La buona notizia è che questi giovani sono fermamente convinti della verità della dottrina della Chiesa, hanno una profonda conoscenza delle fonti degli errori della cultura moderna, e hanno cuori coraggiosi e generosi. Rispetto al modo di vita peccaminoso degli eterosessuali, c'è una enorme quantità di buon materiale ancora da elaborare; lo stiamo mettendo a punto per insegnare la verità sulla questione omosessuale. I film “Il desiderio delle colline eterne” e “The Third Way” hanno aperto gli occhi a molte persone, così come la serie di 5 video catechesi, prodotte da Courage, sulla cura pastorale delle persone omosessuali.

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In rete:


mercoledì 3 giugno 2015

SANTI CARLO LWANGA E COMPAGNI MARTIRI



San Carlo Lwanga

San Carlo Lwanga e compagni martiri sono patroni dell'Apostolato Courage della Chiesa cattolica per persone con attrazione per lo stesso sesso che desiderano vivere in castità.

Nel martirologio romano, al 3 giugno, si ricorda che san Carlo Lwanga e i dodici compagni martiri – di età compresa tra i quattordici e i trent’anni, appartenenti alla regia corte dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o fervidi seguaci della fede cattolica – essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re, sul colle di Namugongo in Uganda furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco. Dove per "turpi richieste" si devono intendere le brame omosessuali del "dissoluto" re Mwanga.


Intervento di p. Philip Bochanki sui martiri ugandesi alla Conferenza Courage 2014 a Philadelphia


Il 3 giugno 2003, giorno della Memoria dei Santi Carlo Lwanga e Compagni, Martiri, il Card. Joseph Ratzinger rendeva pubblico il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede: Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali


Foto dei martiri ugandesi, al centro (n. 13) san Carlo Lwanga (a. 1885)



PREGHIERA PER LA PUREZZA SESSUALE
(preghiera dell'Apostolato Courage)

Signore Gesù, io consacro la mia sessualità a te; purifica la mia mente, la mia memoria, la mia immaginazione e i miei sogni da tutti i contenuti disordinati.

Concedimi il dono della castità, di sottomettere le mie pulsioni sessuali al tuo Santo Spirito che dimora in me. Se c'è qualche incongruenza nel mio cuore in questo senso, Ti prego di rendere il mio cuore puro e semplice.

Custodisci, Ti prego, la mia debolezza con la tua Santa Croce, per intercessione della tua santa madre Maria, il mio angelo custode, san Carlo Lwanga e la comunione dei santi. AMEN

mercoledì 6 maggio 2015

OMOSESSUALI, LA FEDE CHE ACCOGLIE "AMICIZIA E VICINANZA NELLA VERITA' " (di Luciano Moia)


Omosessuali, la fede che accoglie "amicizia e vicinanza nella verità"
L'esperienza di "Courage International": la strada è la Parola

Intervista di Luciano Moia pubblicata su Avvenire, mercoledì 6 maggio 2015 pag. 17


Don Philip Bochanski
Don Philip Bochanski (associate director dell'Apostolato): ecco come rispondo alle tre domande del questionario in vista dell'assemblea dei vescovi. Aiutiamo a comprendere l'insegnamento della Chiesa sulla sessualità.

Persone omosessuali, il grande interrogativo. O, come hanno fatto osservare alcuni padri sinodali a margine dei lavori, uno dei temi più delicati su cui si misurerà il rinnovamento della pastorale. Inutile nascondere la realtà. Oggi le proposte per le persone con tendenza omosessuale sono sporadiche, isolate e, nella maggior parte dei casi, affidate all’iniziativa personale di parroci o educatori di buona volontà. Eppure il questionario diffuso nel dicembre scorso dalla Segreteria generale del Sinodo, in vista dell’assemblea ordinaria del prossimo ottobre, affronta il tema in modo esplicito, con tre domande (n.40) che vanno diritte al cuore del problema: «Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?».
Ne parliamo con Philip Bochanski, associate director di Courage International (vedi box a fianco), tra le poche esperienze impegnate nella pastorale per le persone omosessuali, che rappresenta da oltre 30 anni un approdo affidabile, coerente con la dottrina della Chiesa.

Don Bochanski, che risposta darebbe alle domande del questionario?
Una risposta autentica alla situazione delle persone con tendenze omosessuali richiede formazione dell'intelletto e della coscienza. Courage cerca di fornire una chiara comprensione dell'antropologia cristiana, ovvero, come e perché l'essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, e dell'insegnamento morale della Chiesa sulla sessualità e sulla virtù.

Il secondo e terzo punto raccomandano di evitare ogni "ingiusta discriminazione", ma di proporre a queste persone "le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione". Qual è l’attenzione più importante?
Courage cerca anche di formare discepoli del Signore Gesù, offrendo un'autentica cura pastorale a chi sperimenta un'attrazione per lo stesso sesso, alle loro famiglie e ai loro cari. Incoraggiando i nostri membri a frequentare i sacramenti dell'Eucaristia e della Confessione, cerchiamo di rafforzare la loro amicizia con Cristo. Con i nostri obiettivi di sostegno, amicizia e servizio, incoraggiamo i nostri membri e le loro famiglie a crescere nell'amore e nella comprensione reciproca, e a fare generosamente dono di se stessi nel servizio agli altri.

