mercoledì 9 aprile 2014

LA CASTITA' DI GESU' (di padre Matteo La Grua)

Offro la trascrizione di questa omelia di padre Matteo La Grua (1993) sulla castità di Gesù come ringraziamento per il primo anno del GruppoOnLine. Qui l'audio originale
Padre Matteo La Grua
Il discorso sulla castità è un discorso difficile oggi, in un mondo corrotto, che ci fa sentire i suoi miasmi, anche che noi non vogliamo, ma è un discorso necessario, perché è il segno, la castità, della nostra appartenenza a Cristo Signore. Un discorso, dicevo, difficile che tanti non vorrebbero sentire. Dice l'Apostolo che quando Felice (Atti 24,24) arrivò in compagnia della moglie Drusilla, che non era la sua vera moglie perché era una seconda moglie, dopo aver divorziato dalla prima, e allora fece chiamare Paolo e lo ascoltava intorno alla fede in Cristo Gesù. Ma quando Paolo si mise a parlare di giustizia e di continenza e del giudizio futuro, allora Felice si spaventò e disse: bene bene per il momento puoi andare, poi sentiremo questi discorsi da presso. Per cui Felice credeva, come si sul dire tra il buono e il bagnato, e Drusilla che era accanto a lui, quando Paolo incominciò a parlare di continenza, di giustizia, di castità, cominciò a tremare, perché Paolo parlava anche del giudizio futuro; ma è un discorso, dicevo, necessario perché bisogna ribadire il valore della castità, che per noi è la legge di vivere nel mistico corpo di Cristo. Chi vuole vivere nel mistico corpo di Cristo, non può non essere casto. Altrimenti c'è la condanna per lui.

Ecco allora il valore della castità che io voglio sintetizzare in quattro o cinque punti, riferendomi ai testi neotestamentari abbiamo innanzitutto un valore cristologico e un valore pneumatologico, poi un valore latreutico, un valore escatologico.

Esaminiamo questi quattro primi valori, ce ne sono altri, e prendiamo per restare con i piedi saldi sulla parola di Dio con due testi, il primo testo è 1Corinzi 6 (15-20), il secondo testo è 1Tessalonicesi 4.

“Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?” ecco il valore cristologico, il nostro corpo non ci appartiene è di un altro. “Prenderò dunque le membra di Cristo”, siamo noi, “e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! Non sapete voi che chi si unisce con una prostituta forma con essa un corpo solo?” “Fuggite dunque la fornicazione e qualsiasi impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta è fuori del suo corpo; ma chi si dà al peccato di impurità, pecca contro il proprio corpo. Voi non sapete che il vostro corpo e tempio dello spirito Santo, che è in voi? e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”

Se qualcuno distruggerà il corpo di Dio, Dio distruggerà lui. Dunque il nostro corpo è il corpo di Cristo, guai a chi tocca il corpo di Cristo, guai a chi lo profana, guai a chi lo distrugge o in sé o negli altri, perché Dio distruggerà lui. Non sapete che l'ira di Dio è scesa in questo mondo per i peccati dell'impurità? Glorificate dunque Dio nel vostro corpo. Ecco il valore cristologico ed ecco il valore pneumatologico. Voi siete dimora dello Spirito e lo Spirito è Santo e deve abitare in un'abitazione santa. Non potete dunque offrire allo spirito una abitazione immonda o sconsacrata. Per questo valore pneumatologico noi dobbiamo conservare puro il nostro corpo, incontaminato il nostro cuore, limpida la nostra mente. Cioè tutto l'uomo dev'essere limpido, perché dimora dello Spirito.

Prendiamo un altro testo, un testo agli Efesini (5,3-8) e poi prenderemo quello ai Tessalonicesi.

“Quanto ai peccati di impurità e di ogni altra specie di impurità o cupidigia neppure se ne parli tra di voi”, cioè questa parola non esiste, questo argomento non esiste, è scontato che voi dovete essere puri, è scontato perché questo si addice ai santi e lo stesso si dica delle volgarità, delle trivialità, tutte cose sconvenienti. “Perché sappiatelo bene, che nessun fornicatore, nessun impuro avrà parte al regno di Cristo e di Dio”. È chiaro, nessun impuro entrerà in cielo. “Nessuno vi inganni con vani ragionamenti” quasi che queste cose siano innaturali, “per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Comportatevi come figli della luce”, una volta eravate figli delle tenebre, ma adesso siete figli della luce dunque vivete come figli della luce e queste cose che sentite condannatele apertamente, perché quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino a parlarne. Voi siete figli della luce e come figli della luce dovete vivere.

Tocchiamo un altro testo 1Tessalonicesi 4 (3-8) che è molto più esplicito, perché li tocca la nostra santificazione. Dice l'Apostolo:

“Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: cioè che vi asteniate dall'impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passione e libidine come fanno i pagani che non conoscono Dio; e che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello”, dicendo che queste cose non sono peccato “Perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati alla impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito”.

Ecco qui il testo è molto chiaro, questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: cioè in che cosa consiste la santificazione, conservarsi puri, conservarsi casti, mantenersi illibati davanti a Dio, questo è la nostra santificazione ed in questo nessuno inganni il suo prossimo dicendo che non è così, perché Dio si vendicherà di colui che dovesse ingannare il proprio prossimo a riguardo di queste cose. Voi siete il tempio dello Spirito e Dio è vindice del vostro comportamento nei riguardi dello Spirito, Dio non ci ha chiamati all'impurità ma alla santificazione. Dove c'è equazione tra purezza e santità, tra impurità e condanna.

Tra questi testi che noi abbiamo così messo avanti, questi quattro testi, si evince chiaramente il valore della castità, il valore della purezza, soprattutto il valore cristologico e pneumatologico, Cristo nacque da una madre vergine, pura, illibata, si mantenne vergine e puro. Chiamò gli apostoli e li obbligò alla castità se volevano stare con lui e predicò la castità come norma per coloro che vogliono seguirlo, come modo di vivere il regno di Dio. È chiaro che la castità è un carisma e che non a tutti è dato questo dono, questo come castità virginale, ma come castità virtù questo è un obbligo per tutti i cristiani, per tutti quelli chiamati al regno di Dio.

