sabato 17 maggio 2014

LO STRANO CASO DEL SIGNOR LUCA DI TOLVE (Lettera alla redazione)

“Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui”. Lv 19,17


Rendo pubblica una corrispondenza privata che credo possa tornare utile a molti.






Caro Alberto,

come promesso nel nostro ultimo incontro mi trovo a scriverti per darti l’evidenza delle mie perplessità in merito, non tanto alla persona di Luca Di Tolve – LDT (non leggo nel fondo dei cuori), quanto al personaggio pubblico che si è andato costruendo in questi anni, alterando intenzionalmente la verità con un obbiettivo ben preciso. Scrivo contro voglia e lo faccio solo perché sollecitato da un amico. Preferirei molto più continuare a tacere su questa triste vicenda di cui il tempo saprà adeguatamente fare giustizia. Il Personaggio LDT infatti si nutre anche delle critiche che gli vengono rivolte. Queste gli consentono di assumere il ruolo del perseguitato[1] e finiscono per guadagnargli la simpatia di chi, altrimenti, lo avrebbe semplicemente ignorato o avrebbe potuto constatare quelle contraddizioni, che a me sembrano così evidenti, anche solo ascoltando o leggendo le sue stesse parole.

Sebbene il discorso di LDT col tempo si sia rivolto sempre più quasi esclusivamente ad un pubblico non omosessuale, mi resta tuttavia l’amarezza per quelle poche persone con Attrazione per lo Stesso Sesso che, pensando in buona fede di trovare in lui delle facili risposte ai propri turbamenti, rischiano poi di andare incontro ad una molto probabile quanto drammatica disillusione, con tutte le conseguenze che questo può comportare (vedi quanto detto al § V.5). Ritengo un dovere di carità fraterna quello di condividere, almeno con te che me lo chiedi espressamente, la presa di coscienza maturata nel tempo.

No, non ho intenzione di rivelare segreti o conversazioni private. Quello di cui ti parlerò è di pubblico dominio, è sufficiente aprire gli occhi, guardare la realtà e tirare le somme.

Vorrei che mi accompagnassi in queste riflessioni che noi possiamo fare da una posizione privilegiata, in quanto persone con Attrazione per lo Stesso Sesso a conoscenza diretta dei fatti, senza animosità o atteggiamenti pregiudiziali ma solo desiderosi di fare, ancora una volta, verità nelle nostre vite. Entrambi abbiamo conosciuto LDT e sua moglie Terry. Abbiamo frequentato, in varia misura, i “corsi” organizzati dal Gruppo Lot di LDT e ci siamo sentiti parte di quel clima. Gli riconosciamo di aver proposto con coraggio - almeno apparentemente - un’alternativa allo stile di vita gay, in un momento di silenzio generale. Riteniamo che un cambiamento di orientamento sessuale sia eventualmente possibile e che sia lecito poter scegliere liberamente di ricorrere ad una terapia professionale per ottenerlo. Contestiamo le organizzazioni che promuovono uno stile di vita edonista e deresponsabilizzato. Condividiamo (almeno idealmente) la battaglia per la promozione del matrimonio tradizionale e per la libertà di esprimere la propria opinione sulla questione dell’omosessualità, nel rispetto della dignità fondamentale di ciascun essere umano, e soprattutto viviamo un percorso di fede.

Provo ad organizzare il mio pensiero partendo dalle fonti dirette ovvero il libro, le conferenze e le interviste rilasciate da LDT e suddividendo la materia in base a quello che dice di sé (Parte I), del mondo omosessuale (Parte II),dell’omosessualità (Parte III), della sua “missione” (Parte IV) e della sua proposta (Parte V), quindi proverò a trarre delle conclusioni.


Parte I – La storia di Luca

1. “Presidente di Arcigay Milano”[2]: si tratta di un’affermazione che LDT continua a diffondere, con alcune varianti (“vicepresidente”[3], “nel direttivo provinciale di Arcigay Milano” [4], “al fianco del presidente dell'Arcigay di Milano”[5] etc), nonostante non sia in grado di esibire alcuna prova di un suo coinvolgimento nella direzione di quello che una volta si chiamava CIG (Centro d’iniziativa Gay) e solo più recentemente (2006) è diventato il Comitato provinciale Arcigay Milano[6].
Da un’analisi delle informazioni riportate, sebbene in modo vago e poco consequenziale, nel suo libro[7] si deduce che, in base ad una stima per eccesso[8], gli anni di presunta attività in Arcigay Milano potrebbero rientrare nell’arco cronologico 1990-1996 (dall’elezione a “Mr. Gay” fino alla diagnosi di Hiv), anni che coincidono con le presidenze di Marco Melissari (1989-1993), Luca Amato (1994-1995), Paolo Besana (1995-1996): del signor Di Tolve non v’è traccia[9].

2. Mister gay
LDT vorrebbe far credere[10] di essere stato eletto “Mister gay” nella prima edizione dell’omonimo concorso nazionale nel 1990. In realtà la manifestazione si svolge solo a partire dal 1997[11] e LDT avrebbe conseguito il titolo durante una festa in una discoteca milanese[12], praticamente una cosa tra amici molto lontana dalla visibilità e rilevanza del vero concorso.

3. Il Luca della canzone di Povia
Il cantante Giuseppe Povia ha presentato al Festival di Sanremo del 2009 la canzone di successo “Luca era gay”. LDT, ravvisando una certa somiglianza tra la sua vicenda e quella
del suo omonimo, protagonista della canzone, coglie l’occasione al volo e afferma di essere lui il Luca della canzone[13], salvo poi essere costretto a smentirsi[14]. In seguito dichiara: “Io ho cercato in qualche modo di seguire l’onda, mica sono stupido”[15], ma questa “furbizia” non è piaciuta all’ufficio stampa del cantante che ha smentito categoricamente la circostanza diffidando[16] Luca Di Tolve nei seguenti termini:

“Con la presente ribadiamo in maniera ufficiale che il Luca della canzone di Povia “Luca era gay” non è Luca Di Tolve. Pertanto, la storia del personaggio in questione, non è in alcun modo riconducibile al pezzo del cantautore e la storia della canzone non è ispirata al Sig. di Tolve. Siamo stanchi di dover ancora, dopo due anni, star dietro a tutti coloro che sull’onda del successo dell’artista, cercano spazio per sé, diffondendo notizie false e millantatorie.”[17]

Questo non ferma LDT che continua a giocare sull’equivoco, arrivando a considerare questa coincidenza come un segno del “compito” che avrebbe ricevuto[18].

Copertina del DVD della conferenza di Roberto Marchesini "OMOSESSUALITA'. Nessuno nasce gay! con la testimonianza di Luca Di Tolve da cui è nata la canzone "Luca era gay" di Povia" del Centro culturale Amici del Timone di Staggia Senese


4. Novizio carmelitano
LDT riferisce nel suo libro[19] di aver pensato alla vita religiosa e di essere stato accolto come novizio nel convento carmelitano di Concesa dal superiore p. Ferdinando, e solo in seguito ad un riscontro negativo in tal senso avrebbe poi scelto di sposarsi. Ma al convento di Concesa non c’è mai stato un p. Ferdinando, tantomeno il priore che in quel periodo si chiamava p. Filippo Bettati (2002-2005) e quindi p. Teresio Raiteri (2005-2008), né risulta che Di Tolve li abbia mai fatto neanche il noviziato.

5. La malattia, quella vera
Quando LDT si scopre sieropositivo va incontro ad un importante momento di crisi che diventa occasione per confrontarsi con le “questioni psicologiche”[20] fino a condurlo nel tempo ad una svolta nella sua vita. Traspare inoltre, tra i motivi di allontanamento dall’ambiente gay, un certo profondo risentimento che giustificherebbe anche il riferimento ossessivo all’Arcigay, quasi fosse la totalità della realtà gay in Italia[21]. Dice di essere restato segnato profondamente da quest’esperienza e di aver provato il senso dell’abbandono. Difronte a questa situazione tragica LDT assume ancora una volta un atteggiamento deresponsabilizzante: la colpa è sempre della famiglia, degli psicologi, della cultura dominante, delle lobby gay, anche quando lui, sieropositivo, continua ad avere rapporti a rischio d’infezione per sei anni. Neanche una parola di rammarico per quanto fatto e invece torna a puntare il dito contro le associazioni gay, che lo avrebbero tranquillizzato sul suo comportamento[22], ma sembra ignorare del tutto l’esperienza dell’Associazione Solidarietà Aids (ASA), che aveva sede negli stessi locali[23] e che forse avrebbe potuto aiutarlo a dare un senso alla sua malattia.

6. Le frequentazioni con l’estrema destra
LDT si vanta dell’amicizia con Marco Invernizzi, esponente del movimento politico di estrema destra Alleanza cattolica[24], trova calorosa accoglienza sul sito del Centro culturale Amici del Timone di Staggia Senese[25], viene intervistato dall’agenzia di stampa Corrispondenza Romana che fa capo alla Fondazione Lepanto di Roberto de Mattei[26] e non disdegna di tenere una conferenza a Rimini organizzata per lui dai Lefebvriani[27] che gli dedicano sulla loro rivista anche un articolo dal titolo eloquente a firma di Carlo Manetti: Le ragioni del volto violento dell’omosessualismo. Dall’omosessualità si può e si deve guarire. La vicenda personale del signor Luca Di Tolve ex omosessuale perseguitato dai suoi ex sodali offre l’opportunità di riflettere sulle cause dell’attacco violento alla natura umana portato dall’omosessualismo militante[28].


Parte II – Il mondo omosessuale

LDT quando tratta del mondo omosessuale non si rivolge a noi ma vorrebbe parlare di noi a chi omosessuale non è. La ricostruzione che fa è sicuramente parziale, unidimensionale, ricca di generalizzazioni, luoghi comuni[29] ed ingenuità, a tratti perfino caricaturale[30]. Si potrebbe pensare che questo sia dovuto al fatto che trattandosi di una testimonianza riporta solo ciò che l’autore avrebbe vissuto in prima persona molti anni fa. In realtà è lui stesso ad ammettere che si tratta del frutto di una ricerca fatta a tavolino[31], durata cinque anni e mezzo[32], ispirata - tra gli altri[33] - da Marco Invernizzi, esponente del movimento politico di estrema destra Alleanza cattolica[34]. L’apporto fornito da questi collaboratori può spiegare anche i frequenti riferimenti ad un presunto complotto satanico e massonico[35] contro la tradizione[36].

Ecco un breve carrellata delle “ingenuità” che appaiono ad una prima lettura: confonde coming out ed outing considerandoli sinonimi[37]; troviamo cruising scritto con la y “cruysing” e fetish con una c in più “fetisch” a testimoniare, se non una scarsa dimestichezza con questi ambienti, almeno con il linguaggio ad essi proprio[38]; descrive le dark room come luoghi dove “vengono anche proiettati films o cortometraggi pornografici”[39] (ma non erano “dark”?); fa riferimento al locale romano “Il diavolo dentro” che però non può aver frequentato nella vita da omosessuale attivo, almeno stando alle sue parole, in quanto è aperto solo dal 2004[40] e forse viene citato solo per il nome, che viene sfruttato per avvalorare l’idea del “complotto satanico” e demonizzare così il mondo gay.

Ma le affermazioni più curiose e colorite sono:
Bandiera della Pace

  • circa l’origine del termine “drag queen” che significherebbe “regina drago”[41], quando “drag”, secondo un etimologia più attendibile, deriverebbe dal termine usato nel gergo della Londra gay degli anni Sessanta (palare/palari)[42] per indicare i vestiti[43];
  • nel raccontare la storia della bandiera rainbow del movimento per i “diritti omosessuali”[44] LDT finisce per fare confusione con quella della pace. Nella bandiera rainbow l’ordine dei colori, come dice il nome stesso, segue quello dell’arcobaleno e non c’è, come vorrebbe LDT, alcuna inversione (come in quella della pace) o “marchio diabolico” ne occorre ricorrere ad una strana teoria esoterica per spiegare un pervertimento di colori che semplicemente non esiste[45].

Bandiera rainbow
Questa raccolta di ritagli di giornale ottiene l’effetto desiderato di scandalizzare il grande pubblico con dettagli piccanti ed esotici, rafforzandolo così in un atteggiamento pregiudiziale nei confronti di tutte le persone omosessuali, a prescindere dal loro effettivo comportamento, non aiuta tuttavia a comprendere la complessità del fenomeno e soprattutto a comprendere noi stessi. In ultima analisi, a chi giova?