Da 35 anni l'apostolato Courage aiuta le persone che provano attrazione per lo stesso sesso a vivere gli insegnamenti della Chiesa. Come è cambiato in questi tre decenni il clima culturale che circonda le persone con difficoltà di identità sessuale?
Osserviamo con vivo piacere come Courage e Encourage si siano sviluppati in questi 35 anni. Dal primo incontro a New York nel settembre del 1980, il nostro apostolato è cresciuto fino a comprendere più di 125 gruppi in 15 paesi su 5 continenti.

L'attività dell'apostolato Courage viene ostacolata dall'attivismo gay? In quali Paesi succede più frequentemente?
Nei vari Paesi in cui l'omosessualità è legata a ciò che il Papa Francesco ha chiamato fazioni o "lobby", gli attivisti gay a volte criticano i nostri sforzi per offrire formazione e cura pastorale, arrivando anche a dimostrare contro i nostri convegni. Siamo attenti a proteggere la riservatezza dei nostri membri, non rendiamo pubblici orario e luogo delle nostre riunioni. Spesso la critica che ci viene rivolta è frutto di un fraintendimento, tuttavia siamo contenti per l'opportunità di dialogo con gli altri che ci offre, nella speranza di risolvere i malintesi.

Come una persona omosessuale può arrivare a vivere serenamente il rapporto con il proprio orientamento sessuale, in armonia con l'insegnamento della Chiesa?
Quello di cui stiamo parlando è una comprensione integrata dello scopo della sessualità, del desiderio sessuale e dell'intimità, e della volontà di vivere secondo il disegno di Dio sulla sessualità. Questa comprensione comincia da un profondo senso di gratitudine per il fatto di essere creati, redenti e chiamati da Dio. E per il fatto di essere sempre profondamente amati e accettati per come siamo. Si tratta, il più delle volte, di un difficile primo passo, in quanto le persone che sperimentano un'attrazione per lo stesso sesso si sentono spesso isolate ed emarginate, non solo dalla società o dalle loro famiglie, ma anche dalla Chiesa e da Dio stesso.

E il secondo passaggio?
Occorre la volontà di accettare la Parola di Dio come regola in base alla quale organizzare la propria vita e su cui costruire tutte le proprie relazioni. La verità è paradossale, ma anche emozionante: quanto più una persona affida la sua vita a Dio e alla sua volontà, tanto più diventa ciò per cui Dio l'ha creata. Più si affida, più diventa libera di perseguire la sua vera felicità. Una volta accettato il progetto di Dio e aver preso una libera decisione di conformarvi la propria vita, una persona ha bisogno di crescere nelle virtù della speranza e della perseveranza.

Cosa prevede la "ricetta" di Courage per aiutare le persone omosessuali che desiderano vivere pienamente la loro appartenenza alla Chiesa?
I primi membri di Courage definirono cinque obiettivi, che offrono i punti di riferimento per abbracciare serenamente, in una visione integrata, la virtù e per stabilire relazioni autentiche con gli altri. Il primo obiettivo è la castità, il percorso comincia dalla comprensione del significato e dello scopo della sessualità, e dalla volontà di rispettare il progetto di Dio per la sessualità così da preservare ogni forma d'intimità sessuale per il contesto dell'amore coniugale fecondo. Ciò richiede un impegno di santità che è sia fisico (evitare atti omosessuali) che spirituale (custodire la mente e il cuore, pensieri e desideri).

Non si tratta di un impegno da poco...
Questo obiettivo della castità può essere raggiunto solo se ci si impegna anche a una vita di preghiera, fondata sui sacramenti, la Parola di Dio, e la direzione spirituale. Queste fonti di grazia incrementano la relazione personale con Dio e con la Chiesa, che offre il contesto per altri rapporti umani.

Con quali risultati?
I membri di Courage e Encourage condividono la propria esperienza di tentativi, a volte di battaglie, per vivere la castità e la preghiera. Coloro che sono più progrediti nel percorso aiutano chi ancora lotta, portando gli uni il peso degli altri, come Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la sua croce. Questo sostegno reciproco si arricchisce di un'autentica fratellanza, che crea legami di amicizia sia all'interno che all'esterno del gruppo. Infine, i membri di Courage s'impegnano a servire la Chiesa e il prossimo, in particolare coloro che sono emarginati e isolati. Questa forma di autodonazione per mezzo delle opere di carità consente di soddisfare quel profondo desiderio per l'intimità, la creatività e la fecondità a cui, a volte, si cerca di rispondere in modo malsano, attraverso atti e relazioni sessuali.

