martedì 15 gennaio 2013

LE MASCHERE DEVONO CADERE


“Per molti anni abbiamo coperto la scarsità di autostima nascondendola dietro immagini false, con cui speravamo di ingannare la gente....” Testo base NA pag. 38

La suscettibilità, l’insicurezza e la mancanza di identità si associano spesso alla dipendenza attiva e molti di noi le portano con sé in recupero.

La nostra paura di essere inadeguati, del rifiuto e della mancanza di controllo non sparisce dalla sera alla mattina.

Molti di noi hanno delle immagini o delle false personalità che si sono costruite per proteggersi o per compiacere gli altri.

Alcuni di noi usano maschere perché non sono sicuri di chi sono veramente.

A volte pensiamo che queste immagini, costruite per proteggerci quando usavamo, possono proteggerci anche nel recupero.

Usiamo false facciate per nascondere la nostra vera personalità, per mascherare la nostra mancanza di autostima.

Queste maschere ci nascondono dagli altri ma anche dalla nostra vera essenza.

Vivere nella menzogna equivale ad affermare che non siamo in grado di vivere per come siamo veramente.

Più ci nascondiamo, più danneggiamo la nostra autostima.Uno dei miracoli del recupero è il riconoscimento completo di noi stessi, con le nostre virtù e i nostri difetti.

L’autostima comincia con questo riconoscimento.

Dobbiamo essere disposti a toglierci le nostre finzioni, nonostante la paura di divenire vulnerabili.

Dobbiamo liberarci dalle maschere ed essere liberi di avere fiducia in noi stessi.

Solo per oggi: Mi toglierò le maschere e permetterò alla mia autostima di crescere

FLEBILE LAMENTO PER L'ANIMA DEDITA ALLE SPORCIZIE DEL PECCATO (di san Pier Damiani)

San Pier Damiani Liber Gomorrhianus XVIII

Io, io piango te, anima infelice, e dal profondo del cuore gemo per la sorte della tua perdizione! Piango per te, dico, anima miserabile, dedita alle sporcizie della lussuria, senza dubbio bisognosa del pianto di tutta la sorgente delle lacrime. Ahimè! «Chi renderà la mia testa una fonte e i miei occhi una sorgente di lacrime?» [Ger 9,1] Ora pronuncio io questa flebile voce, e non senza motivo, come quando la proferì la bocca apostolica. Infatti, non deploro le fortificazioni di pietra della città munita di torri, né gli edifici rovinati del tempio costruito dall'uomo. Non mi lamento per gli eserciti del popolo vile che furono condotti prigionieri nel regno del re di Babilonia. Piango l'anima nobile, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, grazie al sangue preziosissimo di Cristo, più preziosa di molti edifici e sicuramente da preferire a tutte le grandezze fatte dall'ingegno umano.

Deploro la caduta dell'anima virtuosa e la rovina del tempio in cui aveva abitato Cristo. Occhi miei, piangendo venite meno, scioglietevi in ruscelli pieni di lacrime, bagnate con pianti ininterrotti i tristi visi in lutto. I miei occhi stillino lacrime notte e giorno con il profeta e non cessino perché «la ferita è grande, ha squarciato la vergine figlia del mio popolo una piaga molto dolorosa» [Ger 14,17]. Sì la figlia del mio popolo fu colpita da una terribile piaga, poiché l'anima, che era stata figlia della Santa Chiesa, fu ferita crudelmente, con la freccia dell'impurità, dal nemico del genere umano.

Essa era nutrita, con tenerezza e mitezza, nella casa del re eterno con il latte della parola sacra. Ora è contagiata dal veleno della libidine, è marcita sotto le ceneri sulfuree di Gomorra, e la si vede giacere indurita. «Quelli, infatti, che mangiavano cibi deliziosi, languivano per le strade, quelli che erano allevati sulla porpora, abbracciavano letame» [Lam 4,6]. Senza dubbio, la colpa dell'anima cristiana supera il peccato di Sodoma, poiché ognuno ora sbaglia tanto peggio quanto più disdegna gli ordini della grazia angelica, e non può rimediare indugiando nella giustificazione, la notizia della legge divina lo accusa con forza.

