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sabato 11 luglio 2015

Philippe Arino a Torino martedì 14 luglio 2015

Incontro

Gender: invenzione o realtà?

Conseguenze per la famiglia e l'educazione
Piazza dei Mestieri via J. Durandi, 13 - Torino
Martedì 14 luglio ore 18:45

Modera
Gianluca Segre

Intervengono

Philippe Arino

Alfredo Mantovano

Di seguito alcuni materiali per conoscere meglio il pensiero dell'autore:

martedì 3 marzo 2015

Philippe Ariño in Italia dal 21 al 25 marzo 2015

ROMA - TORINO - TREVISO - MESTRE (VENEZIA)

Cari amici,
sperando di fare cosa gradita,  Vi segnalo i prossimi incontri con il filosofo francese Philippe Arino, autore del libro Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici (Effatà Editrice) per ascoltare un pensiero originale su omosessualità ed omofobia.



Roma sabato 21 marzo ore 16:00-19:00                                                        CINEFORUM con il film francese « Tutto sua madre », a seguire una conferenza del saggista omosessuale francese Philippe Ariño”


Auditorium Seraphicum dell’Università pontificia « San Bonaventura » dei frati minori conventuali a Roma Via del Serafico, 1 - 00142 Roma







Roma domenica 22 marzo ore 17:00-19:00


PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici”

Sala Baldini, Piazza Campitelli, 9 - 00186 Roma

Venaria TORINO lunedì 23 marzo ore 20:30-22:30

PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici” 

Oratorio salesiano San Francesco, via IV novembre, 28 Venaria TORINO








Treviso martedì 24 marzo ore 20:30-22:30


PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. 
Vivere secondo la Chiesa ed essere felici”

Convento padri carmelitani scalzi, Viale Guglielmo Oberdan, 7, 31100 Treviso


Mestre (Venezia) mercoledì 25 marzo ore 20:45


PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici”

Parrocchia San Giuseppe - Salone San Giovanni Paolo II (I piano)
Viale san Marco, 170 - 
Mestre (Venezia)






Di seguito alcuni materiali per conoscere meglio il pensiero dell'autore:




giovedì 30 ottobre 2014

GESU' LAVA PIU' BIANCO! DIALOGO CON PHILIPPE ARINO (in esclusiva per il CdC)

A margine della conferenza pubblica di Padova (24 ottobre 2014) abbiamo raccolto in esclusiva questo dialogo con Philippe Arino, scrittore omosessuale francese, autore del breve saggio Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici (Effatà Editrice).

È possibile l’amore omosessuale?
Philippe Arino a Padova
In occasione del festival “Anuncio 2014”, per l’evangelizzazione di strada a Parigi, ho conosciuto una coppia lesbica, due ragazze molto gioviali ed apparentemente felici, non il tipo militante aggressivo. Un esempio di rispetto, fedeltà e amicizia molto più di quanto non sia la maggior parte delle coppie composte da due persone dello stesso sesso o di sesso differente. Quello che vivono è bene ma non il meglio, le può forse soddisfare ma non le realizza pienamente.
Mi dicono che desiderano vivere un amore “normale”, ma l’amore è una cosa grande non è mai “normale”. Ho percepito nel loro modo di parlare dell’amore un certo conformismo, che mi ha fatto capire come quello che dicevano di vivere fosse bene ma non il meglio.
Alla fine mi hanno detto di vivere una “felicità confortevole” ed è proprio lì la differenza, infatti anche se vi sono dei momenti di riposo l’amore, quello vero, non è “confortevole” perché è un dono totale di sé, è dare priorità assoluta all’altro, bisogna morire a se stessi per donarsi completamente. Questo dono totale di sé è possibile solo passando per la differenza sia essa dei sessi o tra creatore e creatura.
Quindi ho constatato come ci sia una forma di felicità vissuta in alcune coppie omosessuali. Bisogna riconoscere che ci può essere una dose di rispetto, fedeltà ed impegno ma questo dipende dall’amicizia e non dall’amore omosessuale.
Non possiamo negare gli eventuali elementi positivi ma al tempo stesso non possiamo dire che sia il meglio perché l’amore vero è quello che accoglie la differenza dei sessi, eccetto che nel caso dell’amicizia.
Le relazioni omosessuali non sono pienamente né una forma di amore né di amicizia, sono situazioni complicate ed anche le coppie più stabili ammettono che non è il meglio.
Sono complicate perché anche la differenza dei sessi di per sé così come la procreazione, ci sono infatti coppie uomo/donna sterili che si amano più di coppie non sterili, non sono una garanzia d’amore, ma diventa il meglio solo se è coronata dall’amore, altrimenti può essere una catastrofe.
Più conosco le due ragazze e più vedo che vivono una situazione dolorosa, al di là di quello che volevano far apparire.
Crescono i due figli di una precedente relazione di una di loro e si preparano a cancellare dall’albero genealogico il padre biologico, complicando ulteriormente il rapporto educativo, possiamo ancora parlare d’amore, anche in questo caso?

