domenica 19 luglio 2015

UNA CASA PER I CUORI FERITI (Incontro Mondiale delle Famiglie - Philadelphia 2015)

L'amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva
Come per ogni Incontro Mondiale delle Famiglie, anche in vista dell’appuntamento di Philadelphia la catechesi preparatoria riveste un ruolo centrale: intitolata “L'amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva” (CLICCA QUI) è stata preparata dall’Arcidiocesi di Philadelphia e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.

“Questa catechesi spiega come tutta la dottrina cattolica in materia di sessualità, matrimonio e famiglia derivi dagli elementi di base della nostra fede in Gesù. Partendo da un racconto che inizia dalla nostra creazione, essa evoca brevemente la nostra caduta e le sfide che abbiamo di fronte mettendo in risalto, nel contempo, il progetto di Dio per la nostra salvezza. L’amore è la nostra missione, ed è amando Dio ed amandoci l’un l’altro che vivremo in pienezza”.

La pubblicazione si articola intorno ai seguenti temi: “Creati per la gioia”, “Una missione di amore”, “Il significato della sessualità umana”, “Due diventano uno”, “Creare l'avvenire”, “Ogni amore porta frutto”,“Luce in un mondo di tenebre”, “Una casa per i cuori feriti”, “Madre, maestra, famiglia: natura e ruolo della Chiesa”, “Scegliere la vita”.

Ho scelto di condividere con i lettori del CdC alcuni passi del testo sulle questioni relative all'omosessualità. Pur rinviando alla lettura integrale del testo, per una comprensione più approfondita e meglio contestualizzata, ritengo che la catechesi qui offertaci dalla Santa Sede, esemplifichi bene delle linee guida per procedere con coerenza dalla dottrina ad una prassi più efficace, così da permanere nella verità a Cristo offrendo autentica accoglienza.

Perché la Chiesa non riconosce i cosiddetti matrimoni tra persone dello stesso sesso
134. Basando il matrimonio su di una soddisfazione dell’eros o delle emozioni è reso più facile dalla separazione del sesso dalla procreazione e conduce all’ipotesi delle unioni tra persone dello stesso sesso. Oggi, in alcuni Paesi, esistono movimenti che vogliono ridefinire il matrimonio come se si trattasse di una qualsiasi relazione affettiva o sessuale forte tra adulti consenzienti. Laddove il divorzio e la contraccezione sono abitudini stabilite e laddove questo punto di vista rielaborato del matrimonio ha messo radici, ridefinire il matrimonio per includervi anche i matrimoni tra persone dello stesso sesso può sembrare una nuova tappa plausibile.

135. Per quanto riguarda l’ipotesi del matrimonio tra persone dello stesso sesso, come è noto la Chiesa si rifiuta di legittimarlo o di riconoscerlo. Non è che essa denigri o non apprezzi l’intensità dell’amicizia o dell’amore tra persone dello stesso sesso. Dovrebbe essere chiaro, a questo punto della catechesi, che la Chiesa Cattolica ritiene che ciascuno di noi sia chiamato a dare e a ricevere amore. Amicizie caste tra persone dello stesso sesso, devote e capaci di sacrificarsi, sono apprezzabili. Poiché i cattolici si impegnano ad amare, a praticare l’ospitalità, ad essere interdipendenti, e a “portare i pesi gli uni degli altri” (cfr. § 88), la Chiesa, a tutti i livelli, alimenterà e sosterrà le occasioni di amicizie caste, cercando sempre la solidarietà con coloro che, per qualsiasi ragione, non possono sposarsi.

136. La vera amicizia è una vocazione antica e degna di lode. Sant’Aelredo di Rievaulx osservava che il desiderio di avere un amico nasce dal profondo dell’anima ( De Spirituali Amicitia,1,51). I veri amici producono “frutto” e “dolcezza”, in quanto si aiutano a vicenda a rispondere a Dio, incoraggiandosi l’un l’altro a vivere il Vangelo ( De Spirituali Amicitia,1,45-46). “Coltivata tra persone del medesimo sesso o di sesso diverso, l’amicizia costituisce un gran bene per tutti. Conduce alla comunione spirituale” (CCC, 2347. Cfr.§102).

