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mercoledì 28 dicembre 2016

Padre Harvey evidenzia i punti di forza della nuova Istruzione

“Ottima perché non ha la pretesa di dare risposta ad ogni questione”, afferma il religioso, grande studioso, ed esperto nel campo dell’omosessualità. “La nuova Istruzione del Vaticano sui criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali è il chiarimento di cui la Chiesa aveva bisogno”.

Padre John Harvey, oblato di San Francesco di Sales, è Direttore di Courage International, un’organizzazione dedita al sostegno degli uomini e delle donne con tendenze omosessuali che desiderano vivere castamente secondo gli insegnamenti della Chiesa. Di seguito pubblichiamo le opinioni che il religioso ha voluto condividere con ZENIT su questo nuovo documento.

Qual è la sua impressione su questo nuovo documento del Vaticano relativo alle norme per l’accesso ai Seminari delle persone con tendenze omosessuali?

Mi sembra ottimo perché non ha la pretesa di dare risposta ad ogni questione; lo dice espressamente sin dall’inizio. Mi sembra che sia apprezzabile. L’intenzione è semplicemente quella di porre in chiaro alcune norme per i Vescovi, i Rettori e le persone che lavorano nei Seminari.
Mi sembra saggio lasciare alla responsabilità dei Vescovi e dei Rettori la necessità di approfondire questo argomento e prendere le opportune decisioni in merito ai singoli seminaristi. Credo che sia meglio così, piuttosto che dare risposte ad ogni singola questione.

Il documento è molto chiaro nel definire le due categorie incompatibili: coloro che praticano l’omosessualità o presentano tendenze omosessuali profondamente radicate, e coloro che sostengono la cosiddetta “cultura gay”, l’attivismo gay, il “gay è bello”. Le persone con questa impostazione non dovrebbero trovarsi in Seminario. Il documento precisa giustamente che occorre distinguere tra persone con tendenze omosessuali profondamente radicate e persone per le quali tali tendenze sono solo l’espressione di un problema transitorio. Questo è giusto poiché talune tendenze omosessuali potrebbero essere solo il sintomo di un’adolescenza ancora non compiuta.

C’è qualcosa del documento che l’ha sorpresa? O era come se l’aspettava?

Non ero sicuro di cosa sarebbe stato pubblicato. Non avevo un’idea precisa di cosa aspettarmi, speravo soltanto che non fosse una generica dichiarazione universale del tipo: “chiunque presenti attrazioni omosessuali è automaticamente escluso”. Fortunatamente non dice questo e consente di fare diversi distinguo. Mi ha sorpreso questa moderazione del documento che non si estende ad ogni situazione e che lascia molto alla discrezione dei teologi e degli psicologi. Ne sono rimasto molto colpito in maniera piacevole.

Qual è il significato di questa Istruzione del Vaticano e della politica di chiarimento della Chiesa sull’omosessualità e i Seminari?

Il significato è che si tratta di un documento per la Chiesa universale e non solo per la Chiesa negli Stati Uniti. Per anni, in seno alla Chiesa abbiamo avuto persone che promuovevano l’agenda gay; organizzazioni come Dignity, New Age Ministry, nonché sacerdoti gay e consacrate lesbiche. È ora che la Chiesa dica chiaramente che occorre fare attenzione ai seminaristi che presentano tendenze omosessuali. Ed essi, a loro volta, non dovranno nasconderle fino al punto di dire il falso. È anche importante che il documento sottolinei che una persona con tendenze omosessuali non è automaticamente esclusa dal Seminario.

Molti adolescenti affermano di avere attrazione per ragazzi dello stesso sesso. Questi potranno accedere ai Seminari se riusciranno a superare questo problema. C’è una netta differenza tra attrazioni omosessuali transitorie e tendenze omosessuali permanenti e deleterie. Siamo felici di aver ricevuto un documento che può trovare piena applicazione pastorale, ed io mi adopererò per questo.

Nell’ambito del discernimento vocazionale al sacerdozio o alla vita religiosa, ci sono dei modi per identificare e distinguere le attrazioni omosessuali, le tendenze omosessuali profondamente radicate e le carenze nella maturità affettiva?

Non è sempre facile identificare una tendenza omosessuale. La persona potrebbe nasconderla ed essere l’unica a saperlo. Ma gli psicologi e i teologi sono in grado di identificare le eventuali attrazioni omosessuali parlando con la persona in modo prolungato e approfondito.