C'è un altro valore, il valore latreutico, sacrificale. Cristo ha offerto il proprio corpo puro e senza macchia, l'agnello che si doveva offrire a Dio doveva essere puro e senza macchia, il profeta Malachia (1,6-8) si lamenta che le offerte sacrificali, gli animali, erano talvolta fatte con animali difettosi. Con Dio nessun animale difettoso, agnello puro e senza macchia. Siate santi perché Santo è Dio. Siate puri voi che portate i vasi del Signore, noi siamo un popolo sacerdotale, si c'è il celibato per i sacerdoti, ma per tutti noi che siamo sacerdoti per Gesù che partecipiamo al sacerdozio di Cristo, vige sempre il dovere della castità secondo il nostro stato. C'è una verginità consacrata con il voto di frati e suore, c'è il celibato come legge della Chiesa per i preti ma c’è la castità comune o giovanile o coniugale o vedovile, ma in castità conservare puro il proprio corpo secondo le leggi che vigono nella castità giovanile, nella castità coniugale, nella castità vedovile. Nessuno è arbitro del proprio corpo. Il nostro corpo è di Cristo. E il corpo di Cristo è offerto in sacrificio, è un corpo sacrificale, ecco perché l'apostolo ai Romani (12,1) dice una parola:

“Offrite i vostri corpi come sacrificio grato e profumato a Dio”.

Dunque il nostro corpo deve essere offerto a Dio come sacrificio gradito a lui, ecco il valore sacrificale del corpo, il valore sacrificale della castità. La croce che noi portiamo, il tau segnato su di noi, perché la castità comporta una croce, comporta un tau, comporta cioè un sangue che si sparge, comporta un grande sacrificio, crocifissione come dice l'apostolo ai Galati (5, 24):

“Coloro che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù hanno crocifisso il proprio corpo con tutte le loro passioni”.

Dunque si tratta di crocifiggere il corpo, perché il corpo è il corpo di Cristo e offrire insieme con il corpo di Cristo il suo alito di vita a Dio. C'è ancora un valore, il valore escatologico ricordate che combinarono quei Sadducei quando si presentarono a Gesù leggiamo Matteo 22 (23-30):

“In quello stesso giorno vennero da lui alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogarono: "Maestro, Mosè disse: Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello. Ora, c'erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì la donna. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l'hanno avuta in moglie". E Gesù rispose loro: "Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo”.

e tutto quello che segue, allora noi mantenendoci puri anticipiamo quello che noi saremo e la Chiesa pura come segno della seconda fase in cui essa si troverà quando tutti i suoi figli saranno come angeli di Dio, in paradiso non ci saranno, meno male, né moglie né marito, tutti come gli angeli del Signore. Il marito e la moglie sono un ricordo dell'età passate, ma lì non ci sono né mogli né mariti, tutti come angeli del Signore. Allora ecco il valore escatologico della purezza cristiana, un valore che le altre religioni non riconoscono ma che noi dobbiamo riconoscere perché è un valore di evangelizzazione per noi. Noi ci presentiamo con questo valore ed è un valore di conquista del mondo che non crede, non può credere alla purezza e alla castità. Purezza e castità che si possono mantenere soltanto con la grazia del Signore, lo diceva Gesù che ci vuole un particolare dono di Dio, una particolare grazia di Dio, che tutti dobbiamo chiedere, come la chiedeva Salomone per mantenerci puri e casti secondo il nostro stato.

“Poiché io -dice Salomone nella sua sapienza (Sap 8,21) - riconoscevo che da me stesso non mi sarei potuto mantenere puro, lo chiesi al Signore: dammi Signore la continenza”. Dunque Salomone chiedeva la continenza, la purezza perché sapeva che da solo non l'avrebbe fatto, però è un grande valore e per noi oggi è un valore di conquista, è un segno davanti a tutti e quando noi manchiamo di castità, manchiamo di purezza, ci adeguiamo agli altri, al vizio del mondo noi togliamo questo segno di riconoscimento e questa prova che Cristo è venuto in questo mondo a portare questo valore, il valore della purezza. Comunque in cielo noi saremo come gli angeli di Dio, ma quelli i quali hanno conservato una purezza totale avranno un premio particolare, come detto qui bellamente nell'apocalisse capitolo 14 (1-5):

“Poi guardai ed ecco l`Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l`Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l`Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia”.

Ecco fratelli, ecco sorelle la bellezza della castità che nel suo ultimo termine è verginità consacrata, verginità cristica, verginità che ha il profumo di Maria, di Maria vergine che è il profumo del giglio e che mette sul nostro tavolo il cantico nuovo, un cantico che nessuno può cantare, che nessuno può comprendere, se non quelli che sono vergini come Cristo come Maria.

Dico un discorso difficile oggi fratelli e sorelle quello della castità, ma un discorso anche affascinante. Quando Ambrogio, vescovo di Milano, faceva essere discorsi e soprattutto ribadiva il valore della verginità succedeva un fenomeno strano: che le ragazze che andavano ad ascoltare Ambrogio non tornavano più a casa ma volevano rinchiudersi e prendere il velo della verginità. Tanto che le madri cristiane, le madri italiane, perché da ogni parte d'Italia andavano a sentire Ambrogio si misero in allarme e consultandosi tra di loro non volevano più mandare le proprie figlie a Milano, perché ci rimanevano tanto era bello, persuasivo e penetrante il discorso di Ambrogio. Oggi invece si può parlare di castità quanto si vuole, di verginità quanto si vuole, non si vede nessuno, non si fa monaco o monaca nessuno perché il mondo molto è penetrato in mezzo a noi, perché questo discorso è duro.

Diceva Gesù agli apostoli che erano rimasti con lui dopo il discorso dell'eucaristia, e tutti lo avevano abbandonato dicendo questo discorso è duro, diceva Gesù, trovandosi solo con gli apostoli: ve ne volete andare anche voi? Andatevene pure ma il discorso è questo. Così anche io dico a me e a tutti voi: il discorso può essere duro ma non può essere diverso, se volete potete andarvene ma non si cambia una sillaba da quello che è detto nelle scritture, non si cambia un iota da quello che è uscito dalle labbra di Cristo.

