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lunedì 3 ottobre 2016

PAPA FRANCESCO: ACCOMPAGNARE LE PERSONE OMOSESSUALI IN MISERICORDIA E VERITA'

Vézelay - Gesù porta Giuda
Joshua McElwee [National Catholic Reporter]:
Grazie, Santo Padre. In quello stesso discorso di ieri in Georgia, Lei ha parlato, come in tanti altri Paesi, della teoria del gender, dicendo che è il grande nemico, una minaccia contro il matrimonio. Ma vorrei chiedere: cosa direbbe a una persona che ha sofferto per anni con la sua sessualità e sente veramente che c’è un problema biologico, che il suo aspetto fisico non corrisponde a quello che lui o lei considera la propria identità sessuale? Lei come pastore e ministro, come accompagnerebbe queste persone?

Papa Francesco:

Prima di tutto, io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di Papa – ho accompagnato persone con tendenza e con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: “Vattene via perché sei omosessuale!”, no. Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?” - “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. E’ un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti. E nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, ottantenne, il vecchio parroco, che aveva lasciato la parrocchia e aiutava le suore, lì, nella parrocchia… E c’era il nuovo [parroco]. Quando il nuovo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Quando trovava il vecchio, questo gli diceva: “Da quanto non ti confessi? Vieni, vieni, andiamo che ti confesso e così potrai fare la Comunione”. Hai capito? La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a non dire: “E’ tutto lo stesso, facciamo festa”. No, questo no. Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore, non dite: “Il Papa santificherà i trans!”. Per favore! Perché io vedo già i titoli dei giornali... No, no. C’è qualche dubbio su quello che ho detto? Voglio essere chiaro. È un problema di morale. E’ un problema. E’ un problema umano. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, come abbiamo detto nel caso del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore aperto. E non dimenticatevi quel capitello di Vézelay: è molto bello, molto bello.


lunedì 22 giugno 2015

PAPA FRANCESCO - IO VI DICO: SIATE CASTI!

Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Torino (21-22 giugno 2015) - Incontro con i giovani in Piazza Vittorio. Discorso pronunciato dal Santo Padre (Estratto)

L’amore è concreto, è più nelle opere che nelle parole. Non è amore soltanto dire: “Io ti amo, io amo tutta la gente”. No. Cosa fai per amore? L’amore si dà. Pensate che Dio ha incominciato a parlare dell’amore quando si è coinvolto con il suo popolo, quando ha scelto il suo popolo, ha fatto alleanza con il suo popolo, ha salvato il suo popolo, ha perdonato tante volte – tanta pazienza ha Dio! –: ha fatto, ha fatto gesti di amore, opere di amore. E la seconda dimensione, il secondo asse sul quale gira l’amore è che l’amore sempre si comunica, cioè l’amore ascolta e risponde, l’amore si fa nel dialogo, nella comunione: si comunica. L’amore non è né sordo né muto, si comunica. Queste due dimensioni sono molto utili per capire cosa è l’amore, che non è un sentimento romantico del momento o una storia, no, è concreto, è nelle opere. E si comunica, cioè è nel dialogo, sempre.

Così Chiara, risponderò a quella tua domanda: “Spesso ci sentiamo delusi proprio nell’amore. In che cosa consiste la grandezza dell’amore di Gesù? Come possiamo sperimentare il suo amore?”.

 E adesso, io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista ma vorrei dire una parola che non piace, una parola impopolare. Anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti.

Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca di usare l’altro per il proprio piacere. E’ un amore che considera sacra la vita dell’altra persona: io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti. Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per superare questa concezione “facilista” ed edonista dell’amore. Perdonatemi se dico una cosa che voi non vi aspettavate, ma vi chiedo: fate lo sforzo di vivere l’amore castamente.