I seminari devono avvalersi di buoni psichiatri cattolici per lavorare su questi aspetti, al fine di valutare bene se una persona presenti tendenze omosessuali transitorie o permanenti. Abbiamo bisogno di maggiori informazioni su come gestire gli adolescenti che affermano di essere omosessuali. Dobbiamo considerarli in modo serio ed insegnargli a vivere in modo casto. Questo è ciò che cerca di fare Courage International.

Una persona può essere casta e continuare ad essere attratta da persone dello stesso sesso. Non pochi sono riusciti in questo intento. Se un uomo è in grado di mantenersi in castità intorno all’età di 25 anni, vi è motivo di credere che sarà capace di continuare a vivere castamente.

Solo gli psichiatri saranno in grado di determinare se i seminaristi hanno tendenze omosessuali radicate; noi dovremo limitarci a dare loro ascolto su questo aspetto. Ogni seminarista con tendenze omosessuali deve rivolgersi ad uno psicologo cattolico, dandogli il permesso di poter riferire sul suo caso al Seminario. Questo è un comportamento responsabile.

Maturità affettiva significa aver acquisito, nell’età adulta, la capacità di gestire le proprie emozioni; di non lasciarsi andare. È un cattivo segno se una persona adulta, omosessuale o eterosessuale, non è in grado di dominarsi. È ben noto agli psicologi che una delle maggiori difficoltà con le tendenze omosessuali è che queste possono derivare da traumi subiti nel passato e dal rapporto con genitori e coetanei. Il trauma provoca problemi emotivi nella persona. Le tendenze omosessuali emergono presto nei bambini nella forma di una dissociazione dal genitore dello stesso sesso e di una incapacità di relazionarsi con i coetanei. Questo incide sul loro rapporto con le donne e con gli uomini per tutto il resto della loro vita.

Il documento lascia ai Superiori Generali la discrezionalità nel determinare se un candidato ha superato le tendenze incompatibili. Lei ritiene che questo discernimento sia affidato in buone mani?

Penso proprio di sì. Ciò che un buon Rettore fa, nel trattare con una persona che ha qualsiasi tipo di problema, è di ricorrere ad un professionista esterno equilibrato che possa dare il proprio apporto.

Nel caso di un seminarista con tendenze omosessuali, il Rettore dovrà permettere una valutazione da parte di uno psichiatra. Le questioni private potranno rimanere segrete, ma lo psichiatra dovrà poter riferire se si tratta di una persona idonea o non idonea a diventare sacerdote. Non si tratta di svelare i dettagli privati, ma solo di dare una valutazione. Sono sicuro che, con l’aiuto di buoni psicologi cattolici, essi saranno in buone mani.

C’è una parte del documento che secondo lei potrà essere soggetta a maggiori fraintendimenti, specialmente negli Stati Uniti?

Credo che più che fraintendimenti potranno sorgere difficoltà nella distinzione fra tendenze omosessuali profondamente radicate e tendenze transitorie. Credo che per approfondire bene questo punto avremo bisogno di un aiuto da parte degli psicologi. Inoltre, il documento non chiarisce il significato dell’espressione “disturbi sessuali”. A mio avviso l’espressione comprende masturbazione e pornografia, entrambi motivo sufficiente per chiedere ad un uomo eterosessuale di non entrare in Seminario. Tutti sono vincolati alla castità e i problemi di dipendenza non appartengono al Seminario.

Quali sono i frutti che si aspetta da questa Istruzione?

Credo che essa sarà origine di molti approfondimenti e studi relativi al lavoro nei seminari. Molte cose buone scaturiranno da questo documento. Esso non è stato pensato per essere perfetto ed esauriente. Si tratta di una dichiarazione di chiarimento indirizzata alla Chiesa.


venerdì 12 settembre 2014

CAUSE DELL'ATTRAZIONE PER LO STESSO SESSO NEL BAMBINO (di John Harvey, OSFS)

New York, sabato, 31 gennaio 2004 (ZENIT.org). – Padre John Harvey, Oblato di San Francesco di Sales, è il fondatore di Courage, un apostolato cattolico per adulti che provano attrazione per lo stesso sesso, e curatore di “Same-Sex Attraction: A Parent’s Guide” (Ignatius) – (Attrazione per lo stesso sesso: una guida per i genitori).

Ha condiviso con Zenit il modo con il quale i genitori possono educare i figli ad una sana sessualità umana.

Lei ha parlato riguardo alle situazioni familiari che possono contribuire all’attrazione per lo stesso sesso. C’è qualche differenza tra i bambini che vivono queste situazioni e i giovani che scelgono di sperimentare l’omosessualità a causa dell’influenza sociale?