Chi frequenta i vostri incontri, può trarre beneficio dalla contemporanea partecipazione a uno dei vari percorsi proposti dalle cosiddette terapie riparative? In altre parole, la vostra proposta spirituale può essere armonizzata con sedute di psicoterapia o di psicoanalisi?
L'autentico punto di incontro di spiritualità e psicologia per quanto riguarda l'attrazione per lo stesso sesso è in quella che potremmo chiamare "la terapia basata sulla castità". Si tratta di qualcosa di molto differente da un tentativo di "riparare" o "aggiustare" una persona, come se si fosse alle prese con una malattia mentale. Al contrario, chi ha un'intima comprensione di come gli esseri umani pensano e si relazionano, ha dimostrato come modalità abituali di reagire a sentimenti o situazioni particolari possano rendere una persona maggiormente soggetta alle tentazioni o più propensa a cercare gratificazione in modi malsani. Alcuni ritengono che, oltre alla direzione spirituale e ai sacramenti, la possibilità di parlare delle loro esperienze e della loro condizione attuale con qualcuno in grado di capire queste modalità di reagire, pensare e comportarsi - psicologi e terapeuti con un'adeguata formazione etica e professionale - possa offrire loro delle intuizioni che sono d'aiuto nell'impegno per essere casti.

Nota: In Italia l'Apostolato Courage è presente dal giugno del 2012. Il numero dei membri è cresciuto gradualmente. Attualmente sono attivi gruppi che si riuniscono con regolarità a Roma, Torino e Reggio Emilia.
www.courageitalia.it

domenica 4 gennaio 2015

ORIENTAMENTO SESSUALE O ESISTENZIALE? DUE DOCUMENTARI CI RACCONTANO LA RICERCA DELL’AMORE VERO NELLE PERSONE OMOSESSUALI (di JM La Porte)

La chiave di lettura per rispondere al quesito posto dal titolo, orientamento sessuale o esistenziale, sta proprio qui, nei due documentari che commento di seguito.

"Il desiderio delle colline eterne"
Non sono discorsi. Paul, Rilene, Dan e Rubén, sono quattro persone vere, in carne ed ossa che condividono davanti ad una telecamera un'esperienza molto simile: raccontare la loro decisione di rinunciare alla loro attrazione verso persone dello stesso sesso, e di abbandonare il loro stile di vita immorale e disordinato, per accogliere Dio nei loro cuori. La loro è un'esistenza vissuta senza regole e limiti, apparentemente piena di successi. Ma allo stesso tempo si rivela un'esistenza piena di grande sofferenza interiore, di travaglio e di ricerca, fino a che non trovano la chiave di svolta che permette loro di cambiare le proprie vite.

Certo, continuano ad avere le stesse tendenze, ma ora hanno trovato il vero senso della propria esistenza. Stiamo parlando dei protagonisti di due documentari che sono stati realizzati recentemente in inglese ed in spagnolo: "The desire of everlasting hills" e "Te puede pasar a ti" (Capitolo 2). Nel primo documentario, Paul, Rilene e Dan, con l’aiuto di un intervistatore, raccontano la loro esperienza in modo sereno, con uno sguardo di affetto verso quelle persone che hanno incontrato sulla propria strada: da tutti hanno imparato qualcosa. Le loro storie sono raccontate in modo parallelo e ripercorrono le loro vite, offrendoci una visione profonda dei loro desideri più intimi, delle loro preoccupazioni, dei loro sentimenti, dei loro risultati e fallimenti fino al momento in cui trovarono Dio.

Nella prima parte del secondo documentario invece, il regista Juan Manuel Cotelo racconta la storia di Rubén, mostrando, con l’aiuto di alcuni attori, alcune fasi della sua vita, partendo dalla premessa - che suona come un mea culpa – che a volte alcuni cristiani non hanno saputo accompagnare e aiutare le persone omosessuali. Nella seconda parte invece propone questa stessa storia a diverse persone che hanno vissuto un'esperienza simile (un ragazzo gay che non ha nessuna motivazione alla conversione o a cambiare un determinato stile di vita) e commenta le loro impressioni.

Entrambi i documentari offrono un'esperienza reale, senza pretese moralizzatrici. "The desire of everlasting hills" propone la storia in una chiave più lineare dal punto di vista della narrazione, in un modo semplice ma diretto, lasciando agli stessi protagonisti il compito di parlare e di raccontare i loro sentimenti e le loro attuali sensazioni, senza entrare in eccessivi dettagli. Questo aiuta ad entrare nelle vesti dei personaggi e a capire tante cose.

