lunedì 9 novembre 2015

DEL VIZIO CONTRO NATURA (S. Tommaso d'Aquino)

San Tommaso d'Aquino
(Dottore della Chiesa)
S. Tommaso d'Aquino
Somma teologica II-II q. 154 a.11

Articolo 11: Se il vizio contro natura sia una specie della lussuria
Rispondo: Come già si è notato [aa. 6, 9], esiste una specie distinta di lussuria là dove si riscontra un disordine speciale che rende indecente l'atto venereo.
E ciò può avvenire in due modi.
Primo, perché [tale disordine] ripugna alla retta ragione: il che si riscontra in tutti i peccati di lussuria.
Secondo, perché oltre a ciò ripugna anche allo stesso ordine naturale e fisiologico dell'atto sessuale proprio della specie umana: e questo viene detto peccato o vizio contro natura.

Il quale può essere compiuto in più modi.
Primo, procurando senza alcun rapporto sessuale la polluzione in vista del piacere venereo: e questo è il peccato di immondezza, che alcuni chiamano mollezza [o masturbazione].
Secondo, praticando l'unione sessuale con esseri di altra specie: e si ha allora la bestialità.
Terzo, accoppiandosi con il sesso indebito, cioè maschi con maschi e femmine con femmine, come riferisce S. Paolo [Rm 1, 26 s.]: e questo è il vizio della sodomia.
Quarto, non osservando il modo naturale dell'accoppiamento: o perché non si usano i debiti organi, o perché si compie l'atto in altri modi mostruosi e bestiali.

Articolo 12: Se il vizio contro natura sia il più grave dei peccati di lussuria
S. Agostino [De bono coniug. 8] afferma che "fra tutti questi peccati", cioè quelli di lussuria, "il peggiore è quello contro natura".
Rispondo: In ogni genere di cose la degenerazione più grave è la corruzione dei princìpi, da cui tutto il resto dipende.
Ora, i princìpi della ragione umana sono dati da ciò che è secondo la natura: infatti la ragione, presupposto ciò che è determinato dalla natura, dispone il resto in conformità ad essa.
E ciò è evidente sia in campo speculativo che in campo pratico.
Come quindi in campo speculativo l'errore circa i princìpi noti per natura è quello più grave e vergognoso, così in campo pratico l'agire contro ciò che è secondo la natura è il peccato più grave e più turpe.
Poiché dunque nel vizio contro natura si trasgredisce ciò che è determinato secondo la natura nell'uso della sessualità, ne segue che questo è il peccato più grave in tale materia.
Dopo del quale viene l'incesto, che è contro la riverenza naturale dovuta ai propri congiunti, come si è detto [a. 9].

martedì 20 ottobre 2015

DAL SINODO DEI VESCOVI (2015) UN POTENTE APPELLO ALLA CONVERSIONE

Intervento della Dott.ssa Anca-Maria CERNEA, Medico presso il Centro di Diagnosi e Trattamenti Victor-Babes e Presidente dell'Associazione dei Medici cattolici di Bucarest (Romania)
Dott.ssa Anca-Maria CERNEA


Santità, Padri sinodali, fratelli e sorelle,

io rappresento l’Associazione dei Medici Cattolici di Bucarest.

Appartengo alla Chiesa greco-cattolica rumena.

Mio padre era un leader politico cristiano che è stato imprigionato dai comunisti per 17 anni. I miei genitori erano fidanzati, stavano per sposarsi, ma il loro matrimonio ha avuto luogo 17 anni dopo.

Mia madre ha aspettato tutti quegli anni mio padre, anche se non sapeva neppure se fosse ancora vivo. Sono stati eroicamente fedeli a Dio e al loro impegno.

Il loro esempio dimostra che con la Grazia di Dio si possono superare terribili difficoltà sociali e la povertà materiale.

Noi, come medici cattolici, in difesa della vita e della famiglia, possiamo vedere che, prima di tutto, si tratta proprio di una battaglia spirituale.

La povertà materiale e il consumismo non sono le cause principali della crisi della famiglia.