Padre Harvey: C’è una differenza significativa tra il bambino con attrazione per lo stesso sesso dovuta ad un ambiente familiare e chi lo fa per sperimentare.
La differenza è che i giovani che scelgono di sperimentare sono pochi messi a confronto, anche quando possa sembrare che sia diventato un qualche cosa di “fantastico” nelle scuole superiori e nell’università.

Parlando in generale, c’è un’alta probabilità che coloro che lo fanno per sperimentare abbiano attrazione per lo stesso sesso e lo esplicitino nel periodo dell’università.
È insolito che qualcuno che pensa di essere eterosessuale e proviene da una famiglia sana arrivi allo sperimentare. Un trauma, come un/una adolescente che ha subito violenza, può indurre a provare attrazione per lo stesso sesso invece che per quello opposto.

In alcuni casi c’è un periodo dell’adolescenza nel quale coloro che non sentono attrazione per il sesso opposto tentano relazioni con l’altro sesso e non funziona. Scoprono inoltre che avere relazioni sessuali con qualcuno del sesso opposto non attenua l’attrazione per lo stesso sesso.

Alcune delle influenze sociali che inducono i giovani ad un comportamento omosessuale risalgono alla scuola superiore. Molti si sentono soli perché provano attrazioni per lo stesso sesso e non si sentono integrati nel gruppo. All’università, si ritrovano in un gruppo di gente con attrazione per lo stesso sesso, che si considerano gli uni gli altri come compagni. Giunti a questo punto, la sperimentazione può avvenire tra persone che erano già predisposte.

Più la studiamo, più ci rendiamo conto che l’influenza dell’ambiente si presenta molto presto, alle medie, e anche prima.

Ma è importante ricordare che gli adolescenti che pensano di provare attrazioni per lo stesso sesso, non sono vincolati per il resto della loro vita. Dicono che sono “gay”, ma è possibile che non lo siano.

Quando gli adolescenti dicono che si sentono a disagio tra i loro compagni dello stesso sesso e si sentono attratti da essi, sono soliti aver avuto difficoltà di relazione e identificazione emozionale e psicologica con il proprio progenitore dello stesso sesso – solo che la scoperta di questo rapporto teso arriva tardi.

È da notare che l’attrazione per lo stesso sesso può anche essersi generata a causa della relazione del bambino con il progenitore del sesso opposto.

Negli anni che ho passato assistendo donne che provavano attrazioni per lo stesso sesso, ho conosciuto un gran numero di loro che credevano che tale attrazione fosse dovuta principalmente alla relazione con il padre. Entrambi i genitori hanno un’influenza rilevante nella percezione dell’identità di se stessi. Possono esserci anche altre esperienze traumatiche fuori dalla famiglia che contribuiscono allo sviluppo dell’attrazione per lo stesso sesso.

Anche se la maggior parte dei casi di attrazione per lo stesso sesso iniziano nell’infanzia, il periodo dell’adolescenza è critico: l’adolescente o si inclina ad agire come un omosessuale, o riceve aiuto ed impara a vivere una vita casta.

L’adolescente può anche lavorare in modo graduale per superare o almeno minimizzare la sua attrazione omosessuale con l’aiuto di un buon terapeuta e di un direttore spirituale.

Cosa si può fare per i figli che hanno una vita familiare stabile, ma iniziano a sperimentare l’omosessualità a causa dell’influenza sociale?

Padre Harvey: Se i genitori sanno che il proprio figlio ha sperimentato atti omosessuali, esso deve essere indirizzato a ricercare la terapia di medici di fiducia.
Se vi è una vita familiare pienamente stabile, dove il bambino ha una buona relazione con entrambi i genitori, allora i genitori devono semplicemente proseguire con lo sviluppo di un ambiente familiare sano stando attenti alle influenze esterne sulla famiglia, soprattutto sul bambino.

Queste “influenze esterne” possono emergere nell’adolescenza e nei primi anni di università, quando i giovani si trovano nell’ambiente universitario dove è considerato un qualche cosa di “fantastico” l’essere omosessuale o bisessuale. Se l’individuo possiede già un certo grado di attrazione per lo stesso sesso, è probabile che cada in atti omosessuali e, in questo modo, sia sedotto da un modo di vivere omosessuale.

Un ambiente familiare sano presuppone che i bambini imparino a relazionarsi bene con entrambi i genitori. Se ciò non si verifica, vi sono dei problemi.