Parte III – L’omosessualità e la guarigione

1. L’idea che LDT ha dell’omosessualità oscilla tra la possessione diabolica[46] e una forma di dipendenza[47], scrive che “un effluvio misterioso dall’oscuro potere […] lo fa pascere negli spasimi della dipendenza” e che la sua “vicenda ne è la prova”[48]. Cerca di trarsi d’impaccio dalle critiche affermando, in modo contraddittorio, che “l’omosessualità non una è malattia”[49] ma non considera che il comportamento dipendente è esso stesso un comportamento patologico, tant’è che giunge ad affermare “adesso, finalmente, sono guarito”[50].

Questa concezione dell’omosessualità è prossima a quella del fondamentalismo protestante ed è contraria a quella cattolica che nella persona distingue inclinazione e comportamento, il primo di origine incerta il secondo libero e responsabile ma da valutarsi caso per caso. Questo non significa dire che una persona con attrazione per lo stesso sesso non possa essere eventualmente posseduta o sviluppare un comportamento dipendente quanto piuttosto che questi elementi non costituiscono l’essenza dell’omosessualità, così come una persona omosessuale può avere il raffreddore ma questo non è l’essenza della sua inclinazione/comportamento omosessuale.

2. LDT racconta di una “guarigione totale”[51] consistente nel “crollo totale delle pulsioni omosessuali”[52] e nel completo riorientamento sessuale[53], dovuta alla “terapia riparativa del professor Nicolosi”[54], a padre Pio e alla Madonna (rigorosamente di Medjugorje) ma anche al gruppo evangelico Living Waters[55]. Guarigione miracolosa che sarebbe avvenuta, a seconda delle versioni: istantaneamente, dopo tre mesi o dopo un anno, salvo il riapparire delle pulsioni nei momenti di stress![56].

Al di là della contraddizione e della confusione cronologica non si riesce a distinguere la presunta guarigione terapeutica dal miracolo o dall’esorcismo, il che gioca a vantaggio del personaggio che così può presentarsi a seconda delle circostanze come il poster boy della terapia riparativa (secondo la sua personale interpretazione), il miracolato di Medjugorje, come “Luca fuggito da Satana”[57] o tutte e tre le cose insieme.


Parte IV – La chiamata

LDT appare come un fenomeno di tipo mistico-religioso, fatto che gli consente di sfuggire ad una valutazione razionale grazie alla “copertura sovrannaturale”. D’altronde qual è il cattolico che non crede alla possibilità di un miracolo, specialmente se questo avviene in un contesto di misticismo fuori controllo, come purtroppo spesso è quello legato al “fenomeno di Medjugorje”. Conscio di questo LDT racconta con ricchezza di particolari dei suoi fenomeni mistici[58] a Medjugorje, della visione della Madonna e di p. Pio, tutte affermazioni gratuite e non supportate da fatti oggettivi come anche quelle relative alla sua “guarigione” e - come vedremo - ai risultati della sua “missione”.

In questa terra di nessuno, dove nulla è contestabile e tutto si regge sul carisma e la presunta autorità morale di chi parla, ecco allora che LDT dichiara di aver ricevuto un compito[59], una missione[60], una chiamata[61] direttamente da Gesù “ad essere l’antidoto per questi ragazzi”[62] e chiede solo di poter affermare quello che crede: “Io stesso ne sono la prova vivente”[63], “è possibile uscire dall’omosessualità”[64].

Sembra quasi un ruolo messianico, con Mosè fuori dall’Egitto e l’Arcigay sommersa nel Mar Rosso. Detto così può sembrare una battuta, eppure io credo che proprio qui sia la chiave di volta per comprendere il personaggio LDT, il suo carisma, la sua forte convinzione personale, la disinvoltura con cui falsifica la realtà e manipola le persone pur di compiere quella che crede essere – in buona fede (?) - la sua missione ispirata da Dio.



Parte V – La proposta

1. A Medjugorje LDT trova un’alleata preziosa in colei che diventerà sua moglie, scrive infatti: “Terry si disse pronta a sostenermi nel progetto di aiutare le persone che si sentono vittime di una sessualità disordinata”[65] e così - col sostegno del movimento politico Alleanza Cattolica[66] - fondano l’associazione Gruppo Lot[67] e si sposano dando una chiara impostazione al loro progetto matrimoniale, tanto da abbandonare il lavoro e pubblicare il libro per vivere di provvidenza[68], ma è solo il primo passo verso la costituzione di una sorta di comunità di recupero, come quella di suor Elvira che aveva ispirato a suo tempo LDT a Medjugorje[69].

2. Nel suo “appello alla reciprocità”[70] LDT rivendica una libertà di trattamento per cambiare “identità di genere o orientamento sessuale”, qualsiasi esso sia anche eterosessuale (!), facendo così sua la prospettiva relativistica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità[71]. Ci troviamo evidentemente difronte ad una forma di soggettivismo privo di fondamento etico che fa leva sui “disturbi psicologici e del comportamento associati” all’orientamento sessuale per giustificarne il cambiamento, patologizzando indirettamente tutti coloro che cercano un’alternativa. La proposta si rivolge quindi solo agli omosessuali cosidetti “egodistonici” e non ha valore generale, a scanso di equivoci LDT ribadisce: “noi non parliamo per tutte le omosessualità”[72].

3. Il nucleo della proposta è “un programma psicologico e spirituale attraverso seminari formativi”[73] il cui contenuto deriva dalle premesse poste con quanto detto sulla concezione dell’omosessualità e mira ad un riorientamento sessuale. Infatti secondo LDT “il riorientamento sessuale non è solo una teoria, un sogno idilliaco, ma qualcosa di possibile, fatto di persone concrete che sono rinate”[74], “provare per credere!”[75]

4. La terapia riparativa ci viene presentata come finalizzata principalmente al riorientamento sessuale ma si tratta, a voler essere gentili, di un grossolano fraintendimento, leggiamo quello che scrive lo stesso Joseph Nicolosi:

"Questo tipo di terapia NON si pone l'obiettivo di cancellare tutti gli impulsi omosessuali, bensì di migliorare la capacità di mettersi in relazione con gli altri uomini e di rafforzare il processo di identificazione maschile"[76]

"L'obiettivo è raggiungere la consapevolezza del problema e una chiarezza di direzione, in prospettiva di una eventuale trasformazione del significato di ciò che l'uomo sente"[77],

"Infatti, il desiderio omosessuale può persistere o ripresentarsi in alcuni momenti della vita. Ecco perché preferiamo parlare di "cambiamento", anziché di "cura", a partire da un cambiamento di autoidentificazione"[78].

"Piuttosto che focalizzarsi sul cambiamento di orientamento sessuale, il lavoro principale del terapeuta è insegnare al paziente a relazionarsi partendo da una posizione di autenticità, apertura e sincerità."

"Il successo terapeutico non richiede la semplice eliminazione del sintomo omosessuale, ma la crescita e la maturazione dell'uomo integrale" e porta come esempio quello di Jason che dice: "Non ho cambiato orientamento sessuale, ma posso sinceramente dire che non ho più paura degli uomini eterosessuali e ho imparato a essere padrone di me stesso"[79].

5. Per quanto riguarda gli aspetti religiosi e spirituali LDT, che pur si vanta della sua rigorosa ortodossia cattolica[80], esalta la superiorità dei fondamentalisti protestanti, dice infatti: “la Chiesa e i suoi ministri […] dovrebbero aprirsi all’ascolto e all’accoglienza anche degli omosessuali, rapportandosi ai loro problemi in modo adeguato, come fanno gli evangelici del Living Waters. Nell’organizzare corsi di riorientamento sessuale, questi fratelli nella fede si dimostrano più caritatevoli di noi cattolici” arrivando – se non a giustificare - a comprendere l’apostasia di quei cattolici che hanno incontrato “in quei gruppi di recupero Cristo, che li ha guariti”[81].

In un’altra occasione stravolge l’insegnamento cattolico facendo dire al Catechismo della Chiesa cattolica che l’omosessuale egodistonico può richiedere un trattamento per cambiare orientamento e che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità gli omosessuali egodistonici sarebbero eterosessuali latenti[82], entrambe le affermazioni sono chiaramente prive di fondamento, basta vedere quanto riportato nel CCC[83] e scritto dall’OMS[84].

In una prospettiva chiaramente naturalistica propone un “cammino di virilità”[85] e non di santità come previsto dalla Chiesa. A prima vista sembrerebbe che le due cose siano compatibili, e lo sono infatti, ma qui il problema è piuttosto una questione di priorità assoluta, di gerarchia dei fini o di ruolo strumentale dell'una rispetto all'altra.

L’assolutizzare un aspetto secondario e puramente eventuale come il riorientamento sessuale, a danno dell’altro, la santificazione personale attraverso le circostanze della vita, rende facilmente appetibile il programma ma non restituisce senso alla condizione omosessuale. Questo perché da un lato fa leva sulla tendenza alla negazione, alla non accettazione di sé, al bisogno ossessivo di approvazione sociale, alla paura di restare soli e all’odio di sé, tutti atteggiamenti che invece qualsiasi percorso sia psicologico che spirituale dovrebbe risolvere positivamente e non rafforzare indirettamente, e dall’altro finisce per non affrontare direttamente e alla radice il fenomeno dell’uso disordinato della sessualità che resta come gratificazione occulta magari con la giustificazione che praticare del sesso, a qualsiasi costo, con una persona dell’altro sesso o con se stessi può essere considerato un segno di “guarigione” o “un male minore”.

Quindi anche alcuni elementi indubbiamente positivi e validi dal punto di vista naturale, che possono riscontrarsi nel programma, finiscono per essere vanificati nel momento in cui il destinatario, in un condizione di particolare fragilità emotiva, viene inserito in un contesto fortemente autoreferenziale e non ha dei solidi valori morali. Sull’onda dell’entusiasmo può autoconvincersi di un cambiamento inesistente e per spirito di emulazione fare propria una pseudo identità ex-gay, fino a quando il riemergere delle pulsioni represse, lo porterà ad una situazione fuori controllo. Mi potresti obiettare che non è sempre così, ed è vero, ma c’è un clima favorevole a questo e purtroppo non sono poi così rari i casi in cui mi è stato dato di constatarlo.

LDT esprime bene questo suo concetto che rovescia completamente l’insegnamento cattolico sull’omosessualità come prova[86] quando dice:

“Grazie a Dio l’omosessualità non solo si può controllare, ma è anche qualcosa da cui ci si può liberare. Se ci accontentassimo di controllarla, dovremmo immaginare un braccio di ferro tra la padronanza di sé e la spinta a esplodere delle nostre pulsioni: ma, in tal caso, vivremo in uno stato di tensione crescente che, per trovare sfogo, porterebbe inevitabilmente alla ricaduta nel peccato.”[87]

Quindi o ci si riorienta o inevitabilmente si pecca, non c’è spazio per la spina nella carne, con buona pace di san Paolo.

È noto l’insegnamento della Chiesa circa la vocazione universale alla castità che si estende quindi anche alle persone omosessuali (CCC 2359), LDT dimostra di non comprenderne il significato (particolarmente per quanto riguarda la fecondità spirituale) e la distinzione con i concetti di celibato e continenza quando dice:

“Chiesi di nuovo in preghiera al Signore: Signore …  qua il magistero parla chiaro, il catechismo cattolico parla chiaro, io non posso rimanere un eunuco… non ho il voto di castità, non sento di fare il voto di castità”[88].

6. D’altronde la sua si presenta più come “una battaglia culturale”[89] e direi politica, seppur colorita di spiritualità “messianica”. Tanto è che nonostante il gran battage pubblicitario i risultati sono modesti, eccetto per la promozione personale del personaggio. LDT nel 2011 dichiarava al Giornale: “Dieci di questi percorsi si sono conclusi con altrettanti matrimoni e la nascita di quattro figli - «un quinto è in arrivo», annuncia raggiante Di Tolve - e tre con altrettante ordinazioni sacerdotali.[90]

Sempre nello stesso anno: “Abbiamo già 150 ragazzi che seguiamo e molti di loro sono già sposati con figli”[91], sembrano risultati incoraggianti ma sono nulla difronte a quello che riferisce alla fine del 2013: “abbiamo già 150 ragazzi che sono usciti completamente dall’omosessualità si sono sposati e sono felici”[92]. Conosciamo entrambi la situazione e queste affermazioni gratuite, che non possono avere un riscontro oggettivo, sono poco plausibili se non evidentemente risibili.