E da questo ricaviamo una conseguenza: se l’amore è rispettoso, se l’amore è nelle opere, se l’amore è nel comunicare, l’amore si sacrifica per gli altri. Guardate l’amore dei genitori, di tante mamme, di tanti papà che al mattino arrivano al lavoro stanchi perché non hanno dormito bene per curare il proprio figlio ammalato, questo è amore! Questo è rispetto. Questo non è passarsela bene. Questo è - andiamo su un’altra parola chiave – questo è “servizio”. L’amore è servizio. E’ servire gli altri. Quando Gesù dopo la lavanda dei piedi ha spiegato il gesto agli Apostoli, ha insegnato che noi siamo fatti per servirci l’uno all’altro, e se io dico che amo e non servo l’altro, non aiuto l’altro, non lo faccio andare avanti, non mi sacrifico per l’altro, questo non è amore. Avete portato la Croce [la Croce delle G.M.G.]: lì è il segno dell’amore. Quella storia di amore di Dio coinvolto con le opere e con il dialogo, con il rispetto, col perdono, con la pazienza durante tanti secoli di storia col suo popolo, finisce lì: suo Figlio sulla croce, il servizio più grande, che è dare la vita, sacrificarsi, aiutare gli altri. Non è facile parlare d’amore, non è facile vivere l’amore. Ma con queste cose che ho risposto, Chiara, credo che ti ho aiutato in qualcosa, nelle domande che tu mi facevi. Non so, spero che ti siano di utilità.

lunedì 1 dicembre 2014

MINISTERO PER LE PERSONE CON UNA INCLINAZIONE OMOSESSUALE: LINEE GUIDA (USCCB)

Riassumo gli elementi fondamentali tratteggiati nel documento edito dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), Ministero per le persone con una inclinazione omosessuale: Linee guida per la cura pastorale (14 novembre 2006) citato da Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium § 64: "Come bene osservano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, mentre la Chiesa insiste sull’esistenza di norme morali oggettive, valide per tutti, «ci sono coloro che presentano questo insegnamento, come ingiusto, ossia opposto ai diritti umani basilari. Tali argomentazioni scaturiscono solitamente da una forma di relativismo morale, che si unisce, non senza inconsistenza, a una fiducia nei diritti assoluti degli individui. In quest’ottica, si percepisce la Chiesa come se promuovesse un pregiudizio particolare e come se interferisse con la libertà individuale»"