Adesso andiamo ad esplicitare, sì la castità, ma come dobbiamo coltivare la castità e perché questa castità, si sono valori, valori astratti, noi diciamo subito che la castità non tarpa il cuore dell'uomo. L'obiezione che si fa la più frequente è che il Signore ci ha dato un cuore per amare e un corpo, perché ha detto crescete e moltiplicatevi. Ha messo dentro il nostro corpo un istinto che bisogna soddisfare, ha messo nel nostro cuore un amore a cui bisogna dar fuoco. Io vi dico che con la disciplina e con la grazia di Dio noi possiamo conservare puro il nostro corpo, in qualunque stato di vita ci troviamo. È si una croce, soprattutto quando si è giovani, ma è una croce che alla fine sarà luminosa e deliziosa. Deliziosa perché ci libera dai tormenti della carne, luminosa perché da un particolare fulgore, una particolare luce alla nostra vita, al nostro sguardo e al nostro viso. Quando voi entrate in un monastero di suore, di clausura soprattutto, resterete abbagliati dalla bellezza della luce che emanano, sono corpi virginali. Però è sempre una croce, una croce che dobbiamo portare perché dobbiamo in questa croce, crocifiggendoci, partecipare al sacrificio redentivo di Cristo e perché questa croce ci rende conformi a Cristo Signore e ci rende belli. Non c'è cosa più bella, più profumata della castità. Diceva bene Qoelet (9,8):

“abbi cura di avere sempre vesti bianche e non manchi mai il profumo sul tuo capo”.

Ecco il vero cristiano, vesti sempre bianche e il profumo di Cristo sul nostro capo, il profumo della castità, il profumo del nome del Signore. Olio profumato è il tuo nome per questo le fanciulle ti vengono appresso.

Ma quale castità? Ma la castità che ci rende liberi, non è una castità che ci rende schiavi. Meglio non avere la castità che essere schiavi, la castità e liberante, rende libero l'uomo, rende libero l'uomo di amare e di servire. Il puro è libero, se il tuo occhio è puro tutto il tuo corpo è luminoso, diceva Gesù, se invece il tuo occhio è malato quante tenebre in te.
Dico, il cuore puro, e soltanto il cuore puro è in condizione di amare e di servire. Il puro può amare tutti, non è vincolato a nessuno, può amare con tutte le forze che Dio gli dà; può amare di amore battesimale, quell'amore che lo spirito Santo ha deposto dentro di noi, che è l'amore puro perché è l'amore santo, l'amore dello Spirito Santo. Chi è puro è libero, non è vincolato, o a uomo o a donna, è libero di servire i propri fratelli, di donare ai propri fratelli. Il puro è più fecondo di chi è maritato, ecco:

"esulta, o sterile... perché i tuoi figli sono più numerosi della donna maritata"

diceva il profeta (Isaia 54,1), perché chi è sterile, chi non ha figli, chi si è mantenuto casto e puro, avrà una grande discendenza, avrà tanti figli e figlie.

Nel regno spirituale si diventa padri e madri di una moltitudine di figli che vengono generati a Cristo, chi è casto è nelle condizioni ideali per divenire grande, non è servo di nessuno ma può servire tutti, chi è legato invece non può facilmente servire. Ecco perché gli apostoli dovettero essere casti per poter servire tutti, per camminare per la causa del Vangelo. Tutti dobbiamo essere puri, ma soprattutto quelli che Dio chiama a fare evangelizzazione, quelli che Egli chiama alla sua sequela, quelli che Egli chiama ad un particolare servizio della Chiesa e non tema chi è puro di non amare, quanto ama un cuore puro non possono amare certo i cuori legati, la capacità di amore di un cuore puro è centuplicata. Per cui non dobbiamo temere l'atrofizzazione del cuore, perché la castità, la purezza non atrofizza il cuore, se dovesse essere così non era cosa buona la castità e la verginità.

Il cuore deve mantenere la capacità di amare, la capacità di donare e di donarsi non ad una persona ma a mille persone, a tutte le persone del mondo. Per cui non dobbiamo temere l'atrofizzazione dell'amore o del cuore perché chi è puro è chiamato all'amore ed ama teneramente, fraternamente tutti, tutti i figli di Dio. Venite e guardate la castità, è chiaro che dobbiamo accennare, perché qui andiamo al pratico adesso, vi accennavo alla castità giovanile, castità coniugale, castità vedovile. È chiaro che non tutti siamo chiamati alla castità perfetta, alla verginità consacrata, al celibato, alla continenza assoluta, non tutti altrimenti il mondo potrebbe chiudere bottega. Però in qualunque stato noi ci troviamo, la castità non deve venir meno.

Castità giovanile che cosa comporta? Comporta che certe cose non si possono fare, cioè che non si può usare il sesso, i giovani non lo possono usare prima di sposare né con se stessi né con gli altri, è una croce, ma è un educazione necessaria, il sesto comandamento: non commettere atti impuri, punge soprattutto per i giovani che sono anche portati appunto per la loro irrequietezza specialmente nella presente età pagana, e soltanto nella forza dello spirito possono adoperare bene, ci vuole molta preghiera, molta frequenza dei sacramenti, molta adesione alla parola di Dio, ma la legge è questa: conservarsi puri, non indulgere a forme di sessualità proibite, non si può usare in pratica il sesso per il giovane che ancora non è sposato.