137. Ma come dovrebbe essere chiaro a questo punto, quando i cattolici parlano di matrimonio si riferiscono a qualcosa di diverso da altri rapporti d’amore particolarmente intensi, anche se questo amore è profondo e sopporta sacrifici per lunghi periodi di tempo. Una intimità affettiva intensa e a lungo termine non è sufficiente per il matrimonio. Il matrimonio, come del resto era universalmente riconosciuto fino a poco tempo fa in occidente, si fonda sui obblighi derivanti dalle possibilità e dalle sfide poste dal potenziale procreativo del dimorfismo sessuale.

138. La Chiesa invita tutti gli uomini e tutte le donne a vedere nella loro sessualità la possibilità di una vocazione. Raggiungere la maturità come uomo o come donna significa porsi alcune domande: in che modo Dio mi chiama ad integrare la mia sessualità nel suo progetto di vita nei miei confronti? Creati ad immagine di Dio, il nostro destino è sempre comunione, sacrificio, servizio e amore. La questione per ciascuno di noi è come donarci con la nostra specificità sessuale nel matrimonio o in una vita di celibato in comunità. In nessun caso il nostro desiderio di eros o la nostra preferenza sentimentale devono essere sovrani o autonomi; in entrambi i casi, saremo inevitabilmente chiamati a fare sacrifici che non avremmo scelto se avessimo scritto noi stessi la nostra storia.

L’attuale contesto filosofico, giuridico e politico del matrimonio
139. I dibattiti sulla ridefinizione del matrimonio, comprese le questioni che riguardano il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sollevano questioni giuridiche e politiche. Nella teoria politica e in teologia, i cattolici parlano della famiglia come di un’istituzione pre-politica (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 214). In altri termini, la famiglia è legalmente “anteriore” ad ogni società civile, alla comunità e allo stato politico, in quanto “naturale e primitivo è il diritto al coniugio” (Leone XIII, Lettera Enciclica Rerum Novarum (RN), 1891, 9). La società non inventa o fonda la famiglia; piuttosto, la famiglia è il fondamento della società: “In questo modo la famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e ad armonizzare i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento della società” (Gaudium et Spes, 52). L’autorità pubblica ha, pertanto, il dovere di proteggere e di servire la famiglia.

140. Fino a poco tempo fa, questa visione della famiglia era largamente accettata anche dai non cattolici. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 1948, sottolinea che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato” (Art. 16). Ma dato che sempre più giurisdizioni re-immaginano il matrimonio come una questione di preferenze individuali, lasciando cadere ogni collegamento organico con la differenza sessuale e con la procreazione, e dato che incoraggiano una visione contrattuale del matrimonio, questo consenso è andato scomparendo. Oggi, lo Stato pretende sempre di più di inventare il matrimonio e di ridefinirlo a piacimento (Evangelii Gaudium, 66). Verosimilmente, la famiglia non costruisce più la società e lo Stato; piuttosto, oggi lo Stato presume di inquadrare e di legittimare la famiglia.

141. Alcuni legislatori stanno cercando di codificare questa inversione filosofica con nuove leggi sul matrimonio. Invece di accogliere il matrimonio come un’istituzione fondata sulla natura, questa nuova prospettiva considera il matrimonio come qualcosa di infinitamente plastico, subordinato e malleabile alla volontà politica. La Chiesa non ha altra scelta che resistere a questo revisionismo, a salvaguardia delle famiglie, del matrimonio e dei figli.

142. Una società che pensa erroneamente che il matrimonio sia sempre rinegoziabile, e che debba rendere conto solo al consenso umano autoreferenziale, vedrà il matrimonio essenzialmente come un contratto, come un accordo volontario tra detentori autonomi di diritti individuali. Ma questi semplici contratti non sono la stessa cosa di un matrimonio fondato su un patto di misericordia. La logica di questi contratti non è quella di San Paolo in Efesini 5, in cui marito e moglie si amano alla maniera della Croce. Il ragionamento che sottende questi contratti difettosi è in contrasto con il dono del matrimonio come sacramento dell’Alleanza.