Te puede pasar a ti: Rubén

Il documentario “Te puede pasar a ti” segue uno schema narrativo diverso perché parte dalla storia di Rubén come spunto per generare il dialogo con altri personaggi: ci offre l'interazione tra Rubén (attraverso la sua storia), e personaggi con attrazione verso persone dello stesso sesso. Questo documentario ha sicuramente una maggiore forza dirompente rispetto all’altro, é pensato più per persone che non condividono determinate visioni sul modo di affrontare l'omosessualità. Per questo motivo, alcune scene potrebbero sembrare crude e forti, per essere pensato in funzione di un determinato pubblico, e forse sembrerebbero più adatte ad un ambiente ostile, ma sono altrettanto efficaci. Rubén ci racconta la sua storia fatta di relazioni squallide e di prostituzione fin dalla prima giovinezza. Trascorre lunghi anni di vita sfrenata e senza regole fino a che decide di fare un patto con Dio. Frenare gli eccessi in cambio di un lavoro. Dio fa qualcosa in più: lo cambia progresivamente, malgrado scopra di essere affetto da AIDS.

The desire of everlasting hills

L’altro documentario ha per protagonisti le storie di tre ragazzi: Paul, Dan e Rilene.

Paul riconosce di avere avuto molti compagni nel corso di una vita sfrenata e promiscua. Una notte, vedendo la televisione, chiama il suo compagno Jeff per ridere insieme di una suora che sembra un pirata solo perché porta una benda sull'occhio. Non sa che si chiama Madre Angelica e che ha avuto un drammatico ictus. Mentre si burlano di lei, lo colpisce al cuore una frase pronunciata proprio da quella suora sull'amore di Dio verso i suoi figli. Passa poco tempo che, di nascosto, Paul torna a cercare nuovamente quel canale televisivo, senza farsi scoprire dal suo compagno. Dio inizia ad entrare piano piano nella sua vita, fino a che decide un giorno di andare in una Chiesa a confessarsi.

Dan ci racconta invece di tutta la sua rabbia per tutto quello che provava interiormente e per la sua angoscia ogni volta che contemplava la cupola di una Chiesa vicino alla quale passava frequentemente in automobile. Inizia una relazione con un ragazzo, Jason fino a che, con sorpresa, si sente attratto verso una collega di lavoro. Incomincia a uscire con questa ragazza, Kelly fino a che scopre che la donna non vuole avere figli né una famiglia. Si lasciano dopo un anno e quando decide di tornare a cercarla si accorge che ha già un altro uomo. Rimane profondamente deluso e pieno di sconforto e dopo un lungo travaglio, si mette di nuovo alla ricerca di Dio. Ora sente la sua protezione ogni volta che vede la cupola di una Chiesa dall'automobile.

La terza storia ci racconta di Rilene e dei suoi 25 anni vissuti insieme a Margo, la sua compagna, e della sua frustrazione per il fatto che nessun ragazzo gli aveva chiesto di uscire durante la scuola né durante il periodo dell'università. Inizialmente la vita era stata generosa con lei, grazie ad un lavoro e ad una buona condizione economica. Anche la loro relazione andava bene. Tuttavia con il tempo, Rilene sente che qualcosa non va più bene e inizia a pensare che fosse colpa del ritmo del suo lavoro che lo costringeva a viaggiare frequentemente. Piangeva a volte e sentiva dentro una forte solitudine quando ritornava in aereo a casa ad Atlanta. Improvvisamente, tutto cominciò a girare male: gli investimenti economici, problemi lavorativi di vario genere, che naturalmente furono causa di tensione e di forte crisi. Nel 2008 la compagna Margo gli prospetta la possibilità del matrimonio gay in California. Rilene tuttavia decide di mettere fine alla loro relazione. La solitudine lo persegue e si rende conto che, in realtà, si era sempre sentita sola. Il suo terapista gli parla della relazione con Dio. Finisce per parlare con Padre Bob e inizia a provare la pratica religiosa. Poco tempo dopo, a Margo viene scoperto un cancro e Rilene l’ assiste con affetto negli ultimi mesi della sua vita, per fargli sentire il suo calore e la sua vicinanza. Vuole farle sapere che, nonostante non avesse accettato di proseguire lo stile di vita che avevano avuto negli anni scorsi, le voleva ancora molto bene, anche se in un modo diverso.

Orientare l'esistenza e la sfera affettiva

Come interpretare il messaggio di questi due documentari? Si tratta di esperienze di vita da condividere con semplicità, senza imposizioni e giudizi, raccontate con gentilezza e affetto nonostante tocchino dure situazioni esistenziali. Ogni storia ha un protagonista reale, in carne ed ossa, e tutta una serie di sentimenti in contrasto tra loro che escono dai loro cuori. Non si danno ricette né soluzioni. Si ride, si piange, si soffre e ci si emoziona. Alla fine rimane la gioia di trovare, finalmente, un Dio personale attraverso la confessione e attraverso l’incontro con altre persone. Le storie trasmettono l'emozione e la pace di essere tornati a casa, di avere ricevuto una speranza che è necessario trasmettere anche ad altri, di avere trovato un senso agli affetti e alle pulsioni che inizialmente avevano fatto smarrire i protagonisti. Conoscere tutto questo mondo interiore, ci aiuta ad ascoltare, a capire meglio e ad accettare le persone come sono, aiutandole a scoprire la purezza e la pace attraverso la fede.