Va detto soprattutto ai fidanzati, i fidanzati attraversano il momento sacro dell'amore, viene detto che questo è il tempo sacro dell'amore, il fidanzamento, perché è un momento sacramentale. Simboleggia l'amore nel deserto di Cristo con la Chiesa, il fidanzamento di Cristo con la Chiesa e quando questo amore viene sciupato cessa, oggi non si trova più l'amore, lo diceva Enrico Bene, lo ricordo bene, buon anima, un grande uomo: “io non trovo più l'amore del mondo per i miei fratelli, non lo trovo nei giovani, non lo trovo nei coniugati, non lo trovo nelle vedove, sebbene ho trovato l'amore tra le suore, tra i religiosi”. L'amore vero quello che dura pochissimo quando si è fidanzati, perché l'amore tra i fidanzati, il vero amore, non va oltre i tre mesi poi cede il posto o alla passione o all'odio o all'affetto maritale, con l'affetto sponsale. Ma amore con amore è un elemento divino che cala sulla terra tant'è vero che quando c'è il vero amore si usano termini divini, non termina mai, senza che ci se ne accorga, ecco per esempio una cartolina, il fidanzato alla fidanzata dice: "eternamente tuo", oppure "ti adoro", oppure "anima mia", "tu sei tutta la mia vita", sono attributi che si usano con Dio, ma sono termini veri perché esprimono una realtà, la realtà dell'amore è quando si è sinceri, e non si può non essere sinceri quando si scrivono queste cose, quando si è veramente sinceri quello è il momento dell'amore che non dura oltre i tre mesi, perché noi diventiamo la creatura per poterla amare ma ben presto cadono i veli e la realtà compare e ciò che è ideale cessa di essere ideale per dare luogo alla realtà contingente. Dall'amore ideale cade la patina di divinità che ci faceva adorare quella persona amata, per dare luogo all'affetto, per dare luogo alla passione, per dare luogo all'odio tante volte. E allora si diceva che tra i fidanzati bisogna gustare l'amore, appena l'amore è toccato dal sesso cessa, cade all'istante. Gustate l'amore fidanzati, se lo siete, gustatelo finché dura, perché non lo gusterete mai, quell'amore che ci dà la sensazione del divino. Comunque durante questo periodo il corpo nostro è di Cristo, il corpo degli altri è di Cristo e non possiamo usare il corpo nostro o il corpo degli altri, perché siamo legati alla virtù, al dovere della castità perché è la legge che vige nel mistico corpo di Cristo.

Castità coniugale: è più difficile, perché avere un uomo o una donna accanto con la passione che bolle e mantenersi puri non è una cosa facile, ci sono delle regole da osservare, a queste regole bisogna che noi ci adattiamo. Non è che tutto si può fare. Il discorso sarebbe lungo, non è tutto lecito: c'è il lecito e l'illecito e bisogna conservarsi puri, casti nell'uso del coniugio. Non possiamo fare per conto nostro, perché il corpo nostro è di Cristo, il corpo della compagna è di Cristo e Cristo consente l'uso del matrimonio che eleva appunto a sacramento per rendere questi atti sacramentali, appunto perché redimendo così e trasferendo il coniugio in una sfera sacramentale gli sposi non si impiglino nell'uso del matrimonio ma debbono rimanere sempre in quei limiti voluti da Cristo Signore. Per cui tutti questi usi di contraccettivi e robe del genere, tutti questi modi di fare, tutti condannati e c'è un guaio, tutto il mondo è immerso nel peccato. Quanti cristiani sono immersi nel peccato? E cristiani che si accostano impassibilmente all'eucaristia, come se niente fosse, così commettono sacrilegi su sacrilegi. Inquinano il corpo proprio e inquinano il corpo di Cristo sull'altare, e mangiano e bevono la propria condanna.


Castità vedovile: se qualcuno perde il marito o perde la moglie, si può si risposare ma finché è vedovo o vedova deve conservarsi puro e casto. Non è consentito un secondo matrimonio vivente la prima moglie o il primo marito, il divorzio non è consentito. Diceva già ai suoi tempi Malachia (2:16): "Dio odia il divorzio", già prima di Cristo e Cristo ha dato la sua legge, ma su questo punto non ci fermiamo perché non possiamo andare oltre, il tempo ci manca. Conserviamoci puri e santi, profumiamo la santa Chiesa di Dio, dell'odore di Cristo, dell'odore della castità e noi faremo miracoli, noi cammineremo e dietro a noi lasceremo la scia dolcissima, profumatissima di Cristo Signore di cui parla l’Apostolo ai Corinzi. Noi portiamo il profumo di Cristo, che è profumo di vita per noi e di riconoscimento ed è profumo di morte per quelli che non sono chiamati alla salvezza. Conserviamo questo profumo e facciamo così spandere questo profumo in qualunque ambiente noi ci troviamo , profumiamo con la castità, con la purezza la casa del Signore.
Alleluia!

mercoledì 26 marzo 2014

Philippe Ariño: OMOSESSUALITA' CONTROCORRENTE. VIVERE SECONDO LA CHIESA ED ESSERE FELICI (Recensione)

Philippe Ariño: Omosessualità controcorrente
(Estratto dalla premessa al libro di Philippe Ariño: Omosessualità Controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici - Effatà Editrice Euro 8,00)

Personalità profonda, poliedrica e paradossale, Philippe Ariño, interroga la coscienza del lettore di qualunque orientamento sessuale, politico o religioso esso sia. La sua riflessione si sviluppa prendendo spunto dall’idea di omosessualità come “segno” del rifiuto violento della sola divisione antropologicamente fondante della vita umana: quella della differenza dei sessi.

Quest’affermazione introduce immediatamente al superamento della falsa dicotomia, proposta dal dibattito attuale, tra omosessuali ed eterosessuali. Queste categorie antropologiche risultano così inadeguate e prive di fondamento nel Reale, in cui troviamo solo uomini e donne.

L’analisi della cultura omosessuale incrocia sulla sua strada le grandi manifestazioni popolari de La Manif pour Tous, che nel 2012-2013 hanno scosso la Francia in occasione del dibattito sulla proposta di legge per il matrimonio delle coppie dello stesso sesso. Ariño contribuisce al movimento da un punto di vista privilegiato, come coscienza critica; denuncia l’inefficacia concettuale degli argomenti fondati solo sulle potenziali conseguenze della legge in discussione, che non affrontano i limiti della coppia omosessuale, la sua natura non procreativa, la realtà e la natura violenta del desiderio omosessuale. Come persona omosessuale, evidenzia inoltre, che una tale legge non metterà una coppia omosessuale in grado di procreare e di formare una famiglia di consanguinei, e non gli darà neanche quell’amore fondato nel Reale cui aspira, così come già dimostrato ampiamente dai patti civili di solidarietà (PACS); denuncia inoltre che il rifiuto del Reale e la deformazione di realtà umane come la famiglia sta conducendo ad un collasso antropologico che si tradurrà in forme di nevrosi e di violenza fuori controllo.