La causa principale della rivoluzione sessuale e culturale è ideologica.

Nostra Signora di Fatima ha detto che la Russia avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo.

Questo è avvenuto prima con la violenza: il marxismo classico ha ucciso decine di milioni di persone.

Adesso avviene soprattutto dal marxismo culturale. C’è continuità dalla rivoluzione sessuale di Lenin, attraverso Gramsci e la Scuola di Francoforte, alla odierna difesa ideologica dei “diritti” dei gay.

Il marxismo classico pretendeva di ridisegnare la società per mezzo della violenta appropriazione dei beni.

Adesso la rivoluzione va ancora più in profondità: pretende di ridefinire la famiglia, l’identità sessuale e la natura umana.

Questa ideologia si autodefinisce progressista. Ma non è niente altro che l’offerta dell’antico serpente all’uomo di prendere il controllo, di rimpiazzare Dio, di organizzare la salvezza qui, in questo mondo.

È un errore di natura religiosa: è lo gnosticismo.

È compito dei pastori riconoscerlo, e mettere in guardia il gregge contro questo pericolo.

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).

La missione della Chiesa è quella di salvare le anime. Il male, in questo mondo, proviene dal peccato, non dalla disparità di reddito, né dal “cambiamento climatico”.

La soluzione è l’Evangelizzazione, la conversione.

Non può essere un sempre crescente controllo del governo. Non può essere neppure un governo mondiale. Sono proprio questi, oggi, i principali attori che impongono il marxismo culturale nelle nostre nazioni, attraverso il controllo della popolazione, la “salute riproduttiva”, i “diritti” degli omosessuali, l’educazione gender, etc.

Ciò che il mondo ha bisogno, oggi più che mai, non è la limitazione della libertà, ma la vera libertà: la liberazione dal peccato. La Salvezza.

La nostra Chiesa fu soppressa dall’occupazione sovietica. Ma nessuno dei nostri dodici vescovi ha tradito la comunione con il Santo Padre. La nostra Chiesa è sopravvissuta grazie alla determinazione e all’esempio dei nostri vescovi, i quali hanno resistito al carcere e al terrore.

I nostri vescovi chiesero alla comunità di non seguire il mondo, di non collaborare con in comunisti.

Adesso abbiamo bisogno che Roma dica al mondo: «Pentitevi dei vostri peccati e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino» (Mt 3, 2).

Non solo noi, laici cattolici, ma anche molti cristiani ortodossi, preghiamo con ansia per questo sinodo. poiché, come si dice, se la Chiesa cattolica cede allo spirito del mondo, allora è molto difficile anche per tutti gli altri cristiani resistere.



Fonte:
Sinodo 2015 – Audizione di Uditori nelle Congregazioni generali del 15 e del 16 ottobre, 16.10.2015 
Sala stampa della Santa Sede

Nel corso dell’undicesima (15 ottobre – p.m.) e della dodicesima (16 ottobre - a.m.) Congregazione generale hanno preso la parola numerosi uditori. Di seguito riportiamo i testi degli interventi finora pervenuti: 

lunedì 21 settembre 2015

SEI ANNI!

21 settembre 2015

Il mio bisogno di consolazione
(appunti a sei anni dall’inizio di un percorso)

Se io quindi fossi in grado di rifiutare qualsiasi umana consolazione sia per il raggiungimento del fervore, sia per la necessità che mi spinge a cercare Te, poiché nessun uomo è in grado di consolarmi, allora certo potrei sperare nella tua grazia ed esultare per il dono di una consolazione mai provata.
Imitazione di Cristo Libro III. XL,3

Festeggio oggi, 21 settembre (S. Matteo), l’anniversario del mio percorso verso la castità e come è, ormai, consuetudine desidero condividere con gli amici che mi accompagnano qualche breve riflessione che mi aiuti a ricapitolare l’anno appena trascorso.

La mia attenzione, anche sulla scorta della meditazione del pensiero di Benedetto XVI, si è rivolta negli ultimi tempi a due temi particolarmente sensibili e con riflessi significativi l’uno per l’altro: la consolazione e la solitudine.