Conclusione

Queste poche note dettate dall’amicizia non pretendono di essere esaustive ne tanto meno perfette, anzi t’invito a volermi correggere, darmi suggerimenti e consigli, come sai, sempre ben accetti. Hai toccato finalmente con mano i motivi di tanta perplessità sul personaggio, ho provato se non a giustificarlo almeno a comprenderlo (Parte IV), Luca (la persona, non il personaggio) è come noi una persona che porta in sé una ferita profonda. Questo suo sfogo narcisistico oltre a nuocere potenzialmente ad altri, creando  aspettative irrealistiche [93], è sicuramente dannoso per lui. Vorrei potergli parlare di nuovo per dirgli di non avere paura, che può solo guadagnarci perdonando il mondo da cui viene (Parte II) e riappacificandosi con se stesso (Parte I), accettando con serenità la sua inclinazione omosessuale come occasione di santificazione e non considerandola una maledizione da cui fuggire (Parte III), la sua vera missione (Parte V) è una testimonianza silenziosa e per questo più efficace, continuando di questo passo con la sua credibilità oramai irrimediabilmente compromessa finirà per danneggiare anche la buona battaglia che dice di voler sostenere.

Lettera firmata



1 LDT dichiara di aver subito “Un linciaggio mediatico, per loro [Arcigay] sono un traditore, sono una minaccia” (31:50) [Cappellania Roma Tre 10/12/2013] https://www.youtube.com/watch?v=sHbQv-I77o4



4 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 98



7 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 93-103

8 Altrove si fa riferimento ad una sua presenza biennale in Arcigay Milano vedi Stefano Lorenzetto «Ero gay, ora ho una moglie Il professor Veronesi non sa di che sta parlando...», Il giornale 24/07/2011 http://www.ilgiornale.it/news/ero-gay-ora-ho-moglie-professor-veronesi-non-sa-che-sta.html

9 http://www.arcigaymilano.org/crono/sezione.asp?sez=cig+milano&sotto=Direttivo  [scorrere con le frecce a piè di pagina per visualizzare la cronologia completa degli articoli]

10 “Un evento che mi conferì una certa celebrità fu il primo concorso per Mister Gay che si svolse nel 1990, oggi diventato uno degli appuntamenti più seguiti e prestigiosi dell’ambiente”  Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 89.
11 “Mister Gay Italia è una manifestazione a carattere nazionale” http://www.mistergayitalia.it/index.php/storia

12 "Nel 1990 fu uno dei primi a essere eletto Mister Gay nella discoteca Nuova idea international di via De Castillia" Stefano Lorenzetto «Ero gay, ora ho una moglie Il professor Veronesi non sa di che sta parlando...», Il giornale 24/07/2011 http://www.ilgiornale.it/news/ero-gay-ora-ho-moglie-professor-veronesi-non-sa-che-sta.html; LDT parla di “primo concorso per Mister Gay” e nota “sebbene allora i partecipanti non fossero molti” come ottenne una “modesta fama” da questo “trionfo”. Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 88-89, 117. Nota come al concorso di Mr. Gay “ci sono pochi iscritti” (min. 28:41) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw

13 Intervista rilasciata a Davide Scalenghe in onda il 06/07/2010 in cui Luca Di Tolve (minuto 21,59) afferma di essere il Luca della canzone di Povia http://www.televisionando.it/articolo/current-e-l-intervista-esclusiva-a-luca-di-tolve-l-ex-gay-di-povia/29507/24/07/2011 [alla data di pubblicazione di questo articolo il video non è più disponibile on-line al link indicato]


15 "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - seconda parte (min. 5:21) https://www.youtube.com/watch?v=1opH7Y7V2PI

16 Così lo stesso Povia in una dichiarazione al periodico OGGI 22/12/2011 “Quando ha visto che Luca Di Tolve lascia credere di essere il Luca ex gay del brano, Povia ha fatto «oh» come i bambini del suo pezzo più famoso. E ha voluto precisare: «Rispetto Di Tolve perché ognuno trova la sua strada per stare bene. Ma lui parla di “guarigione”, io no. E non voglio preti o psicologi, anzi. Nel brano sto sul filo del rasoio, parlo di una svolta che può essere pure fatta “al contrario”, vedi Tiziano Ferro». Anche Di Tolve, 39 anni, da un paio sta sul filo del rasoio. È il Luca della canzone? Lo dice e non lo dice, lo ha fatto credere ai giornalisti e all’Arcigay. Ora commenta: «Non capisco, non mi era mai arrivata una diffida». Adesso è arrivata.” http://www.oggi.it/focus/personaggi/2011/03/01/luca-era-gay-ora-sposato-con-lei-ecco-la-sua-vera-storia/?pid=378#singleimage-378


18 “Io non posso che ringraziare veramente il Signore che mi ha dato in mano questo grande compito, io non mi sentivo degno, poi mi hanno spinto […] vescovi, cose allucinanti, hanno cominciato ad invitarmi a destra e a manca, un giorno il mio avvocato mi dice: guarda che ti hanno invitato al festival di Sanremo […] lui andava a cantare e io invece andavo a spiegare Povia, la canzone Luca era gay…” Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 (min. 1:03:35-50) http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw

19 LdT scrive: “L'amore di Cristo mi aveva catturato al punto che ci fu un momento, come ho già accennato, che pensai seriamente di consacrarmi a lui, nella vita religiosa contemplativa. Mi presentai, pertanto, al convento dei carmelitani di Concesa e chiesi al superiore di accogliermi come novizio. Padre Ferdinando mi accolse paternamente e mi ospitò nella sua comunità per il tempo necessario. Ma, al termine del discernimento, non riscontrò una vocazione alla vita carmelitana. Analizzo lucidamente il mio stato di profondo innamoramento che coincide con i momenti iniziali di un'autentica conversione: si rallegrò profondamente con me per l'attaccamento a Cristo e per la svolta che aveva impresso alla mia esistenza, ma mi invito a riflettere con calma su un'eventuale chiamata al chiostro, lasciando aperto il cuore anche ad altre suggestioni”. Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 219-220

20 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 163.

21 Nel suo libro (Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011) traspare un certo rancore per essersi sentito abbandonato p. 76; prende le distanze per l’atteggiamento d’indifferenza verso la malattia p. 119; “queste esperienze mi segnarono profondamente” p. 152; si sente “abbandonato” p. 155. “Sono realtà che blandiscono gli omosessuali, per sfruttarne le trasgressioni, gli eccessi, la creatività e la disponibilità di tempo che chi ha famiglia non può dare. Realtà pronte a voltarti le spalle se non gli servi più. / Sembri avvelenato. / Solo obiettivo.” intervista di Riccardo Caniato «Luca era gay non è solo una canzone», Fogli n. 369 Maggio 2011.

22 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 168-171.


24 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 235-236; (56:14) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html; “siamo aiutati dal Timone, amici del Timone, Marco Invernizzi, Alleanza Cattolica, Scienza e Vita, Agapo, Obiettivo Chaire” (1:08:00) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html


26 Feb 2012 Intervista all'agenzia di informazione "Corrispondenza romana" di Luca Di Tolve ospite ad un incontro presso l'Associazione Famiglia Domani. http://www.youtube.com/watch?v=5KByOjm2o18

27 Venerdì 24 febbraio [2012] alla ore 21, Luca Di Tolve terrà una conferenza a Rimini, nella sala dell' Istituto Musicale G. Lettimi, via Cairoli 44 http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=524:uscire-dallomosessualita-e-possibile&catid=53:attualita&Itemid=50

28 in La Tradizione Cattolica. Rivista ufficiale del Distretto italiano della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Anno XXII n. 3 (80) - 2011, pp. 16-20 http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/TC/TC_80.pdf

29 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 30, 34, 38ss, 60, 71, 78-83, 86, 89-92, 109 “Il gay è una persona triste e sola”, 148 “questo amore non esiste, non è praticabile tra gay e lesbiche”.

30 “per chi non lo sapesse” ci spiega cos’è il gay pride Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 103 e come funziona il mondo gay pp. 103-121, ancora sulla cultura gay p. 126-149; pp. 157-161; la terapia riparativa e la psicologia gay pp. 174-181.

31 Ho fatto una ricerca (min. 26:23) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g

32 “nel mio libro ci sono 5 anni e mezzo di studio” (15:40) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - seconda parte

33 Per comprendere meglio l’omosessualità si è rivolto a van den Aardweg, Roberto Marchesini, Chiara Atzori, Marco Invernizzi ed il suo team (56:14) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html

34 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 235-236.

35 I vertici sono satanici e massonici (min. 12:09) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=1opH7Y7V2PI

36 C’è un piano delle lobby omosessuali contro la tradizione (min. 34:32) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw

37 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 81.

38 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 66, 109.

39 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 108.


41 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 130-131, fa riferimento, senza peraltro, citarla ad un’intervista ad Andrea Berardicurti, transessuale della scena romana noto come “La Karl du Pigné”, ovvero la Carla del Pigneto (quartiere ex popolare oggi di tendenza tra via Prenestina e via Casilina) e non come riportato nel testo “La Karl du Pugnet”.


43 Basti pensare alla canzone del cantante britannico Morrissey, Piccadilly Palare contenuta nell’album Bona Drag del 1990 http://www.worldofmorrissey.com/template.asp?id=1.

44 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 139-141.

45 LDT parla di bandiera con i colori invertiti (min. 26:35) una “bandiera satanica fatta da una maga”(min. 27:40) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; fa ancora confusione con la bandiera della pace (min. 12:20) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=1opH7Y7V2PI

46 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 143-144; parla di “matrice satanica” (min. 24:23) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g

47 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, parla di dipendenza o compulsione pp. 28, 29, 33, 40, 58, 74, 113, 116-117 “come la droga”, 144, 166, 177, 179; parla di “emozioni compulsive” (min. 20:33) https://www.youtube.com/watch?v=uuwAQ-051ZI; Dice che l’omosessualità “è una dipendenza” (min. 20:50 e 23:12) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; “È come la droga … l’omosessualità è una dipendenza” (35:35) e ci spiega “come uscire dalle dipendenze sessuali” (min. 46:16) [Cappellania Roma Tre 10/12/2013] https://www.youtube.com/watch?v=sHbQv-I77o4; parla di “emozioni compulsive” (min. 20:33) https://www.youtube.com/watch?v=uuwAQ-051ZI

48 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 143.

49 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 122.

50 Flavia Amabile "Ero gay: i preti mi hanno guarito", lunedì 26 febbraio 2007, La Stampa; Recentemente ha dichiarato che “Nella Pastorale della Salute, al contrario, gli omosessuali vengono accolti con amore” http://www.zenit.org/it/articles/non-ero-gay-ma-mi-etichettavano-cosi

51  “ho sperimentato la guarigione totale” (Min. 0:24) Testimonianza di Luca Di Tolve (gruppoLot) Erba (Co) 07/03/2010 parte 3 di 3 https://www.youtube.com/watch?v=NyUCnTkAB_0&list=PLB8DE876FC15081A3

52 “ho visto proprio il crollo totale delle pulsioni omosessuali dopo un anno di cammino” (min. 20:20) https://www.youtube.com/watch?v=uuwAQ-051ZI

53 “Mi sono riappropriato della mia identità di genere fino a nutrire attrazione fisica solo per le donne” intervista di Riccardo Caniato «Luca era gay non è solo una canzone», Fogli n. 369 Maggio 2011.

54 “dopo tre mesi di terapia riparativa del professor Nicolosi io, dopo vent’anni, vedo crollare completamente le mie pulsioni omosessuali” (41:55; 44.40) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - prima parte https://www.youtube.com/watch?v=y1NBtP4lqsg

55 Sul concorso di grazia e psicoterapia nella sua “guarigione” Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 172, 174, 178, 181-182.

56 “immediatamente le mie pulsioni omosessuali sono crollate” (min. 20:38) istantaneamente per qualche mese - Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; “le mie pulsioni sono sparite” (min. 32:38) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; “Subito ho sperimentato il crollo delle pulsioni omosessuali” (min. 55:30) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw; “Le pulsioni omosessuali sono crollate subito, per un mese” (min. 56:00) e dopo 3 mesi crollano (min. 58:00) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html; “nel giro di nel giro di pochi mesi, un anno … non ho più pulsioni omosessuali” (min. 34:02) Il bandolo della matassa. Pastorale Giovanile del Vicariato di San Donà di Piave – Incontro di rete. Riflessioni su identità ed orientamento sessuale 23/02/2013 https://www.youtube.com/watch?v=5Mq47cROK0U; Ogni tanto riemergono le pulsioni sotto stress (min. 54:25) [Cappellania Roma Tre 10/12/2013] https://www.youtube.com/watch?v=sHbQv-I77o4. “non che mancassero le tentazioni che mi accompagneranno tutta la vita” Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 205.