L’influenza sociale e difficoltà possono trovare spazio se un adolescente esce con amici che non sono d’accordo con i suoi genitori e non hanno valori cristiani. I genitori hanno bisogno di parlare con i propri figli, dargli un’attenta spiegazione sul fine e il significato della sessualità umana e la bellezza del matrimonio come unione di un uomo e di una donna. Poche volte si fa. Possono essere di aiuto gli scritti di Christopher West sulla “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II.

I genitori hanno paura di dire ai propri figli cosa fare e questi, a 18 anni, hanno la libertà di fare ciò che vogliono. I professori più perniciosi per i giovani sono i mezzi di comunicazione.

Che aiuto si può dare ai genitori che credono che i propri figli mostrino segni di attrazione per lo stesso sesso?

Padre Harvey: I genitori sono soliti temere che i propri figli possano avere attrazione per lo stesso sesso, ma non vogliono cercare aiuto professionale per accertare le tendenze del figlio.

Il problema è che non viene data ai genitori una conoscenza reale sugli indizi di una inclinazione omosessuale.

Quando qualcuno di esterno – un dottore, uno psichiatra, un sacerdote, un amico – riferisce ai genitori che loro figlio potrebbe sentirsi attratto dallo lo stesso sesso, i genitori vivono un periodo molto difficile. Non vogliono crederci.

Molti genitori non ascolteranno, ma c’è bisogno che qualche adulto gli faccia capire che loro figlio sta gridando aiuto – è necessario che ricevano aiuto per il figlio e che si informino su che cos’è l’attrazione per lo stesso sesso. Ci sono libri che saranno utili, ad esempio, il libro di Don Schmierer, “An Ounce of Prevention”, (Un’oncia di prevenzione).

I genitori a volte sono irraggiungibili, vi è molta negazione. I genitori non vogliono credere che i loro figli siano attratti dallo stesso sesso o che condurranno uno stile di vita omosessuale se non ricevono aiuto.

I genitori che sono andati oltre la propaganda, secondo la quale uno stile di vita omosessuale sarebbe normale ed accettabile, pensano come sarà difficile per loro e per il loro figlio. Pensano che non vedranno il matrimonio del figlio e i loro nipoti e si preoccupano molto.

L’approccio con i genitori che non comprendono o non sono disposti a vedere gli indizi dell’attrazione per lo stesso sesso è una questione molto difficile da affrontare, poiché è difficile sapere cosa fare. Dopo aver parlato dei mesi con quei genitori, si potrà considerare il modo per aiutare i genitori e il figlio.

Gli indizi dell’attrazione per lo stesso sesso non sono sempre espliciti. Vi sono molti problemi nel momento dell’interpretazione di questi indizi, ma spesso possono essere determinati osservando la relazione con i propri genitori, fratelli e compagni dello stesso sesso.

Risulta molto difficile, poiché il figlio raramente dirà la verità, invece qualche cosa farà capire ai suoi confidenti. Alcune volte gli adolescenti che sono traumatizzati lo tengono per se stessi. Quando finalmente parlano, non è importante l’età, è possibile aiutarli.

Come deve essere l’ambiente psicologico sano che i genitori devono costruire nel loro matrimonio e nella loro famiglia per prevenire e aiutare i figli nel far fronte all’attrazione per lo stesso sesso?

Padre Harvey: I genitori che lavorano insieme ai propri figli creano un ambiente psicologico sano. Una casa nella quale sia ai genitori che ai figli piace stare insieme beneficerà i figli, indipendentemente dall’essere eterosessuali o provare attrazione per lo stesso sesso.

Inoltre, i genitori devono avere ben chiaro che è necessario del tempo per stare insieme, per mantenere il loro matrimonio. I piccoli hanno bisogno di vedere che il padre e la madre si abbraccino spesso. In molti casi bambini con attrazione per lo stesso sesso vengono da un ambiente dove non hanno mai visto i loro genitori abbracciarsi.

Se proviene da un ambiente senza segni di affetto tra genitori o fratelli, è difficile che il bambino con attrazioni per lo stesso sesso possa disporre ordinatamente i propri affetti ed attrazioni.

Non si può parlare con i propri ragazzi solo di omosessualità, occorrono delle basi. Prima di tutto si deve parlare di teologia e del piano di Dio per la persona umana, quindi dell’eterosessualità e successivamente dell’omosessualità.