143. La Chiesa ha l’obbligo di resistere alla diffusione di false argomentazioni a favore del matrimonio. Papa Francesco fa osservare che:

In ripetute occasioni, la Chiesa ha servito come mediatrice per favorire la soluzione di problemi che riguardano la pace, la concordia, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili, ecc. E quanto grande è il contributo delle scuole e delle università cattoliche nel mondo intero! È molto positivo che sia così. Però ci costa mostrare che, quando poniamo sul tappeto altre questioni che suscitano minore accoglienza pubblica, lo facciamo per fedeltà alle medesime convinzioni sulla dignità della persona umana e il bene comune (Evangelii Gaudium, 65).

144. Come abbiamo detto all’inizio di questa catechesi, tutto l’insegnamento della Chiesa in materia di matrimonio, famiglia e sessualità discende da Gesù. La teologia morale cattolica è un racconto coerente che soddisfa le domande più profonde dell’umanità — un unico racconto unificato derivante dalle convinzioni cristiane fondamentali sulla creazione e l’Alleanza di Dio, la caduta dell’umanità e l’incarnazione, la vita, la crocifissione e la risurrezione di Gesù Cristo. Questi insegnamenti presuppongono un costo e delle sofferenze per tutti coloro che vogliono essere discepoli di Gesù, ma aprono anche nuove opportunità di bellezza e prosperità per gli esseri umani.

145. Quando la vera natura del matrimonio è compromessa o mal compresa, la famiglia si indebolisce. E, quando la famiglia è debole, siamo tutti inclini a un tipo di individualismo brutale. Noi perdiamo troppo facilmente l’abitudine della bontà di Cristo e delle esigenze della sua Alleanza. Quando la famiglia è forte, quando crea uno spazio per il marito, la moglie e i figli per praticare l’arte del dono di sé secondo il modello dell’Alleanza di Dio, allora in un mondo di tenebre entra la luce. Questa luce rivela la vera natura dell’umanità. Ecco perché la Chiesa si oppone alle ombre che minacciano la famiglia.

146. Tutti noi siamo caduti. Il disordine presente nel cuore degli uomini ha un contesto sociale e conseguenze nella società. La comunione per la quale siamo stati creati è minacciata dai nostri desideri disordinati, dalle situazioni economiche in cui ci troviamo, dalla pornografia, la contraccezione, il divorzio e la confusione giuridica o intellettuale. Ma l’amore è la nostra missione, e la Chiesa cerca una vita sociale alternativa, una comunità fondata sulla misericordia, la generosità, la libertà e la fedeltà di Gesù. I numerosi ministeri della Chiesa promuovono la cultura della vita, come l’aiuto ai poveri, il sostegno alla pianificazione familiare naturale, o l’articolazione di una filosofia più coerente per il diritto. Quando i cattolici resistono al divorzio o al matrimonio tra persone dello stesso sesso, o ancora a revisioni confuse del diritto del matrimonio, noi ci assumiamo anche la responsabilità di promuovere comunità di sostegno e di amore. 

La dottrina cattolica dipende dalla comunità cattolica
164. Gran parte dell’insegnamento morale di Cristo, e quindi l’etica cattolica, è esigente. Ma, nei cristiani, essa presume uno spirito di discepolo, una vita di preghiera e un impegno a dare una testimonianza cristiana sul piano sociale ed economico. Soprattutto, essa presuppone una vita in una comunità cristiana, vale a dire una famiglia di uomini e donne che hanno incontrato Gesù, e che insieme testimoniano che egli è il Signore, nel desiderio che la loro vita sia modellata dalla sua grazia e dalla sua grazia e dall'auto reciproco a rispondervi.

165. La dottrina cattolica sull’omosessualità deve essere intesa in questa luce. Lo stesso insegnamento che esorta chi è attratto da persone dello stesso sesso a vivere la castità sotto la forma della continenza invita anche tutti i cattolici ad abbandonare le proprie paure, ad evitare ogni ingiusta discriminazione e ad accogliere i fratelli e le sorelle omosessuali in una comunione di amore e verità nella Chiesa (Cfr. CCC, 2358-59). Tutti i cristiani sono chiamati a guardare in faccia le proprie inclinazioni sessuali disordinate e a crescere in castità — nessun individuo sfugge a questa esigenza — e dunque nella loro capacità di dare e ricevere amore in coerenza con il loro stato di vita (Cf. CCC, 2337, 2348). Eppure la risposta a questo appello alla conversione è inevitabilmente un work in progress da parte nostra, peccatori in via di recupero che formiamo i membri della Chiesa. Si tratta per questo di creare in seno alla famiglia, alla parrocchia e alla comunità cristiana in senso ampio, un ambiente di sostegno reciproco che permetta la crescita morale e il cambiamento.