Si può ancora parlare liberamente di omosessualità?
L’omosessualità è un tema controverso non solo per quanto riguarda il rapporto tra cattolici e mondo profano ma anche tra i cattolici stessi, questo è apparso in tutta la sua evidenza in occasione del dibattito che si è svolto in Francia in occasione della discussione sulla proposta di legge sul “matrimonio gay”. Occorre saper conciliare prudenza e verità per non urtare nessuno, è un po’ come camminare sulle uova.

Perché è così difficile parlare di omosessualità?
Non sono i media o la così detta lobby gay ad impedirci di parlare di omosessualità, anzi noi persone omosessualità siamo spesso sollecitate ad esprimerci sull’argomento.
Penso che gli ostacoli siano paradossalmente costituiti da fattori di per sé positivi, che possiamo riassumere in cinque punti:
1. L’amicizia: difronte ad una persona omosessuale il nostro legame di amicizia c’impedisce di parlarne, spesso confondiamo il nostro rapporto con questa persona con quello che effettivamente questa persona vive nella sua relazione di coppia. Ciò che ci impedisce di vedere la realtà per quello che è ovvero la violenza e la frustrazione di queste relazioni, è costituito dalla bellezza del rapporto di amicizia frammisto alla relazione omosessuale. Ma l’amicizia non ha la forza dell’amore.
2. La natura dell’omosessualità come desiderio: un desiderio non è né un atto né una specie umana. È un fatto positivo che l’omosessualità non sia altro che un inclinazione, perché non ci riduciamo ad una tendenza sessuale ed al contempo rende difficile parlarne perché è qualcosa di etereo. Ma questo desiderio, per quanto possa essere profondamente radicato, non definisce la persona.
3. L’adozione: può esserci, di per sé, una bellezza nel crescere ed educare figli non propri pur essendo genitori adottivi e non biologici. Ritengo che una persona omosessuale, in linea di principio, possa crescere correttamente un bambino senza doverne fare necessariamente uno psicopatico. Ma l’adozione non costituisce certamente il meglio per il bambino e questo lo riconoscono anche i genitori adottivi uomo e donna, perché sostituisce un legame biologico che è più forte.
4. La differenza dei sessi: è positiva solo se coronata dall’amore altrimenti, se la consideriamo in sé, non può essere esaltata. È un tesoro fragile, che si rafforza solo attraverso l’amore.
5. La fede: avere la fede non è una garanzia d’amore, vi sono persone che non credono e possono amare più di un credente e tuttavia quando Dio è veramente accolto vediamo che questo fa la differenza quanto all’amore.
Amore senza differenza dei sessi, educazione senza genitori biologici, felicità senza fede: Gesù lava più bianco!
L’amore è una cosa grande ma anche fragile, non dobbiamo farci spaventare da queste difficoltà positive, se Dio s’imponesse, se la differenza dei sessi s’imponesse non ci sarebbe più amore.


