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mercoledì 28 dicembre 2016

Quando non è opportuno ammettere al sacerdozio

Intervista con il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, sull’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri




Intervista con il cardinale Zenon Grocholewski di Gianni Cardinale

Il 29 novembre è stata pubblicata l’Istruzione della Congregazione per l’educazione cattolica «circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri». Il documento, approvato in forma semplice dal Papa il 31 agosto, porta la firma del prefetto del dicastero, il cardinale Zenon Grocholewski, e del segretario, l’arcivescovo canadese Michael J. Miller, membro della Congregazione di San Basilio. 
Il cardinale Zenon Grocholewski


Il cardinale Zenon Grocholewski

Per illustrare i principali contenuti dell’Istruzione, 30Giorni ha posto alcune domande al cardinale Grocholewski. Il porporato, nato 66 anni fa in Polonia (arcidiocesi di Poznan), lavora nella Curia romana fin dall’epoca di Paolo VI. Dopo aver studiato nell’Urbe, Grocholewski infatti, da semplice sacerdote, ha cominciato subito a lavorare nella Segnatura apostolica, di cui è diventato segretario nell’82 e prefetto nell’ottobre del 1998. L’anno successivo è stato chiamato a guidare la Congregazione per l’educazione cattolica, e nel 2001 è stato creato cardinale. 

Eminenza, quali sono i motivi che hanno dato origine all’Istruzione? 
ZENON GROCHOLEWSKI: Negli ultimi anni si sono diffuse opinioni errate o ambigue secondo le quali l’omosessualità sarebbe una tendenza naturale, iscritta nella natura umana accanto alla tendenza eterosessuale. Si è affermato che considerare l’omosessualità un disordine sarebbe una discriminazione e che atti omosessuali sarebbero giustificabili. Non solo. Le persone avrebbero un diritto a compiere questi atti. La diffusione di queste idee ha già provocato ripetuti interventi della Congregazione per la dottrina della fede. Si tratta infatti di opinioni che non trovano alcuna giustificazione nella dottrina della Chiesa: sono contrarie alla legge naturale, sono contrarie all’insegnamento della Sacra Scrittura e alla costante Tradizione della Chiesa. E visto che queste opinioni sono in qualche modo penetrate anche in alcuni ambienti ecclesiastici, la nostra Congregazione è stata invitata a intervenire da molti vescovi, da molti superiori di seminari e dalla stessa Congregazione per la dottrina della fede.

Questo intervento è stato determinato solo dalla diffusione di opinioni erronee o anche perché nei seminari il fenomeno dell’omosessualità ha assunto dimensioni rilevanti? 
GROCHOLEWSKI: Sarebbe ingiusto dire che si tratta di un problema rilevante a livello della Chiesa universale. Si può dire però che in alcune aree geografiche il problema è più preoccupante.

Nella genesi dell’Istruzione ha avuto un ruolo anche la crisi dei sacerdoti accusati di pedofilia che ha colpito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti? 
GROCHOLEWSKI: In qualche modo sì, anche se la genesi del documento è precedente all’esplosione della crisi statunitense, che quindi non può essere considerata la causa di questo documento. 


Un’ordinazione sacerdotale nella Basilica di San Pietro


Un’ordinazione sacerdotale nella Basilica di San Pietro

L’Istruzione ha ricevuto delle critiche anche all’interno del mondo ecclesiastico. L’ex maestro generale dei Domenicani, padre Timothy Radcliffe, sul Tablet ha scritto di non avere dubbi che Dio chiama omosessuali al sacerdozio e che costoro «sono tra i più impegnati e dedicati preti che ho incontrato»… 
GROCHOLEWSKI: Sappiamo che ogni vocazione sacerdotale è una chiamata del Signore, ma questa chiamata avviene tramite la Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa. Per questo la Chiesa ha il diritto, anzi il dovere di determinare i requisiti necessari per essere ammessi al sacerdozio. Non si può negare che anche alcuni con tendenze omosessuali possono esercitare il sacerdozio in maniera esemplare. L’oggetto del nostro documento tuttavia è il fatto che non è opportuno chiamare al sacerdozio queste persone. Capisco che si tratti di una decisione grave, ma non è stata presa alla leggera.

In che senso? 
GROCHOLEWSKI: Non l’abbiamo presa da un giorno all’altro, con leggerezza. Abbiamo consultato più Congregazioni della Curia romana: quella per la dottrina della fede, per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, per l’evangelizzazione dei popoli, per il clero, per le Chiese orientali. Abbiamo discusso il documento in tre Assemblee plenarie della Congregazione, fino all’approvazione avvenuta nella riunione plenaria di quest’anno, cui hanno partecipato una trentina di cardinali provenienti da tutte le parti del mondo. È un documento frutto di riflessione e di discussione anche con esperti in materia. Alla fine si è deciso, appunto, che non è opportuno ammettere al sacerdozio chi pratica l’omosessualità, chi ha tendenze radicate all’omosessualità e chi promuove la cosiddetta cultura gay. Riteniamo per motivi pratici, di esperienza, e fondati sulla dottrina della Chiesa che non sia opportuno ammettere queste persone al sacerdozio, a causa di difficoltà che possono nascere; e l’esperienza ci ha insegnato che nascono!

Qual è il significato dell’espressione «tendenze profondamente radicate»? Quale può essere il caso di una tendenza omosessuale non «profondamente radicata»? 
GROCHOLEWSKI: Non esiste uno strumento scientifico per misurare quanto profondamente sia radicata una tendenza. Il nostro documento comunque aiuta a discernere se si tratta di una tendenza profondamente radicata, ossia permanente e generata da un bisogno interno, o se si tratta di una tendenza transitoria causata da condizioni esterne. Come esempio di tendenza transitoria il nostro documento enumera il caso di un’adolescenza non compiuta. Ma ci possono essere anche altri casi. Ad esempio il caso di chi ha compiuto atti omosessuali in uno stato di ubriachezza, o di chi lo ha fatto a seguito di determinate circostanze, come l’aver vissuto per molti anni in un carcere. O di chi lo ha fatto per accondiscendenza verso un superiore o per guadagnare soldi. In questi casi comunque, per prudenza, per verificare che si tratti di una tendenza effettivamente transitoria, è bene che sia passato un tempo congruo, che il documento stabilisce in tre anni, prima che si proceda all’ordinazione diaconale.