Oh anima infelice, perché non pensi da quale somma dignità sei uscita, di quanto splendore e gloria ti sei spogliata? «come mai il Signore ha oscurato nella sua ira la figlia di Sion? Ha scaraventato dal cielo alla terra la maestà di Israele[Lam 2,1] ha cancellato ogni suo decoro dalla figlia di Sion»[ Lam 1,6]. Io compatisco la tua disgrazia e, piangendo amaramente la tua vergogna, dico: «Si consumano di lacrime i miei occhi, fremono le mie viscere, si scioglie per terra il mio fegato per la ferita della figlia del mio popolo»[Lam 2,11]. E tu facendo finta di non pensare ai tuoi mali e prendendo coraggio dal peccato, «Siedo regina — dici — e non sono vedova»[Ap 18,7]Io esclamo deplorando la tua prigionia: «Perché Giacobbe è considerato uno schiavo di nascita e Israele è divenuto una preda?»[Cfr. Ger 2,14] E tu dici: «Sono ricco, sono diventato ricco, non ho bisogno di nulla. E non ti accorgi che proprio tu sei il più infelice: miserabile, povero, ceco e nudo»[Ap 3,17]

Considera misero, quanta oscurità stringe il tuo cuore; osserva quanto è densa l'oscurità della cecità che ti avvolge. Ti spinse il furore della libidine verso il sesso maschile? La frenesia della lussuria ti incitò verso la tua specie, cioè, uomo con uomo? [...] Parla, uomo evirato. Rispondi, uomo effeminato, che cosa cerchi in un uomo? Ciò che non puoi trovare in te stesso? La diversità dei sessi? I lineamenti diversi dei membri? La tenerezza della lusinga carnale? La gioia del volto pronto ad assecondarti? Abbi paura, ti prego, del vigore mascolino, la tua mente detesti i corpi virili. Certamente, è naturale il desiderio, poiché ciascuno cerca fuori ciò che dentro la prigione delle sue capacità non può trovare. Se perciò il contatto della carne mascolina ti piace, volgi la mano verso di te, e sappi che ciò che non trovi in te, inutilmente lo cercherai in un altro corpo. Guai a te, o anima infelice! Della tua rovina si rattristano gli angeli e i nemici esultano con applausi. Sei diventata preda per i demoni, saccheggio per i crudeli, bottino per gli empi. «Spalancarono contro di te la loro bocca tutti i tuoi nemici, fischiarono e digrignarono i denti e dissero: L'abbiamo inghiottita! E' certo questo il giorno che attendavamo, l'abbiamo trovato, lo vediamo» [Lam 2,16]

LA GIUSTA CONDANNA DI QUESTA ABOMINEVOLE INFAMIA (di san Pier Damiani)

San Pier Damiani Liber Gomorrhianus XVII

Questo vizio certamente non è affatto paragonabile a nessun altro vizio, poiché supera in gravità tutti gli altri vizi. Infatti, questo vizio è la morte dei corpi, la rovina delle anime. Contamina la carne, spegne la luce della mente. Scaccia lo Spirito Santo dal tempio del petto umano, introduce il diavolo istigatore della lussuria, fa sbagliare, sradica la verità dalla mente che è stata ingannata. Prepara tranelli per chi entra e a chi è caduto nella fossa, la ostruisce perché non esca. Apre l'inferno e chiude la porta del Paradiso. Fa del cittadino della Gerusalemme celeste l'erede della Babilonia infernale. Fa di una stella del cielo la stoppia del fuoco eterno. Lacera il corpo della Chiesa e lo getta nel fuoco della bollente Geenna. Questo vizio cerca di abbattere i muri della patria suprema e si affanna a riparare le mura della rinata Sodoma bruciata. Questo vizio viola la sobrietà, soffoca la pudicizia, massacra la castità, trucida con la spada del terribile contagio la verginità irrecuperabile. Deturpa tutte le cose, macchia tutto, contamina tutto. Nulla di ciò che lo circonda rimane puro, lontano dalla lordura, pulito. «Tutto è puro per i puri, per coloro invece che sono contaminati e infedeli, niente è puro» [Tt 1,15].