Originalmente pubblicato su Family and Media.eu

venerdì 11 aprile 2014

La Chiesa non guarda agli omosessuali in quanto tali ma come figli di Dio (di Ann Schneible)

Padre Paul Check racconta come è nato l'apostolato Courage (www.courageitalia.it), rivolto a chi mostra attrazione verso persone dello stesso sesso


 Roma, 18-19 Febbraio 2014 (Zenit.org) Ann Schneible

PRIMA PARTE

Courage è un apostolato che risponde alle esigenze di quelle persone attratte dallo stesso sesso, che spesso si sentono escluse dalla Chiesa, aiutandole ad andare oltre l’etichetta di omosessuali verso l’unione con Cristo.

Nato negli USA, dove è presente in metà delle diocesi, il progetto si è poi diffuso in altri dodici paesi, sempre con l’obiettivo di aiutare chi abbia tendenze omosessuali, a vivere in castità, in uno spirito di fratellanza, amore e verità.

Per conoscere la realtà di Courage, ZENIT ha intervistato padre Paul Check, diventato direttore del progetto dopo la morte del fondatore, padre John Harvey.

Padre Paul, ci vuole raccontare in breve la storia dell’apostolato Courage?

Padre Check: Nel 1980, l’allora cardinale arcivescovo di New York, Terence Cooke, sentì che la Chiesa doveva esprimere la propria sollecitudine materna e carità pastorale per un gruppo di persone che si sentivano escluse se non addirittura odiate da questa. Il cardinale chiese quindi a padre Benedict Groeschel di aiutarlo in un nuovo apostolato rivolto a uomini e donne con tendenze omosessuali, perché conoscessero l’amore di Cristo per loro, il posto loro riservato nella Chiesa, la loro chiamata ad una vita di castità e le grazie che Dio avrebbe loro concesso se si fossero aperti a Lui.

Padre Groeschel conosceva un sacerdote che da molti anni studiava questioni legate all’omosessualità, un vero pioniere in questo campo: padre John Harvey, un oblato di San Francesco di Sales.

Padre Harvey era uno specialista in teologia morale. Aveva scritto una tesi di dottorato sulla teologia morale nelle Confessioni di sant’Agostino ed insegnato, per molti anni, teologia morale agli Oblati che studiavano nel seminario di Washington. Già da tempo il suo superiore gli aveva detto che c’era la necessità di qualcuno che studiasse la questione dell’omosessualità e che formasse i seminaristi a comprendere meglio questa condizione. 

Quando il cardinale Cooke e padre Harvey s’incontrarono, si trovarono d’accordo sull’idea di costituire un gruppo di sostegno per gli uomini (e successivamente anche per le donne) che sperimentano attrazione per lo stesso sesso. Così che queste persone, ponendo al centro Cristo in uno spirito di aiuto reciproco, potessero essere accolte e sostenute spiritualmente dalla carità materna e dalla cura pastorale della Chiesa. Ogni gruppo di Courage deve avere un cappellano nominato dal vescovo competente.

Nel 1980 sette uomini si incontrarono a Manhattan, sotto la guida di padre Harvey e definirono i cinque obiettivi di Courage: castità, preghiera e dono di sé, fratellanza in Cristo, amicizie caste e diffusione del buon esempio.

Da allora l’apostolato Courage conta gruppi di sostegno spirituale in metà delle diocesi degli Stati Uniti ed in altri 12 paesi.

Oltre a formare questi gruppi di sostegno, Courage offre formazione per sacerdoti e seminaristi, aiutandoli a comprendere questa sfida particolare per il loro ministero, sia come parroci che in incarichi particolari come cappellani, così da acquisire una certa conoscenza di un fenomeno complesso come l’omosessualità e della prova che, a loro volta, uomini e donne con questa inclinazione debbono affrontare.

Come può essere definita e compresa l’attrazione per il proprio sesso? E come possono definire se stesse, le persone omosessuali?

Padre Check: Questa domanda va davvero al cuore del nostro lavoro. Il linguaggio è molto importante, perché le parole evocano immagini, idee e talora convinzioni molto radicate. Potremmo usare una determinata parola in modo colloquiale, ma in un contesto differente, specialmente in un contesto culturale, la stessa espressione potrebbe essere percepita in modo diverso. C’è infatti molta sensibilità sui termini, su come le presone intendono le parole e quindi sull’idea che hanno di sé. Non voglio in alcun modo sminuire o cercare di denigrare l’esperienza personale di qualcuno o l’idea che ha di sé, perché non esprimo un opinione sulla loro esperienza di vita.

Cerco di affrontare con molto tatto la questione dell’identità, da due prospettive, così come fa la Chiesa seguendo l’esempio di Cristo. Nel Vangelo, il Signore si rivolge alle persone in due modi: il primo è nell’insegnamento indirizzato a un gruppo, come avviene, ad esempio, nel Discorso della Montagna, in cui Gesù presenta quello che sant’Agostino definirà come la “magna carta” della vita cristiana. Gesù ci offre un profondo insegnamento sull’identità cristiana, rivolgendosi a molte persone con un particolare forma pedagogica.