I vescovi della Chiesa cattolica negli Stati Uniti iniziano questo documento enunciando una serie di principi generali:
• Rispetto per la dignità umana. Ogni persona è creata come imago Dei ed è quindi dotata di una dignità trascendente. Le persone con ASS sono spesso trattate con disprezzo e odio, a volte manifestato in modo chiaro, altre in modo sottile; è indispensabile che coloro che forniscono cura pastorale alle persone con ASS non contribuiscano a questa "ingiustizia".
• Il ruolo della sessualità nel piano di Dio. Guardando alla Genesi, il documento fonda il significato della sessualità umana nel senso della complementarietà sessuale dell'uomo e della donna. Questa complementarità è "insita nel disegno creatore di Dio" e permette agli uomini e alle donne di essere aperti alla vita. "Lo scopo del desiderio sessuale è quello di attirare l'uomo e la donna insieme nel vincolo del matrimonio, un legame che è ordinato a due fini inseparabili: L'espressione dell'amore coniugale e la procreazione e l'educazione dei figli"
• Gli atti omosessuali non possono soddisfare i fini naturali della sessualità umana. Alla luce del significato intrinseco e dello scopo della sessualità umana, "ogni atto sessuale che avviene al di fuori del vincolo del matrimonio non soddisfa i fini propri della sessualità umana". Poiché gli atti omosessuali non sono, per loro natura, aperti alla vita e "non riflettono la complementarietà dell'uomo e della donna, che è parte integrante del disegno di Dio per la sessualità umana", non possono essere approvati come espressioni moralmente legittime della sessualità umana che è giustamente ordinata a e coerente con la dignità umana. Il documento qui prende atto della uniforme valutazione morale che da la Scrittura degli atti omosessuali come atti che "degradano e minano la nostra autentica dignità di esseri umani".
• L’inclinazione omosessuale non è di per sé un peccato. "Nella misura in cui una tendenza o inclinazione omosessuale non è soggetta alla propria libera volontà, non si può essere considerati moralmente colpevoli per quella tendenza. Tuttavia si sarebbe moralmente colpevoli se si coltivassero volontariamente delle tentazioni omosessuali o si scegliesse di agirle, la tendenza da sola non è un peccato. Di conseguenza, la Chiesa non insegna che l'esperienza dell’attrazione omosessuale è di per sé peccato. "Detto questo, l'inclinazione omosessuale è comunque"oggettivamente disordinata". I vescovi sottolineano chiaramente che essere attratti dal sesso opposto non è sufficiente perchè le proprie inclinazioni sessuali siano rettamente ordinate. Infatti, "la tendenza verso il piacere sessuale che non è subordinato ai maggiori beni dell'amore e del matrimonio è disordinata, in quanto inclina una persona verso un uso della sessualità che non concorda con il piano divino della creazione. Vi è il disordine intrinseco di ciò che è diretto verso ciò che è male, in tutti i casi (contra naturam). C'è anche il disordine accidentale di ciò che non è correttamente ordinato dalla retta ragione e ciò che non riesce a raggiungere la misura corretta della virtù (contra rationem). 
• Un tendenza sessuale disordinata non vuol dire che tutta la persona sia disordinata. "A volte la Chiesa viene fraintesa o ne è travisato l'insegnamento come se le persone con inclinazioni omosessuali fossero oggettivamente disordinate, come se tutto di loro fosse disordinato o reso moralmente difettoso da questa inclinazione. Piuttosto, il disordine è in quella particolare inclinazione, che non è ordinata al raggiungimento dei fini naturali della sessualità umana. A causa di questo disordine, l’agire seguendo una tale inclinazione non può semplicemente contribuire al vero bene della persona umana". L'insegnamento della Chiesa non significa che una persona con ASS sia respinta da Dio e dalla Chiesa ma esattamente il contrario: le persone con ASS possiedono la stessa dignità umana di chiunque altro e sono chiamate, come tutti gli altri, a cooperare con la grazia e a crescere in santità. Proprio coloro che lottano con l’ASS sono oggetto di quel particolare amore che il Signore ha mostrato per i poveri e gli emarginati. I vescovi sottolineano che il disordine sessuale non è l'unico tipo di disordine che sperimentiamo come esseri umani; "Altre inclinazioni possono essere altresì disordinate, come quelle che conducono all’invidia, alla cattiveria o all’avidità. Siamo tutti danneggiati dagli effetti del peccato, e questo fa si che i desideri divengano disordinati".
• La morale trova il suo fondamento nell'ordine naturale. Questo principio è per lo più sconosciuto, incompreso, o rifiutato dalla cultura popolare. Per questo motivo, l’idea della sessualità umana o di un qualsiasi atto morale libero, come avente un significato intrinseco ed uno scopo oggettivamente stabilito in natura è parimenti incompresa o rifiutata. È necessario quindi, per un'autentica realizzazione umana e la felicità, vivere in accordo con l'ordine naturale; vivere in disaccordo, non importa quanto possano essere sincere le motivazioni soggettive, non può portare alla felicità che la persona umana per sua natura ricerca.