Questo vizio allontana dalla comunità ecclesiastica e relega a pregare con i pazzi e con quelli che lavorano per il demonio; separa l'anima da Dio per unirla ai demoni. Questa nocivissima regina dei Sodomiti crea seguaci delle sue leggi tiranniche, luridi per gli uomini e odiosi per Dio. Ordina di intrecciare guerre scellerate contro Dio e al militante di portare il peso di un'anima pessima. Allontana dalla comunione degli angeli e imprigiona l'anima infelice sotto il giogo del proprio dominio grazie al suo potere. Spoglia i suoi militari delle armi virtuose e li espone ai dardi dei vizi perché ne siano trafitti. Umilia nella chiesa, condanna nella legge. Deturpa in segreto e disonora in pubblico.

Rosicchia la coscienza come un verme, brucia la carne come il fuoco. Brama che il desiderio si sazi e, al contrario, teme che non si faccia vedere, che non esca in pubblico, che non si divulghi fra gli uomini. [...]Arde la misera carne per il furore della libidine, trema la mente sciocca a causa del rancore del sospetto, nel petto del misero uomo già si solleva il caos infernale. Quanti sono quelli punti dagli aculei dei pensieri immondi, altrettanti sono quelli tormentati dai supplizi delle pene. Sono davvero infelici le anime dopo che questo velenosissimo serpente le ha morse. Toglie subito la facoltà di pensare, cancella la memoria, oscura l'acutezza della mente, fa dimenticare Dio e anche se stesso.

Questa peste infatti, annulla il sentimento della fede, infiacchisce la forza della speranza, cancella il vincolo della carità, toglie la giustizia, abbatte il coraggio, rimuove la temperanza, smussa l'acume della prudenza.

Cosa si può dire di più? Dal momento che allontana ogni angolo di virtù dal cuore umano e fa entrare ogni sorta di vizi, come se i catenacci delle porte fossero stati divelti? Sicuramente, la sentenza di Geremia si adatta a quella che, sotto l'aspetto terreno, viene chiamata Gerusalemme: «l'avversario ha steso la sua mano — dice — su tutti i suoi tesori; ha visto entrare i pagani nel suo santuario, coloro ai quali tu avevi ordinato che non entrassero nella tua assemblea» [Lam 1,10]. Senza dubbio, questa bestia atrocissima divora in un solo boccone con le sue fauci cruente, tiene lontano chiunque, con le sue catene, dalle opere buone, fa cadere precipitosamente giù per i dirupi dell'oscena perversità.

Presto, sicuramente, chiunque sia caduto in questo abisso della perdizione estrema sarà mandato via, come un esule, dalla patria suprema. Sarà separato dal corpo di Cristo, verrà allontanato dall'autorità di tutta la Chiesa, sarà condannato dal giudizio di tutti i Santi Padri, sulla terra verrà disprezzato dagli uomini, sarà respinto dall'abitazione dei cittadini celesti. Per lui il cielo diventerà di ferro e la terra di bronzo [Lv 26,19], né da lì può risollevarsi, gravato dal peso del delitto, né può qui nascondere a lungo i suoi mali nella tana dell'ignoranza. Qui non può godere finché vive, né lì sperare finché pecca, perché ora è costretto a sopportare l'obbrobrio dell'umana derisione e dopo il tormento dell'eterna dannazione. è evidente che a quest'anima si riferisce quella voce della lamentazione profetica in cui si dice: «Vedi, Signore, che angoscia è la mia, le mie viscere fremono, il mio cuore è sconvolto in me, perché sono stata ribelle: fuori la spada uccide, in casa è come la morte» [Lam 1,20]