Il miglior modo per avvicinarsi per genitori che sono soli, è trovare qualcuno nella famiglia che dia al bambino un certo tipo di cameratismo e educazione e svolga il ruolo di modello. Una madre che è sola deve trovare uno zio o qualcuno in famiglia che si relazioni con il figlio. Lo stesso vale per il padre solo nella relazione con sua figlia. È una prerogativa e un privilegio per i genitori fare questo per i propri figli.

Guarire l’identità sessuale è un processo lungo. Non accade in una volta sola. Può iniziare a 3 o 4 anni – quando i bambini mostrano i primi indizi di attrazione per lo stesso sesso – e può continuare fino agli anni dell’adolescenza o della maggiore età. Deve prefissarsi una prospettiva più lunga.

Vi sono due fattori utili per gli adolescenti: terapia professionale con un buon terapeuta che sia fedele agli insegnamenti della Chiesa; e direzione spirituale e preghiera.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (numero 2358) dice che le persone con attrazione per lo stesso sesso non scelgono la loro condizione omosessuale. Dal suo punto di vista questo significa che non è un comportamento che si impara?

Padre Harvey: Uno dei modi per “imparare” l’attività omosessuale è quando una persona viene introdotta in tale forma di attività da parte di un’altra. Vi sono altri modi nei quali si può imparare l’attività omosessuale, come ad esempio attraverso cose che vede o legge. Invece, la condizione omosessuale in sé si sviluppa generalmente in forma involontaria.

Credo che nessuna persona scelga di sentirsi attratto dallo stesso sesso. La condizione omosessuale ha radici emotive ed è influenzata da atteggiamenti mentali dovuti a diverse vicende esterne.

Non è una scelta autentica perché la persona non ha normalmente il controllo sulle circostanze e i traumi che hanno influenzato lo sviluppo dell’attrazione per lo stesso sesso. Una scelta vera implica piena consapevolezza e avvertenza nella mente e libertà nella volontà.

La prova è data dal fatto che l’attrazione per lo stesso sesso è dovuta nella maggior parte dei casi all’ambiente. Non vi sono prove dell’omosessualità innata – non esiste. Vi sono centinaia di anni di prove che l’attrazione per lo stesso sesso è legata a fattori dell’ambiente e influenze psicologiche. Tutte le prove antecedenti al 1973 si riferiscono ai fattori dell’ambiente. Successivamente si diffuse l’idea che l’omosessualità fosse legata alla genetica. Sino ad oggi non vi sono prove che sia genetica.

Le persone che hanno attrazioni per lo stesso sesso sono solite concludere che queste costituiscano la loro identità. Ma l’identità è in continuo sviluppo, la maturazione delle persone nella propria identità richiede molto tempo.

La nostra vera identità è che siamo creature di Dio, uomini e donne con intelligenza e libera volontà.

Quando siamo battezzati, diveniamo fratelli e sorelle di Gesù Cristo.

(31 Gennaio 2004) © Innovative Media Inc.

sabato 16 novembre 2013

IDEA DELL'OMOSESSUALITA' (di p. John F. Harvey, OSFS)

Idea dell'omosessualità
"Letteralmente, omosessuale significa “tendente sessualmente verso individui di uguale genere”, mentre il termine omosessualità indica “un’adattamento in età adulta caratterizzato dal comportamento sessuale fra membri adulti dello stesso sesso”. Mi preme sottolineare l’aggettivo adulta, che è di estrema importanza. Gran parte della retorica attuale non ammette il fatto che l’adolescenza è spesso accompagnata da una fase di confusione o ansia transitoria circa l’identità sessuale. “Mettere sullo stesso piano i fenomeni di omosessualità negli adolescenti e negli adulti significa creare una confusione fra categorie disparate così inopportuna da rendere praticamente impossibile un discorso sensato” (Barnhouse, Ruth T. 1977. Homosexuality; A Symbolic Confusion. New York: Seabury. 21-2).

È arrivato allora il momento di fare chiarezza sul termine omosessuale. Anziché di “persona omosessuale”, è molto meglio parlare di persona con attrazione per lo stesso sesso. Non si tratta di una distinzione meramente accademica: con la prima definizione, infatti, finiremmo implicitamente per considerare l'omosessualità la caratteristica predominante nei soggetti in questione, mentre riferendoci a uomini e donne con attrazione verso lo stesso sesso potremmo ragionare in un'ottica più ampia. Una persona, in fondo, è più che un insieme di inclinazioni sessuali e i ragionamenti sull’attrazione verso lo stesso sesso (che d’ora in avanti chiameremo ASS) si fanno più confusi se pensiamo agli “omosessuali” come a un genere a parte di esseri umani. “La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale … Qualsiasi persona ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna(Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, 1986, n. 16).