L’Istruzione riguarda i seminari. E per quanto riguarda i sacerdoti già ordinati con tendenze omosessuali? 
GROCHOLEWSKI: Evidentemente, queste ordinazioni sono valide: non si può affermare la loro invalidità. Anche quando una persona scopre la propria omosessualità dopo l’ordinazione sacerdotale, deve ovviamente realizzare il proprio sacerdozio, deve cercare di vivere in castità, essere fedele all’impegno preso e alla dottrina della Chiesa, come tutti gli altri sacerdoti. Forse avrà bisogno di maggiore aiuto spirituale di altri.

L’Istruzione è stata inviata con una lettera di accompagnamento, in cui si ricorda – appunto – che non è in discussione la validità delle ordinazioni già avvenute di candidati con forti tendenze omosessuali. Ma si invita a non far lavorare queste persone nei semi­nari… 
GROCHOLEWSKI: Anche in questo caso si tratta di un problema di opportunità. In seminario si trovano ragazzi, giovani. Quindi si tratta per un omosessuale di un ambiente, per così dire, molto provocatorio. Senza contare che una eventuale leggerezza da parte di uno di loro avrebbe un impatto molto profondo nella vita di un seminarista. Per la Chiesa uno dei problemi fondamentali è la formazione dei sacerdoti: di buoni sacerdoti che siano di aiuto anche all’apostolato dei laici. Per questo dobbiamo avere molta cura per ciò che avviene nei seminari. Questo è il motivo per cui abbiamo invitato i vescovi a evitare che nei seminari ci siano rettori ed educatori omosessuali.

Nell’Istruzione si invitano i seminaristi con radicate tendenze omosessuali ad auto­denunciare la propria situa­zione… 
GROCHOLEWSKI: Le parole del testo sono molto chiare: sarebbe «gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale». Qualora poi il padre spirituale o il confessore vengano a conoscenza del fatto che un seminarista ha radicate tendenze omosessuali, non possono ovviamente denunciare il fatto in foro esterno, ma devono fare il possibile per cercare di persuadere il seminarista a lasciare il cammino intrapreso.


Un gruppo di giovani seminaristi


Un gruppo di giovani seminaristi

Sempre secondo padre Radcliffe, con l’autodenuncia si corre il rischio che i candidati più sinceri abbandonino spontaneamente il seminario, mentre i più scaltri no… 
GROCHOLEWSKI: Sarebbe una tragedia. Spero proprio che nei seminari si crei un’atmosfera di fiducia e di collaborazione e che questo non avvenga. È una questione di onestà fondamentale per chi vuole diventare sacerdote. 

Nell’Istruzione non si fa il minimo cenno all’uso della psicologia… 
GROCHOLEWSKI: Il documento non voleva affrontare tutta la problematica connessa con la maturità affettiva e sessuale del candidato al sacerdozio. La psicologia e la psichiatria possono aiutare le persone a liberarsi dalle tendenze omosessuali o a vivere castamente la propria condizione. Queste scienze potrebbero essere di un certo aiuto anche per quelle persone che accidentalmente hanno avuto rapporti omosessuali senza avere una tendenza profondamente radicata. Ma il nostro documento non ha voluto affrontare queste tematiche.

Da anni si parla di un apposito documento della vostra Congregazione dedicato proprio all’uso della psicologia nei seminari… 
GROCHOLEWSKI: A questo proposito non ho nulla da dichia­rare. 

Padre Harvey evidenzia i punti di forza della nuova Istruzione

“Ottima perché non ha la pretesa di dare risposta ad ogni questione”, afferma il religioso, grande studioso, ed esperto nel campo dell’omosessualità. “La nuova Istruzione del Vaticano sui criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali è il chiarimento di cui la Chiesa aveva bisogno”.

Padre John Harvey, oblato di San Francesco di Sales, è Direttore di Courage International, un’organizzazione dedita al sostegno degli uomini e delle donne con tendenze omosessuali che desiderano vivere castamente secondo gli insegnamenti della Chiesa. Di seguito pubblichiamo le opinioni che il religioso ha voluto condividere con ZENIT su questo nuovo documento.

Qual è la sua impressione su questo nuovo documento del Vaticano relativo alle norme per l’accesso ai Seminari delle persone con tendenze omosessuali?

Mi sembra ottimo perché non ha la pretesa di dare risposta ad ogni questione; lo dice espressamente sin dall’inizio. Mi sembra che sia apprezzabile. L’intenzione è semplicemente quella di porre in chiaro alcune norme per i Vescovi, i Rettori e le persone che lavorano nei Seminari.
Mi sembra saggio lasciare alla responsabilità dei Vescovi e dei Rettori la necessità di approfondire questo argomento e prendere le opportune decisioni in merito ai singoli seminaristi. Credo che sia meglio così, piuttosto che dare risposte ad ogni singola questione.

Il documento è molto chiaro nel definire le due categorie incompatibili: coloro che praticano l’omosessualità o presentano tendenze omosessuali profondamente radicate, e coloro che sostengono la cosiddetta “cultura gay”, l’attivismo gay, il “gay è bello”. Le persone con questa impostazione non dovrebbero trovarsi in Seminario. Il documento precisa giustamente che occorre distinguere tra persone con tendenze omosessuali profondamente radicate e persone per le quali tali tendenze sono solo l’espressione di un problema transitorio. Questo è giusto poiché talune tendenze omosessuali potrebbero essere solo il sintomo di un’adolescenza ancora non compiuta.

C’è qualcosa del documento che l’ha sorpresa? O era come se l’aspettava?

Non ero sicuro di cosa sarebbe stato pubblicato. Non avevo un’idea precisa di cosa aspettarmi, speravo soltanto che non fosse una generica dichiarazione universale del tipo: “chiunque presenti attrazioni omosessuali è automaticamente escluso”. Fortunatamente non dice questo e consente di fare diversi distinguo. Mi ha sorpreso questa moderazione del documento che non si estende ad ogni situazione e che lascia molto alla discrezione dei teologi e degli psicologi. Ne sono rimasto molto colpito in maniera piacevole.