• Una terapia per le inclinazioni omosessuali? Così come non c’è un consenso scientifico sulla causa dell'inclinazione omosessuale, non c'è neanche consenso scientifico sulla terapia per trattarla. I vescovi incoraggiano coloro che cercano una terapia a rivolgersi presso uno psicologo professionista qualificato che, al tempo stesso, "comprenda e sostenga l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità" e anche "a cercare la guida di un confessore e direttore spirituale, che sosterrà i loro sforzi per vivere una vita casta". Courage sottolinea l'importanza di avere sia un approccio psicologico che spirituale per affrontare l’ASS in modo tale che si completino a vicenda. 
• La necessità di una formazione alla virtù: la castità. Indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, ogni persona ha bisogno di acquisire la virtù della castità, che nel contesto contemporaneo richiede uno sforzo particolare. La castità è "la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale"[1]. "vivere castamente è un'affermazione di tutto ciò che è umano, ed è la volontà di Dio. Siamo noi per primi a soffrire quando violiamo le leggi della nostra natura umana". Il conseguimento della castità, come per ogni virtù, esige uno sforzo ripetuto per scegliere il bene in circostanze particolari, fino a quando si rafforza la propria volontà e si sceglie il bene istintivamente, quasi come per una "seconda natura". Il contrario, ovviamente, è pure vero: "più si ripetono azioni cattive, tanto più le passioni si determinano in funzione dell'azione cattiva. Diventa più difficile compiere buone azioni, poiché le passioni disordinate oppongono resistenza". Courage attribuisce un’importanza fondamentale alla necessità di essere casti per tutti, compresi coloro che sperimentano l’ASS. "Le passioni non sono ostacoli fissi e immutabili all'azione morale. Non devono essere semplicemente rimosse in modo da poter agire moralmente. La ripetizione delle buone azioni modificherà le passioni che si provano" ma, e questo è fondamentale, ha lo stesso effetto anche l’affidamento allo Spirito Santo che "ci dona una facoltà che non proviene dalla natura stessa per adempiere la legge naturale"[2].
• La necessità di amicizia e comunità. L'amicizia è assolutamente essenziale per una vita realizzata e per l’autentica felicità. L'amicizia è essenziale per vivere castamente. Courage concorda pienamente con i vescovi statunitensi quando affermano: "Ci possono essere poche speranze di condurre una vita casta sana, senza coltivare legami umani. Vivere in isolamento in ultima analisi può esacerbare le proprie tendenze disordinate e minare la pratica della castità". La virtù della castità e le virtù di amicizia sono ordinate l’una alle altre, infatti la "virtù della castità si dispiega nell'amicizia". Courage promuove la costituzione ed il sostegno di amicizie caste, forti e libere tra le persone che sperimentano ASS, con le loro famiglie (cfr. EnCourage), e con la comunità ecclesiale. 
• Crescita nella santità. L'amicizia con Dio è ciò che costituisce il fine ultimo dell'uomo pertanto qualsiasi iniziativa pastorale per le persone con ASS deve "avere l'obiettivo principale di favorire la massima amicizia possibile con Dio, la partecipazione alla vita divina della Trinità mediante la grazia santificante". La santità, o l’amicizia con Dio, è la vocazione di ogni persona umana ed è il frutto della collaborazione tra l'uomo e la grazia. I vescovi esortano a una frequenza assidua e regolare dei sacramenti, specialmente l'Eucaristia e la Penitenza come "fonti essenziali di conforto e di aiuto in questo cammino" verso la padronanza di sé, nella sequela di Cristo abbracciando la sua Croce. 
"Inoltre, il supporto fondamentale per la lotta spirituale è da ricercarsi attraverso un costante incoraggiamento della vita cristiana, comprese la lettura della Scrittura e la preghiera quotidiana". Courage pone la preghiera al centro di ciascuno dei suoi incontri di gruppo, incoraggia l’assidua partecipazione all'Eucaristia ed alla Penitenza, e promuove e sostiene una vita di preghiera per le persone che sperimentano l’ASS. 
• Ostacoli culturali. I vescovi degli Stati Uniti sottolineano che ci sono tendenze culturali che rendono molto impegnativa la cura pastorale delle persone con ASS. In primo luogo, il relativismo morale, rifiutando una base oggettiva per i giudizi morali, non riesce a riconoscere un atto come intrinsecamente cattivo. "In base a questa prospettiva, si dovrebbe lasciare che le persone decidano delle questioni di morale sessuale secondo le proprie preferenze e valori, con l'unico limite di non provocare danni evidenti ad altri". In secondo luogo, la tendenza a comprendere la libertà come autonomia radicale percepisce l'insegnamento della Chiesa circa un ordine morale oggettivo come "un particolare pregiudizio e come un'interferenza con la libertà individuale”. In terzo luogo, la "diffusa tendenza all'edonismo, l'ossessione per la ricerca del piacere", legata al consumismo, considera i rapporti sessuali semplicemente come una qualsiasi altra forma di piacere. "La promiscuità è considerata non solo accettabile, ma normale" e in tale contesto "la virtù della castità diviene incomprensibile" o "appare addirittura come un rifiuto malsano e innaturale del piacere".