L’autore propone un punto di vista originale anche sulla questione dell’omofobia, cui ha dedicato un saggio specifico[1], afferma infatti che: “l’omofobia è l’altro nome del desiderio omosessuale, perché il desiderio omosessuale è intrinsecamente omofobo: è espressione di un odio di sé che si è trasformato in “orgoglio”, “identità” e “amore”, per nascondersi il proprio “orrore”.” Partendo da questa premessa Philippe Ariño c’introduce all’omofobia dei militanti pro gay, fondata sui due pilastri ideologici della fede nell’identità omosessuale e nella forza dell’“amore” omosessuale ed all’“omofobia positiva” della società bisessuale gay friendly. Entrambe queste due forme di omofobia evitano una profonda riflessione sul vero significato del desiderio omosessuale, che abbia finalmente il coraggio di guardarne in faccia gli aspetti negativi. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di negazione collettiva, tanto più pericoloso in quanto la storia ha già ampiamente dimostrato come una società che idealizzi o banalizzi l’identità e l’amore omosessuale, giunga ben presto a demonizzarli con la stessa cieca violenza. In sostanza la chiave per l’accettazione e la vera accoglienza delle persone omosessuali passa per una coraggiosa presa di coscienza del fenomeno, che non ne nasconda tutti i limiti e le fragilità intrinseche per tornare a concentrarsi sul valore della persona.

Un apparente gusto per il paradosso consente all’autore di affermare che: “l’eterosessualità è la più grande presa in giro di tutti i tempi e che non tutte le coppie uomo-donna sono “eterosessuali”!” Un accurata indagine evidenzia come i due termini “gemelli” di omosessualità ed eterosessualità, non esistano che da 150 anni e siano stati portati a conoscenza del grande pubblico dal teorico Krafft-Ebing con l’opera Psychopathia Sexualis (1886). Opera, sia detto per inciso, messa all’indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica. Jonathan Katz, nel suo saggio L’invenzione dell’eterosessualità (2001), spiega chiaramente che da principio l’eterosessualità veniva classificata tra le perversioni, proprio come l’omosessualità e corrispondeva a quella che noi oggi chiameremmo bisessualità. Prendendo spunto da questa osservazione Philippe Ariño arriva a contrapporre le coppie “eterosessuali”, paragonate in maniera icastica alle bambole Barbie e Ken incellophanate, a quella che definisce “coppia uomo-donna che si amano”; ne rileva così i segni distintivi nella mancanza di stabilità, di radici nel Reale, di apertura alla vita e di gioia.

Conseguentemente l’autore rigetta la pseudo-categoria de “gli omosessuali” facendo riferimento sempre alla “persona omosessuale” che porta in sé, ma non come elemento fondante, il “desiderio” omosessuale, a prescindere dalla sua attualizzazione o meno, come singolo o in coppia. Non si tratta di una questione meramente terminologica, nell’accogliere in sé quest’inclinazione, riconoscendone i limiti e la fragilità, Ariño lancia uno sguardo sulla propria incompiutezza come persona e ci propone una lettura del desiderio omosessuale come “ferita” spirituale.

Il coraggio di squarciare il velo sulla violenza e la sofferenza che si celano dietro al comportamento omosessuale apre uno spiraglio di speranza, che restituisce senso a quest’esperienza in una prospettiva escatologica che solo la Chiesa cattolica è riuscita a cogliere. Dio non chiede a tutti coloro che si sentono omosessuali di negare il proprio desiderio omosessuale, ma di offrirlo agli altri senza praticarlo e scoprire così la gioia del dono libero ed integrale di sé nella continenza.


Leggi anche l'intervista a Philippe Ariño in esclusiva per il CdC






[1] L’homophobie en vérité, pubblicato presso le Éditions Frédéric Aimard nel settembre 2013.

domenica 23 marzo 2014

Morrissey & The Smiths (di Alberto Gonzaga)

“La musica è come un droga, ma non ci sono centri di riabilitazione”
Morrissey (Select, 1991)

Morrissey & The Smiths
In un cassetto del mio armadio si nascondono, sotto una pila di cd, alcune audiocassette dei primi anni ’80 con la registrazione da vinile dei primi album degli Smiths (1983-1987). Sono un regalo del mio amatissimo compagno di banco delle superiori. Di pari passo con quella mia passione omosessuale è cresciuta quella per la musica ed i testi di questo controverso cantante. Ma chi è Steven Patrick Morrissey? Vegetariano, animalista, antimonarchico, contrario ai conservatori Thatcher e Bush ma anche accusato - ingiustamente - di razzismo per aver difeso il diritto di parola dei movimenti di estrema destra, adorato da uno stuolo di fedelissimi fan, ambiguo e sessualmente astinente. Una delle figure musicali più influenti degli ultimi 30 anni.

This charming Man
In questa breve nota non racconterò la storia degli Smiths e del loro frontman Morrissey, d’altronde facilmente reperibile anche in rete, mi concentrerò invece volentieri su tre temi principali della sua opera: 1. Sessualità 2. Artwork 3. Testi, nella misura in cui hanno influito culturalmente e psicologicamente sulla mia vita omosessuale.

La sessualità di Morrissey è argomento controverso, fin da quando saliva sul palco con un mazzo di gladioli in omaggio al suo eroe Oscar Wilde[1], non ha infatti mai dichiarato esplicitamente il suo orientamento sessuale, anche se qualche sospetto lo abbiamo sempre avuto. L’Enciclopedia Britannica dice di lui: “una personalità intrigante e conflittuale (ad un astinenza proclamata a gran voce si contrappongono timide note di una velata omosessualità)”. Come poteva non appassionarmi
What Difference Does It Make? 
un personaggio del genere che nel 1984 dichiarava: “Vorrei liberare il mondo dagli stereotipi sessuali. Una sorta di profeta del quarto sesso. Il "terzo sesso" è stato provato, ma ha fallito. Io voglio qualcosa di diverso.” e ancora rifiutando l’etichetta gay ha detto: “La gente è solo sessuale, il prefisso... è irrilevante”. Come se non bastasse si dichiarava
asessuale e casto, prescindendo l’amore dal sesso e dalla sessualità delle persone. Difronte all’edonismo deresponsabilizzato e machista degli anni ’80 sono parole rivoluzionarie che fecero breccia nell’animo timido di tanti adolescenti in cerca di qualcosa di più, come me.