Qual è il significato di questa Istruzione del Vaticano e della politica di chiarimento della Chiesa sull’omosessualità e i Seminari?

Il significato è che si tratta di un documento per la Chiesa universale e non solo per la Chiesa negli Stati Uniti. Per anni, in seno alla Chiesa abbiamo avuto persone che promuovevano l’agenda gay; organizzazioni come Dignity, New Age Ministry, nonché sacerdoti gay e consacrate lesbiche. È ora che la Chiesa dica chiaramente che occorre fare attenzione ai seminaristi che presentano tendenze omosessuali. Ed essi, a loro volta, non dovranno nasconderle fino al punto di dire il falso. È anche importante che il documento sottolinei che una persona con tendenze omosessuali non è automaticamente esclusa dal Seminario.

Molti adolescenti affermano di avere attrazione per ragazzi dello stesso sesso. Questi potranno accedere ai Seminari se riusciranno a superare questo problema. C’è una netta differenza tra attrazioni omosessuali transitorie e tendenze omosessuali permanenti e deleterie. Siamo felici di aver ricevuto un documento che può trovare piena applicazione pastorale, ed io mi adopererò per questo.

Nell’ambito del discernimento vocazionale al sacerdozio o alla vita religiosa, ci sono dei modi per identificare e distinguere le attrazioni omosessuali, le tendenze omosessuali profondamente radicate e le carenze nella maturità affettiva?

Non è sempre facile identificare una tendenza omosessuale. La persona potrebbe nasconderla ed essere l’unica a saperlo. Ma gli psicologi e i teologi sono in grado di identificare le eventuali attrazioni omosessuali parlando con la persona in modo prolungato e approfondito.

I seminari devono avvalersi di buoni psichiatri cattolici per lavorare su questi aspetti, al fine di valutare bene se una persona presenti tendenze omosessuali transitorie o permanenti. Abbiamo bisogno di maggiori informazioni su come gestire gli adolescenti che affermano di essere omosessuali. Dobbiamo considerarli in modo serio ed insegnargli a vivere in modo casto. Questo è ciò che cerca di fare Courage International.

Una persona può essere casta e continuare ad essere attratta da persone dello stesso sesso. Non pochi sono riusciti in questo intento. Se un uomo è in grado di mantenersi in castità intorno all’età di 25 anni, vi è motivo di credere che sarà capace di continuare a vivere castamente.

Solo gli psichiatri saranno in grado di determinare se i seminaristi hanno tendenze omosessuali radicate; noi dovremo limitarci a dare loro ascolto su questo aspetto. Ogni seminarista con tendenze omosessuali deve rivolgersi ad uno psicologo cattolico, dandogli il permesso di poter riferire sul suo caso al Seminario. Questo è un comportamento responsabile.

Maturità affettiva significa aver acquisito, nell’età adulta, la capacità di gestire le proprie emozioni; di non lasciarsi andare. È un cattivo segno se una persona adulta, omosessuale o eterosessuale, non è in grado di dominarsi. È ben noto agli psicologi che una delle maggiori difficoltà con le tendenze omosessuali è che queste possono derivare da traumi subiti nel passato e dal rapporto con genitori e coetanei. Il trauma provoca problemi emotivi nella persona. Le tendenze omosessuali emergono presto nei bambini nella forma di una dissociazione dal genitore dello stesso sesso e di una incapacità di relazionarsi con i coetanei. Questo incide sul loro rapporto con le donne e con gli uomini per tutto il resto della loro vita.

Il documento lascia ai Superiori Generali la discrezionalità nel determinare se un candidato ha superato le tendenze incompatibili. Lei ritiene che questo discernimento sia affidato in buone mani?

Penso proprio di sì. Ciò che un buon Rettore fa, nel trattare con una persona che ha qualsiasi tipo di problema, è di ricorrere ad un professionista esterno equilibrato che possa dare il proprio apporto.

Nel caso di un seminarista con tendenze omosessuali, il Rettore dovrà permettere una valutazione da parte di uno psichiatra. Le questioni private potranno rimanere segrete, ma lo psichiatra dovrà poter riferire se si tratta di una persona idonea o non idonea a diventare sacerdote. Non si tratta di svelare i dettagli privati, ma solo di dare una valutazione. Sono sicuro che, con l’aiuto di buoni psicologi cattolici, essi saranno in buone mani.

C’è una parte del documento che secondo lei potrà essere soggetta a maggiori fraintendimenti, specialmente negli Stati Uniti?

Credo che più che fraintendimenti potranno sorgere difficoltà nella distinzione fra tendenze omosessuali profondamente radicate e tendenze transitorie. Credo che per approfondire bene questo punto avremo bisogno di un aiuto da parte degli psicologi. Inoltre, il documento non chiarisce il significato dell’espressione “disturbi sessuali”. A mio avviso l’espressione comprende masturbazione e pornografia, entrambi motivo sufficiente per chiedere ad un uomo eterosessuale di non entrare in Seminario. Tutti sono vincolati alla castità e i problemi di dipendenza non appartengono al Seminario.

Quali sono i frutti che si aspetta da questa Istruzione?

Credo che essa sarà origine di molti approfondimenti e studi relativi al lavoro nei seminari. Molte cose buone scaturiranno da questo documento. Esso non è stato pensato per essere perfetto ed esauriente. Si tratta di una dichiarazione di chiarimento indirizzata alla Chiesa.