Benedetto XVI scrive “una delle più profonde povertà che l'uomo può sperimentare è la solitudine” e la definisce meglio come “isolamento […] non essere amati o […] difficoltà di amare” (Caritas in veritate,53).

Altrove parla della solitudine come di una sofferenza che ci sarà sempre e che necessita di consolazione e di aiuto (Deus caritas est,28) e ancora la solitudine diventa una “oscura sensazione” associata alla mancanza di senso (Spe salvi,37).

L’origine è da individuarsi nel rifiuto dell'amore di Dio, nell’alienazione dalla realtà e in un conseguente difetto del pensiero che porta ad un illusoria fuga dalla sofferenza. Illusoria perché la libertà dataci per conseguire il bene è fragile.

Una prima risposta può giungerci da un “approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione”, che però non può essere ridotta ad un’interpretazione sociologica, ma necessita di un sano fondamento filosofico ispirato dalla grazia per comprendere “la dignità trascendente dell'uomo”.

Tuttavia “non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore” (Spe salvi,26) e “la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio” (Caritas in veritate,54).

Anche l’amore umano, in una certa misura “redime”, da un senso nuovo alla vita, ma è fragile, non basta. L’uomo ha bisogno di un amore certo, incondizionato, assoluto da cui nessuno potrà mai separarci. Occorre quindi risanare la relazione primaria con Dio. Quel Dio trinitario che è relazionalità pura e vuole associarci a questa realtà di comunione.

“Dall'amore verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla bontà di Dio verso gli altri; amare Dio richiede la libertà interiore di fronte ad ogni possesso e a tutte le cose materiali: l'amore di Dio si rivela nella responsabilità per l'altro”. (Spe salvi,28)

L’appagamento dell’amore umano, si mostra nel suo limite proprio nella realizzazione delle piccole speranze che ha alimentato.

L’Amore per l’altro ci è stato rivelato nella figura del sofferente che condivide la condizione dell'uomo. Se non trovo nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza non potrò accettare la sofferenza altrui e condividerla.

“La capacità di accettare la sofferenza per amore del bene, della verità e della giustizia è costitutiva per la misura dell'umanità”.

“La parola latina con-solatio, consolazione, lo esprime in maniera molto bella suggerendo un essere-con nella solitudine, che allora non è più solitudine”.



venerdì 11 settembre 2015

LIVING the TRUTH in LOVE. Convegno internazionale COURAGE – 2 ottobre 2015 – Roma (Italia)






Il convegno vedrà la partecipazione del Cardinale Robert Sarah, del Cardinale George Pell, di monsignor Livio Melina, nonché di esperti: come il Dr. Paul McHugh della Johns Hopkins; Dr. Timothy Lock, uno psicologo clinico; e della dottoressa Jennifer Morse dell’Istituto Ruth. Il programma prevede una tavola rotonda e testimonianze personali di persone con tendenze omosessuali, seguita da un momento per domande e risposte.

La conferenza non tratta l’omosessualità come la questione culturale o politica del giorno (senza dimenticare che lo è), ma come una realtà personale nella vita degli uomini e delle donne che ne fanno esperienza. I relatori affronteranno la complessa realtà delle tendenze omosessuali attraverso le lenti delle scienze empiriche e sociali, l’esperienza personale dell’omosessualità, la testimonianza della Sacra Scrittura, la sacra Tradizione così come – la saggezza bimillenaria della Chiesa cattolica.

L’iniziativa si rivolge a vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici impegnati nel ministero ecclesiale, e a tutti coloro che vogliono accogliere e accompagnare le persone con attrazione per lo stesso sesso.