166. La fretta con la quale oggi si vuole approvare e dare uno status legale alla convivenza tra persone dello stesso sesso, o eterosessuali, deriva da una comprensibile paura della solitudine. Sempre di più, nella cultura dominante secolare, il fatto di avere un partner sentimentale viene percepito quasi come una necessità e si pensa che l’insegnamento della Chiesa sia crudele, in quanto condanna gli uomini e le donne a una vita di solitudine.

167. Ma se i parrocchiani ordinari comprendessero gli argomenti che sottendono il celibato vissuto come una pratica comunitaria, e se le chiese domestiche prendessero più seriamente l’apostolato dell’ospitalità, allora l’antica dottrina cattolica sulla castità vissuta nella continenza al di fuori del matrimonio potrebbe sembrare più plausibile agli occhi dei nostri contemporanei. In altre parole, se le nostre parrocchie fossero realmente luoghi in cui “single” non significhi “solitario”, dove reti allargate di amici e famiglie condividano realmente le gioie e i dolori gli uni degli altri, allora forse alcune delle obiezioni poste alla dottrina cattolica potrebbero essere neutralizzate. I cattolici possono abbracciare un apostolato dell’ospitalità, qualunque sia l’ostilità o l’indifferenza della cultura che li circonda. Nessuno limita i cattolici, laici o appartenenti al clero, nell’amicizia che possono offrire alle persone in difficoltà.


PREGHIERA PER L’INCONTRO
MONDIALE DELLE FAMIGLIE DI 
PHILADELPHIA 2015

Dio e Padre di tutti noi,
in Gesù, tuo Figlio e nostro Salvatore,
ci hai resi
tuoi figli e tue figlie
nella famiglia della Chiesa.
La tua grazia e il tuo amore
aiutino le nostre famiglie
ovunque nel mondo
ad essere unite
nella fedeltà al Vangelo.
L’esempio della Sacra Famiglia,
con l’aiuto dello Spirito Santo,
guidi tutte le famiglie,
specialmente quelle con maggiori problemi,
ad essere focolari di comunione e di preghiera
e a cercare sempre la tua verità e la vita nel tuo amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Gesù, Maria e Giuseppe, pregate per noi!

sabato 18 luglio 2015

VEDERE IL VOLTO DI DIO (Benedetto XVI)


Mandylion di Edessa
"Il desiderio di conoscere Dio realmente, cioè di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei. E noi abbiamo forse inconsapevolmente questo desiderio di vedere semplicemente chi Egli è, che cosa è, chi è per noi. Ma questo desiderio si realizza seguendo Cristo, così vediamo le spalle e vediamo infine anche Dio come amico, il suo volto nel volto di Cristo. L'importante è che seguiamo Cristo non solo nel momento nel quale abbiamo bisogno e quando troviamo uno spazio nelle nostre occupazioni quotidiane, ma con la nostra vita in quanto tale. L'intera esistenza nostra deve essere orientata all’incontro con Gesù Cristo all’amore verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l’amore al prossimo, quell’amore che, alla luce del Crocifisso, ci fa riconoscere il volto di Gesù nel povero, nel debole, nel sofferente. Ciò è possibile solo se il vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell’ascolto della sua Parola, nel parlare interiormente, nell'entrare in questa Parola così che realmente lo incontriamo, e naturalmente nel Mistero dell’Eucaristia. Nel Vangelo di san Luca è significativo il brano dei due discepoli di Emmaus, che riconoscono Gesù allo spezzare il pane, ma preparati dal cammino con Lui, preparati dall'invito che hanno fatto a Lui di rimanere con loro, preparati dal DIALOGO CHE HA FATTO ARDERE IL LORO CUORE; così, alla fine, vedono Gesù. Anche per noi l’Eucaristia è la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio, entriamo in rapporto intimo con Lui; e impariamo, allo stesso tempo a rivolgere lo sguardo verso il momento finale della storia, quando Egli ci sazierà con la luce del suo volto. Sulla terra noi camminiamo verso questa pienezza, nell’attesa gioiosa che si compia realmente il Regno di Dio."
Papa Benedetto XVI

sabato 11 luglio 2015

Philippe Arino a Torino martedì 14 luglio 2015

Incontro

Gender: invenzione o realtà?