Lo stile della band è molto semplice: jeans, maglietta ed occhiali di celluloide con la
William, It Was Really Nothing
montatura spessa (come quelli passati dalla mutua di allora), essenzialità che fa il paio con la musica: sezione ritmica (batteria, basso, chitarra) e voce baritonale con calde armoniche naturali. L’artwork, così come i videoclip, contiene spesso riferimenti ed allusioni omoerotiche o riferimenti socio-culturali significativi. Le immagini, tratte da film e riviste, rispecchiano gl’interessi di Morrissey appassionato della cultura popolare inglese anni ’50-’60 (stile bravo ragazzo in cerca del senso della vita prima della rivoluzione sessuale), una semplicità camp in contrasto con la volgarità anni ’80 ma anche la passione per la cultura femminista e scrittrici saffiche come Virginia Woolf,
Shelagh Delaney e Elizabeth Smart. Il primo singolo Hand in Glove (1983) ha una fotografia di Jim French (fotografo omoerotico) di un nudo maschile di spalle (tratta da Margaret
The Smiths
Walters The Nude Male); il secondo singolo This charming Man (1983) è un fotogramma di Jean Marais nel film Orfeo (1949) di Jean Cocteau. Il terzo singolo What Difference Does It Make? (1984) è un fotogramma di Terence Stamp nell’inquietante film Il collezionista (1965) di William Wyler. Il singolo di William, It Was Really Nothing (1984) è un fotogramma di Colin Campbell nel film a tematica omosessuale The Leather boys (1964) di Sidney J. Furie

La copertina del primo album omonimo della band (1984) riproduce un fotogramma raffigurante l’attore porno Joe Dallesandro nel film di Paul Morrissey (e prodotto da Andy Warhol) Flesh (1968). Un'altra protetta di Warhol, la trans MtF Candy Darling, compare sulla copertina del singolo Sheila Take a Bow (1987) in un fotogramma dal film Women in Revolt (1971). Sempre in tema di trans una serie di cartelloni
Sheila Take a Bow
pubblicitari del film Christine Jorgensen: The first man to become a woman vengono insistentemente inquadrati in un videoclip amatoriale (?) di Please, please, please, let me get what I want (1984).

Notevoli sono anche i video diretti dal regista Derek Jarman (attivista del movimento gay), segnalo in particolare quello di There Is a Light That Never Goes Out (1986)

Altri soggetti iconici sono James Dean (Bigmouth Strikes Again, 1986) ed Alain Delon (The Queen is Dead, 1986), Elvis Presley (Shoplifters of the World Unite, 1987), Truman Capote (The Boy With The Thorn In His Side, 1985) ed Oscar Wilde che compare in diverse occasioni. Morrissey, a differenza degli album e singoli con gli Smiths, nella produzione da solista, in un esercizio
Christine Jorgensen: The first man to become a woman
narcisistico, provocatorio che rischia a volte di essere perfino blasfemo, usa quasi esclusivamente la sua immagine nelle copertine. Il suo volto, caratterizzato dal ciuffo alla James Dean, il mento sfuggente e la sproporzione rispetto al corpo dell’artista ci accompagna nella maggior parte delle sue nuove opere, fanno eccezione solo Boxers e World of Morrissey del 1995.

Tra i gruppi ispiratori hanno un ruolo determinante i New York Dolls i cui membri adottano un look glam e androgino.

There Is a Light That Never Goes Out
I testi di Morrissey e degli Smiths, ad una prima lettura superficialmente deprimenti, sono spesso pieno di un umorismo mordace espresso con una pregevole forma poetica ed in grado di strappare incontenibili risate; L’interesse giovanile di Morrissey per il realismo sociale dei serial televisivi degli anni ‘60, lo ha influenzato nello scrivere di gente comune, delle loro esperienze con la depressione, il senso di rifiuto, la solitudine, il disadattamento, la marginalità, l’esclusione e la morte.
Morrissey: L'autobiografia
Tra i temi centrali e ricorrenti troviamo anche l’amore struggente, agognato, negato, l’insoddisfazione giovanile, il lavoro borghese ed una costante ambiguità sessuale. È lui stesso a dirci che ha “trasformato il disagio in canzoni di successo” (On The Streets I Ran, 2006).
A titolo di esempio trascrivo il testo della canzone più famosa degli Smiths: How Soon is Now  (1984) nella traduzione proposta dal sito Wor(l)d of Morrissey, a cui rinvio chi volesse approfondire:


Quando sarà Adesso?
Tu, chiudi il becco!
Come puoi dire
Che affronto le cose nel modo sbagliato
Sono un Uomo ed ho bisogno d'essere Amato
Esattamente come chiunque altro

Conosco un club, se ti va di andarci
Potresti incontrarci qualcuno che ti ami davvero
Così ci vai e te ne resti in disparte
E te ne vai da solo
E vai a casa e ti metti a piangere
Ed hai voglia di morire

Quando dici che accadrà Adesso
Quando intendi esattamente?
Vedi, ho già aspettato troppo a lungo
Ed ogni mia speranza è cessata

Tu, chiudi il becco!
Come puoi dire
Che affronto le cose nel modo sbagliato
Sono un Uomo ed ho bisogno d'essere Amato
Esattamente come chiunque altro
Hatful Of Hollow

PS
Non posso esimermi in queste mie note necessariamente brevi e incomplete di rinviare il lettore ad alcuni spunti di riflessione che possono emergere dall'accostamento di Morrissey con lo scrittore di Correggio, Pier Vittorio Tondelli  








[1] Il quale in realtà preferiva i gigli.

mercoledì 4 dicembre 2013

GESTIRE LA PROPRIA COLLERA PER VIVERE MEGLIO (di padre Gilles Jeanguenin)

Gestire la rabbia incontrollata
La collera, che sia esplosiva o soffocata e interiorizzata, è un’emozione che, senz’altro, noi tutti conosciamo. In ogni momento della vita, infatti, corriamo il rischio di «perdere le staffe», cioè il controllo delle pulsioni emotive, quando siamo a contatto con le molte irritazioni e contrarietà che incontriamo nella quotidianità.