Per iscriverti al convegno e visitare il sito dell’evento CLICCA QUI.

domenica 6 settembre 2015

COMPORTAMENTO TRANSESSUALE NON CONFORME ALLA FEDE (Congregazione per la Dottrina della Fede)

Comunicato del vescovo di Cadice e Ceuta
1 settembre 2015

In riferimento alle dichiarazioni apparse su diversi media sull’accettare o meno come padrino di battesimo un transgender, ho l’obbligo pastorale di esprimere pubblicamente e definitivamente ciò che segue:

I padrini del Sacramento del Battesimo assumono, davanti a Dio e alla Chiesa e in relazione al battesimo, il dovere di cooperare con i genitori nella formazione cristiana, assicurandosi che conduca una vita coerente con la fede battesimale e compia fedelmente gli obblighi inerenti. Tenendo conto di questa responsabilità, il Catechismo della Chiesa Cattolica chiede che i padrini siano “credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana il neo-battezzato” (CCC 1255). Per questo, essendo un uffizio ecclesiastico la legge della Chiesa esige, tra le altre condizioni, che si ammetta come padrino o madrina solo chi abbia le capacità di assumersi seriamente queste responsabilità ed abbia un comportamento congruente con esse (cfr. CCC, can. 874 §1,3). Non dovesse essere possibile trovare una persona con i requisiti necessari, il parroco può conferire il battesimo senza padrini, i quali non sono necessari per celebrare questo Sacramento.

Innanzi alla confusione provocata tra alcuni fedeli a causa di parole attribuitemi e non pronunciate, e per la complessità e rilevanza mediatica raggiunta per questo tema, considerando le possibili conseguenze pastorali di qualsiasi decisione a questo proposito, ho costituito una consulta formale dinanzi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, della quale la risposta è stata: “Riguardo a questo particolare le comunico l’impossibilità che venga ammesso. Lo stesso comportamento transessuale rivela pubblicamente un’attitudine opposta all’esigenza morale di risolvere il proprio problema di identità sessuale secondo la verità del proprio sesso. Perciò risulta evidente che questa persona non possiede il requisito di condurre una vita in conformità con la fede e con la carica di padrino (cfr. CCC, can. 874 §1,3), non potendo quindi essere ammesso alla carica di madrina ne di padrino. Non vi è una discriminazione, ma solamente il riconoscimento di un’oggettiva mancanza dei requisiti che per loro natura sono necessari per assumere la responsabilità ecclesiastica dell’essere padrino”.

Di fatto, Papa Francesco ha affermato in varie occasioni, in continuità con il magistero della Chiesa, che questa condotta è contraria alla natura dell’uomo. Nella sua ultima enciclica ha scritto: 

“L’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso. Affermava Benedetto XVI che esiste una « ecologia dell’uomo » perché « anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere ». In questa linea, bisogna riconoscere che il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l’ambiente e con gli altri esseri viventi. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. In tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra, opera di Dio creatore, e arricchirsi reciprocamente. Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di « cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa»” (Laudato si, n.155).

Per questi motivi, è stato riferito agli interessati che non può essere accettata la loro richiesta.

La Chiesa accoglie tutte le persone con carità volendole aiutare nella propria situazione con indole di misericordia, ma senza negare la verità che predica, che a tutti propone come un cammino nella fede per essere liberamente accolta.

sabato 22 agosto 2015

À Paray-le-Monial, accompagner en vérité les personnes homosexuelles (Par Alexia Vidot)

Une des veillées quotidienne
d'une session d'été de l'Emmanuel, à Paray-le-Monial


Du 15 au 20 août, les sessions de Paray ont proposé un parcours spécifique : « Homosexualité – vivre avec, accompagner ». Dans le respect du magistère, cette première édition manifeste le désir de l’Église de mieux accompagner les personnes homosexuelles.