A seguito di tali principi generali, il documento fornisce quattro linee guida per la cura pastorale delle persone che sperimentano ASS:

• Partecipazione nella Chiesa. Le comunità religiose locali devono abbracciare e accogliere pienamente chi vive un’ASS. "La partecipazione a una fervente comunità cattolica è un sostegno per vivere una vita di castità e integrità ed un invito ad una continua conversione personale". Questo è di vitale importanza dal momento che tante persone con ASS hanno sperimentato forme di rifiuto ed alienazione. I vescovi, tuttavia, mettono in guardia contro ogni potenziale scandalo nella comunità parrocchiale che possa derivare da una guida pastorale che assuma "una neutralità lontana dall'insegnamento della Chiesa" sull'omosessualità. Le persone con ASS che non cercano di vivere una vita casta non devono esercitare ruoli pubblici nella comunità ecclesiale locale, fatto che testimonierebbe in modo ambiguo o addirittura in contrasto con l'insegnamento della Chiesa. Come minimo, però, le persone con ASS non devono subire ingiuste discriminazioni o molestie.
• Catechesi. L’istruzione catechistica inizia, naturalmente, in famiglia con i genitori, ma coloro che sono impegnati nella cura pastorale di persone che sperimentano un’ASS hanno il compito particolare di catechizzare in pieno accordo con l'insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana in generale, e l'omosessualità in particolare. "L'insegnamento della Chiesa nella sua integralità deve essere presentata dal clero soprattutto dal pulpito e in altre sedi appropriate. La catechesi deve anche coinvolgere l'intera comunità parrocchiale. L'ignoranza della integralità dell'insegnamento della Chiesa è spesso il maggiore ostacolo ad un ministero efficace per le persone con inclinazione omosessuale. "
• I sacramenti ed il culto. I vescovi sottolineano ancora una volta l'importanza della frequenza ai sacramenti, specialmente dell'Eucaristia e della Penitenza. Questo perché "la vita cristiana è un cammino progressivo verso un approfondimento della propria sequela di Cristo. Non tutti avanzano con lo stesso passo, né si procede sempre in maniera lineare verso il proprio obiettivo. Coloro che inciampano lungo la strada dovrebbero essere incoraggiati a rimanere nella comunità e ricercare la santità per mezzo di una conversione di vita".
• Supporto pastorale. I vescovi degli Stati Uniti incoraggiano i gruppi di sostegno per le persone con ASS, saldamente fondati negli insegnamenti della Chiesa sulla sessualità umana. Il documento stesso presenta Courage e EnCourage come esempi di un tale ministero. I vescovi sottolineano l'importanza di un consulente psicologico come sostegno alla guida spirituale, l'importanza dei rapporti familiari, una attenzione particolare alle persone con ASS che abbiano contratto malattie trasmesse per via sessuale, soprattutto l'HIV / AIDS, e una sensibilità per i famigliari, in particolare i genitori, di persone con ASS che s’impegnano per accettarle.

I vescovi americani concludono il loro documento, incoraggiando i sacerdoti ad intendere il loro ministero come uno sforzo di collaborazione con coloro che sperimentano ASS: "è importante che i ministri della Chiesa ascoltino le esperienze, i bisogni e le speranze delle persone con tendenza omosessuale di cui ed insieme ai quali si prendono cura". Devono essere partner in dialogo con coloro di cui si prendono cura, riconoscendo che "Il dialogo fornisce uno scambio di informazioni, e comunica anche il rispetto per l'innata dignità di altre persone e il rispetto per le loro coscienze. 'L'autentico dialogo, quindi, si rivolge soprattutto alla rinascita delle persone per mezzo della conversione interiore ed il pentimento, ma sempre con profondo rispetto per le coscienze, con pazienza e procedendo gradualmente come richiesta dalle condizioni moderne.'[3]  Tale dialogo facilita una continua conversione interiore per tutti coloro che sono coinvolti nella relazione".

[1] Cfr CCC, n. 2137.
[2] Cfr CCC, nn.1965-1974.
[3] Papa Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, n. 25 (1984).

martedì 23 settembre 2014

NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA (di Papa Francesco)

"Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi.

Cari amici, vorrei dire a ciascuno di voi, ma soprattutto a tanti altri che non hanno avuto il coraggio di intraprendere il vostro cammino: Sei protagonista della salita; questa è la condizione indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto. Ma non siete mai soli! La Chiesa e tante persone vi sono vicine. 

Guardate con fiducia davanti a voi, la vostra è una traversata lunga e faticosa, ma guardate avanti, c’è «un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano» (Lett. enc. Lumen fidei, 57). A tutti voi vorrei ripetere: non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza! Ma vorrei dire anche: non rubiamo la speranza, anzi diventiamo tutti portatori di speranza!"

VISITA ALL'OSPEDALE SÃO FRANCISCO DE ASSIS NA PROVIDÊNCIA - V.O.T

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Rio de Janeiro
Mercoledì, 24 luglio 2013

venerdì 5 settembre 2014

CURARE LE FERITE (di Papa Francesco)

In un'intervista al periodico dei gesuiti "Civiltà cattolica" Papa Francesco ha discusso di varie tematiche tra cui l'omosessualità e la cura pastorale per persone con Attrazione per lo Stesso Sesso (ASS), ripropongo qui degli estratti che spero possano essere utili come spunti di riflessione.

«Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite…  E bisogna cominciare dal basso». pp. 461-2

«I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo». p. 462

«Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate». p. 462

«Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa più giusta». p. 463

«Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio». p. 470

«È la memoria di cui Ignazio parla anche nella Contemplatio ad amorem, quando chiede di richiamare alla memoria i benefici ricevuti. Ma soprattutto io so anche che il Signore ha memoria di me. Io posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me». p. 477

Qui il testo integrale come riportato dal sito vaticano