Eviterò pertanto i termini gay e lesbica, che fanno dell’ ASS il tratto principale di una persona. Detti termini appartengono a un’ideologia o un movimento socio-politico. Personalmente, ho deciso di evitare anche l’uso del termine “persona omosessuale”: anche in questo modo, infatti, si affibbierebbe al soggetto un'etichetta solo in base ad una tendenza sub-razionale.

L’ASS si riconosce subito da TRE SEGNI: (1) una tendenza erotica persistente verso individui dello stesso sesso [una temporanea attrazione è possibile, ma l’ASS e il termine omosessuale si riferiscono di solito ad un’attrazione duratura]; (2) un’indifferenza verso le persone dell’altro sesso quanto ad attrazione fisica [talvolta l’indifferenza si estende alla sfera psicologica]; (3) un disgusto per le relazioni con soggetti di sesso opposto

La prima caratteristica è riscontrabile in tutte le persone con ASS, mentre la seconda e la terza non si riscontrano ovunque. Da molti studi (compreso quello di Kinsey), infatti, sappiamo che vi sono persone che, pur essendo “eterosessuali”, hanno un interesse non provvisorio per le relazioni omosessuali e viceversa, vi sono persone con ASS che hanno avuto relazioni non transitorie con soggetti dell’altro sesso. Tenendo presente tutto questo, ci accorgeremo che in molti soggetti l’ASS non si manifesta in modo “standard”. Vi sono poi alcuni che, per il loro comportamento, sono stati classificati come “bisessuali”, essendo attratti verso entrambi i sessi. Non esiste una definizione scientifica della bisessualità; si tratta semplicemente della descrizione di un comportamento. Molti di coloro che si sposano avendo tendenze miste di questo tipo incontrano profonde difficoltà morali e psicologiche.

Fra gli adolescenti e le persone che vivono per lunghi periodi solo con persone dello stesso sesso (ad esempio, in prigione o sulle navi in alto mare), l’attività omosessuale e una ASS transitoria sono comuni. Di solito, comunque, gli adolescenti raggiungono la maturità psicologica e le persone sole ritornano a vivere in compagnia con un soggetto dell’altro sesso: così, attratti verso il sesso opposto, non hanno più la tentazione di compiere atti omosessuali. Pertanto, nessun adolescente può essere definito con certezza “omosessuale” – occorre attendere per vedere come si comporterà una volta diventato maturo.

Allo stesso modo, una persona che ha commesso uno o più atti omosessuali non deve pensare di non avere alcun orientamento eterosessuale. In sé, l’atto omosessuale non prova nulla. Tuttavia, chi è attratto, anche temporaneamente, verso gli atti omosessuali necessita di una solida guida morale e spirituale, e talvolta di un trattamento psicologico, se non vuole ingannarsi e farsi del male."

p. John F. Harvey, OSFS Attrazione per lo stesso sesso: magistero cattolico pratica pastorale

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domenica 13 ottobre 2013

IDEA DELL'AMICIZIA (di p. John F. Harvey, OSFS)

Davide e Gionata: modello di amicizia cristiana
"Come Sant'Agostino scoprì per mezzo di un’amara esperienza, Dio deve essere presente nelle amicizie umane, o queste non conterranno alcuna vera felicità. Questo principio generale conduce a diverse conclusioni pratiche, sempre valide:

(1) una vera amicizia non esiste, a meno che Dio sia il legame di unione tra gli amici; 


(2) l'amore per un amico che non riesce a comprendere i suoi limiti umani rende schiava l'anima e la espone ad una sofferenza sconvolgente; 


(3) la soluzione della questione dell’amicizia umana risiede nell'integrazione dell'amore dell'uomo con l'amore di Dio. Lungi dal contrapporre amicizia umana e divina, ci si rende conto che tutto ciò che è bello nella propria amicizia è un dono divino. Pertanto, si dovrebbe esortare l'amico ad amare Dio ".

p. John F. Harvey, OSFS Teologia Morale delle Confessioni di S. Agostino, Catholic University of America Press, 1951


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IDEA DELLA CASTITA' (di p. John F. Harvey, OSFS)

bisogno di toccare ed essere toccati

In genere le persone - non solo quelle con ASS - hanno un'idea decisamente negativa della castità. Ai più, sembra una virtù severa che condanna, tra le altre cose, ogni tipo di contatto fisico. La vera castità invece consiste nel modo corretto di esprimere il nostro affetto. Vivere in castità vuol dire “sapere armonizzare affetti e piaceri sessuali nella persona, svolgendo una sapiente ed amorevole opera di dominio dei desideri e degli impulsi sessuali, col bisogno di toccare ed essere toccati” (May, William E. 1976. The Nature and Meaning of Chastity. Chicago: Franciscan Herald Press Synthesis Series. 36).