La questione dell’omosessualità nella «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis» Il compito del discernimento (di LOUIS J. CAMELI*)

Appena la Congregazione per il clero ha pubblicato, l’8 dicembre scorso, la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, i media statunitensi l’hanno descritta come una nuova proibizione per i “sacerdoti omosessuali”. In realtà, nelle sue oltre novanta pagine di testo, la Ratio offre una visione coerente e integrata della formazione sacerdotale, basata largamente sull’esortazione apostolica Pastores dabo vobis di Papa san Giovanni Paolo II e sugli insegnamenti di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco. I paragrafi della Ratio che affrontano il tema «Persone con tendenze omosessuali» sono tre (nn. 199-201). E questi paragrafi ripetono i punti salienti di un documento della Congregazione per l’educazione cattolica del 2005, l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri. L’affermazione centrale dell’Istruzione del 2005, che viene ripresa dalla nuova Ratio fundamentalis è la seguente: «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione [vale a dire con tendenze omosessuali], non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay» (Istruzione, n. 2; Ratio fundamentalis, n. 199). In un libro pubblicato nel 2012 (Catholic Teaching on Homosexuality: New Paths to Understanding, Ave Maria Press), ho cercato di spiegare il senso di questa importante affermazione. Ritengo che il suo vero significato potrebbe non essere immediatamente chiaro a un lettore casuale o a giornalisti che vogliono trasmettere informazioni a un pubblico largamente secolarizzato sulla questione carica di tensioni dell’omosessualità. Anche se i media vi leggono l’attuazione di un divieto, il testo dell’Istruzione del 2005 parla in modo molto diverso di «criteri di discernimento». Permettetemi di attingere al mio libro per spiegare con più precisione qual è la posta in gioco per l’Istruzione e per la Ratio fundamentalis.

Sono tre le categorie di persone che devono essere escluse dall’ammissione al seminario e agli ordini sacri: quelle che praticano l’omosessualità, quelle che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate e quelle che sostengono la cosiddetta “cultura gay”. La prima e la terza categoria sono piuttosto chiare. Una persona sessualmente attiva viene esclusa perché non vive nel celibato. A una persona che sostiene la “cultura gay”, intesa come ambiente e movimento che appoggia atteggiamenti morali discordanti con l’insegnamento della Chiesa, non si può affidare il compito di insegnare alla comunità di fede e di guidarla. La seconda categoria, invece, non è altrettanto evidente: coloro che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa categoria esige maggiore riflessione e chiarimento.
Le «tendenze omosessuali profondamente radicate» sono in contrasto — secondo l’Istruzione — con ciò che esprime un problema transitorio o una fase della crescita che occorre attraversare e superare, qualcosa che appartiene essenzialmente allo sviluppo adolescenziale. In alcuni, i sentimenti o le tendenze omosessuali possono essere proprie dell’individuo, esprimendo però soltanto un fenomeno transitorio o uno sviluppo non ancora completo, non uno schema fisso della personalità o uno schema fisso del relazionarsi.

I sentimenti sono sentimenti e, qualunque essi siano, per tutti noi possono spaziare in una moltitudine di direzioni. Quand’è però che ci troviamo dinanzi a sentimenti omosessuali rivelanti tendenze «profondamente radicate» che indicano che un candidato non dovrebbe essere ammesso al seminario o agli ordini sacri? Permettetemi di suggerire quattro casi in cui ciò accade.

Quando le inclinazioni omosessuali portano alla formazione di un’identità organizzatrice centrale, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Questa identità organizzatrice centrale diventa il centro di comando della vita. Sulla base di tale identità, la persona prende importanti decisioni per la propria vita, si relaziona con gli altri, investe tempo, energie e altre risorse e — in generale — percepisce se stessa e il mondo attraverso la lente dell’“essere gay”.

Quando le inclinazioni omosessuali diventano un centro primario di attenzione e persino di preoccupazione, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Ciò a cui prestiamo attenzione definisce largamente le direzioni che seguiremo nella vita. Potrebbe esserci una qualche sovrapposizione con il concetto di identità organizzatrice centrale, ma qui l’enfasi è posta sulla costante consapevolezza di ciò che sembra importare di più e appare come una preoccupazione.

Quando le inclinazioni omosessuali creano un blocco delle nostre capacità relazionali, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Il desiderio sessuale può essere tale da interferire e modellare la vita interpersonale in modi morbosi. Può significare una ridotta capacità di rapportarsi con le donne in modo maturo. O può significare un rapporto eroticamente teso e distorto con alcuni uomini. In altre parole, le inclinazioni sessuali modellano e addirittura distorcono la possibilità di un relazionarsi umano elementare e autentico.

Quando nell’intimo c’è un senso di inevitabilità riguardo all’agire sulla base di inclinazioni omosessuali e questo senso di inevitabilità è dilagante, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. In questo caso, il senso di inevitabilità rivela una mancanza di libertà e l’incapacità di dominare e di controllare il proprio comportamento. Ci sono tanti tipi di sentimenti che attraversano la nostra vita, alcuni molto positivi, altri piuttosto negativi e distruttivi. E questo vale per ognuno di noi. Sia l’Istruzione sia la Ratio fundamentalis evitano di passare dall’esistenza di sentimenti omosessuali a un divieto totale dell’ammissione al seminario o agli ordini sacri. Con grande saggezza e prudenza, tali documenti citano il compito essenziale del discernimento, quel movimento spirituale e dono dello Spirito santo che ci permette di identificare ciò che conduce a Dio e ciò che allontana da Dio. Il discernimento permette alle autorità del seminario e all’individuo di identificare ciò che è bene e giusto per l’individuo stesso e per la Chiesa.
*Teologo
sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago

lunedì 3 ottobre 2016

PAPA FRANCESCO: ACCOMPAGNARE LE PERSONE OMOSESSUALI IN MISERICORDIA E VERITA'

Vézelay - Gesù porta Giuda
Joshua McElwee [National Catholic Reporter]:
Grazie, Santo Padre. In quello stesso discorso di ieri in Georgia, Lei ha parlato, come in tanti altri Paesi, della teoria del gender, dicendo che è il grande nemico, una minaccia contro il matrimonio. Ma vorrei chiedere: cosa direbbe a una persona che ha sofferto per anni con la sua sessualità e sente veramente che c’è un problema biologico, che il suo aspetto fisico non corrisponde a quello che lui o lei considera la propria identità sessuale? Lei come pastore e ministro, come accompagnerebbe queste persone?