Conseguenze per la famiglia e l'educazione
Piazza dei Mestieri via J. Durandi, 13 - Torino
Martedì 14 luglio ore 18:45

Modera
Gianluca Segre

Intervengono

Philippe Arino

Alfredo Mantovano

Di seguito alcuni materiali per conoscere meglio il pensiero dell'autore:

lunedì 22 giugno 2015

PAPA FRANCESCO - IO VI DICO: SIATE CASTI!

Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Torino (21-22 giugno 2015) - Incontro con i giovani in Piazza Vittorio. Discorso pronunciato dal Santo Padre (Estratto)

L’amore è concreto, è più nelle opere che nelle parole. Non è amore soltanto dire: “Io ti amo, io amo tutta la gente”. No. Cosa fai per amore? L’amore si dà. Pensate che Dio ha incominciato a parlare dell’amore quando si è coinvolto con il suo popolo, quando ha scelto il suo popolo, ha fatto alleanza con il suo popolo, ha salvato il suo popolo, ha perdonato tante volte – tanta pazienza ha Dio! –: ha fatto, ha fatto gesti di amore, opere di amore. E la seconda dimensione, il secondo asse sul quale gira l’amore è che l’amore sempre si comunica, cioè l’amore ascolta e risponde, l’amore si fa nel dialogo, nella comunione: si comunica. L’amore non è né sordo né muto, si comunica. Queste due dimensioni sono molto utili per capire cosa è l’amore, che non è un sentimento romantico del momento o una storia, no, è concreto, è nelle opere. E si comunica, cioè è nel dialogo, sempre.

Così Chiara, risponderò a quella tua domanda: “Spesso ci sentiamo delusi proprio nell’amore. In che cosa consiste la grandezza dell’amore di Gesù? Come possiamo sperimentare il suo amore?”.

 E adesso, io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista ma vorrei dire una parola che non piace, una parola impopolare. Anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti.

Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca di usare l’altro per il proprio piacere. E’ un amore che considera sacra la vita dell’altra persona: io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti. Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per superare questa concezione “facilista” ed edonista dell’amore. Perdonatemi se dico una cosa che voi non vi aspettavate, ma vi chiedo: fate lo sforzo di vivere l’amore castamente.

E da questo ricaviamo una conseguenza: se l’amore è rispettoso, se l’amore è nelle opere, se l’amore è nel comunicare, l’amore si sacrifica per gli altri. Guardate l’amore dei genitori, di tante mamme, di tanti papà che al mattino arrivano al lavoro stanchi perché non hanno dormito bene per curare il proprio figlio ammalato, questo è amore! Questo è rispetto. Questo non è passarsela bene. Questo è - andiamo su un’altra parola chiave – questo è “servizio”. L’amore è servizio. E’ servire gli altri. Quando Gesù dopo la lavanda dei piedi ha spiegato il gesto agli Apostoli, ha insegnato che noi siamo fatti per servirci l’uno all’altro, e se io dico che amo e non servo l’altro, non aiuto l’altro, non lo faccio andare avanti, non mi sacrifico per l’altro, questo non è amore. Avete portato la Croce [la Croce delle G.M.G.]: lì è il segno dell’amore. Quella storia di amore di Dio coinvolto con le opere e con il dialogo, con il rispetto, col perdono, con la pazienza durante tanti secoli di storia col suo popolo, finisce lì: suo Figlio sulla croce, il servizio più grande, che è dare la vita, sacrificarsi, aiutare gli altri. Non è facile parlare d’amore, non è facile vivere l’amore. Ma con queste cose che ho risposto, Chiara, credo che ti ho aiutato in qualcosa, nelle domande che tu mi facevi. Non so, spero che ti siano di utilità.

domenica 21 giugno 2015

UNA CARTOLINA PER LA FAMIGLIA E CONTRO IL GENDER DA PIAZZA SAN GIOVANNI (ROMA 20 GIUGNO 2015)

Manifestazione "Difendiamo i nostri figli" Roma Piazza S. Giovanni 20 giugno 2015

Ho scattato questa fotografia arrampicandomi sulla sommità della statua di san Francesco che domina piazza san Giovanni a Roma in occasione della milionaria manifestazione per la famiglia e contro le proposte di legge ideologiche e liberticide sull'omofobia, il "matrimonio gay" e la propaganda dell'ideologia gender nelle scuole (20 giugno 2015).