Essendo creature fatte in un certo modo, abbiamo spesso bisogno di esprimere le emozioni con parole o gesti. Di qui l'importanza del contatto fisico. Alcuni tipi di contatto sono, per natura, riservati alle persone sposate, altri invece sono accettabili e appropriati per esprimere forme di affetto e amicizia, il che vale sia per i soggetti con tendenze omosessuali che per gli eterosessuali.

Si menziona sempre il matrimonio e i suoi contatti fisici. Per molti, si tratta della forma di amicizia umana più intima. Ma esistono amicizie estremamente ricche e profonde fra soggetti non sposati, nonché fra sposati e amici che non siano loro coniugi. Sono forme di amicizia solide, sane, caste e decisamente auspicabili. Amicizie di questo tipo rappresentano la forma di sostegno migliore per le persone in via di maturazione, in quanto trasmettono affetto e un senso di autostima. Sono possibili per ogni individuo, a prescindere da quale sia l'attrazione sessuale predominante. L’esigenza di buone amicizie è soprattutto vera per i soggetti con ASS: spesso, infatti, molte delle loro sofferenze e difficoltà derivano dalla mancanza di amici stabili.

p. John F. Harvey, OSFS Attrazione per lo stesso sesso: magistero cattolico pratica pastorale


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venerdì 8 marzo 2013

La verità sull'omosessualità: il grido del fedele (di p. John Harvey, OSFS)


La verità sull'omosessualità: il grido del fedele

Premessa
Alcuni anni or sono mi chiesi se dovessi scrivere un altro libro sugli aspetti morali e pastorali dell’omosessualità e del comportamento omosessuale. La mia esperienza come guest editor del Journal of Pastoral Counseling del 1993, pubblicato dal Graduate Department of Pastoral and Family Counseling dello Iona College, New Rochelle, New York, mi ha convinto del fatto che avrei dovuto farlo.


L’argomento trattato nel Journal del 1993 era: “Omosessualità: sfide per il cambiamento ed il riorientamento”. Si tratta di una raccolta di saggi che presentano nuovi punti di vista circa la condizione ed il comportamento omosessuale. Mi sono convinto, ancor più che in passato, che gli argomenti trattati dovessero essere portati alla conoscenza di un pubblico più vasto rispetto agli eruditi lettori del Journal.

In questo libro, pertanto, troverete due tipi distinti di saggi. Il primo riguarda la storia ed i progressi del movimento Courage negli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna con un’aggiunta di argomenti morali in favore dell’insegnamento magisteriale della Chiesa Cattolica. Il secondo tipo riguarda l’aprirsi di nuove prospettive di speranza per l’accompagnamento pastorale di persone con un apparente orientamento omosessuale (vi prego di notare che mi rifiuto di etichettare una persona come “omosessuale”; anche se ha quell’orientamento, c’è qualcosa di più fondamentale nella persona. La Chiesa “rifiuta di considerare la persona puramente come un ‘eterosessuale’ o un ‘omosessuale’ e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna” ).

I primi due capitoli sono considerazioni preliminari alla questione. Il primo capitolo, intitolato “Il grido del fedele alla ricerca della verità”, riassume l’esperienza collettiva dei conduttori di Courage in America ed altrove, cioè che i cattolici hanno bisogno di essere istruiti circa l’omosessualità ed i relativi comportamenti. Le persone che sperimentano un’inclinazione omosessuale, vivendo in una cultura che ritiene che le persone “nascano” gay e dovrebbero semplicemente accettare uno stile di vita attivamente omosessuale, restano confuse. Dovrebbero consentire a queste inclinazioni per essere “felici”, come sostengono molti terapisti?
C’è speranza di venir fuori da questa condizione per mezzo di terapia, gruppi di supporto e preghiera?

Il secondo capitolo, “La storia di Courage”, descrive l’espansione del movimento Courage fino ad includere genitori, parenti ed amici dei membri di Courage. Quest’ultimo gruppo si chiama “EnCourage”. Genitori i cui figli/e rifiutano di accettare gl’insegnamenti cattolici sul comportamento omosessuale trovano supporto e consolazione agli incontri di EnCourage. Amano partecipare agli incontri annuali di Courage dove possono parlare con i membri.