De la chapelle Notre-Dame-de-Romay à la basilique du Sacré-Cœur de Paray-le-Monial (Saône-et-Loire), une longue file s’étire sous le soleil. La distance est courte – moins de deux kilomètres – mais l’image n’en est pas moins forte. Elles viennent à Jésus, « doux et humble de cœur », ces quelque soixante-dix personnes qui peinent et ploient sous le fardeau de l’homosexualité. « La blessure de Son cœur ouvert est le lieu où nous pouvons nous abriter et guérir notre blessure », confie Alberto sur le chemin. Cet Italien de 42 ans se présente posément comme « un fidèle catholique attiré par les personnes de même sexe » et se confie avec pudeur : « Je puise dans le Cœur de Jésus, source de la miséricorde, la force de vivre la chasteté selon la vérité de l’Évangile. »

« Que ceux-là de nos frères puissent recevoir la grâce de Paray, lieu de la consolation, est essentiel et urgent. En tant que recteur des sanctuaires, je me réjouis qu’un parcours spécifique dans la session leur soit proposé cet été », s’enthousiasme le Père Benoît Guédas, prêtre de la communauté de l’Emmanuel. En quarante ans d’existence, voilà donc la première fois que les sessions de Paray se penchent sur la souffrance propre aux personnes homosexuelles et sur celle de leur entourage. Qu’elles les accompagnent à la suite du Christ.

Le malaise des catholiques

L’Église se réveillerait-elle de son immobilisme, les catholiques, de leur malaise ? « Il serait temps ! » remarque Xavier, 35 ans, pour qui la discrétion de l’Église sur ce sujet viendrait en grande partie d’une difficulté à assumer le message dont elle est porteuse. Et pourtant, quand il s’est converti il y a 8 ans, Xavier attendait que l’Église remplisse son « devoir de vérité ». Il voulait certes être rejoint dans sa souffrance, mais non pas « chatouillé ». Il a donc accueilli les termes du Catéchisme de l’Église catholique, « on ne peut plus clair », comme une libération : seuls les actes homosexuels sont des péchés, l’orientation, elle, ne l’est pas et ne définit en rien la personne qui, souvent, ne l’a pas choisie. « On me disait enfin : tu n’es pas un ‘homo’, mais un enfant de Dieu appelé à la sainteté. Voilà ce qu’on te propose pour marcher à la suite du Christ : la chasteté continente. » Mais selon Xavier, certains membres de l’Église « édulcorent ou passent à la trappe » ce discours de vérité par peur de blesser ou de choquer. « Des lâchetés qui font plus de mal que de bien, car seule la vérité rend libre », résume-t-il.

N’ayons donc pas peur de l’enseignement de l’Église catholique sur l’homosexualité. Mais prenons le temps d’en cerner les contours. « Pour le monde, les cathos seraient les grands ennemis des homos. On y est pour quelque chose car cette réalité-là nous est souvent inconnue, taboue même, et on dit n’importe quoi ! », admet Blandine, membre de la communauté de l’Emmanuel. Cette quinquagénaire s’est donc inscrite au parcours « Homosexualité – vivre avec, accompagner » pour aller au-delà de ses préjugés et de ses peurs. De son ignorance. « Tout chrétien, même s’il n’est pas directement concerné par la question, a le devoir d’aller à la rencontre de cette périphérie pour la ramener au cœur de l’Église où elle a aussi sa place », affirme-t-elle.

Les cinq objectifs de Courage

Chasteté : vivre une vie chaste conformément à l’enseignement de l’Église catholique sur l’homosexualité

Prière et offrande de soi : offrir intégralement sa propre vie au Christ à travers le service des autres, la lecture de la parole de Dieu, la prière, la méditation, la direction spirituelle, la participation fréquente à la messe ainsi qu’aux sacrements de réconciliation et de l’eucharistie

Fraternité : encourager un esprit de fraternité où tous puissent partager leurs réflexions et expériences afin que personne n’affronte seul les difficultés liées à l’attirance homosexuelle

Soutien : savoir que les amitiés chastes sont non seulement possibles mais aussi nécessaires à une vie chrétienne ; s’encourager et s’aider mutuellement pour instaurer et soutenir de telles amitiés

Témoignage : vivre une vie qui puisse servir d’exemple à d’autres



Le Père Louis-Marie Guitton, responsable de la pastorale du diocèse de Fréjus-Toulon et l’un des responsables du parcours, en est convaincu lui aussi : « Dans le petit monde catho, les réactions vis-à-vis des personnes attirées par le même sexe ne sont pas justes. On blesse nos frères par manque de formation et cette ignorance est coupable. » Une culpabilité qui repose au premier titre sur les pasteurs de l’Église. Le Père Guitton de renvoyer à la Lettre aux évêques sur la pastorale des personnes homosexuelles écrite il y a près de trente ans par Joseph Ratzinger, alors préfet de la congrégation pour la doctrine de la foi. « Où est “l’attention pastorale particulière”? Où sont les “programmes pastoraux spécifiques” que réclame ce document ? », s’étonne-t-il.