57 Cfr. i frequenti riferimenti al testo Michela, Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall'inferno, Piemme (2007) in Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 132, 135, 140, 142, 206.

58 Descrive questi fenomeni mistici nel suo libro Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 11, 213-218, 204; (padre Pio) p. 199-201;“E io vidi l’immagine di padre Pio” “ti devi comportare da cristiano” (min. 18:41) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; Diventa un “Io credo di aver visto p. Pio” (min. 53:20) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw; vede la madonna (34:00), lo svegliava la madonna alle 3 per recitare il rosario (35:40), vede padre Pio (37:15) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - prima parte https://www.youtube.com/watch?v=y1NBtP4lqsg; Visione della Madonna a Medjugorje (1:02:20) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html

59 “Io non posso che ringraziare veramente il Signore che mi ha dato in mano questo grande compito, io non mi sentivo degno, poi mi hanno spinto … vescovi” (min. 1:03:35) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw.

60 A Chianciano Terme [in occasione del corso di Living Waters] Terry sente la spinta, “questa è la nostra missione” (49:22) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - prima parte https://www.youtube.com/watch?v=y1NBtP4lqsg

61 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 185, “ho avuto una chiamata più precisa” a Medjugorje, “fui confermato in questa chiamata del Signore, insieme con mia moglie Terry, dal prof. Tarcisio Mezzetti”.

62 “Sento Gesù che mi dice tu devi essere l’antidoto per questi ragazzi” (48:22) "Maschio e femmina li creò" testimonianza di Luca Di Tolve lunedì 26.11.2012, presso l'Istituto San Giorgio. Incontro organizzato da Unione Giuristi Cattolici di Pavia e Centro Culturale Giulio Bosco - prima parte https://www.youtube.com/watch?v=y1NBtP4lqsg; similmente esprime “le ragioni di questa testimonianza” a p. 124 e ancora “vorrei che queste righe suonassero come campane per chi si trova nello stesso tunnel in cui sono stato io” a p. 148 in Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011.

63 “Chiedo solo di poter affermare quello che credo. Io stesso ne sono la prova vivente.” Emanuele Boffi “Luca era gay”, Tempi, 20 gennaio 2009 http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=78

64 “Oggi credo che questa grazia mi sia stata data proprio per raccontare la mia storia e testimoniare che è possibile uscire dall’omosessualità” Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 218.

65 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p.  230.

66 “ho avuto la grazia e la fortuna di conoscere Alleanza cattolica, Marco Invernizzi persone di questo livello che mi hanno sostenuto alla grande e così sono partito bene, il vescovo di Brescia ci ha dato veramente un aiuto molto forte, il nostro sacerdote che è della pastorale della salute che ci ha seguito dal primo momento […] che ancora oggi fanno parte del gruppo che si chiama Libertà di genere [sic per Genere e libertà] … come Scienza e vita, Mec (Movimento ecclesiale carmelitano), Medicina e persona”(min. 1:04:44) Una testimonianza di vita e conversione Luca Di Tolve. Conferenza organizzata da Alleanza Cattolica Bergamo, 12 novembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=2yTvx2u-DVw

67 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp.  243-246.

68 Hanno scelto di vivere di provvidenza e chiedono il sostegno, per questo ha realizzato il libro (min. 34:13) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g.

69 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p.  212.

70 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, pp. 121-122.

71 ICD10 F66 Problemi psicologici e comportamentali associati con lo sviluppo e l'orientamento sessuale. Nota: l’orientamento sessuale in sé non deve essere considerato un disturbo; F66.1 Orientamento Sessuale Egodistonico. L’identità di genere o la preferenza sessuale (eterosessuale, omosessuale, bisessuale o prepuberale) non è in dubbio, ma l’individuo desidererebbe che fosse diversa a causa di disturbi psicologici e del comportamento associati, e può cercare un trattamento per cambiarla.
ICD10 F66 Psychological and behavioural disorders associated with sexual development and orientation . Note: Sexual orientation by itself is not to be regarded as a disorder; F66.1 Egodystonic sexual orientation. The gender identity or sexual preference (heterosexual, homosexual, bisexual, or prepubertal) is not in doubt, but the individual wishes it were different because of associated psychological and behavioural disorders, and may seek treatment in order to change it. http://apps.who.int/classifications/apps/icd/icd10online2003/fr-icd.htm?gf60.htm+

72 “Noi non parliamo per tutte le omosessualità, ci sono persone che di propria volontà vogliono fare un cammino di fede … se ci sono persone che la pensano in maniera diversa” e rispondendo ad un obiezione dal pubblico “io mi sento me stesso, se tu ti senti te stessa ben venga, Dio ti benedica” … (1:14:51) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html

73 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p.  244.

74 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 185.

75 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 149.

76 “Reparative therapy is not a "cure" in the sense of erasing all homosexual feelings. However it can do much to improve a man's way of relating to other men and to strengthen masculine identification”. Joseph Nicolosi Ph.D. Reparative Therapy of Male Homosexuality. A New Clinical Approach, Jason Aronson, 1991, p. 13 (ed. italiana Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Sugarco, 2002, p. 11).

77 Il testo originale legge “The goal is to gain an awareness of the issues and a clarity of direction, which will eventually bring about a transformation of the meaning of what the man feels.”, tradotto in italiano con "trasformazione della propria condizione" che ne falsa il significato originario, Joseph Nicolosi Ph.D. Reparative Therapy of Male Homosexuality. A New Clinical Approach, Jason Aronson, 1991, p. 25 (ed. italiana Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Sugarco, 2002, p. 27).

78 "Usually some homosexual desires will persist or recur during certain times in the life cycle. Therefore, rather than "cure," we refer to the goal of "change," a meaning shift beginning with a change in identification of self." Joseph Nicolosi Ph.D. Reparative Therapy of Male Homosexuality. A New Clinical Approach, Jason Aronson, 1991, p. 104 (ed. italiana Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Sugarco, 2002, p. 123).

79 "Rather than focusing on sexual-orientation change, the primary work of therapy is to teach the client to relate from a place of authenticity, openness and honesty"
"Therapeutic success requires not a mere elimination of the same-sex symptom but the growth and maturation of the whole man."
"I didn't change sexual orientation, but I can truly say that I no longer fear straight men - and I've learned to be my own person." Joseph Nicolosi, Shame and attachment loss: The practical work of reparative therapy, 2009, InterVarsity Press, p. 24 (ed. italiana Identità di genere. Manuale di orientamento, Sugarco, 2009 p. 19-20).

80 Dice di aver scritto il libro perché crede fermamente nel magistero della Chiesa cattolica (min. 4:50) Festival di primavera 12.13 marzo 2011- Desio https://www.youtube.com/watch?v=aycE5ttDp-g; Ancora di recente ha espresso pubblicamente opinioni quanto meno ambigue sulla fecondazione in vitro “Gesù non vuole far altro che ricordare quanto sia bello generare figli e un figlio, anche se concepito in provetta, è sempre generato da un uomo e da una donna.” http://www.zenit.org/it/articles/non-ero-gay-ma-mi-etichettavano-cosi; qui la posizione cattolica: http://www.zenit.org/it/articles/procreazione-assistita-e-fecondazione-omologa

81 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 184.

82 (1:06:33) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html

83 CCC 2357. L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
CCC 2358. Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
CCC 2359. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

84 Cfr. supra nota 71.

85 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 78.

86 CCC 2358.

87 Luca Di Tolve, Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso, ed. 2011, p. 180.

88 (54:25) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html

89 1:08:00 Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html


91 (1:01:10) Conferenza di Luca Di Tolve: Ero gay. Con Maria ho ritrovato me stesso, 02/12/2011 Ferrara http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2011/12/conferenza-del-2122011-di-luca-di-tolve.html.

92 (min. 31:42) Video intervista a LDT di Arrigo Muscio http://www.youtube.com/watch?v=1pG9L8Y_KKw&feature=youtu.be

93 La percentuale dei pazienti “quasi del tutto o esclusivamente eterosessuali” dopo due anni di trattamento costante con terapeuti altamente specializzati è pari al 33%. “Il rapporto NARTH fornisce un supporto clinico a tale punto di vista in quanto da speranza, piuttosto che auto-condanna, alle persone che per ragioni di fede o filosofia non accettano le proprie pulsioni omosessuali come normali. Questo studio offre speranza, ma con importanti limitazioni: Non tutti possono permettersi la psicoterapia o trovare un terapeuta che ha la formazione, l’esperienza ed i valori per assistere in questo percorso. Il profondo lavoro emotivo che comporta può non essere una priorità sufficientemente importante a garantire l’impegno richiesto. Non tutti coloro che s’impegnano in questo sforzo riescono se si definisce il successo come l’eliminazione delle pulsioni omosessuali. Se, invece, il successo è definito come una significativa crescita personale, la grande maggioranza delle persone troverà la terapia efficace.”

mercoledì 7 maggio 2014

Philippe Ariño in Italia dal 12 al 17 maggio in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia - IDAHOT 2014



TORINO - MILANO - ROMA

Cari amici,
sperando di fare cosa gradita, in occasione della settimana che precede la Giornata mondiale contro l'omofobia (IDAHOT 2014), Vi invitiamo all'incontro con il filosofo francese Philippe Arino, autore del libro Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici (Effatà Editrice) per ascoltare un pensiero originale su omosessualità ed omofobia.

Lunedì 12 maggio ore 11:00-12:00                                                           PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. Vivere felici secondo la Chiesa”

Al Salone del Libro di Torino – 2014 nello spazio lounge dello stand Effatà Editrice (S102, adiacente allo stand della Città del Vaticano nel Padiglione 3) Philippe Arino incontra giornalisti e lettori 



Martedì 13 maggio ore 20.45

PHILIPPE ARIÑO, "Omosessualità: parliamone"


Presso la Sala incontri San Secondo in via Gioberti 7/a - Torino
vedi il filmato dell'incontro







Giovedì 15 maggio ore 20.45

PHILIPPE ARIÑO, "Omofobia. Vittime e carnefici"

Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 1/ Via Vivaio 1- Milano

mercoledì 23 aprile 2014

CONTRO L’ETEROSESSUALITA’ (di Michael W. Hannon)

CONTRO L’ETEROSESSUALITA’
L’idea di orientamento sessuale è artificiale e inibisce la testimonianza cristiana.
(di Michael W. Hannon[1])

Contro l'eterosessualità
Alasdair MacIntyre, una volta scherzando disse che "cose, come i telescopi e le parrucche per signori, erano un'invenzione del XVII secolo". Qualcosa di simile si può dire dell'orientamento sessuale: gli eterosessuali, come le macchine da scrivere e gli orinatoi (anch’essi, ovviamente, per signori), sono stati un'invenzione degli anni ’60 del XIX secolo. Contrariamente ai nostri preconcetti culturali ed alle menzogne di quello che adesso si chiama "essenzialismo dell’orientamento", "etero" e "gay" non sono assoluti senza tempo. L'orientamento sessuale è uno schema concettuale con una storia, e una storia oscura. Si tratta di una storia iniziata molto più di recente di quanto la maggior parte della gente sa, e che probabilmente finirà molto prima di quanto la maggior parte della gente pensa.

Nel corso di molti secoli, l'Occidente ha progressivamente abbandonato il modello sponsale del cristianesimo per la sessualità umana. Poi, circa 150 anni fa, ha cominciato a sostituire quella lunga tradizione teleologica con una creazione completamente nuova: la tassonomia assolutista quanto assurda degli orientamenti sessuali. L'eterosessualità è stata creta per servire come regola ideale di tale quadro fantasioso, mantenendo i divieti sociali contro la sodomia e altre dissolutezze sessuali senza la necessità di ricorrere alla natura procreativa della sessualità umana.