Papa Francesco:

Prima di tutto, io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di Papa – ho accompagnato persone con tendenza e con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: “Vattene via perché sei omosessuale!”, no. Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?” - “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. E’ un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti. E nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, ottantenne, il vecchio parroco, che aveva lasciato la parrocchia e aiutava le suore, lì, nella parrocchia… E c’era il nuovo [parroco]. Quando il nuovo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Quando trovava il vecchio, questo gli diceva: “Da quanto non ti confessi? Vieni, vieni, andiamo che ti confesso e così potrai fare la Comunione”. Hai capito? La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a non dire: “E’ tutto lo stesso, facciamo festa”. No, questo no. Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore, non dite: “Il Papa santificherà i trans!”. Per favore! Perché io vedo già i titoli dei giornali... No, no. C’è qualche dubbio su quello che ho detto? Voglio essere chiaro. È un problema di morale. E’ un problema. E’ un problema umano. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, come abbiamo detto nel caso del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore aperto. E non dimenticatevi quel capitello di Vézelay: è molto bello, molto bello.


martedì 18 novembre 2014

MAKING GAY OK. LA NORMALIZZAZIONE DELL'OMOSESSUALITA'

Robert R. Reilly: MAKING GAY OK
Un saggio spiega le conseguenze sociali e morali della legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso

La recente ondata di legalizzazioni del matrimonio omosessuale in vari stati americani è un’ulteriore prova della crescita dell’approvazione sociale e legale dell’omosessualità.
Questo cambiamento di visione in merito all’orientamento sessuale comporta numerose conseguenze per la società, sottolinea Robert R. Reilly nel suo recente saggio Making Gay Okay: How Rationalizing Homosexual Behavior is Changing Everything, (Ignatius Press).

Reilly esordisce spiegando che la sua tesi è molto semplice e parte dal fatto che vi sono due fondamentali visioni della realtà. Secondo la prima, vi è una natura ordinata a dei fini, che conducono al primato della persona. Secondo l’altra concezione, è possibile ordinare la natura in base ai nostri desideri e alla nostra volontà, i quali assumono il primato.

L’autore sottolinea che gli argomenti presentati nel suo libro non hanno nulla a che vedere con la religione, ma sono basati sulla ragione. Non è nemmeno, aggiunge, una critica agli omosessuali, ma soltanto a chi vorrebbe ridefinire il resto della società.

Per essere in pace con la loro coscienza, agli attivisti omosessuali non basta soltanto razionalizzare il loro comportamento rispetto a loro stessi, ma hanno bisogno anche dell’approvazione sociale e della legittimazione, spiega Reilly. “In altre parole, dobbiamo tutti dire che il male è bene, ai fini dell’essere sicuri di se stessi”, afferma lo studioso.

Il libro esamina un’ampia gamma di argomenti, uno dei quali è il parallelo con il pensiero di Aristotele sull’etica e l’antropologia con quello di Jean-Jacques Rousseau. La felicità, pensava Aristotele, non è quella che noi riteniamo sia, ma solo quella consona alla nostra natura.

Inoltre, Aristotele fonda la società sull’uomo e sulla donna e sulla famiglia, senza i quali lo stato non può reggersi.

Rousseau, al contrario, argomenta che né la ragione, né la vita familiare sono nella natura dell’uomo.

Reilly puntualizza anche che i sostenitori del matrimonio omosessuale hanno sovvertito la nozione classica di giustizia del dare alle cose ciò che è loro dovuto, in base a ciò che sono. Oggi, al contrario, sembra che la giustizia sia conferire alle cose ciò che sentiamo sia giusto.

Dopo un lungo capitolo nel quale Reilly analizza un gran numero di casi legali, criticando i tribunali per l’attivismo giudiziario e per deformare la moralità, nella seconda parte del libro l’autore esamina l’impatto dell’omosessualità nelle istituzioni.

Partendo dalla scienza, Reilly fa notare che la decisione dell’Associazione Psichiatrica Americana di rimuovere l’omosessualità dalle malattie mentali nel 1973, è stata orchestrata da un gruppo di attivisti omosessuali.

Un’altra area di dibattito scientifico riguarda l’omosessualità intesa come tratto genetico o, al contrario, come comportamento che si apprende. Sembrerebbe provato scientificamente, argomenta Reilly, che l’omosessualità è mutevole e non semplicemente un comportamento predeterminato.

Sul tema della genitorialità omosessuale, Reilly rigetta l’argomento secondo il quale i figli di coppie omosessuali crescano allo stesso modo dei bambini con genitori eterosessuali. Al di là di rare situazioni, privare un bambino di uno o entrambi i genitori biologici è dannoso, afferma l’autore, citando uno studio dell’American College of Pediatricians.

Gli studi su questo tema sono molto controversi ma Reilly ha evidenziato degli errori metodologici in coloro che intendono mostrare che i figli di genitori dello stesso sesso non soffrono e non patiscono svantaggi.

In una parte precedente del libro, Reilly ha anche aggiunto che la protezione legale di un matrimonio fra marito e moglie implica un giudizio pubblico sulla natura e sullo scopo del sesso.

Dunque il matrimonio fra persone dello stesso sesso indebolisce la famiglia, che, spiega Reilly, è l'ambiente migliore in cui far crescere dei figli.

L'educazione è un'altra area dove l'influenza delle lobby pro-gay si sta facendo sentire. Reilly afferma che, nel caso in cui i comportamenti omosessuali fossero accettati come moralmente legittimi, di conseguenza l'omosessualità dovrebbe essere insegnata nelle scuole come se si trattasse di atti normali.

Il giornalista americano aggiunge: "L'educazione è una parte essenziale della spinta per universalizzare la razionalizzazione del comportamento omosessuale; quindi deve diventare una parte obbligatoria per il curriculum, come succede ora in California".

Dopo i capitoli che discutono l'impatto dell'omosessualità sui boy scouts, sull'esercito e sulla politica estera americana, nell'ultimo capitolo Rilley propone questa osservazione:
"Il problema con la nostra civiltà è che le convinzioni morali su cui si basa l'ordine pubblico sono state svalutate quasi fino al collasso".
Il giornalista americano si riferisce a diversi casi in cui varie persone comuni sono state condannate per non aver accettato l'ethos omosessuale, dai fioristi che forniscono allestimenti floreali per i matrimoni, ai fotografi, fino a coloro che si occupano del settore dell'ospitalità. Oggi la tolleranza non è considerata sufficiente, i cittadini sono ormai obbligati ad appoggiare attivamente l'omosessualità.