Nel terzo capito padre Jeffrey Keefe esamina attentamente i problemi relativi alle origini della condizione omosessuale; nel quarto capitolo esamino se sia possibile per una persona cambiare il proprio orientamento sessuale. Grazie alle ricerche di padre Keefe, si può dire con sicurezza che non abbiamo prova che la condizione dell’omosessualità sia il risultato principalmente dei geni o di ormoni prenatali; anzi, la prova che offre, insieme a Maria Valdes e al dottor Richard Fitzgibbons, indica la preminenza dei fattori psicologici nello sviluppo dell’orientamento omosessuale. Dopo molti anni di ricerca e counseling condivido la loro visione.

Il quarto capitolo tratta di come i conduttori di Courage incoraggino le persone con orientamento omosessuale a venirne fuori, pur ammettendo che alcuni non sono in grado o non vogliono intraprendere i considerevoli sforzi richiesti dal processo di cambiamento. La difficoltà è particolarmente evidente per le persone oltre i quarant’anni che abbiano sofferto di dipendenza sessuale e che desiderano solo condurre una vita casta. Il quinto capitolo tratta di come si possa condurre una vita cristiana di castità in queste circostanze.

Nel magistero cattolico la riflessione centrale è quella sulla morale oggettiva dell’attività omosessuale, già esposta nel mio libro The Homosexual Person. Qui, nel capitolo sei, approfondisco ulteriormente l’argomento sulla base della tradizione divina e della sacra scrittura con particolare attenzione alla connessione essenziale tra il magistero della Chiesa sulla natura della sessualità umana e del matrimonio con il magistero sul comportamento omosessuale. Il magistero sul matrimonio si trova in molte fonti, inclusa La costituzione pastorale Gaudium et spes Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nn. 47-52 e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, passim. Nel contempo non ho trascurato la questione della libertà soggettiva di una persona con tendenze omosessuali.

Dato che il mio obiettivo principale in questo libro è di fornire un accompagnamento pastorale a persone con un orientamento omosessuale, nel capitolo sette, “Prospettive pastorali”, affronto una molteplicità di problemi connessi. Uno di questi problemi che richiede un’attenta analisi è la questione dei così detti diritti gay, che esamino con una certa attenzione con l’aiuto di studiosi di diritto e filosofi cattolici. Il capitolo otto, quindi, costituisce una risposta al movimento dei diritti gay, che continua a promuovere lo stile di vita omosessuale come alternativa al matrimonio.

Interessandomi agli studi sulle unioni dello stesso sesso, ho letto Same sex unions in pre-modern Europe (New York: Villard Books, 1994) del defunto John Boswell ed ho ritenuto necessario ribattere alle sue tesi. Lo faccio nel capitolo nove, dove affronto anche altri problemi. Per molti anni ho constatato la mancanza di studi seri sulle donne con inclinazioni omosessuali. Nel capitolo dieci, pertanto, dopo alcune riflessioni generali, presento un gruppo di donne cattoliche, per la maggior parte membri di Courage, tutte intente a cercare di vivere una vita casta. Le loro testimonianze parlano da sole. È incoraggiante osservare come queste donne abbiano acquisito consapevolezza di sé scrivendo le proprie storie. Altre donne, leggendo questo capitolo, potrebbero essere invogliate a cercare un accompagnamento spirituale ed un efficace terapia per cambiare le loro vite, per quanto possibile.

Nell’Appendice I, il dottor Richard Fitzgibbons, insieme al quale ho partecipato a molti gruppi di lavoro, esplora l’interrelazione di emozioni in persone con tendenze omosessuali e l’importanza della spiritualità nella guarigione della persona; le sue intuizioni come risultato di molti anni di esperienza clinica; la sua analisi della rabbia nei clienti è affascinante.

Nell’Appendice II, la dottoressa Maria Valdes, spiega il suo metodo terapeutico ed il suo uso creativo del biofeedback per aiutare i suoi clienti ad uscire dalla condizione dell’omosessualità. Nel corso di venticinque anni di esperienza ha avuto un successo straordinario in questa impresa, ma voglio che sia lei a raccontare la sua storia.

Sono cosciente del fatto che quanto scritto dai miei stimati colleghi e dal sottoscritto costituisca un contributo ad un discorso aperto con altri specialisti, direttori spirituali ed i membri di Courage. Cerchiamo di comprendere meglio i molteplici fattori in gioco, non solo nella genesi della condizione omosessuale, ma anche nell’aiutare le persone ad andare verso l’eterosessualità.


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