A poco a poco la collera s’innesca: all’inizio ribolle come l’acqua in una pentola a pressione; poi, all’improvviso, esplode al minimo pretesto. La collera è spesso una bomba a scoppio ritardato!

Il sentimento della collera nasce in seguito a ferite e aggressioni personali, arrecateci dagli altri o dagli eventi. Non appena ci sentiamo aggrediti, o vittime di qualche ingiustizia, ci ribelliamo e lasciamo esplodere la nostra collera.

Quando lasciamo che la nostra collera si sfoghi, eleviamo barricate per proteggerci e per rassicurarci di fronte a comportamenti minacciosi, aggressivi o ingiusti. Ad esempio, chi è vittima di calunnie si arrabbierà quando verrà a sapere le nefandezze che sono state dette su di lui, e ciò è perfettamente comprensibile! Quella collera, però, una volta espressa, gli fornirà tutte le potenzialità di cui avrà bisogno per difendersi e superare le proprie paure: questa collera, detta positiva, permette di superare l’esperienza traumatizzante e di staccarsi dalla morsa dell’aggressore.

In molte circostanze, però, le offese subite alimentano desideri di vendetta: in questo caso, è la collera negativa a esprimersi. Tale animosità, mescolata all’odio, fa affondare maggiormente il cuore dell’uomo nella propria sofferenza: questa collera esplosiva, che nessuno riesce più a contenere, può, infatti, istigare a commettere atti gravissimi, quali violenze, e persino omicidi.

La collera, che non scoppia senza motivo, sorge nel momento in cui si rompe un equilibrio interiore; quando dobbiamo confrontarci con insoddisfazioni o frustrazioni, o quando ci riteniamo vittime d’ingiustizie. Siccome idealizziamo facilmente quelli che amiamo e veneriamo, capita che questa ammirazione trasformi in profonda delusione, quando costoro non corrispondono più all’idea che ci siamo costruiti di loro. Tale frustrazione, che accresce i nostri risentimenti, è sufficiente a innescare una reazione di collera. Se, tuttavia, lasciamo crescere in noi la collera e non la reprimiamo sul nascere, essa diventerà presto incontenibile, irrefrenabile e devastante nei suoi effetti: rancori, inimicizie, antipatie eccetera.

Nella dinamica di una psicoterapia di gruppo si invitano i pazienti a sentire e a esternare le proprie emozioni, tra cui la collera. Perciò, non è raro trovarsi a rivivere scene violente, in cui i pazienti si mettono a urlare, a piangere, a gesticolare per liberare tutta la rabbia, l’odio e l’angoscia che hanno accumulato in se stessi. Queste tecniche emozionali, condotte da specialisti competenti, dimostrano la loro efficacia nel liberare il paziente da blocchi e frustrazioni.

Se esprimere la propria collera è un passo necessario, almeno all’inizio di un processo di guarigione interiore, invece la collera cronica, quella che rinchiude la persona nel proprio odio, è un impedimento alla guarigione.

Cercare la giustizia per se stessi è diritto di tutti, a condizione, tuttavia, che non si entri nel ruolo di vittima o in quello di giustiziere. L’aggressività, la violenza e la collera – che ci stremano e ci rendono così infelici – possono essere contrastate nel praticare la virtù contraria, cioè: la dolcezza e la pazienza. Giungeremo alla pacificazione e alla serenità del cuore, soltanto se perdoniamo e preghiamo per la persona che ci ha fatto soffrire. Questa dolcezza, che penetra in noi stessi, non sarebbe quel « coraggio senza violenza, quella forza senza durezza e quell’amore senza collera » di cui parla un noto filosofo francese, A. Comte-Sponville?

Non allontaniamoci mai dal santo amore di Dio, e custodiamo preziosamente in noi quella dolcezza di cuore che era così cara a nostro san Francesco di Sales. Nella corrispondenza con una religiosa della Visitazione, scriveva: «Siate buona col prossimo e, a dispetto degli scatti di collera che provate, pronunziate molto spesso queste divine parole del Salvatore: Signore, Padre eterno, io amo il prossimo perché lo ami tu, e tu me lo hai dato perché avessi in esso dei fratelli e delle sorelle, e tu vuoi che, come tu lo ami, così lo ami anch’io (1) ».


© Padre Gilles Jeanguenin  - Cf. Guarire le ferite dell’anima con san Francesco di Sales, Paoline Milano 2011, pp. 87-100.

martedì 3 dicembre 2013

TARDI T'AMAI (di Sant'Agostino d'Ippona)

Sant'Agostino d'Ippona
Tardi t’amai, bellezza così antica, così nuova,
tardi t’amai!
Ed ecco, tu eri dentro di me
ed io fuori di me ti cercavo e mi gettavo
deforme sulle belle forme della tua creazione…
Tu hai chiamato e gridato,
hai spezzato la mia sordità,
hai brillato e balenato,
hai dissipato la mia cecità,
hai sparso la tua fragranza
ed io respirai,
ed ora anelo verso di te;
ti ho gustata ed ora ho fame e sete,
mi hai toccato, ed io arsi
nel desiderio della tua pace

S. Agostino, Le Confessioni, X, 27

sabato 16 novembre 2013

IDEA DELL'OMOSESSUALITA' (di p. John F. Harvey, OSFS)

Idea dell'omosessualità
"Letteralmente, omosessuale significa “tendente sessualmente verso individui di uguale genere”, mentre il termine omosessualità indica “un’adattamento in età adulta caratterizzato dal comportamento sessuale fra membri adulti dello stesso sesso”. Mi preme sottolineare l’aggettivo adulta, che è di estrema importanza. Gran parte della retorica attuale non ammette il fatto che l’adolescenza è spesso accompagnata da una fase di confusione o ansia transitoria circa l’identità sessuale. “Mettere sullo stesso piano i fenomeni di omosessualità negli adolescenti e negli adulti significa creare una confusione fra categorie disparate così inopportuna da rendere praticamente impossibile un discorso sensato” (Barnhouse, Ruth T. 1977. Homosexuality; A Symbolic Confusion. New York: Seabury. 21-2).