Reilly suggerisce tuttavia che sarebbe sbagliato incolpare gli omosessuali per tutti i problemi collegati al declino della moralità pubblica. L'approvazione della contraccezione, dell'aborto e dei divorzi no fault (lo scioglimento del matrimonio che si può ottenere semplicemente con la volontà di una delle parti) ha spianato la strada verso questa tendenza.

Reilly ha concluso asserendo che "quasi ogni forma odierna di cultura combatte contro la castità e ciò è il motivo per cui la struttura della società si sta sgretolando". Come portare un cambiamento a questa situazione non è un tema sviluppato da Rilley, ma rimane una domanda di vitale importanza.

Roma, 10 Giugno 2014 (Zenit.org) John Flynn, L.C

venerdì 12 settembre 2014

CAUSE DELL'ATTRAZIONE PER LO STESSO SESSO NEL BAMBINO (di John Harvey, OSFS)

New York, sabato, 31 gennaio 2004 (ZENIT.org). – Padre John Harvey, Oblato di San Francesco di Sales, è il fondatore di Courage, un apostolato cattolico per adulti che provano attrazione per lo stesso sesso, e curatore di “Same-Sex Attraction: A Parent’s Guide” (Ignatius) – (Attrazione per lo stesso sesso: una guida per i genitori).

Ha condiviso con Zenit il modo con il quale i genitori possono educare i figli ad una sana sessualità umana.

Lei ha parlato riguardo alle situazioni familiari che possono contribuire all’attrazione per lo stesso sesso. C’è qualche differenza tra i bambini che vivono queste situazioni e i giovani che scelgono di sperimentare l’omosessualità a causa dell’influenza sociale?

Padre Harvey: C’è una differenza significativa tra il bambino con attrazione per lo stesso sesso dovuta ad un ambiente familiare e chi lo fa per sperimentare.
La differenza è che i giovani che scelgono di sperimentare sono pochi messi a confronto, anche quando possa sembrare che sia diventato un qualche cosa di “fantastico” nelle scuole superiori e nell’università.

Parlando in generale, c’è un’alta probabilità che coloro che lo fanno per sperimentare abbiano attrazione per lo stesso sesso e lo esplicitino nel periodo dell’università.
È insolito che qualcuno che pensa di essere eterosessuale e proviene da una famiglia sana arrivi allo sperimentare. Un trauma, come un/una adolescente che ha subito violenza, può indurre a provare attrazione per lo stesso sesso invece che per quello opposto.

In alcuni casi c’è un periodo dell’adolescenza nel quale coloro che non sentono attrazione per il sesso opposto tentano relazioni con l’altro sesso e non funziona. Scoprono inoltre che avere relazioni sessuali con qualcuno del sesso opposto non attenua l’attrazione per lo stesso sesso.

Alcune delle influenze sociali che inducono i giovani ad un comportamento omosessuale risalgono alla scuola superiore. Molti si sentono soli perché provano attrazioni per lo stesso sesso e non si sentono integrati nel gruppo. All’università, si ritrovano in un gruppo di gente con attrazione per lo stesso sesso, che si considerano gli uni gli altri come compagni. Giunti a questo punto, la sperimentazione può avvenire tra persone che erano già predisposte.

Più la studiamo, più ci rendiamo conto che l’influenza dell’ambiente si presenta molto presto, alle medie, e anche prima.

Ma è importante ricordare che gli adolescenti che pensano di provare attrazioni per lo stesso sesso, non sono vincolati per il resto della loro vita. Dicono che sono “gay”, ma è possibile che non lo siano.

Quando gli adolescenti dicono che si sentono a disagio tra i loro compagni dello stesso sesso e si sentono attratti da essi, sono soliti aver avuto difficoltà di relazione e identificazione emozionale e psicologica con il proprio progenitore dello stesso sesso – solo che la scoperta di questo rapporto teso arriva tardi.

È da notare che l’attrazione per lo stesso sesso può anche essersi generata a causa della relazione del bambino con il progenitore del sesso opposto.

Negli anni che ho passato assistendo donne che provavano attrazioni per lo stesso sesso, ho conosciuto un gran numero di loro che credevano che tale attrazione fosse dovuta principalmente alla relazione con il padre. Entrambi i genitori hanno un’influenza rilevante nella percezione dell’identità di se stessi. Possono esserci anche altre esperienze traumatiche fuori dalla famiglia che contribuiscono allo sviluppo dell’attrazione per lo stesso sesso.

Anche se la maggior parte dei casi di attrazione per lo stesso sesso iniziano nell’infanzia, il periodo dell’adolescenza è critico: l’adolescente o si inclina ad agire come un omosessuale, o riceve aiuto ed impara a vivere una vita casta.

L’adolescente può anche lavorare in modo graduale per superare o almeno minimizzare la sua attrazione omosessuale con l’aiuto di un buon terapeuta e di un direttore spirituale.

Cosa si può fare per i figli che hanno una vita familiare stabile, ma iniziano a sperimentare l’omosessualità a causa dell’influenza sociale?

Padre Harvey: Se i genitori sanno che il proprio figlio ha sperimentato atti omosessuali, esso deve essere indirizzato a ricercare la terapia di medici di fiducia.
Se vi è una vita familiare pienamente stabile, dove il bambino ha una buona relazione con entrambi i genitori, allora i genitori devono semplicemente proseguire con lo sviluppo di un ambiente familiare sano stando attenti alle influenze esterne sulla famiglia, soprattutto sul bambino.

Queste “influenze esterne” possono emergere nell’adolescenza e nei primi anni di università, quando i giovani si trovano nell’ambiente universitario dove è considerato un qualche cosa di “fantastico” l’essere omosessuale o bisessuale. Se l’individuo possiede già un certo grado di attrazione per lo stesso sesso, è probabile che cada in atti omosessuali e, in questo modo, sia sedotto da un modo di vivere omosessuale.