D’altro canto, però, Nostro Signore si rivolge alle persone individualmente, incontra le singole anime e presenta loro la Buona Novella in una maniera molto precisa, chiara ed intima, per guidarle ad una più profonda conoscenza di se stessi.

Quindi Gesù non fa entrambe le cose nello stesso momento, né possiamo farlo noi. Ciò rappresenta una sfida, poiché la Chiesa vuole trasmettere il suo messaggio ma anche incontrare personalmente le donne e gli uomini.

Dobbiamo tenere presente che ciò che noi potremmo intendere quando parliamo d’identità potrebbe non coincidere con quanto percepito e udito.

La sua domanda ha richiesto questa lunga premessa, che spero sia di aiuto, di modo che quel che sto per dire non sembri insensibile o indifferente rispetto alla realtà vissuta. Non possiamo mai dire: “l’esperienza che fai di te stesso non è valida”, come se di quella persona ne sapessimo più di quanto ne sappia lei stessa.

Pertanto i termini usati dalla Chiesa sono scelti con molta attenzione e, nel corso degli anni, sono diventati sempre più precisi. Dicendo questo intendo dire che la Chiesa è molto attenta a misurare tutti gli aspetti dell’esperienza umana, a seconda della loro importanza, per dare alle cose il loro giusto peso, né di più né di meno.

La Chiesa evita di etichettare una persona in base alla sua inclinazione sessuale, senza per questo sottovalutare o essere insensibile all’idea che ognuno ha di se stesso. Penso sia interessante notare che la domanda più importante mai posta nella storia dell’umanità riguarda l’identità. Gesù, del resto, chiese agli Apostoli: “Chi dite che io sia?”.

Quando la Chiesa parla di omosessualità, ne parla nel più ampio contesto della castità. La castità è una virtù che neutralizza le false aspirazioni, regolando l’appetito sessuale secondo la giusta ragione ed il progetto di Dio per la natura umana. Un cuore casto è un cuore in pace, che dà tutto se stesso, a seconda del suo stato di vita, e in questo dono di sé, trova la sua realizzazione. Una delle più grandi sfide che la Chiesa sta fronteggiando oggi è quella di proporre la castità come parte della “buona novella”, ma Gesù lo ha fatto e anche noi possiamo farlo.

Quindi, la Chiesa presta molta attenzione a chi realmente è ognuno di noi, non semplicemente come persona con tendenze omosessuali ma come figlio di Dio, redento dal Preziosissimo Sangue di Cristo e chiamato alla grazia in questa vita e alla gloria nella vita che verrà. La Chiesa dice: le attrazioni verso il proprio sesso possono essere un aspetto significativo della tua esperienza di vita o anche dell’idea che hai di te, tuttavia cerca di non vedere te stesso in primo luogo attraverso le lenti dell’omosessualità.

La Chiesa parla con prudenza e carità quando parla di tendenza o attrazione omosessuale, piuttosto che usare sostantivi come “omosessuale”, “lesbica” o “gay”.


SECONDA PARTE

Da oltre trent’anni l’apostolato Courage offre cura pastorale a uomini e donne che sperimentano attrazione per lo stesso sesso, aiutandoli a resistere ad una cultura che spinge sempre più verso l’accettazione di uno stile di vita omosessuale.

Courage è stata fondato nel 1980 dall’allora arcivescovo di New York, il cardinale Terence Cooke, come risposta alla specifica esigenza pastorale di coloro che sperimentano un’inclinazione omosessuale. Nel corso degli anni, sotto la guida di padre John Harvey, l’apostolato si è diffuso attraverso gli Stati uniti e nel mondo.

In un intervista con ZENIT, l’attuale direttore di Courage, padre Paul Check, ci offre alcune spiegazioni sull’insegnamento della Chiesa circa l’omosessualità.

C’è chi si sente offeso, quando la Chiesa afferma che l’omosessualità è un comportamento intrinsecamente disordinato. Come può la Chiesa trasmettere in modo costruttivo questa sua posizione sull’omosessualità?

Padre Check: Va chiarito che l’espressione “intrinsecamente disordinato” si riferisce all’atto omosessuale, mentre “oggettivamente disordinata” è l’inclinazione. Si tratta di una distinzione antropologica molto importante.

Con grande materna carità, la Chiesa distingue tre elementi: la persona, l’inclinazione e gli atti. Questa distinzione è indispensabile: non vogliamo dare l’impressione che gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali siano condannati o esclusi dalla Chiesa o che Cristo non abbia posto per loro nel Suo Cuore. Al contrario, Dio offre il Suo amore e la Sua Misericordia a tutti i suoi figli, a prescindere dalle loro debolezze o dalle loro croci.