Secondo questa nuova opinione, gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono sbagliati non perché disprezzano lo scopo animale-razionale del sesso, cioè la famiglia, ma piuttosto perché il desiderio di queste azioni deriverebbe presumibilmente da uno sgradevole disturbo psicologico. Come racconta la teorica queer Hanne Blank, "Questo nuovo concetto [dell'eterosessualità], agghindato in un miscuglio malassortito di altisonanti lingue morte, ha dato alle vecchie ortodossie una nuova e vivace prospettiva di vita, suggerendo, con toni autorevoli, che la scienza abbia detto in modo efficace che sono naturali, inevitabili ed innate".

L'orientamento sessuale non ha fornito un fondamento affidabile per le virtù come i suoi inventori avevano sperato, soprattutto negli ultimi tempi. Tuttavia oggi, molti cristiani conservatori ritengono che dovremmo continuare a riverire la dicotomia gay-etero e l'ideale eterosessuale nella catechesi popolare, dal momento che sembra loro ancora il modo migliore per rendere le nostre massime morali ragionevoli ed attraenti.

Questi miei compatrioti cristiani sbagliano ad aggrapparsi così strettamente all'orientamento sessuale, confondendo la nostra difesa della castità, senza precedenti e senza successo, con il suo fondamento eterno. Non abbiamo bisogno dell’"eteronormatività" per difenderci contro la dissolutezza. Al contrario, non è che un ostacolo.

Michel Foucault, un alleato inaspettato, ci fornisce i dettagli del pedigree dell'orientamento sessuale nella sua Storia della sessualità; in quanto osserva che il termine "sodomia" aveva identificato per molto tempo un tipo di comportamenti, ed improvvisamente, per la prima volta nella seconda metà del XIX secolo, la parola "omosessuale" gli si è affiancata. Questo neologismo europeo è stato utilizzato in un modo che avrebbe sorpreso le generazioni precedenti come un evidente errore di classificazione, in quanto designa non comportamenti ma persone, lo stesso dicasi per il suo correlativo opposto: "eterosessuale".

Foucault racconta che psichiatri e legislatori della seconda metà del 1800, hanno respinto la convenzione classica secondo cui il "colpevole" degli atti sodomitici non era "niente altro che il loro soggetto giuridico". Quando la società secolarizzata ha considerato come illegittime le credenze religiose classiche nella sfera pubblica, allora la pseudoscienza è intervenuta e ha sostituito la religione come fondamento morale delle norme sessuali. Per ottenere una stabilità sociale laica in materia sessuale, gli esperti di medicina realizzarono ciò che Foucault descrive come "ordine naturale del disordine".

"L'omosessuale del XIX secolo divenne un personaggio", "un tipo di vita", "una morfologia", scrive Foucault. Questa identità psichiatrica perversa, elevata al rango di una "forma di vita" mutante al fine di salvaguardare la buona società contro le sue disgustose depravazioni, è diventata l’elemento principale della personalità dei soggetti: "Nulla di tutto ciò che costituiva [l'omosessuale] era indipendente dalla la sua sessualità. Era presente ovunque in lui: alla radice di tutte le sue azioni, perché ne era il principio insidioso e indefinitamente attivo".

Gli aristocratici imprudenti incoraggiando queste innovazioni mediche cambiarono l’unità di misura della moralità pubblica, sostituendo alla natura umana religiosamente intesa l'opzione, laicamente più sicura, della passione individuale. In tal modo, sono stati costretti anche a scambiare la solida tradizione della legge naturale per lo standard di recente costruzione della "normalità psichiatrica", con l’"eterosessualità" a fungere da nuova normalità per la sessualità umana. Non sorprende che uno standard di normalità così vago, abbia offerto un fondamento di gran lunga meno forte all’etica sessuale rispetto alla classica tradizione del diritto naturale.

Ma l’enfatizzare questo nuovo standard è proprio riuscito a radicare queste categorie di etero e omosessualità nell’immaginario popolare. "L'omosessualità è apparsa come una delle forme della sessualità", scrive Foucault, "quando il concetto è passato dalla pratica della sodomia ad una sorta di androginia interiore, un ermafroditismo dell'anima. Il sodomita era stato un'aberrazione temporanea; l'omosessuale era ormai una specie". L’orientamento sessuale, quindi, non è altro che un costrutto sociale fragile e di assai recente costruzione.

Mentre la nostra cultura popolare non si è -ancora- allineata, i teorici queer, che dettano sempre più legge a livello di élite, sono già d'accordo con Foucault su questo punto. Tali pensatori fanno eco al pensiero LGBT - eretico di Gore Vidal: "In realtà, non esiste una cosa come una persona omosessuale, come non esiste una cosa come una persona eterosessuale". Vero, la netta divisione naturale tra le due identità si è dimostrato utile agli attivisti per i "diritti dei gay" impegnati sul campo, e non ultimo per l'ethos dell'era dei diritti civili, che tali dinamiche di lotta evocano. Ma la maggior parte dei teorici queer -e, per questo oggi, la maggior parte degli studiosi di tutte le discipline umanistiche e sociali/comportamentali, ammettono senza difficoltà che tali distinzioni sono costrutti immaturi e non molto di più. Molti in questo campo desiderano esporre le credenziali contraffatte dell’orientamento sessuale e, citano una pagina da Nietzsche, per spiegarlo in via genealogica una volta per tutte.

Jonathan Ned Katz, uno storico della sessualità di sinistra radicale che ha già insegnato sia a Yale che alla New York University, coglie bene l’elemento condiviso della teoria queer contemporanea in L'invenzione della eterosessualità, in cui spiega: "Io parlo dell’invenzione storica dell’eterosessualità per attaccare frontalmente l’opinione comune circa l’esistenza di una eterosessualità eterna, per sostituirgli la condizione instabile, relativa e storica di un'idea e di una sessualità che pensavamo fosse definita da tempo". Mentre, prosegue dicendo: "Contrariamente alla odierna idea biologista, la dicotomia eterosessuale/omosessuale non si trova in natura, ma è un costrutto sociale, quindi decostruibile".

La mia previsione è che vedremo questa dicotomia completamente decostruita nel corso delle nostre vite. Ma, a mio avviso, noi sostenitori della castità cristiana dovremmo vedere la fine imminente della distinzione gay-etero non come una tragedia, ma come un'opportunità. Voglio suggerire ancora di più che dovremmo fare del nostro meglio per favorire la dissoluzione dell’idea di orientamento all'interno delle nostre sfere sottoculturali, ove possibile.

Naturalmente, dato che siamo immersi in una cultura per la quale queste categorie sembrano così connaturali come la lingua inglese, sradicarle dal nostro vocabolario e dalla nostra visione del mondo non sarà per niente facile. Quindi, perché preoccuparsene? Finché non commettiamo peccati, che importa se la gente, anche noi cristiani, continua a identificarsi come omosessuale o eterosessuale?

Prima di tutto, nell’essenzialismo dell’orientamento la distinzione tra eterosessualità e omosessualità è una costruzione disonesta circa la sua identità, proprio in quanto costruzione. Queste classificazioni si travestono da categorie naturali, applicabili a tutte le persone, in tutti i tempi e luoghi a seconda degli oggetti propri dei loro desideri sessuali (anche se forse con un paio di opzioni in offerta per i categorizzatori più politicamente corretti). Affermando di non essere semplicemente una fortuita invenzione del XIX secolo, ma una verità senza tempo sulla natura sessuale umana, questo paradigma pretende troppo ed inganna coloro che adottano le sue etichette, facendogli credere che tali distinzioni valgano molto di più di quello che in realtà sono.

Un secondo motivo per dubitare che questa classificazione sia qualcosa di cui noi cristiani dovremmo subito appropriarci è che la sua introduzione nel nostro discorso sul sesso non ha aumentato significativamente la virtù - intellettuale o morale -di coloro che impiegano i suoi concetti. Al contrario, essa ha reso più difficile comprendere ed ha generato disordine morale.

Quanto al primo punto – la comprensione -, l’essenzialismo dell’orientamento ha reso la filosofia etica in questo ambito del tutto impossibile: ha preso il posto dei vecchi principi coniugal-procreativi della castità, senza offrire alcuna alternativa che non sia del tutto arbitraria. La precedente visione teleologica misurava la morale in funzione della natura animale-razionale dell'uomo; in ambito sessuale, questo significava valutare gli atti con riferimento al bene comune del matrimonio, che ha integrato l'unione sponsale e la procreazione e l'educazione dei bambini. Il nuovo sistema eteronormativo, d'altra parte, non arriva a spiegare la malvagità della sodomia omosessuale facendo riferimento solo ad un riflesso involontario, condizionato ed immorale, che se non giustificato, si è indebolito notevolmente nel tempo.

Per quanto riguarda l’altra conseguenza, il disordine morale, l'affermazione dell’orientamento ha spostato, in modo controproducente, la nostra attenzione pratica dalle finalità oggettive alle passioni soggettive. I giovani, per esempio, oggi si trovano regolarmente in difficoltà con la propria identità sessuale, quando si esaminano nel tentativo di individuare la loro posizione in questo, presunto naturale, diagramma di Venn degli orientamenti. Tali ossessioni generano molto più calore che luce e spingono gli adolescenti, già sessualmente eccitati, a concentrarsi sul riconoscersi in dimensioni estranee alla propria sessualità. Questa autoanalisi diventa ancora più inutilmente dolorosa per coloro che riscontrano in sé un "orientamento omosessuale", quando assumono un'identità essenzialmente caratterizzata da un insieme di desideri sessuali che non possono essere soddisfatti in modo conforme alla morale.

C'è una terza ragione, di natura teologica, per cui dovremmo liberarci di questa classificazione: è in contrasto con la libertà per cui Cristo ci ha liberati. Il mio futuro priore nella vita religiosa, p. Hugh Barbour dei Premostratensi, ha ampliato questa idea in un saggio in Chronicles Magazine, intitolato "Gli omosessuali esistono? Ovvero, cosa accadrà adesso?" Come sostiene il padre priore: "La teologia morale tradizionale valutava gli atti, e non generalizzava, in modo così insoddisfacente, sulle tendenze che portano a questi atti. Questo era lasciato alla casuistica delle occasioni di peccato e alla direzione spirituale. Se il peccato è un furto, è la cleptomania allora lo standard di valutazione? Se l'ubriachezza, l'alcolismo? Se la pigrizia, la depressione patologica?" Egli scrive, anche i cristiani ortodossi hanno ceduto all'abitudine di trattare le inclinazioni sessuali come identità. Pastoralmente, siamo fatti per predicare la libertà con cui Cristo ci ha liberati. Nel considerare il peccato di sodomia come una prova evidente di un’identità, non stiamo forse concorrendo, sotto forma di compassione e sensibilità, a vincolare il peccatore alla sua inclinazione peccaminosa? e così facendo lo carichiamo di un fardello troppo grande da sopportare, senza tuttavia muovere un dito per sostenerlo?

Autodefinirsi come un "omosessuale" tende a moltiplicare le occasioni di peccato per coloro che adottano l'etichetta-provocazione, è secondo le parole del priore, un’inutile "spettacolarizzazione della tentazione". Mentre l'infusione delle virtù teologali rende il cristiano libero, l’identificarsi come omosessuale rende solo più schavo il peccatore. Intensifica la lussuria, una triste distorsione dell’amore, amplificando il valore apparente dei desideri concupiscenti. Favorisce una disperata autocommiserazione, danneggiando la speranza, che ha lo scopo di motivare le virtù morali. Incoraggia a sentirsi in diritto a pretendere lo stravolgimento degli insegnamenti che sembrano reprimere "chi sono veramente", spesso minando così l'obbedienza della fede.

Ci sono una manciata di lodevoli esempi che contraddicono questo modello scoraggiante, persone che s’identificano come "cristiani gay" che sono sia virtuosi che fedeli agli insegnamenti della Chiesa. Ma data la tensione intrinseca tra il pensiero cristiano classico e l’idea moderna di orientamento sessuale, non dovrebbe sorprenderci che gli originali lodevoli interpreti che cercano di combinare queste due tradizioni dissonanti siano l'eccezione piuttosto che la regola.

Legittimare l'identità omosessuale è un percorso irto di pericoli evitabili. Eppure, quando si tratta del male più grave provocato dalla dicotomia dell’orientamento sessuale, l'omosessualità non è il colpevole. Lo è l’eterosessualità – ma naturalmente questo non significa che possiamo avere l'una senza l'altra. L'aspetto peggiore del sistema dell’identità da orientamento è che tende a esentare gli eterosessuali dalla valutazione morale. Se l'omosessualità ci lega al peccato, eterosessualità ci rende ciechi difronte al peccato.