Un ambiente familiare sano presuppone che i bambini imparino a relazionarsi bene con entrambi i genitori. Se ciò non si verifica, vi sono dei problemi.

L’influenza sociale e difficoltà possono trovare spazio se un adolescente esce con amici che non sono d’accordo con i suoi genitori e non hanno valori cristiani. I genitori hanno bisogno di parlare con i propri figli, dargli un’attenta spiegazione sul fine e il significato della sessualità umana e la bellezza del matrimonio come unione di un uomo e di una donna. Poche volte si fa. Possono essere di aiuto gli scritti di Christopher West sulla “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II.

I genitori hanno paura di dire ai propri figli cosa fare e questi, a 18 anni, hanno la libertà di fare ciò che vogliono. I professori più perniciosi per i giovani sono i mezzi di comunicazione.

Che aiuto si può dare ai genitori che credono che i propri figli mostrino segni di attrazione per lo stesso sesso?

Padre Harvey: I genitori sono soliti temere che i propri figli possano avere attrazione per lo stesso sesso, ma non vogliono cercare aiuto professionale per accertare le tendenze del figlio.

Il problema è che non viene data ai genitori una conoscenza reale sugli indizi di una inclinazione omosessuale.

Quando qualcuno di esterno – un dottore, uno psichiatra, un sacerdote, un amico – riferisce ai genitori che loro figlio potrebbe sentirsi attratto dallo lo stesso sesso, i genitori vivono un periodo molto difficile. Non vogliono crederci.

Molti genitori non ascolteranno, ma c’è bisogno che qualche adulto gli faccia capire che loro figlio sta gridando aiuto – è necessario che ricevano aiuto per il figlio e che si informino su che cos’è l’attrazione per lo stesso sesso. Ci sono libri che saranno utili, ad esempio, il libro di Don Schmierer, “An Ounce of Prevention”, (Un’oncia di prevenzione).

I genitori a volte sono irraggiungibili, vi è molta negazione. I genitori non vogliono credere che i loro figli siano attratti dallo stesso sesso o che condurranno uno stile di vita omosessuale se non ricevono aiuto.

I genitori che sono andati oltre la propaganda, secondo la quale uno stile di vita omosessuale sarebbe normale ed accettabile, pensano come sarà difficile per loro e per il loro figlio. Pensano che non vedranno il matrimonio del figlio e i loro nipoti e si preoccupano molto.

L’approccio con i genitori che non comprendono o non sono disposti a vedere gli indizi dell’attrazione per lo stesso sesso è una questione molto difficile da affrontare, poiché è difficile sapere cosa fare. Dopo aver parlato dei mesi con quei genitori, si potrà considerare il modo per aiutare i genitori e il figlio.

Gli indizi dell’attrazione per lo stesso sesso non sono sempre espliciti. Vi sono molti problemi nel momento dell’interpretazione di questi indizi, ma spesso possono essere determinati osservando la relazione con i propri genitori, fratelli e compagni dello stesso sesso.

Risulta molto difficile, poiché il figlio raramente dirà la verità, invece qualche cosa farà capire ai suoi confidenti. Alcune volte gli adolescenti che sono traumatizzati lo tengono per se stessi. Quando finalmente parlano, non è importante l’età, è possibile aiutarli.

Come deve essere l’ambiente psicologico sano che i genitori devono costruire nel loro matrimonio e nella loro famiglia per prevenire e aiutare i figli nel far fronte all’attrazione per lo stesso sesso?

Padre Harvey: I genitori che lavorano insieme ai propri figli creano un ambiente psicologico sano. Una casa nella quale sia ai genitori che ai figli piace stare insieme beneficerà i figli, indipendentemente dall’essere eterosessuali o provare attrazione per lo stesso sesso.

Inoltre, i genitori devono avere ben chiaro che è necessario del tempo per stare insieme, per mantenere il loro matrimonio. I piccoli hanno bisogno di vedere che il padre e la madre si abbraccino spesso. In molti casi bambini con attrazione per lo stesso sesso vengono da un ambiente dove non hanno mai visto i loro genitori abbracciarsi.

Se proviene da un ambiente senza segni di affetto tra genitori o fratelli, è difficile che il bambino con attrazioni per lo stesso sesso possa disporre ordinatamente i propri affetti ed attrazioni.

Non si può parlare con i propri ragazzi solo di omosessualità, occorrono delle basi. Prima di tutto si deve parlare di teologia e del piano di Dio per la persona umana, quindi dell’eterosessualità e successivamente dell’omosessualità.

Il miglior modo per avvicinarsi per genitori che sono soli, è trovare qualcuno nella famiglia che dia al bambino un certo tipo di cameratismo e educazione e svolga il ruolo di modello. Una madre che è sola deve trovare uno zio o qualcuno in famiglia che si relazioni con il figlio. Lo stesso vale per il padre solo nella relazione con sua figlia. È una prerogativa e un privilegio per i genitori fare questo per i propri figli.

Guarire l’identità sessuale è un processo lungo. Non accade in una volta sola. Può iniziare a 3 o 4 anni – quando i bambini mostrano i primi indizi di attrazione per lo stesso sesso – e può continuare fino agli anni dell’adolescenza o della maggiore età. Deve prefissarsi una prospettiva più lunga.

Vi sono due fattori utili per gli adolescenti: terapia professionale con un buon terapeuta che sia fedele agli insegnamenti della Chiesa; e direzione spirituale e preghiera.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (numero 2358) dice che le persone con attrazione per lo stesso sesso non scelgono la loro condizione omosessuale. Dal suo punto di vista questo significa che non è un comportamento che si impara?

Padre Harvey: Uno dei modi per “imparare” l’attività omosessuale è quando una persona viene introdotta in tale forma di attività da parte di un’altra. Vi sono altri modi nei quali si può imparare l’attività omosessuale, come ad esempio attraverso cose che vede o legge. Invece, la condizione omosessuale in sé si sviluppa generalmente in forma involontaria.