È arrivato allora il momento di fare chiarezza sul termine omosessuale. Anziché di “persona omosessuale”, è molto meglio parlare di persona con attrazione per lo stesso sesso. Non si tratta di una distinzione meramente accademica: con la prima definizione, infatti, finiremmo implicitamente per considerare l'omosessualità la caratteristica predominante nei soggetti in questione, mentre riferendoci a uomini e donne con attrazione verso lo stesso sesso potremmo ragionare in un'ottica più ampia. Una persona, in fondo, è più che un insieme di inclinazioni sessuali e i ragionamenti sull’attrazione verso lo stesso sesso (che d’ora in avanti chiameremo ASS) si fanno più confusi se pensiamo agli “omosessuali” come a un genere a parte di esseri umani. “La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale … Qualsiasi persona ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, 1986, n. 16).

Eviterò pertanto i termini gay e lesbica, che fanno dell’ ASS il tratto principale di una persona. Detti termini appartengono a un’ideologia o un movimento socio-politico. Personalmente, ho deciso di evitare anche l’uso del termine “persona omosessuale”: anche in questo modo, infatti, si affibbierebbe al soggetto un'etichetta solo in base ad una tendenza sub-razionale.

L’ASS si riconosce subito da TRE SEGNI: (1) una tendenza erotica persistente verso individui dello stesso sesso [una temporanea attrazione è possibile, ma l’ASS e il termine omosessuale si riferiscono di solito ad un’attrazione duratura]; (2) un’indifferenza verso le persone dell’altro sesso quanto ad attrazione fisica [talvolta l’indifferenza si estende alla sfera psicologica]; (3) un disgusto per le relazioni con soggetti di sesso opposto. 

La prima caratteristica è riscontrabile in tutte le persone con ASS, mentre la seconda e la terza non si riscontrano ovunque. Da molti studi (compreso quello di Kinsey), infatti, sappiamo che vi sono persone che, pur essendo “eterosessuali”, hanno un interesse non provvisorio per le relazioni omosessuali e viceversa, vi sono persone con ASS che hanno avuto relazioni non transitorie con soggetti dell’altro sesso. Tenendo presente tutto questo, ci accorgeremo che in molti soggetti l’ASS non si manifesta in modo “standard”. Vi sono poi alcuni che, per il loro comportamento, sono stati classificati come “bisessuali”, essendo attratti verso entrambi i sessi. Non esiste una definizione scientifica della bisessualità; si tratta semplicemente della descrizione di un comportamento. Molti di coloro che si sposano avendo tendenze miste di questo tipo incontrano profonde difficoltà morali e psicologiche.

Fra gli adolescenti e le persone che vivono per lunghi periodi solo con persone dello stesso sesso (ad esempio, in prigione o sulle navi in alto mare), l’attività omosessuale e una ASS transitoria sono comuni. Di solito, comunque, gli adolescenti raggiungono la maturità psicologica e le persone sole ritornano a vivere in compagnia con un soggetto dell’altro sesso: così, attratti verso il sesso opposto, non hanno più la tentazione di compiere atti omosessuali. Pertanto, nessun adolescente può essere definito con certezza “omosessuale” – occorre attendere per vedere come si comporterà una volta diventato maturo.

Allo stesso modo, una persona che ha commesso uno o più atti omosessuali non deve pensare di non avere alcun orientamento eterosessuale. In sé, l’atto omosessuale non prova nulla. Tuttavia, chi è attratto, anche temporaneamente, verso gli atti omosessuali necessita di una solida guida morale e spirituale, e talvolta di un trattamento psicologico, se non vuole ingannarsi e farsi del male."

p. John F. Harvey, OSFS Attrazione per lo stesso sesso: magistero cattolico e pratica pastorale

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lunedì 21 ottobre 2013

Un nuovo ceppo di HIV si sta diffondendo rapidamente in Russia (RIA Novosti)

Un nuovo ceppo di HIV  si sta diffondendo rapidamente in Russia (RIA Novosti)
MOSCA, 16 ottobre (RIA Novosti) - Un centro di ricerca scientifica in Siberia , ha dichiarato mercoledì che ha scoperto un nuovo ceppo del virus HIV in Russia e che il virus si sta diffondendo "a un ritmo rapido".
Il sottotipo, noto come 02_AG / A, è stato individuato nella città siberiana di Novosibirsk nel 2006 e ora rappresenta oltre il 50 per cento delle nuove infezioni da HIV nella regione.
La dichiarazione riferisce che il numero di persone sieropositive che vivono nella regione di Novosibirsk è balzato da circa 2.000 nel 2007 a 15.000 nel 2012, citando il Centro federale Russo per l’AIDS.
Il 02_AG / A potrebbe essere la forma più aggressiva del virus HIV in Russia, ha detto Natalya Gashnikova, capo del dipartimento per i retrovirus al centro statale di ricerca biotecnologica Vektor a Koltsovo, i cui specialisti hanno scoperto il ceppo.
Ha detto che il virus potrebbe diffondersi molto più velocemente dell'attuale ceppo di HIV dominante in Russia, sottotipo A (I).
Il nuovo ceppo non è limitato alla vasta area della Siberia. È stato rilevato nella repubblica russa meridionale della Cecenia, così come nelle ex repubbliche sovietiche del Kirghizistan e del Kazakistan.
HIV, un retrovirus che causa un lento decadimento del sistema immunitario, ha due tipi: HIV- 1 e HIV -2. Quest'ultimo è considerato meno aggressivo e trasmissibile.
Gli scienziati dicono che l'HIV -1 è il ceppo più comune e si divide in sottotipi sulla base di varie forme che sono raggruppate in regioni geografiche di tutto il mondo.
Secondo le Nazioni Unite, l'Europa orientale e l'Asia centrale sono le uniche regioni del mondo in cui l'infezione da HIV è chiaramente in aumento. Il cinquanta per cento delle persone sieropositive che vivono in tale area sono in Russia.
La malattia rimane poco compresa in Russia e, secondo gli esperti di Koltsovo, la ricerca sulla diffusione e le caratteristiche dei nuovi ceppi di HIV è finanziata in modo insufficiente.