Non c'è dubbio che esistano alcuni "eterosessuali" moralmente consapevoli di sé. Tuttavia, come regola generale, individuarsi come una persona eterosessuale oggi equivale a dichiararsi membro del "gruppo dei normali", in funzione del quale tutti i desideri sessuali, le attrazioni e le tentazioni devianti debbono essere valutate. Tale identificazione etero introduce una confidenza di sé pateticamente acritica e - spero che sia evidente - ingiustificata, per non parlare del criterio impreciso per valutare la tentazione.

Certo, esiste una norma modello per la valutazione della devianza sessuale. Ma questo modello non è l'eterosessualità. È lo stesso Gesù Cristo, il Dio-uomo che ha sia perfezionato la natura umana, sia perfettamente esemplificato la sua perfezione, "essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato". Pertanto pretendere che l'eterosessuale auto-dichiaratosi prenda il posto di nostro Signore in questo ruolo è semplicemente una follia.

È vero che l'omosessualità può essere caratterizzata da una ingiusta mancanza di speranza, dall’accettare delle inclinazioni peccaminose come identità fondante e quindi dal respingere implicitamente la libertà acquistata per noi dal sangue di Cristo; ma l’eterosessualità, con la sua pretesa di valere come norma per valutare i nostri costumi sessuali, è caratterizzata da qualcosa di ancora peggiore: l'orgoglio, che san Tommaso d'Aquino classifica come il re di tutti i vizi.

Ci sono ragioni pratiche per diffidare anche dell’eterosessualità. Poiché il nostro mondo post-freudiano associa ogni tipo di attrazione fisica e affetto interpersonale con il desiderio erotico genitale, un’amicizia intima con una persona dello stesso sesso ed un apprezzamento casto per la bellezza di qualcuno del proprio stesso sesso sono diventati quasi impossibili. (Freud, a proposito, è stato uno degli autori più influenti del pernicioso mito dell’essenzialismo dell’orientamento).

Per gli "eterosessuali" in particolare, avvicinarsi ad un amico dello stesso sesso finisce per sembrare perverso e provano disagio se impressionati dalla sua bellezza. Per evitare di essere scambiati per gay, al giorno d’oggi molte persone sedicenti etero - uomini soprattutto – si accontentano di rapporti superficiali con i loro compagni e riservano il tipo di intimità impegnativa, che un tempo caratterizzava tali caste relazioni con persone dello stesso sesso, per le sole partner amorose. Il loro orientamento sessuale, apparentemente normale, li priva di un aspetto essenziale della realizzazione umana: la vera amicizia.

I primi usi del termine "eterosessualità" ci danno un ulteriore motivo di dubitare del fatto che dovremmo celebrarne l'idea con troppo entusiasmo. È vero che anche alla fine del XIX secolo, a volte l'etichetta è stata impiegata solo per indicare "sesso normale". Ed è così che, naturalmente, ancora oggi tendiamo a usare il termine "eterosessuale", che io sostengo essere drammaticamente confuso.

Ma un altro significato importante del termine all’epoca della sua invenzione, compreso il suo primo uso registrato nella lingua inglese nel 1892, continua a informare la nostra concezione distorta della sessualità umana, anche se questa definizione secondaria da allora è andata fuori moda. Nella sua definizione alternativa, il termine non indicava"sesso normale", ma piuttosto una diversa forma di devianza sessuale, come la sua controparte omosessuale, per quanto riguarda il suo disprezzo per la procreazione, ma si differenziava per l'oggetto proprio delle sue inclinazioni lussuriose.

La sfortunata storia del termine "eterosessuale" che abbiamo scelto di dimenticare è che questa parola è entrata nella lingua inglese come etichetta per un disturbo indicante una perversione sessuale che si compiaceva di atti sessuali sterili. Di solito questi desideri sono rivolti verso persone di sesso opposto, ma anche questo limite era sfocato, perché, come si è scoperto, una volta che lo scopo generativo del sesso era stato accantonato, spesso importava molto poco chi fosse il partner dell’attività masturbatoria dell’eterosessuale.

I nostri antenati cristiani sarebbero scioccati dalla nostra condiscendenza con l'orientamento sessuale. L'unica ragione per cui questo programma non ci allarma come avrebbe fatto con loro è che noi siamo stati sistematicamente indottrinati dall'infanzia, specialmente i più giovani tra di noi. Prendiamo un esempio analogo con cui non abbiamo altrettanta familiarità e consideriamo come avremmo reagito se un diverso tipo di categoria si fosse imposto nel nostro vocabolario culturale.

Slate recentemente ha pubblicato un articolo intitolato "Il poliamore è una scelta?", in cui sosteneva che, in aggiunta alle inclinazioni verso uomini o donne, ci possono essere anche orientamenti sessuali, innati ed immutabili, costituiti dalla fedeltà - e infedeltà. Dan Savage dovrebbe esserne orgoglioso.

Immaginate se quelle persone, che pensano che saranno più soddisfatte romanticamente da una relazione sessuale esclusiva ed impegnata, iniziassero a identificarsi come "fedeli", mentre quelli di solito più eccitati dalla prospettiva della promiscuità sessuale illimitata iniziassero a identificarsi come "infedeli". Non lo troveremmo forse preoccupante, soprattutto quando uomini e donne cristiani iniziassero ad adottare quest'ultima etichetta per identificarsi, ammettendo anche di essere "infedeli" come una ragione per non sposarsi, in quanto non sarebbero sufficientemente soddisfatti dalla vita sessuale a cui si impegnerebbero con i voti coniugali?

In questa analogia ovviamente l’"Infedeltà" ha il ruolo dell’omosessualità. Ma sia che consideriamo il numero dei partner sessuali che il loro genere, come non restare scioccati quando i nostri fratelli cristiani adottano un'identità che si distingue essenzialmente dal suo opposto per nient'altro che una particolare forma di tentazione al peccato? Questo è l'opposto della libertà cristiana. Naturalmente, tutti noi siamo feriti e tentati e abbiamo bisogno dell’assistenza divina. Ma mentre noi continuiamo a lottare contro queste tentazioni peccaminose, ciò che ci è stato dato in Cristo Gesù è la liberazione dalle catene del peccato che ci rivendica come propri.

Tantomeno apparteniamo alle nostre trasgressioni. Allora perché creare identità per noi stessi utilizzando il peccato come standard? Non m’interessa quanto possa sembrare attraente la promiscuità. Tu non sei certamente "un infedele". Sicuro, potremmo costruire categorie sociali che farebbero apparire ovvio e connaturale, parlare in quel modo. Ma per il cristiano fare così, o partecipare volentieri a questo sistema una volta che è stato costruito intorno a lui, sarebbe decisamente sbagliato.

Io non sono il mio peccato. Io non sono la mia tentazione al peccato. Sono stato liberato da questa schiavitù dal sangue di Gesù Cristo. Io, per essere sicuri, ho tutti i tipi di identità, soprattutto nella nostra impazzita età ultra-psicoanalitica. Ma almeno, nessuna di queste identità dovrebbe essere essenzialmente definita dalla mia attrazione per ciò che mi separa da Dio.

L'altro lato di questa analogia, ispirata da Slate, mette in luce i mali caratteristici della eterosessualità. Nonostante la nostra giustificata disapprovazione dei cristiani che s’identificano in modo disperante come "infedeli", non ci sarebbe qualcosa di ancora più assurdo e feroce nella loro vanagloriosa auto-identificazione come "fedeli"? Mettiamola così: Il fatto che i miei desideri erotici tendono ad assumere una sola persona per loro oggetto piuttosto che un pluralità, rappresenta necessariamente una qualche intrinseca qualità morale da parte mia? Del resto, è indice che i miei desideri sono virtuosi o penso, più probabilmente, indichi semplicemente che mi capita di non essere fortemente tentato da uno dei molti potenziali abusi del piacere sessuale? Come le cosiddette persone "fedeli", gli "eterosessuali" non sono modelli di castità solo perché evitano la tentazione del giorno.

Tuttavia, nonostante l'illogicità di tutto questo, "le persone etero", tendono ancora a ricevere maggiori vantaggi sociali dalla loro denominazione e, quindi, lo smantellamento dello schema degli orientamenti li minaccia molto più di quanto non facciano i loro correlativi "gay" e "lesbiche". Come Jenell Williams Paris del Messiah College scrive nel suo libro The End of Sexual Identity, "Fondare l’etica sessuale nella nostra umanità più che nelle categorie di identità sessuale contemporanee... ha un costo per gli eterosessuali", perché "li mette in gioco come giocatori invece che arbitri". Per questo motivo, però, sono i sedicenti eterosessuali che possono rivelarsi più efficaci nel guidare la nostra casta offensiva contro l'orientamento sessuale, sacrificando la loro poco cristiana coperta di sicurezza dell’ "eterosessualità" per il bene della caritas in veritate.

Eppure sia che noi cristiani scelgiamo o meno di aderire alla battaglia, nel tempo, l'orientamento sessuale finirà inevitabilmente fuori moda: possiamo solo scegliere semplicemente se vogliamo cadere con esso. Una ragione ovvia per la sua fine inevitabile è che il sentimento è molto più volubile di quanto quei precoci agitatori psicosessuali credessero. L'evidenza empirica mostra come le loro rigide categorie risultino essere radicalmente insufficienti.

Un secondo fattore nella caduta inevitabile dell'orientamento sessuale è che queste categorie etero/omo non possono costituire un fondamento logico per le norme sessuali, per come furono intese. Gli essenzialisti dell’orientamento originali non potevano nemmeno offrire una ragione di principio per preferire l'eterosessualità all'omosessualità, il fulcro della loro posizione. Lasciato con nient'altro che sensibilità ereditate e regole arbitrarie, il loro criterio eteronormativo non è riuscito, laddove il suo predecessore procreativo era riuscito per secoli, ad offrire valide ragioni per le regole.

Il fallimento filosofico ha condannato l'impresa dell’orientamento per tutta la sua esistenza. Poiché l’inadeguato standard eteronormativo ha lasciato le istanze della lussuria per il sesso opposto completamente intatte, i peccati considerati precedentemente mortali, come la masturbazione, la pornografia, la fornicazione, la contraccezione e la sodomia maschio-femmina, sono stati progressivamente tollerati; eppure, eliminate tutte queste prescrizioni, comprensibilmente, ha cominciato ad apparire incoerente e quindi ha pregiudicato il continuare ad insistere sul divieto per la sodomia tra persone dello stesso sesso. La struttura dell’essenzialismo dell’orientamento, che doveva essere una difesa infallibile contro la dissolutezza omosessuale, così divenne l'arma più forte nel suo arsenale.

Il che ci porta alla conclusione, forse più sorprendente, ragione per cui l'orientamento sessuale cadrà: ha quasi esaurito la sua utilità politica, che ha sempre avuto una data di scadenza. Il piano dei conservatori morali del XIX secolo per l'orientamento è fallito, naturalmente, quando quelle che avrebbero dovuto essere condizioni psichiatriche normativamente diseguali, si sono evolute in identità psicologiche moralmente indistinguibili.

Eppure neanche il liberalismo se n’è molto avvantaggiato, tra Romer e Lawrence e Windsor[2] e ENDA[3], restano da sistemare pochissimi problemi di "diritti dei gay". L’orientamento sessuale potrebbe avere ancora pochi anni di utilità politica, ma molti progressisti già si vantano di poter rottamare l'assurdo mito delle categorie naturali ed essere soddisfatti, avendo avviato una irresistibile tendenza di liberalizzazione che continuerà a ritmo sostenuto, con o senza di esse. Prima o poi, le affermazioni della torre d'avorio dei teorici queer diventeranno ortodossia culturale.

Anche se mi aspetto che molti pensatori cristiani conservatori troveranno Foucault uno strano compagno di viaggio, vorrei suggerire che il nostro supporto alla sinistra radicale su questo tema dovrebbe essere entusiasta, anche se deve essere attentamente circoscritto. In sostanza, dobbiamo unire con entusiasmo le nostre voci a quelle dei teorici queer poststrutturalisti nelle loro critiche vigorose degli ingenui essenzialisti dell’orientamento, che pensano erroneamente che "etero" e "gay" siano naturali, neutrali e classificazioni fuori dal tempo.