UN'ESORTAZIONE RIVOLTA A COLUI CHE È CADUTO NEL PECCATO CON ALTRI UOMINI AFFINCHÉ RISORGA (di san Pier Damiani)

San Pier Damiani Liber Gomorrhianus XXIV

Rialzati, rialzati, ti prego. Svegliati, o uomo che sei affondato nel torpore della misera voluttà. Rinasci finalmente tu che sei morto con la spada letale davanti ai tuoi nemici. L'apostolo Paolo è presente, ascoltalo mentre parla. Accusa, si agita e grida contro di te con parole famose: «Svegliati tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo su di te risplenderà» [Ef 5,14]. Tu che senti il Cristo che risuscita, perché diffidi della tua risurrezione? Ascolta dalla sua stessa bocca: «Chi crede in me, anche se muore, vivrà» [Gv 11,25]. Se la vita vivificatrice cerca di alzarti, perché tu continui ulteriormente a giacere nella tua morte? Bada, bada quindi, che il baratro della disperazione non ti assorba. La tua mente attinga fiduciosamente dalla pietà divina perché essa, rimanendo impenitente, non si indurisca a causa della gravità del peccato.

Disperare non è dei peccatori, ma degli empi. Non è la gravità dei peccati che fa cadere l'anima nella disperazione, ma la scelleratezza. Se, infatti, il diavolo può tanto da farti sprofondare in questo vizio, Cristo è molto più potente e ti può riportare alla cima da cui sei caduto. «Colui che ha peccato, non desidera forse rialzarsi?» [Sal 40,9]. L'asino cadde nel fango sotto il peso del tuo corpo; è lo stimolo della penitenza che stuzzica, è la mano dello spirito che con forza fa rialzare. Il fortissimo Sansone, che, stupidamente, svelò il segreto del suo cuore ad una donna attraente, non solo perse le sette trecce da cui traeva la sua forza, ma fu fatto anche preda di Allophylis e perse la vista. Poi, quando ormai i capelli erano ricresciuti, chiese umilmente l'aiuto del Signore Dio. Abbatté il tempio di Dagon e uccise molti più nemici di quanti ne avesse uccisi prima [Gdc 16].

Se perciò la tua carne svergognata ti ingannò, ammaliandoti con le sue mollezze, se ti portò via i doni dello Spirito Santo, se ti spense il lume non dell'intelligenza ma del cuore, non ti avvilire nell'animo, non disperare del tutto, raccogli ancora le tue forze, scuotiti con vigore e mettiti alla prova con le cose forti, così,attraverso la misericordia di Dio, potrai trionfare sui tuoi nemici. I Filistei poterono tagliare i capelli a Sansone, ma non di certo strapparglieli, così anche gli spiriti iniqui potrebbero tenere lontani da te, per un certo tempo, i doni dello Spirito Santo, ma non tuttavia evitare per sempre il rimedio della riconciliazione divina. Come, ti scongiuro, puoi disperare della grandissima misericordia di Dio, se anche il Faraone dimostra che dopo il peccato non ricorre al rimedio della penitenza? Ascolta ciò che ti dice: «Ho spezzato il braccio di Faraone, re d'Egitto, non ha implorato perché gli si desse aiuto e gli si restituisse la forza per riprendere la spada» [Ez 30,21]. Che cosa dirò di Acab, re d'Israele? Lui che dopo aver costruito idoli, dopo aver trucidato empiamente Naboth di Izreèl, se da una parte fu umiliato, dall'altra ottenne la misericordia. Testimonia, infatti, la Scrittura che, avendo avuto paura della condanna divina, «strappò la veste e sparse il suo corpo di cilicio, si coricò con il sacco e si mise a camminare dimesso» [1 Re 21,27]