Dopo un acquazzone estivo, rapido e violento, è tornato un sole bruciante e un'umidità afosa che rende faticoso anche respirare. Il cellulare funziona a stento, faccio fatica a rintracciare gli amici con o senza attrazione per lo stesso sesso, che da tutta Italia sono venuti in questa piazza. La manifestazione sta per cominciare, la piazza è gremita ancor più di quanto non lo fosse nel 2007 in occasione del Family day. Certo c'è una bella differenza. Questa volta un popolo si è autoconvocato via Facebook e nonostante la freddezza ed il sospetto di certe istituzioni, la realtà prevale sul politicamente corretto, su quell'immobilismo fatto di intenzioni, buone sulla carta, ma che sfugge il confronto quando "bisogna agire". Adesso mi è chiaro come per me continuare a tacere significa essere conniventi difronte ad una forma di violenta dittatura anticristiana, che esige la nostra testimonianza qui ed ora!



La manifestazione è la somma di istanze molto diverse, anche confliggenti tra di loro per certi aspetti. Non posso condividere pienamente forma e sostanza di tutti gli interventi ma è vero che "nella casa del Padre mio vi sono molte dimore" (Gv 14, 2). Ci sono idee discutibili o semplicemente sensibilità differenti, come in ogni famiglia che si rispetti. Ma difronte al pericolo queste differenze non mi possono impedire di fare il bene e proclamare la verità. Il nemico vive e si alimenta dell'oscurità e del silenzio, quindi agirò al contrario, alzando con fermezza e carità la voce alla luce del sole, senza paura, perché Cristo ha vinto il mondo.

Ho già espresso le mie idee sulla questione omosessuale in altra occasione CLICCA QUI, e non intendo ritornarci sopra, mi preme solo ribadire che al centro di ogni attività pastorale deve esserci un sincero interesse per la persona, la cui natura porta nell'essenza l'impronta di Dio, quel Dio che è amore, e realizza la sua dignità nella relazione conformemente alla sua natura umana. La crisi che dobbiamo affrontare, è una crisi antropologica. Occorre ribadire con forza e nella vita la realtà dell'uomo: chi è l'uomo e dove è diretto?

Il magistero ci dice che  l'uomo è "creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna". L'uomo non è una somma di desideri ma per essere felice e realizzarsi deve soddisfare quei bisogni che trascendono la sua natura e sono in essa fondati.

Mi sembra che ci sia un interesse sincero ed una coscienza crescente di questa esigenza nel popolo che si è levato in piedi il 20 giugno, e finché resterà fedele a questa visione dell'uomo non potrà che fare del bene, perché questa è una battaglia escatologica.

mercoledì 17 giugno 2015

SUOR LUCIA: LO SCONTRO FINALE TRA IL SIGNORE E IL REGNO DI SATANA SARÀ SULLA FAMIGLIA E SUL MATRIMONIO (card. Carlo Caffarra)

Estratto da “Il Cardinale racconta: suor Lucia mi scrisse” di Maria Pia Picciafuoco in La Voce di Padre Pio, marzo 2008
Il Cardinale Carlo Caffarra insieme a Papa Francesco

Domanda: C’è una profezia di suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima di cui il 13 febbraio scorso è cominciato il processo di beatificazione, che riguarda “lo scontro finale tra il Signore e regno di Satana”. E il campo di battaglia è la famiglia. Vita e famiglia. Non tutti sanno che Lei ebbe da Giovanni Paolo II l’incarico di ideare e fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia che oggi ne porta il nome (il card. Caffarra ne è Professore Emerito, ndr).