Il loro storicismo disilluso mette questi genealogisti della sessualità nella posizione unica di percepire gli inganni dell’orientamento sessuale, e mentre noi cristiani non ne abbiamo bisogno di per sé, comunque, in modo accidentale al momento presente, può rivelarsi una grande risorsa. Ironia della sorte, questi esponenti della sinistra radicale possono essere gli unici in grado di guarire la cecità che ultimamente ci siamo autoinflitti in modo poco saggio, adottando acriticamente il linguaggio dell’etero-omosessualità.

Tuttavia, mentre possiamo e dobbiamo consigliare la diagnosi dei teorici queer per l'assurdità che oggi affligge le diffuse categorie sessuali, tuttavia, non possiamo sottoscrivere la loro terapia. Jonathan Ned Katz, Hanne Blank ed i teorici queer contemporanei in generale, mirano a spiegare in modo genealogico il rigido sistema degli orientamenti proprio perché credono che questo darà loro la libertà e il potere di fare, disfare e rifare la propria sessualità come meglio credono.

Vogliono abbattere queste fallimentari costruzioni sociali non per costruire o forse ritrovare tra le macerie qualcosa di meglio al loro posto, ma perché sperano di raggiungere un grado ancora maggiore di libertinaggio sessuale, anche a costo di avallare una sorta di miserabile nichilismo sessuale. Per parafrasare Dostoevskij, questi radicali vorrebbero credere che se l'orientamento non esiste, allora tutto è lecito.

Il cristiano non può naturalmente seguirli su questa strada perniciosa. Ma non credo neanche che il cristiano possa accontentarsi dell’odierna ingannevole e disperante tassonomia. Tenete a mente queste mie parole: i teorici queer insisteranno per smantellare la cosa in breve tempo. Anche la nostra cultura popolare sta cominciando a mostrare segni di stress. La lunga lista, in continuo aumento, degli orientamenti dimostra l'insufficienza di tali categorie stereotipate. E il concetto ormai familiare di "hasbian"[4] suggerisce che queste identità sono molto meno statiche di quanto siamo stati inizialmente portati a credere. (Si pensi, per esempio, alla nostra nuova first lady di New York ex - omosessuale).

La domanda è, una volta che questa struttura dell’orientamento sessuale crollerà, che cosa la sostituirà: l’etica nichilista dei teorici queer per cui tutto va bene, o la visione cristiana classica da cui tutto è cominciato, la visione che prende come suo fine e principio strutturante quello coniugale-procreativo, valutando le passioni in funzione della natura e non viceversa?

Il ruolo di chi oggi difende la castità cristiana, ritengo sia quello di dissociare la Chiesa dal falso assolutismo dell'identità basata sulla tendenza erotica e riscoprire il nostro fondamento antropologico per le massime morali tradizionali. Se non vogliamo essere spazzati via con la modernità degli essenzialisti dell’orientamento, allora dobbiamo ricordare al mondo che la nostra etica sessuale non è mai stata veramente compatibile con l’impostazione moderna, e che quindi abbandonare quest’ultima non deve condurre ad un libertinismo nichilista postmoderno. Nella tradizione cristiana classica vi è un terreno più solido su cui poggiare. Anzi, mi sembra l'unico su cui poter ancora costruire.

La Bibbia non ha mai chiamato l'omosessualità un abominio. Né potrebbe averlo fatto, come abbiamo visto, il Levitico precede qualsiasi concezione dell'orientamento sessuale almeno da un paio di millenni. Quello che le Scritture condannano è la sodomia, a prescindere da chi la commetta o perché. Eppure, come ho sostenuto in questo articolo, ai nostri giorni l’omosessualità merita di essere considerata negativamente così come l'eterosessualità.

Per quanto riguarda la morale sessuale, abbiamo raggiunto un punto in cui non possiamo più limitarci a criticare le risposte inadeguate della modernità. Come nostro Signore nei racconti evangelici, dobbiamo anche corregere le sue domande così inadeguate. Piuttosto che affannarci per cercare di vivere come un "omosessuale cristiano" o, se è per questo, la questione ancora più problematica di come vivere come un "eterosessuale cristiano" - dovremmo insegnare ai nostri fratelli cristiani, soprattutto a quelli negli anni giovanili di formazione, che queste categorie sono inutili.

Essi sono invenzioni recenti, del tutto estranee alla nostra fede, insufficienti per giustificare norme sessuali e contrarie alla vera antropologia filosofica. È giunto il momento per noi di sradicare, per quanto possiamo, l'orientamento sessuale dalla nostra visione del mondo, naturalmente, con la dovuta prudenza per casi particolarmente complicati.

Se Papa Francesco ha ragione quando dice che contestualizzare il nostro discorso morale è un prerequisito necessario per essere convincenti o almeno comprensibili con i nostri interlocutori, allora abbandonare l’eteronormatività e resuscitare la nostra tradizione di castità familiare-teleologica è l'unico modo per spiegare adeguatamente l'etica sessuale cristiana.



[1] Michael W. Hannon si prepara ad entrare nella vita religiosa con i Norbertini di St. Michael’s Abbey a Orange County, California.
Traduzione dell'articolo originale in lingua inglese pubblicato il 3. 1. 14 su First Things
Un ringraziamento particolare all'amico Arthur R. che ha condiviso con me le fatiche della traduzione nel corso della settimana santa 2014.
[2] Sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America sulla discriminazione delle persone omosessuali (ndt)
[3] Employment Non-Discrimination Act (ndt)
[4] Termine che identifica una donna precedentemente lesbica e che ora si trova in una relazione eterosessuale (ndt)

venerdì 11 aprile 2014

La Chiesa non guarda agli omosessuali in quanto tali ma come figli di Dio (di Ann Schneible)

Padre Paul Check racconta come è nato l'apostolato Courage (www.courageitalia.it), rivolto a chi mostra attrazione verso persone dello stesso sesso


 Roma, 18-19 Febbraio 2014 (Zenit.org) Ann Schneible

PRIMA PARTE

Courage è un apostolato che risponde alle esigenze di quelle persone attratte dallo stesso sesso, che spesso si sentono escluse dalla Chiesa, aiutandole ad andare oltre l’etichetta di omosessuali verso l’unione con Cristo.

Nato negli USA, dove è presente in metà delle diocesi, il progetto si è poi diffuso in altri dodici paesi, sempre con l’obiettivo di aiutare chi abbia tendenze omosessuali, a vivere in castità, in uno spirito di fratellanza, amore e verità.

Per conoscere la realtà di Courage, ZENIT ha intervistato padre Paul Check, diventato direttore del progetto dopo la morte del fondatore, padre John Harvey.

Padre Paul, ci vuole raccontare in breve la storia dell’apostolato Courage?

Padre Check: Nel 1980, l’allora cardinale arcivescovo di New York, Terence Cooke, sentì che la Chiesa doveva esprimere la propria sollecitudine materna e carità pastorale per un gruppo di persone che si sentivano escluse se non addirittura odiate da questa. Il cardinale chiese quindi a padre Benedict Groeschel di aiutarlo in un nuovo apostolato rivolto a uomini e donne con tendenze omosessuali, perché conoscessero l’amore di Cristo per loro, il posto loro riservato nella Chiesa, la loro chiamata ad una vita di castità e le grazie che Dio avrebbe loro concesso se si fossero aperti a Lui.

Padre Groeschel conosceva un sacerdote che da molti anni studiava questioni legate all’omosessualità, un vero pioniere in questo campo: padre John Harvey, un oblato di San Francesco di Sales.

Padre Harvey era uno specialista in teologia morale. Aveva scritto una tesi di dottorato sulla teologia morale nelle Confessioni di sant’Agostino ed insegnato, per molti anni, teologia morale agli Oblati che studiavano nel seminario di Washington. Già da tempo il suo superiore gli aveva detto che c’era la necessità di qualcuno che studiasse la questione dell’omosessualità e che formasse i seminaristi a comprendere meglio questa condizione. 

Quando il cardinale Cooke e padre Harvey s’incontrarono, si trovarono d’accordo sull’idea di costituire un gruppo di sostegno per gli uomini (e successivamente anche per le donne) che sperimentano attrazione per lo stesso sesso. Così che queste persone, ponendo al centro Cristo in uno spirito di aiuto reciproco, potessero essere accolte e sostenute spiritualmente dalla carità materna e dalla cura pastorale della Chiesa. Ogni gruppo di Courage deve avere un cappellano nominato dal vescovo competente.

Nel 1980 sette uomini si incontrarono a Manhattan, sotto la guida di padre Harvey e definirono i cinque obiettivi di Courage: castità, preghiera e dono di sé, fratellanza in Cristo, amicizie caste e diffusione del buon esempio.

Da allora l’apostolato Courage conta gruppi di sostegno spirituale in metà delle diocesi degli Stati Uniti ed in altri 12 paesi.

Oltre a formare questi gruppi di sostegno, Courage offre formazione per sacerdoti e seminaristi, aiutandoli a comprendere questa sfida particolare per il loro ministero, sia come parroci che in incarichi particolari come cappellani, così da acquisire una certa conoscenza di un fenomeno complesso come l’omosessualità e della prova che, a loro volta, uomini e donne con questa inclinazione debbono affrontare.

Come può essere definita e compresa l’attrazione per il proprio sesso? E come possono definire se stesse, le persone omosessuali?

Padre Check: Questa domanda va davvero al cuore del nostro lavoro. Il linguaggio è molto importante, perché le parole evocano immagini, idee e talora convinzioni molto radicate. Potremmo usare una determinata parola in modo colloquiale, ma in un contesto differente, specialmente in un contesto culturale, la stessa espressione potrebbe essere percepita in modo diverso. C’è infatti molta sensibilità sui termini, su come le presone intendono le parole e quindi sull’idea che hanno di sé. Non voglio in alcun modo sminuire o cercare di denigrare l’esperienza personale di qualcuno o l’idea che ha di sé, perché non esprimo un opinione sulla loro esperienza di vita.

Cerco di affrontare con molto tatto la questione dell’identità, da due prospettive, così come fa la Chiesa seguendo l’esempio di Cristo. Nel Vangelo, il Signore si rivolge alle persone in due modi: il primo è nell’insegnamento indirizzato a un gruppo, come avviene, ad esempio, nel Discorso della Montagna, in cui Gesù presenta quello che sant’Agostino definirà come la “magna carta” della vita cristiana. Gesù ci offre un profondo insegnamento sull’identità cristiana, rivolgendosi a molte persone con un particolare forma pedagogica.

D’altro canto, però, Nostro Signore si rivolge alle persone individualmente, incontra le singole anime e presenta loro la Buona Novella in una maniera molto precisa, chiara ed intima, per guidarle ad una più profonda conoscenza di se stessi.

Quindi Gesù non fa entrambe le cose nello stesso momento, né possiamo farlo noi. Ciò rappresenta una sfida, poiché la Chiesa vuole trasmettere il suo messaggio ma anche incontrare personalmente le donne e gli uomini.

Dobbiamo tenere presente che ciò che noi potremmo intendere quando parliamo d’identità potrebbe non coincidere con quanto percepito e udito.

La sua domanda ha richiesto questa lunga premessa, che spero sia di aiuto, di modo che quel che sto per dire non sembri insensibile o indifferente rispetto alla realtà vissuta. Non possiamo mai dire: “l’esperienza che fai di te stesso non è valida”, come se di quella persona ne sapessimo più di quanto ne sappia lei stessa.

Pertanto i termini usati dalla Chiesa sono scelti con molta attenzione e, nel corso degli anni, sono diventati sempre più precisi. Dicendo questo intendo dire che la Chiesa è molto attenta a misurare tutti gli aspetti dell’esperienza umana, a seconda della loro importanza, per dare alle cose il loro giusto peso, né di più né di meno.

La Chiesa evita di etichettare una persona in base alla sua inclinazione sessuale, senza per questo sottovalutare o essere insensibile all’idea che ognuno ha di se stesso. Penso sia interessante notare che la domanda più importante mai posta nella storia dell’umanità riguarda l’identità. Gesù, del resto, chiese agli Apostoli: “Chi dite che io sia?”.

Quando la Chiesa parla di omosessualità, ne parla nel più ampio contesto della castità. La castità è una virtù che neutralizza le false aspirazioni, regolando l’appetito sessuale secondo la giusta ragione ed il progetto di Dio per la natura umana. Un cuore casto è un cuore in pace, che dà tutto se stesso, a seconda del suo stato di vita, e in questo dono di sé, trova la sua realizzazione. Una delle più grandi sfide che la Chiesa sta fronteggiando oggi è quella di proporre la castità come parte della “buona novella”, ma Gesù lo ha fatto e anche noi possiamo farlo.