Che cosa successe dopo queste cose? «La parola del Signore fu rivolta ad Elia il tisbita in questi termini: hai visto come Acab si è umiliato al mio cospetto? Dal momento che egli si è umiliato di fronte a me, io non farò venire il male durante la sua vita». [1 Re 21,28-29] Perciò se la penitenza di colui che per nulla perseverò, non viene disprezzata, perché tu diffidi della generosità della misericordia divina, se infaticabilmente ti sforzi di perseverare? Stabilisci anche tu un assiduo combattimento contro la carne, poniti fermamente armato contro la rabbia importuna della libidine. Se la fiamma della lussuria brucia le ossa, subito il pensiero del fuoco eterno la spegne. Se l'esperto insidiatore suscita la bellezza incerta della carne, subito la mente volge lo sguardo ai sepolcri dei morti e allora pone mente con sollecitudine a ciò che si scopre soave al tatto e piacevole allo sguardo.

Si consideri perciò che la malattia che ora puzza insopportabilmente, che il marcio che genera vermi e se ne nutre, che ogni polvere, ogni arida cenere che ora si vede giacere lì, un tempo allietava a tal punto la carne da sottometterla, nella sua freschezza, alle passioni. Si valutino, quindi, i rigidi muscoli, i denti nudi, la rotta impalcatura delle ossa e delle articolazioni, i legami completamente distrutti di tutte le membra. E' così, sì così informe e di immagine confusa, il mostro che ruba il prestigio al cuore umano. Pensa, perciò, quanto sia pericoloso il cambiamento, perché, grazie ad un solo momento di piacere che è sufficiente per far uscire il seme, ne segue una pena che non si esaurisce nell'arco di mille anni. Medita quanto sia triste che per colpa di un solo membro, di cui ora il desiderio si sazia, tutto il corpo con l'anima in seguito viene tormentato in perpetuo nelle fiamme atroci dell'inferno. Combatti i mali imminenti con gli studi tanto impenetrabili delle meditazioni, distruggi il passato con la penitenza. Il digiuno rompa la superbia della carne, la mente si nutra con i cibi dell'assidua preghiera. In questo modo, quindi, lo spirito presule costringa la carne sottomessa con il freno della disciplina e cerchi di affrettarsi ogni giorno verso la Gerusalemme celeste lungo i gradini del fervente desiderio.

DEL PERCHÉ SIA SUFFICIENTE CONSERVARE I DONI DELLA CASTITÀ PER DOMARE COMPLETAMENTE LA LIBIDINE (di san Pier Damiani)

San Pier Damiani Liber Gomorrhianus XXV

La ricompensa per questa fatica è che tu continuamente guardi ai premi promessi a colui che è casto e, allettato dalla loro dolcezza, tu possa superare con il piede libero della fede qualunque scaltrezza che l'esperto insidiatore usi contro di te. 
Se, infatti, si volge l'attenzione alla beatitudine, alla quale non si attinge senza cambiamento, diventa più leggera la fatica della trasformazione e il fornicatore ammaestrato allevia il dolore del travaglio attendendo avidamente la ricompensa che si merita per la fatica. Valuta quindi ciò che viene detto dei soldati della castità dalla bocca del profeta: «Così parla il Signore: agli eunuchi che osservano i miei sabati, che prediligono ciò che è di mio gusto, che tengono fermamente alla mia alleanza, darò loro nella mia casa un nome e, dentro le mie mura, un monumento migliore dei figli e delle figlie». [Is 56,4-5] Gli eunuchi, infatti, sono quelli che reprimono gli impeti insolenti della carne e si tolgono di dosso il motivo della malvagia attività.