La persona è sempre buona, creata a immagine di Dio, redenta dal Preziosissimo Sangue di Cristo, chiamata alla santità per grazia nella sua vita, con la promessa di gloria nella vita che verrà. Dio non compie errori quando crea le persone. Fa gli uomini a sua immagine e somiglianza. Li prepara alla comunione con Lui, in primo luogo per sperimentare la gioia in questa vita attraverso l’azione della grazia nell’anima, poi per essere felici con Lui in cielo.

Il comportamento omosessuale – come qualunque condotta sessuale contraria alla virtù della castità, ad esempio l’adulterio – costituisce “materia grave”. Sono tre le condizioni perché un peccato sia “mortale”: materia grave, piena coscienza, deliberato consenso. Le violazioni della castità così come prescritta dal Sesto Comandamento sono sempre materia grave. Diventano peccato mortale, qualora vi sia piena coscienza e deliberato consenso. È opportuno ricordare come l’insegnamento della Chiesa sulla castità sia coerente e costante nel tempo, perché non sembri che concentriamo la nostra attenzione, e forse in maniera eccessivamente severa, su di un solo peccato specifico. La contraccezione, la convivenza e la pornografia, ad esempio, possono essere anche oggetto di grande preoccupazione pastorale, per via dei gravi danni che provocano. Il comportamento omosessuale è “intrinsecamente disordinato”, cioè non giustificabile da alcuna buona intenzione soggettiva. È sempre contrario alla natura umana, perciò non può condurre alla realizzazione di sé, né tantomeno alla santità. Quindi la Chiesa mette in guardia in modo forte e chiaro contro questi comportamenti.

Forse la difficoltà maggiore quando si parla di omosessualità nasce dall’espressione oggettivamente disordinato con cui il Catechismo descrive il desiderio sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso. Il termine “oggettivamente disordinato” non si applica alla persona, pertanto non c’è un giudizio morale, né tantomeno una condanna. Ciò significa che questo desiderio non è in armonia con la natura umana, perché il desiderio non può essere realizzato in modo coerente col disegno di Dio, come specificato dalla complementarità dei sessi e dal potenziale generativo della facoltà sessuale.

Non da oggi, uno dei grandi dibattiti è se esista qualcosa come la natura umana. Tuttavia il riconoscimento della natura umana – di quelle cose comuni alla famiglia umana rispetto alla fondamentale dignità umana – è davvero una parte essenziale della nostra coscienza, la capacità di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ad esempio, se qualcuno dicesse che “tutti gli Ebrei sono non-persone”, uomini di tutte le culture, religioni, età e ambienti sociali troverebbero sicuramente tale affermazione ripugnante. Come è giusto che sia. Un tale sentimento di ripugnanza è basato sulla nostra idea innata della dignità umana.

Le faccio un altro esempio: come si sentirebbe se scoprisse che qualcuno l’ha deliberatamente ingannata? Non è necessario ricorrere all’ottavo comandamento per far comprendere alla gente che mentire è contrario al bene delle relazioni umane: lo sanno tutti. Perché? Perché il desiderio di verità fa parte della nostra natura umana.

Qualcosa di strano, tuttavia, accade quando la discussione riguarda la sessualità. A quel punto quel tipo di logica, quell’innata comprensione della dignità umana e della giusta azione, spesso si ferma improvvisamente sull’uscio. Il problema specifico non riguarda il desiderio umano di amore ed affetto ma come questo vada inteso, espresso e correttamente appagato. Una delle sfide in merito al dibattito sull’omosessualità è che ciò che tutti vogliono più di ogni altra cosa – ed è ciò per cui siamo stati creati – è dare e ricevere amore. Se quello che sto dicendo suonasse come “Non puoi dare e ricevere amore nel modo che vorresti”, è chiaro che mi risponderebbero: “Perché no? Chi sei tu per dirmi che non posso?”.

In tutta onestà, ritengo che una delle ragioni per la quale stiamo affrontando la sfida attuale, è che la castità, come virtù, spesso non è considerata parte della Buona Novella in molti contesti, anche nella “Chiesa visibile”. La Redenzione è parte della Buona Novella. La Speranza è parte della Buona Novella. E nessuno osa metterlo in discussione. Se però includi nella Buona Novella anche la castità, allora il discorso è diverso. Chi tra noi ha la vocazione a testimoniare il Vangelo nel sacerdozio o nella vita religiosa, al giorno d’oggi ha la speciale missione di amare la virtù della castità e di sforzarsi di viverla gioiosamente e fedelmente, perché la castità è una virtù che non solo neutralizza i falsi desideri ma è anche una virtù che libera e che conduce all’umana felicità e alla realizzazione.

Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso è che coloro che vi si oppongono lo fanno solo per motivi religiosi. Che rilevanza ha un ministero come Courage per tutti gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali e non solo per quelli che vengono da un contesto religioso?

Padre Check: 400 anni prima della nascita di Cristo, visse un uomo intelligente e saggio chiamato Platone. Egli ignorava la dottrina del peccato originale e non dava alcun credito alla perdita della grazia, in cui io e lei crediamo.