Quindi, la Chiesa presta molta attenzione a chi realmente è ognuno di noi, non semplicemente come persona con tendenze omosessuali ma come figlio di Dio, redento dal Preziosissimo Sangue di Cristo e chiamato alla grazia in questa vita e alla gloria nella vita che verrà. La Chiesa dice: le attrazioni verso il proprio sesso possono essere un aspetto significativo della tua esperienza di vita o anche dell’idea che hai di te, tuttavia cerca di non vedere te stesso in primo luogo attraverso le lenti dell’omosessualità.

La Chiesa parla con prudenza e carità quando parla di tendenza o attrazione omosessuale, piuttosto che usare sostantivi come “omosessuale”, “lesbica” o “gay”.


SECONDA PARTE

Da oltre trent’anni l’apostolato Courage offre cura pastorale a uomini e donne che sperimentano attrazione per lo stesso sesso, aiutandoli a resistere ad una cultura che spinge sempre più verso l’accettazione di uno stile di vita omosessuale.

Courage è stata fondato nel 1980 dall’allora arcivescovo di New York, il cardinale Terence Cooke, come risposta alla specifica esigenza pastorale di coloro che sperimentano un’inclinazione omosessuale. Nel corso degli anni, sotto la guida di padre John Harvey, l’apostolato si è diffuso attraverso gli Stati uniti e nel mondo.

In un intervista con ZENIT, l’attuale direttore di Courage, padre Paul Check, ci offre alcune spiegazioni sull’insegnamento della Chiesa circa l’omosessualità.

C’è chi si sente offeso, quando la Chiesa afferma che l’omosessualità è un comportamento intrinsecamente disordinato. Come può la Chiesa trasmettere in modo costruttivo questa sua posizione sull’omosessualità?

Padre Check: Va chiarito che l’espressione “intrinsecamente disordinato” si riferisce all’atto omosessuale, mentre “oggettivamente disordinata” è l’inclinazione. Si tratta di una distinzione antropologica molto importante.

Con grande materna carità, la Chiesa distingue tre elementi: la persona, l’inclinazione e gli atti. Questa distinzione è indispensabile: non vogliamo dare l’impressione che gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali siano condannati o esclusi dalla Chiesa o che Cristo non abbia posto per loro nel Suo Cuore. Al contrario, Dio offre il Suo amore e la Sua Misericordia a tutti i suoi figli, a prescindere dalle loro debolezze o dalle loro croci.

La persona è sempre buona, creata a immagine di Dio, redenta dal Preziosissimo Sangue di Cristo, chiamata alla santità per grazia nella sua vita, con la promessa di gloria nella vita che verrà. Dio non compie errori quando crea le persone. Fa gli uomini a sua immagine e somiglianza. Li prepara alla comunione con Lui, in primo luogo per sperimentare la gioia in questa vita attraverso l’azione della grazia nell’anima, poi per essere felici con Lui in cielo.

Il comportamento omosessuale – come qualunque condotta sessuale contraria alla virtù della castità, ad esempio l’adulterio – costituisce “materia grave”. Sono tre le condizioni perché un peccato sia “mortale”: materia grave, piena coscienza, deliberato consenso. Le violazioni della castità così come prescritta dal Sesto Comandamento sono sempre materia grave. Diventano peccato mortale, qualora vi sia piena coscienza e deliberato consenso. È opportuno ricordare come l’insegnamento della Chiesa sulla castità sia coerente e costante nel tempo, perché non sembri che concentriamo la nostra attenzione, e forse in maniera eccessivamente severa, su di un solo peccato specifico. La contraccezione, la convivenza e la pornografia, ad esempio, possono essere anche oggetto di grande preoccupazione pastorale, per via dei gravi danni che provocano. Il comportamento omosessuale è “intrinsecamente disordinato”, cioè non giustificabile da alcuna buona intenzione soggettiva. È sempre contrario alla natura umana, perciò non può condurre alla realizzazione di sé, né tantomeno alla santità. Quindi la Chiesa mette in guardia in modo forte e chiaro contro questi comportamenti.

Forse la difficoltà maggiore quando si parla di omosessualità nasce dall’espressione oggettivamente disordinato con cui il Catechismo descrive il desiderio sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso. Il termine “oggettivamente disordinato” non si applica alla persona, pertanto non c’è un giudizio morale, né tantomeno una condanna. Ciò significa che questo desiderio non è in armonia con la natura umana, perché il desiderio non può essere realizzato in modo coerente col disegno di Dio, come specificato dalla complementarità dei sessi e dal potenziale generativo della facoltà sessuale.

Non da oggi, uno dei grandi dibattiti è se esista qualcosa come la natura umana. Tuttavia il riconoscimento della natura umana – di quelle cose comuni alla famiglia umana rispetto alla fondamentale dignità umana – è davvero una parte essenziale della nostra coscienza, la capacità di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ad esempio, se qualcuno dicesse che “tutti gli Ebrei sono non-persone”, uomini di tutte le culture, religioni, età e ambienti sociali troverebbero sicuramente tale affermazione ripugnante. Come è giusto che sia. Un tale sentimento di ripugnanza è basato sulla nostra idea innata della dignità umana.

Le faccio un altro esempio: come si sentirebbe se scoprisse che qualcuno l’ha deliberatamente ingannata? Non è necessario ricorrere all’ottavo comandamento per far comprendere alla gente che mentire è contrario al bene delle relazioni umane: lo sanno tutti. Perché? Perché il desiderio di verità fa parte della nostra natura umana.

Qualcosa di strano, tuttavia, accade quando la discussione riguarda la sessualità. A quel punto quel tipo di logica, quell’innata comprensione della dignità umana e della giusta azione, spesso si ferma improvvisamente sull’uscio. Il problema specifico non riguarda il desiderio umano di amore ed affetto ma come questo vada inteso, espresso e correttamente appagato. Una delle sfide in merito al dibattito sull’omosessualità è che ciò che tutti vogliono più di ogni altra cosa – ed è ciò per cui siamo stati creati – è dare e ricevere amore. Se quello che sto dicendo suonasse come “Non puoi dare e ricevere amore nel modo che vorresti”, è chiaro che mi risponderebbero: “Perché no? Chi sei tu per dirmi che non posso?”.

In tutta onestà, ritengo che una delle ragioni per la quale stiamo affrontando la sfida attuale, è che la castità, come virtù, spesso non è considerata parte della Buona Novella in molti contesti, anche nella “Chiesa visibile”. La Redenzione è parte della Buona Novella. La Speranza è parte della Buona Novella. E nessuno osa metterlo in discussione. Se però includi nella Buona Novella anche la castità, allora il discorso è diverso. Chi tra noi ha la vocazione a testimoniare il Vangelo nel sacerdozio o nella vita religiosa, al giorno d’oggi ha la speciale missione di amare la virtù della castità e di sforzarsi di viverla gioiosamente e fedelmente, perché la castità è una virtù che non solo neutralizza i falsi desideri ma è anche una virtù che libera e che conduce all’umana felicità e alla realizzazione.

Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso è che coloro che vi si oppongono lo fanno solo per motivi religiosi. Che rilevanza ha un ministero come Courage per tutti gli uomini e le donne con inclinazioni omosessuali e non solo per quelli che vengono da un contesto religioso?

Padre Check: 400 anni prima della nascita di Cristo, visse un uomo intelligente e saggio chiamato Platone. Egli ignorava la dottrina del peccato originale e non dava alcun credito alla perdita della grazia, in cui io e lei crediamo.

Nel Fedro, Platone fa riferimento al “mito del carro”. Platone aveva compreso molto bene che aveva un conflitto in se stesso. E disse: “C’è un carro dentro di me. Un cavallo mi trascina in una direzione e un altro cavallo mi trascina nella direzione opposta”.

Molti anni più tardi san Paolo, nella lettera ai Romani, disse: “Non compio il bene che voglio ma faccio il male che non voglio”. Platone e san Paolo, nelle loro umili affermazioni, stavano spiegando gli effetti dell’essere fuori dalla grazia.

Ancora più di recente, Chesterton, alla fine di Ortodossia, domanda: “Come può un uomo che è nato a testa in giù, sapere che è dritto?”. Ciò suggerisce che la condizione normale e comune dell’uomo è di essere, per così dire, “anormale”, lontano dagli schemi del suo creatore…. Ed è per questo che abbiamo bisogno della grazia, per vivere delle vite moralmente rette.

Questi tre uomini si riferivano alla stessa cosa, cioè che c’è qualcosa dentro di noi che può fuorviare i nostri desideri o interessi. Si tratta di un’esperienza umana molto comune. Il Cristianesimo può spiegarla e fornirvi un antidoto, rappresentato dalla grazia.

Venendo all’amore, è un’esperienza comune che i nostri affetti, desideri e stimoli sessuali possano tradirci, metterci in conflitto con noi stessi. La virtù della castità, della purezza di cuore, comunque, assicura che ameremo e saremo amati in modo speciale, conformemente con le nostre massime aspirazioni e il nostro massimo bene. Questa virtù ci aiuta ad amare l’altro per quello che è e non per quello che questa persona può fare per noi: quest’ultimo è il modo in cui tutti vorremmo essere amati.

È per questo che la questione del matrimonio, dell’intimità umana, così come è vista dalla Chiesa, non è qualcosa che appartiene esclusivamente ai cattolici o ai cristiani ma riguarda ogni essere umano. La Chiesa, in quanto nostra madre, afferma che vi sono diversi modi di entrare in conflitto con se stessi: adulterio, fornicazione, masturbazione, contraccezione, pornografia, comportamento omosessuale. Ognuno di questi atti compromette ciò che tu desideri di più: amare ed essere amato per ciò che sei. È per questo che la questione della natura umana e dell’uso della facoltà sessuale, governata dalla retta ragione, è di interesse per chiunque e che la sollecitudine, l’attenzione e la cura della Chiesa si estendono a tutta l’umanità.

Che consigli dà ai sacerdoti che svolgono il vostro apostolato?

Padre Check: Incoraggio i miei fratelli sacerdoti a studiare attentamente la questione dell’omosessualità, così come la studia la Chiesa, poiché tutti i sacerdoti vogliono alleviare la sofferenza ed in particolare la sofferenza causata dal peccato. Tanto la Chiesa dice “no” alle leggi e alle sentenze contrarie al bene comune, quanto essa stessa dice “sì” alle singole persone, senza per questo approvare i comportamenti che siano in disaccordo con il loro stesso bene. Come ci dice papa Francesco, dobbiamo conoscere le persone, camminare con loro, essere parte del loro viaggio verso Cristo ed aiutarle innanzitutto formando relazioni umane con loro. Questo “camminare con” è certamente la missione di Courage e la vocazione di tutti i sacerdoti.

C’è spesso riluttanza ad approfondire la complessità dell’omosessualità, essendo un argomento controverso nella nostra società. Nessuno, tantomeno un sacerdote, vorrebbe essere scambiato per qualcuno che odia determinate persone e nella nostra società, quando qualcuno parla contro uno stile di vita omosessuale attivo, viene accusato di parlare contro uno specifico gruppo di persone, piuttosto che delle loro azioni. Oggi i sacerdoti hanno una speciale opportunità per far conoscere l’amore di Cristo e della Chiesa ad un gruppo di persone che si sentono come ai margini, incerte della propria situazione, forse in attesa di qualcuno che tenda loro la mano e, soprattutto, li rassicuri sull’amore e sulla misericordia di Dio.

A prescindere dalle convinzioni personali sui problemi posti dall’omosessualità, una cosa di cui sono sicuro è che tutti condividiamo il desiderio di alleviare le sofferenze e portare la pace nei cuori. Le persone che hanno attrazione per lo stesso sesso, spesso soffrono molto e in molti modi. Portano una croce pesante e costante. So che la Chiesa ha un cuore grande per loro, comprende le loro sofferenze e desidera fare qualcosa per alleviarle. Sono giunto ad amare il mio lavoro con i membri di Courage, che sono un notevole e nobile gruppo di anime. Ho imparato che coloro che si confrontano con l’omosessualità sono individui con un’ampia varietà di storie e di esperienze, ma hanno in comune il desiderio di amare ed essere amati. Courage comprende questo bisogno umano e può offrire l’aiuto, la speranza e la carità di Gesù Cristo.

[Traduzione dall’inglese e adattamento a cura di Luca Marcolivio]

(18-19 Febbraio 2014) © Innovative Media Inc.