La maggior parte di quelli che sono al servizio della voluttà dell'attrazione carnale desiderano lasciare dopo di sé la memoria del loro nome attraverso i posteri. E lo desiderano con tutta la mente perché pensano di non essere del tutto morti a questo mondo se i superstiti della loro prole trasmettono il nome attraverso la discendenza. Ma i celibi ricevono la stessa ricompensa, che gli uomini del volgo bramano tanto, in modo molto più insigne e molto più felice perché, grazie a quel dono, vivrà per sempre il ricordo di loro, cosa che non ha il potere di fare nessuna legge temporale. Perciò la legge divina promette agli eunuchi un nome migliore che ai figli e alle figlie perché la memoria del nome che la posterità dei figli avrebbe potuto estendere, ma per un breve periodo di tempo, questi meritano di ottenere per sempre senza il pericolo di essere dimenticati: «In memoria eterna sarà il giusto». [Sal 111,7] E ancora, per bocca di Giovanni si dice nell'Apocalisse: «Cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni e non cancellerò i loro nomi dal libro della vita». [Ap 3,4-5] Qui, si dice ancora: «Questi sono coloro che non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini. Costoro sono quelli che seguono l'Agnello ovunque egli andrà » [Ap 14,4] e «che cantano quel cantico che nessuno può comprendere, se non i centoquarantaquattromila». [Ap 14,3] Certamente, le vergini cantano all'Agnello un cantico singolare poiché esultano con questo dinanzi a tutti i fedeli, anche sulla purezza della carne.

E' evidente che gli altri giusti non possono comprendere, benché posti nella stessa beatitudine, ma meritino soltanto di sentire. Infatti, grazie alla carità, essi guardano senza dubbio volentieri l'altezza di quelli, tuttavia non assurgono agli stessi premi. Per questo motivo, si deve valutare e nella nostra mente si deve meditare con ogni cura quanta dignità e quanta eccellenza in quella beatitudine sia al sommo grado. Lì dove la massima felicità è essere ultimi, lì dove è cosa bellissima salire ai gradi più alti del privilegio e conservare le leggi patrie di giustizia. Senza dubbio, come dice la Verità, non tutti comprendono questo discorso in questa vita, [Mt 19,11] allo stesso modo come non tutti raggiungono in futuro quella gloria della somma ricompensa.

Queste cose e molte altre simili, o carissimo fratello, chiunque tu sia, valuta negli angoli segreti della tua mente e cerca con tutte le tue forze di conservare la tua carne immune da ogni contagio della libidine. Cosicché, secondo la dottrina apostolica, tu sappia mantenere «il tuo corpo in santità e onore, non nella passione del desiderio, come fanno i pagani che ignorano Dio». [Ts 4,4-5] Se fino ad ora sei rimasto in piedi, bada al precipizio, [1 Cor 10,12] se tu sei caduto, tendi fiduciosamente la mano all'ancora della penitenza, che ovunque è a disposizione. Cosicché tu che non sei riuscito ad allontanarti dai Sodomiti con Abramo, riesca almeno a migrare con Loth, perché urge ormai l'eccidio dell'imminente incendio. Se non hai avuto la forza, incolume su una nave, di avvicinarti al porto, è sufficiente che tu non sia naufragato nei profondi flutti. Se non senza rinuncia ti sei meritato di raggiungere i lidi, dopo il pericolo, abbandonato sulla rena, ti piaccia cantare con voce alacre quel canto del beato Giona: «Tutte le tue correnti impetuose e il tuo torrente mi avevano travolto e io dissi: sono stato cacciato dalla tua presenza, eppure continuerò a guardare verso il tuo santo tempio». [Gi 2,4-5]

QUI LO SCRITTORE PROBABILMENTE SI SCUSA (di san Pier Damiani)


San Pier Damiani Liber Gomorrhianus XXVI
Se veramente questo libello giungesse nelle mani di qualcuno minimamente aiutato dalla coscienza, innanzitutto, dopo aver compreso le cose che dico, se ne dispiacerebbe e mi indicherebbe come traditore edelatore del peccato di un fratello. Egli saprebbe che io ho cercato di esprimere con tutta la cura possibile l'entusiasmo del mio Giudice interiore e che io non temo gli odi dei cattivi o le lingue dei detrattori. Preferisco, senza dubbio, aver gettato un innocente nella cisterna di Giuseppe, che accusò presso il padre i suoi fratelli di un pessimo delitto, [Gen 37] piuttosto che essere punito dalla vendetta del furore divino con Heli che vide i mali dei figli e tacque. [1 Sam 2] Quando, infatti, la voce divina minaccerà terribilmente per bocca del profeta, dicendo: «Se hai visto tuo fratello comportarsi iniquamente e non lo avrai rimproverato, richiederò il suo sangue dalla tua mano». [Ez 3,18] Chi sono io perché veda svilupparsi nel sacro ordine un delitto tanto contagioso e perché, come un omicida dell'anima altrui, veda nascondere la censura con il silenzio, aspettando la punizione divina? In questo modo non diventerei il responsabile di quel reato di cui non ho voluto mostrare l'autore?