Parce que l’Église ne s’est pas jusqu’ici emparée de ce défi pastoral, des initiatives de bonne volonté ont occupé le terrain. Seul problème : elles nourrissent certaines ambiguïtés avec le magistère. Ainsi de l’association Devenir un en Christ qui, sur son site Internet, fait comme proposition pour le synode sur la famille : « Infléchir certains passages du Catéchisme, afin que l’accueil inconditionnel prime sur les exigences et les jugements moraux »…

Une initiative américaine qui arrive en France

Un vent d’espérance souffle pourtant sur la ville où palpite le Cœur du Christ. « On est à l’aube d’une belle époque pour la pastorale des personnes attirées par le même sexe », prophétise Alberto. Pendant seize ans, cet Italien distingué a cherché en vain « un soutien véritablement catholique » qui lui aurait permis de « comprendre ma condition et de m’en sortir ». Jusqu’à ce qu’il entende parler de l’apostolat Courage et s’y engage. Né à Manhattan en 1980, ce service de l’Église catholique propose un soutien spirituel aux fidèles attirés par les personnes de même sexe et qui désirent vivre la chasteté en fidélité au magistère. « À travers les groupes de Courage, l’Église nous embrasse, nous accompagne et nous montre que nous ne sommes pas seuls à vouloir vivre une vie chaste. Qu’il n’y a pas d’Évangile à deux vitesses », témoigne-t-il. Et, à travers EnCourage, l’Église soutient l’entourage de ces personnes dans le même esprit.

Alberto ne pouvait garder ce trésor pour lui seul. Il est devenu « l’ambassadeur » de l’apostolat en Italie et à l’international. « Grâce à son aide, et avec l’accord des évêques, nous avons pu “l‘importer” cette année à Toulon, puis à Paris », se réjouit le Père Guitton, responsable des « petits derniers français de la grande famille Courage ». Pour Mili Hawran, cheville ouvrière du mouvement en France, l’Église doit encourager Courage dont la force est non seulement « son orthodoxie », mais aussi « cet accueil spirituel et fraternel ». « Courage donne une structure. Mais c’est Jésus qui fait le travail au contact de son cœur miséricordieux », précise l’Américaine. Son lancement en France, riche de promesses, ne pouvait donc trouver plus beau terreau que Paray-le-Monial.





lunedì 3 agosto 2015

OMOSESSUALITA': LA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE DI PAPA FRANCESCO!


In occasione del 35° anniversario dalla sua fondazione l'Apostolato cattolico Courage, che offre accompagnamento pastorale alle persone omosessuali per realizzarsi pienamente nella castità, ha celebrato a Chicago (30 luglio-2 agosto 2015), il primo di una serie di eventi di grande risonanza che ci accompagneranno fino al prossimo Sinodo sulla Famiglia, con un tema unico: l'autentica cura pastorale delle persone omosessuali.

Mons. Blasé Cupich, Arcivescovo di Chicago
La conferenza, che ha come titolo “Andare oltre i confini dell’etichetta omosessuale verso una più completa identità in Cristo“, è stata introdotta da S.E.R. Mons. Blasé Cupich, Arcivescovo di Chicago, che ha celebrato la S. Messa per i partecipanti, ringraziando nella predica, tanto l'Apostolato Courage che EnCourage (il ramo dedicato all'accoglienza di parenti e amici di persone omosessuali) per la testimonianza di fede e lo zelo nel servire questa porzione del popolo di Dio troppo spesso negletta.