Risposta: Sì. All’inizio di questo lavoro affidatomi dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, ho scritto a suor Lucia di Fatima, attraverso il vescovo perché direttamente non si poteva fare. Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell’Istituto – in cui è scritto: lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa. Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo. E mi commuovo, leggendo le biografie più sicure di Padre Pio, di come quest’uomo fosse attento alla santità del matrimonio, alla santità degli sposi, anche con giusto rigore più di una volta


martedì 9 giugno 2015

CURARE LE FERITE DELL'ANIMA PER RICONCILIARSI CON SE STESSI (CEC)


Francis Bacon (1909-1992)
Nella vita e nella storia personale ci sono diversi fatti ed eventi che influiscono sullo sviluppo dell'affettività e su come si vive. Sono eventi che non si vanno necessariamente a cercare, forse per giovane età, ingenuità, impulsività e incoscienza. Semplicemente si verificano.

In questi eventi giocano un ruolo fondamentale i genitori.

Sarráis (2013) spiega che l'adeguata congiunzione di affetto e norme stabili crea l'ambiente educativo più favorevole per l'educazione della maturità.

La famiglia è la prima scuola di amore e affettività. Si riconosce il ruolo fondamentale dei genitori nell'educazione all'affettività dei figli. Sono i genitori i primi invitati a educare integralmente i figli, ed è chiaro che l'educazione dei sentimenti occupa un posto di primo piano.

I genitori, tuttavia, non sono necessariamente formati per educare i propri figli all'affettività. Anzi, oggi c'è una notevole assenza emotiva da parte dei genitori, che spesso si dedicano a lavorare per cercare le risorse economiche necessarie a sostenere la famiglia. Si constatano inoltre problemi di comunicazione tra i genitori o tra genitori e figli, infedeltà coniugale, abuso emotivo di genitori e figli, iperprotezione, soprattutto materna... Un aspetto importante per l'educazione all'affettività di qualsiasi persona è il rapporto con i fratelli o con i familiari più prossimi. Dopo i genitori, i fratelli e i cugini più stretti sono i primi amici.

Un altro spazio di affettività e amicizia è la scuola, dove il rapporto con docenti e compagni diventa un'occasione privilegiata per educare l'affettività.

Ripercorrendo la propria storia personale, l'essere umano scopre vari fatti ed eventi che hanno influito sulla sua vita attuale e ovviamente hanno segnato l'affettività.

Se vuole essere felice, è invitato a maturare integralmente come unità bio-psico-spirituale. Questa maturità implica una conoscenza personale e un'accettazione e riconciliazione della storia personale per vivere il momento presente con libertà interiore. Non può cambiare il passato, ma può accettarlo e metterlo nelle mani di Dio. Non può neanche dominare il futuro: può progettare e prevedere, ma sa che non necessariamente le cose andranno come pianifica. L'unica cosa che gli appartiene è il momento attuale: solo nell'istante presente stabilisce un autentico contatto con la realtà.

Per tutto questo risulta fondamentale vivere un atteggiamento di accettazione e di riconciliazione di fronte al passato; in questo modo, vive liberamente il momento presente. Rojas (2011) afferma che “l'uomo maturo è quello che ha saputo riconciliarsi con il suo passato. Ha potuto superare, digerire e anche chiudere le ferite del passato, e allo stesso tempo ha uno sguardo verso il futuro promettente e incerto”.

Cosa sono le ferite affettive?

Per iniziare il cammino della riconciliazione, si invita a guardare quali sono le ferite affettive che hanno lasciato un segno e continuano ad avere manifestazioni attuali.

La parola ferita deriva dal greco traumautus, traumatizzare; nella terminologia greca, voleva dire provocare una ferita fisica o psicologica. Attualmente la parola “trauma” si usa per riferirsi all'aspetto psichico (mentale, psicologico ed emotivo) e fisico (colpo forte o frattura). In senso figurato, una ferita è ciò che affligge e tormenta l'anima.

In questo senso, è importante spiegare che una ferita affettiva è un colpo all'affettività della persona che provoca un danno duraturo in tutte le sue dimensioni. La ferita o trauma affligge, addolora e tormenta l'animo o la psiche della persona. In sintesi, si parla di un fatto o evento nella vita o nella storia della persona che le provoca dolore e sofferenza. L'obiettivo sarà allora quello di riconciliare, curare e guarire quella ferita. Si tratta di affrontare e cambiare le conseguenze che questa ha provocato. Anche se sembra impossibile, diventa possibile se si ha uno sguardo di speranza e fiducia in Dio, nella sua grazia e anche in se stessi. Diventa quindi possibile un processo di riconoscimento e guarigione che può durare anche tutta la vita. L'importante è affrontare queste ferite o questi fatti che in genere hanno conseguenze sull'esistenza.