E quando la Scrittura dice: «Maledetto chi trattiene la sua spada dal sangue», [Ger 48,10] esorta me che ho riposto la spada della mia lingua nella guaina del silenzio e che perisce con me mentre contrae la ruggine dell'insuccesso e non è di alcuna utilità perché non trafigge le colpe dei viventi. Senza dubbio, trattenere la spada dal sangue è un'ammonizione a contenersi dalle percosse della vita carnale. Al contrario, della spada si dice: «Dalla bocca usciva una spada affilata da entrambe le parti». [Ap 1,16] Infatti, avrei forse a cuore il mio prossimo come me stesso, se guardassi negligentemente peggiorare nel suo cuore quella ferita indubbiamente mortale? Vedendo, perciò, le ferite delle menti, trascuro di curarle con il taglio delle parole? Il sommo predicatore non mi insegna forse questo, lui che si credette così pulito del sangue del prossimo da non risparmiare di colpire i loro vizi? Egli dice: «Oggi io vi chiamo a testimoni del fatto che io sia pulito del sangue di tutti, infatti, non ho trascurato di annunziarvi tutta la volontà di Dio». [At 20,26-27] Non è così che mi insegnò Giovanni che venne consigliato dall'ammonizione dell'Angelo: «Chi ascolta queste cose dica: vieni»? [Ap 22,17] Senza nessun dubbio, colui al quale si fa sentire la voce interiore porti con sé gli altri, anche gridando, là dove egli stesso è portato, affinché, se a colui che è chiamato il vuoto si avvicina, si affretti per non trovare le porte chiuse. Se, dunque, ritieni che io sia determinato nel rimproverare chi è da rimproverare e, così come dico, nel biasimare con la presunzione del biasimo, perché non rimproveri anche Geronimo che discute tanto aggressivamente contro le sette degli eretici? Perché non diffami Ambrogio che predica pubblicamente contro gli Ariani? Perché non denigri anche Agostino, austero disputatore, che inveisce contro i Manichei e i Donatisti? Tu mi dirai: quelli lo fanno, seguendo la legge, contro gli eretici e i blasfemi, tu invece osi pungere i Cristiani.

A questo io brevemente rispondo che, come quelli si sforzavano di riportare all'ovile chi ne era uscito e vagava errante, così è anche nostra intenzione di frenare coloro che in qualunque modo sono diversi, affinché non escano dall'ovile. Quelli dicevano: «Essi sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se infatti fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi». [1 Gv 2,19] E noi diciamo: senza dubbio sono con noi, ma nel modo sbagliato. Applichiamoci, dunque, se è possibile, affinché in seguito siano nel modo giusto con noi. Aggiungiamo anche che, se la bestemmia è pessima, non so come faccia ad essere migliore la sodomia. La prima, infatti, fa sbagliare l'uomo, la seconda morire. Quella allontana l'anima da Dio, questa la unisce al Diavolo. Quella espelle dal Paradiso, questa affonda nella tenebra. Quella acceca gli occhi della mente, questa spinge nella voragine della rovina. E se ci diamo da fare ad indagare sottilmente quale dei due peccati pesi di più sulla stadera dell'esame divino, esaminando la Sacra Scrittura, essa ci istruirà ampiamente a riguardo. Di conseguenza, se i figli di Israele, che bestemmiavano Dio e fabbricavano idoli, sono stati mandati in esilio, i Sodomiti, invece, sono stati uccisi dall'incendio provocato dal fuoco e dallo zolfo mandati dal cielo. [Gen 19,24] Inoltre, io non citai i santi dottori per paragonare questo tizzone fumante alle stelle, anzi, io a fatica e con le mie labbra indegne menziono quegli eccellentissimi uomini, ma desidero farlo ugualmente perché proprio loro agirono correggendo e confondendo i vizi, per poi istruire anche i più giovani perché anche loro lo facessero. Se questa peste fosse nata al tempo di quei dottori con pari sfrontatezza di libertà, crediamo, senza alcun dubbio, che oggi ci sarebbero ampi volumi scritti contro di essa.