Nel corso della conferenza si sono succeduti relatori laici e religiosi sul tema della cura pastorale delle persone omosessuali, cui sono dedicati anche tre specifici seminari riservati rispettivamente al clero, ai professionisti della salute mentale ed agli operatori pastorali, che hanno luogo contestualmente. Tra i temi trattati con frequenti riferimenti al magistero di Papa Francesco: la castità, la gioia, l'amicizia, fedeltà, valore delle relazioni nella definizione della nostra identità, discernimento, autentica felicità e perdono. Ai relatori principali è affiancato un ricco programma di workshop su specifici aspetti del comunicare la fede in un mondo in rapido mutamento.

Per chi vi ha partecipato, come chi scrive queste note ed altre centinaia di giovani da tutto il mondo, sono state giornate spiritualmente fruttuose in cui si è potuto apprezzare l'opera dello Spirito Santo nella fratellanza offerta dalla Chiesa per curare le ferite spirituali dei suoi figli (leggi QUI l'intervista a Papa Francesco).

L’evento si è concluso con la S. Messa celebrata da S.E.R. il Cardinale Edwin O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che ha ricordato come già alla fine del 1979 il venerabile Cardinale T. Cooke avesse avviato speciali programmi di autentica pastorale, come Courage, per andare incontro lì dove sono e accompagnare alla fede coloro che vivono in quelle, che oggi possiamo chiamare "periferie esistenziali", in particolar modo divorziati risposati, persone con attrazione per lo stesso sesso e seguaci dei nuovi culti.

Tra pochi giorni la Diocesi di Detroit in collaborazione con l’Apostolato Courage organizza un convegno dedicato alla formazione del clero “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Accogliere ed accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle con attrazione per lo stesso sesso” che si svolgerà dal 10 al 12 agosto 2015 a Plymouth, Michigan. Tra i  relatori S.E.R. il Cardinale Thomas Collins, Arcivescovo di Toronto, S.E.R. Mons. Allen Vigneron, Arcivescovo di Detroit, don Paul Check, direttore internazionale dell’Apostolato Courage e la professoressa Janet Smith (CLICCA QUI per leggere l'intervista rilasciata a Zenit), Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia e docente di bioetica.  Al convegno di formazione del clero sulla cura pastorale delle persone omosessuali sono attesi almeno 400 partecipanti. Per i dettagli del programma CLICCA QUI.

L'Apostolato Courage sarà presente anche a Philadelphia in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie "Una casa per i cuori feriti", con un proprio stand informativo fisso e alcuni eventi che verranno specificati nel programma. Per le catechesi preparatorie dell'incontro CLICCA QUI.

Termina questo ciclo di eventi un incontro romano previsto per i primi di ottobre per contribuire a rispondere ai quesiti posti dai Lineamenta del Sinodo, a pochi giorni dall'inizio di questo grande momento di discussione collegiale della Chiesa.

Cardinale Edwin O’Brien
Nonostante i frequenti ed intenzionali fraintendimenti della stampa nei confronti dei pronunciamenti di Papa Francesco circa la cura pastorale delle persone omosessuali, appare evidente ormai come la corretta esegesi del suo pensiero, in piena coerenza con la dottrina (ma non potrebbe essere altrimenti anche per sua espressa intenzione: "figlio fedele della Chiesa"), sia testimoniata dai vescovi e cardinali a lui più vicini anche col sostenere pubblicamente il ministero di Courage ed EnCourage.

Ai gruppi di pressione pro gay, che propongono un ideologia contraria all'insegnamento della Chiesa (cfr. Homosexualitatis problema § 9), ormai esclusi definitivamente dall'evento di Pihladelphia non resta che lanciare appelli ideologici sostenuti dalla stampa laicista.


Si sta veramente realizzando la rivoluzione di Papa Francesco che, in accordo con i suoi predecessori, propone una continua riforma della pastorale che coerentemente con la sana dottrina si concentri sull'autentico bene della persona umana senza disperdersi in ideologie alla moda.