Nel Fedro, Platone fa riferimento al “mito del carro”. Platone aveva compreso molto bene che aveva un conflitto in se stesso. E disse: “C’è un carro dentro di me. Un cavallo mi trascina in una direzione e un altro cavallo mi trascina nella direzione opposta”.

Molti anni più tardi san Paolo, nella lettera ai Romani, disse: “Non compio il bene che voglio ma faccio il male che non voglio”. Platone e san Paolo, nelle loro umili affermazioni, stavano spiegando gli effetti dell’essere fuori dalla grazia.

Ancora più di recente, Chesterton, alla fine di Ortodossia, domanda: “Come può un uomo che è nato a testa in giù, sapere che è dritto?”. Ciò suggerisce che la condizione normale e comune dell’uomo è di essere, per così dire, “anormale”, lontano dagli schemi del suo creatore…. Ed è per questo che abbiamo bisogno della grazia, per vivere delle vite moralmente rette.

Questi tre uomini si riferivano alla stessa cosa, cioè che c’è qualcosa dentro di noi che può fuorviare i nostri desideri o interessi. Si tratta di un’esperienza umana molto comune. Il Cristianesimo può spiegarla e fornirvi un antidoto, rappresentato dalla grazia.

Venendo all’amore, è un’esperienza comune che i nostri affetti, desideri e stimoli sessuali possano tradirci, metterci in conflitto con noi stessi. La virtù della castità, della purezza di cuore, comunque, assicura che ameremo e saremo amati in modo speciale, conformemente con le nostre massime aspirazioni e il nostro massimo bene. Questa virtù ci aiuta ad amare l’altro per quello che è e non per quello che questa persona può fare per noi: quest’ultimo è il modo in cui tutti vorremmo essere amati.

È per questo che la questione del matrimonio, dell’intimità umana, così come è vista dalla Chiesa, non è qualcosa che appartiene esclusivamente ai cattolici o ai cristiani ma riguarda ogni essere umano. La Chiesa, in quanto nostra madre, afferma che vi sono diversi modi di entrare in conflitto con se stessi: adulterio, fornicazione, masturbazione, contraccezione, pornografia, comportamento omosessuale. Ognuno di questi atti compromette ciò che tu desideri di più: amare ed essere amato per ciò che sei. È per questo che la questione della natura umana e dell’uso della facoltà sessuale, governata dalla retta ragione, è di interesse per chiunque e che la sollecitudine, l’attenzione e la cura della Chiesa si estendono a tutta l’umanità.

Che consigli dà ai sacerdoti che svolgono il vostro apostolato?

Padre Check: Incoraggio i miei fratelli sacerdoti a studiare attentamente la questione dell’omosessualità, così come la studia la Chiesa, poiché tutti i sacerdoti vogliono alleviare la sofferenza ed in particolare la sofferenza causata dal peccato. Tanto la Chiesa dice “no” alle leggi e alle sentenze contrarie al bene comune, quanto essa stessa dice “sì” alle singole persone, senza per questo approvare i comportamenti che siano in disaccordo con il loro stesso bene. Come ci dice papa Francesco, dobbiamo conoscere le persone, camminare con loro, essere parte del loro viaggio verso Cristo ed aiutarle innanzitutto formando relazioni umane con loro. Questo “camminare con” è certamente la missione di Courage e la vocazione di tutti i sacerdoti.

C’è spesso riluttanza ad approfondire la complessità dell’omosessualità, essendo un argomento controverso nella nostra società. Nessuno, tantomeno un sacerdote, vorrebbe essere scambiato per qualcuno che odia determinate persone e nella nostra società, quando qualcuno parla contro uno stile di vita omosessuale attivo, viene accusato di parlare contro uno specifico gruppo di persone, piuttosto che delle loro azioni. Oggi i sacerdoti hanno una speciale opportunità per far conoscere l’amore di Cristo e della Chiesa ad un gruppo di persone che si sentono come ai margini, incerte della propria situazione, forse in attesa di qualcuno che tenda loro la mano e, soprattutto, li rassicuri sull’amore e sulla misericordia di Dio.

A prescindere dalle convinzioni personali sui problemi posti dall’omosessualità, una cosa di cui sono sicuro è che tutti condividiamo il desiderio di alleviare le sofferenze e portare la pace nei cuori. Le persone che hanno attrazione per lo stesso sesso, spesso soffrono molto e in molti modi. Portano una croce pesante e costante. So che la Chiesa ha un cuore grande per loro, comprende le loro sofferenze e desidera fare qualcosa per alleviarle. Sono giunto ad amare il mio lavoro con i membri di Courage, che sono un notevole e nobile gruppo di anime. Ho imparato che coloro che si confrontano con l’omosessualità sono individui con un’ampia varietà di storie e di esperienze, ma hanno in comune il desiderio di amare ed essere amati. Courage comprende questo bisogno umano e può offrire l’aiuto, la speranza e la carità di Gesù Cristo.

[Traduzione dall’inglese e adattamento a cura di Luca Marcolivio]

(18-19 Febbraio 2014) © Innovative Media Inc.