Credo che nessuna persona scelga di sentirsi attratto dallo stesso sesso. La condizione omosessuale ha radici emotive ed è influenzata da atteggiamenti mentali dovuti a diverse vicende esterne.

Non è una scelta autentica perché la persona non ha normalmente il controllo sulle circostanze e i traumi che hanno influenzato lo sviluppo dell’attrazione per lo stesso sesso. Una scelta vera implica piena consapevolezza e avvertenza nella mente e libertà nella volontà.

La prova è data dal fatto che l’attrazione per lo stesso sesso è dovuta nella maggior parte dei casi all’ambiente. Non vi sono prove dell’omosessualità innata – non esiste. Vi sono centinaia di anni di prove che l’attrazione per lo stesso sesso è legata a fattori dell’ambiente e influenze psicologiche. Tutte le prove antecedenti al 1973 si riferiscono ai fattori dell’ambiente. Successivamente si diffuse l’idea che l’omosessualità fosse legata alla genetica. Sino ad oggi non vi sono prove che sia genetica.

Le persone che hanno attrazioni per lo stesso sesso sono solite concludere che queste costituiscano la loro identità. Ma l’identità è in continuo sviluppo, la maturazione delle persone nella propria identità richiede molto tempo.

La nostra vera identità è che siamo creature di Dio, uomini e donne con intelligenza e libera volontà.

Quando siamo battezzati, diveniamo fratelli e sorelle di Gesù Cristo.

(31 Gennaio 2004) © Innovative Media Inc.

sabato 16 novembre 2013

IDEA DELL'OMOSESSUALITA' (di p. John F. Harvey, OSFS)

Idea dell'omosessualità
"Letteralmente, omosessuale significa “tendente sessualmente verso individui di uguale genere”, mentre il termine omosessualità indica “un’adattamento in età adulta caratterizzato dal comportamento sessuale fra membri adulti dello stesso sesso”. Mi preme sottolineare l’aggettivo adulta, che è di estrema importanza. Gran parte della retorica attuale non ammette il fatto che l’adolescenza è spesso accompagnata da una fase di confusione o ansia transitoria circa l’identità sessuale. “Mettere sullo stesso piano i fenomeni di omosessualità negli adolescenti e negli adulti significa creare una confusione fra categorie disparate così inopportuna da rendere praticamente impossibile un discorso sensato” (Barnhouse, Ruth T. 1977. Homosexuality; A Symbolic Confusion. New York: Seabury. 21-2).

È arrivato allora il momento di fare chiarezza sul termine omosessuale. Anziché di “persona omosessuale”, è molto meglio parlare di persona con attrazione per lo stesso sesso. Non si tratta di una distinzione meramente accademica: con la prima definizione, infatti, finiremmo implicitamente per considerare l'omosessualità la caratteristica predominante nei soggetti in questione, mentre riferendoci a uomini e donne con attrazione verso lo stesso sesso potremmo ragionare in un'ottica più ampia. Una persona, in fondo, è più che un insieme di inclinazioni sessuali e i ragionamenti sull’attrazione verso lo stesso sesso (che d’ora in avanti chiameremo ASS) si fanno più confusi se pensiamo agli “omosessuali” come a un genere a parte di esseri umani. “La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale … Qualsiasi persona ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna(Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, 1986, n. 16).

Eviterò pertanto i termini gay e lesbica, che fanno dell’ ASS il tratto principale di una persona. Detti termini appartengono a un’ideologia o un movimento socio-politico. Personalmente, ho deciso di evitare anche l’uso del termine “persona omosessuale”: anche in questo modo, infatti, si affibbierebbe al soggetto un'etichetta solo in base ad una tendenza sub-razionale.

L’ASS si riconosce subito da TRE SEGNI: (1) una tendenza erotica persistente verso individui dello stesso sesso [una temporanea attrazione è possibile, ma l’ASS e il termine omosessuale si riferiscono di solito ad un’attrazione duratura]; (2) un’indifferenza verso le persone dell’altro sesso quanto ad attrazione fisica [talvolta l’indifferenza si estende alla sfera psicologica]; (3) un disgusto per le relazioni con soggetti di sesso opposto

La prima caratteristica è riscontrabile in tutte le persone con ASS, mentre la seconda e la terza non si riscontrano ovunque. Da molti studi (compreso quello di Kinsey), infatti, sappiamo che vi sono persone che, pur essendo “eterosessuali”, hanno un interesse non provvisorio per le relazioni omosessuali e viceversa, vi sono persone con ASS che hanno avuto relazioni non transitorie con soggetti dell’altro sesso. Tenendo presente tutto questo, ci accorgeremo che in molti soggetti l’ASS non si manifesta in modo “standard”. Vi sono poi alcuni che, per il loro comportamento, sono stati classificati come “bisessuali”, essendo attratti verso entrambi i sessi. Non esiste una definizione scientifica della bisessualità; si tratta semplicemente della descrizione di un comportamento. Molti di coloro che si sposano avendo tendenze miste di questo tipo incontrano profonde difficoltà morali e psicologiche.

Fra gli adolescenti e le persone che vivono per lunghi periodi solo con persone dello stesso sesso (ad esempio, in prigione o sulle navi in alto mare), l’attività omosessuale e una ASS transitoria sono comuni. Di solito, comunque, gli adolescenti raggiungono la maturità psicologica e le persone sole ritornano a vivere in compagnia con un soggetto dell’altro sesso: così, attratti verso il sesso opposto, non hanno più la tentazione di compiere atti omosessuali. Pertanto, nessun adolescente può essere definito con certezza “omosessuale” – occorre attendere per vedere come si comporterà una volta diventato maturo.

Allo stesso modo, una persona che ha commesso uno o più atti omosessuali non deve pensare di non avere alcun orientamento eterosessuale. In sé, l’atto omosessuale non prova nulla. Tuttavia, chi è attratto, anche temporaneamente, verso gli atti omosessuali necessita di una solida guida morale e spirituale, e talvolta di un trattamento psicologico, se non vuole ingannarsi e farsi del male."

p. John F. Harvey, OSFS Attrazione per lo stesso sesso: magistero cattolico pratica pastorale

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