Perché si devono guarire le ferite? Come si conoscono? O quali conseguenze di queste ferite parlano nella vita quotidiana?

Cabarrús (2006) afferma che la mancata conoscenza delle ferite gioca spesso contro l'essere umano, perché danneggia lui e gli altri, ma soprattutto – e forse è l'aspetto più importante –, per il fatto di non averle affrontate consapevolmente, per non essersi accorti della loro presenza, per non averle snidate e guarite, stanno intorbidendo la vita, oscurando le potenzialità e impedendo di realizzare i desideri più profondi.

Ci si può rendere conto facilmente di questo colpo o di questa ferita se la persona analizza la propria vita, visto che la parte maggiormente ferita emerge più chiaramente quando c'è una stanchezza eccessiva o si verificano pressioni esterne, ma le sensazioni negative sorgono anche da sé, come se avessero vita propria. In quel momento si sente come se il negativo ci abitasse, ci dominasse (Cabarrús, 2006).

È importante tener conto del fatto che le ferite possono verificarsi per mancanza o per eccesso, per la mancata soddisfazione della necessità affettiva o per la sua soddisfazione esagerata; per la mancanza di attenzione o per iperprotezione. In questo modo, può essere un colpo molto forte, molto intenso, o si può verificare per una ripetizione di fatti della stessa natura. Ad esempio, una sensazione costante di non essere amati durante l'infanzia, o di dover fare delle cose per ottenere affetto o emergere.

Queste ferite, suscitando paura nel bambino o nella bambina, fanno sorgere delle paure di base: di essere condannati, di non essere amati, di fallire, di essere paragonati, di rimanere “vuoti”, di essere abbandonati, di soffrire, di mostrarsi deboli, del conflitto (Cabarrús, 2006). Queste paure sono prodotte anche da traumi o fatti concreti avvenuti durante il corso della vita che lasciano strasichi nella vita psicologica della persona.

Di fronte alle ferite affettive, si consiglia di lavorarci su a poco a poco, ma prima è necessario compiere uno sforzo consapevole per conoscerle e identificarle.

Risulta allora necessario e indispensabile iniziare con un processo di riconciliazione e guarigione interiore, per avere uno sguardo su se stessi e su ciò che ci circonda in modo completo e integrale.

Un mezzo fondamentale per la riconciliazione e per vivere il senso della vita è la conquista della virtù e del dominio di sé. Ciò significa che l'essere umano è invitato al dominio di sé e a procedere in questa formazione personale per accettare e amare com'è, come Dio lo ha creato, con tutto ciò che Dio gli ha regalato e con tutto quello che permette che avvenga nella vita e nella storia personale.

Non è raro che certe ferite o problemi da riconciliare siano un ostacolo per vivere la virtù e la formazione personale, e da ciò deriva l'importanza di avviare questo processo di accettazione, perdono e riconciliazione.

Da dove iniziare?

In primo luogo bisogna riconoscere che anche se l'essere umano non si riduce alle sue ferite affettive queste influiscono sui vari comportamenti o condotte, e anche, come si è detto, sugli stati d'animo, sull'affettività e sui pensieri. Cabarrús (2006) parla di certi sintomi che fanno da spia: le compulsioni, le reazioni sproporzionate, il senso di colpa malsano, la scarsa stima personale, le idee negative che ci ripetiamo e con le quali ci facciamo del male, la postura corporea e in generale uno standard negativo di condotta.

È allora fondamentale identificare queste ferite, questi fatti, le assenze, i vuoti o le mancanze che hanno provocato un dolore psichico e che ovviamente si possono guarire, accettare e riconciliare per smettere di lottare con gli eventi, con se stessi e con gli altri. Se invece non si guariscono le ferite, queste agiscono inconsapevolmente nella vita dell'essere umano, senza che se ne renda conto, e può anche accadere che si lotti con questi fatti e che questo renda infelici, amareggiati, senza senso della vita.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti] Aleteia