Nessuno, quindi, mi giudichi mentre predico contro questo vizio mortale: io non cerco l'insulto ma piuttosto il profitto della salvezza fraterna perché non sembri che correggendo chi è da correggere, favorisca il delinquente. Ma è come dico usando le parole di Mosé: «Chi è per il Signore, a me!». [Es 32,26] è evidente che chi si riconosce soldato di Dio, deve impegnarsi con fervore a cancellare questo vizio, non deve mai smettere di combatterlo con tutte le sue forze: e ovunque trovi qualche peccatore, si sforzi di trafiggerlo e trucidarlo con le frecce acuminate delle parole, affinché, mentre il tiranno viene circondato da un fitto esercito disposto a forma di cuneo, il prigioniero venga liberato dalle catene della sua schiavitù. Una voce all'unisono grida contro quel tiranno e colui che era stato rapito, subito arrossisce per essere caduto nelle mani del furente mostro. Chi è convinto che questo peccato trascini alla morte, come testimoniano i più, ritorni in se stesso e non sia pigro nel ritornare al più presto alla vita.

SEGNALI DI RECUPERO (di SLAA)

Sex and Love Addicts Anonymous

1. Cerchiamo di sviluppare un quotidiano rapporto con un Potere Superiore,nella consapevolezza di non essere soli nei nostri sforzi per cercare di guarire dalla nostra dipendenza. 

2. Siamo disposti ad essere vulnerabili perché la nostra fede in un Potere Superiore ci ha restituito la capacità di avere fiducia.

3. Abbandoniamo, un giorno alla volta, la nostra strategia di vita e la nostra ossessione rivolte alla ricerca di intrighi romantici, sessuali e di dipendenza emotiva. 

4. Impariamo a evitare situazioni che ci potrebbero mettere in pericolo fisicamente, moralmente, psicologicamente o spiritualmente. 

5. Impariamo ad accettarci e ad amarci, ad assumerci la responsabilità della nostra vita e a prenderci cura dei nostri bisogni prima di coinvolgerci con gli altri. 

6. Diventiamo disponibili a chiedere aiuto, permettendoci di essere vulnerabili e imparando ad avere fiducia e ad accettare gli altri. 

7. Siamo disposti a elaborare coscientemente il dolore derivante dalla nostra scarsa autostima, dalla nostra paura di essere abbandonati e dalle responsabilità. Impariamo a sentirci sereni nella solitudine. 

8. Iniziamo ad accettare le nostre imperfezioni e i nostri errori in quanto caratteristiche del nostro essere umani, risanando le nostre vergogne e il nostro perfezionismo mentre lavoriamo sui difetti del nostro carattere. 

9. Iniziamo a sostituire l'onestà a modi autodistruttivi di esprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti. 

10. Diventiamo onesti nell'esprimere chi siamo, sviluppando una reale intimità nel rapporto con noi stessi e con gli altri. 

11. Impariamo ad apprezzare il sesso come naturale risultato della condivisione, dell'impegno, della fiducia e della collaborazione all'interno di una relazione.

12. Un giorno alla volta, ci viene restituito l'equilibrio per mezzo della nostra partecipazione al processo di guarigione.

Fonte: slaafws.org