Hai parlato di omosessualità come desiderio ma spesso nelle tue opere fai riferimento al concetto di violenza, cosa intendi?
L’omosessualità è una forma di violenza perché rifiuta la differenza dei sessi ma non viene identificata come tale, perché viene presentata alternativamente come una forma di amore o d’identità. Il silenzio delle persone omosessuali impedisce di percepire la sofferenza e la ferita che si nasconde dietro a questo fenomeno. Il clima sociale che viviamo continua a ripeterci che sarebbe normale, non si tratterebbe di una scelta, sarebbe solo una forma come un’altra d’amore. Questo contesto culturale gay friendly che esalta o banalizza l’omosessualità, pretendendo di volere il bene di noi persone omosessuali, in effetti ci ignora nella nostra vera realtà e non vuole ascoltarci per quello che siamo.

Come concili la tua condizione omosessuale con la consapevolezza del progetto di Dio, non desideri cambiare qualcosa?
Sono cosciente del fatto che il mio timore della differenza dei sessi è una ferita e non ne sono contento, chiedo a Dio di farmi amare ciò che Lui ha creato. C’è una ferita durevole, ci sono paure che scompaiono ed altre che durano più a lungo. Sono uscito con la mia migliore amica, siamo arrivati fino al fidanzamento ma non ci sono riuscito. Ci sono forme di omosessualità che differiscono per intensità, molti riescono a capire la propria paura e riescono a superarla, ma a volte non basta capire. Dio esaudisce le nostre preghiere ma come vuole Lui e non noi. In certi casi Dio permette delle guarigioni spettacolari, in altri più progressive, può accadere che persone dell’altro sesso ci aiutino a vincere la nostra diffidenza. Credo molto nell’azione dello Spirito Santo e anche nelle azioni umane come possono essere delle forme di psicoterapia che non guariscono ma che identificano il problema. In ogni caso non si tratta di pozioni magiche, non si può biasimare qualcuno rinfacciandogli che è ancora omosessuale perché non avrebbe pregato abbastanza. 
Personalmente vivo una condizione di speranza e al contempo di attaccamento alla realtà. Se Gesù che non ha voluto il mio desiderio omosessuale permette che sia ancora presente e continui nel tempo vuol dire che c’è un motivo. Per coloro che provano questa inclinazione in modo durevole non debbono considerarla come una cosa triste, penso che queste persone abbiano un ruolo particolare nella Chiesa. L’omosessualità è considerata universalmente come il simbolo del mancato incontro tra l’uomo e la donna, e del rifiuto di Dio da parte degli uomini. Quando invece noi persone omosessuali spieghiamo la vera natura di questa inclinazione senza praticarla, doniamo agli altri quella goccia di veleno che costituisce il vaccino che consente alle coppie di guarire. In altre parole è come una ferita che di per sé non è bella a vedersi, non dobbiamo né lodare né criticare la persona ferita, ma questa ferita consente alla persona, quando è abitata da Dio, di far passare la Sua luce. I più grandi evangelizzatori, quelli che ci fanno conoscere veramente Dio, sono drogati, prostitute e carcerati, sono quelle persone che per mezzo delle loro ferite consentono alla luce di Dio di passare. Quindi se avete un’inclinazione omosessuale durevole, non cercate di negarla, non cercate di essere chi non siete, perché evidentemente se è presente ci dev’essere una ragione e secondo me è così perché ci rende più vicini a coloro che soffrono, consentendoci di mostrarci nella nostra vulnerabilità, mettendo gli altri a proprio agio. Possiamo essere santi, dei santi divertenti e moderni. Trovo incredibile il ruolo che possiamo avere nel mondo di oggi. Un ruolo indecente e scandaloso quando l’omosessualità è praticata ma un ruolo straordinario di evangelizzatori quando l’omosessualità non è praticata ma è offerta agli altri ed alla Chiesa.

Come giudichi l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle persone omosessuali?
Anche se al principio può essere difficile accogliere la parola della Chiesa proprio in ragione della commistione di elementi positivi e della difficoltà a conoscere cosa accade realmente nella vita delle coppie omosessuali, solo la Chiesa non banalizza l’omosessualità, perché chiama le cose con il loro nome. L’immagine positiva che i media cercano di trasmettere  delle coppie omosessuali attraverso film verosimili ma non realistici, influenza a tal punto le persone che, quando dicono di conoscere delle coppie omosessuali felici, in realtà si riferiscono solo agli “amici della TV”.

A chi può rivolgersi una persona omosessuale credente?
L’unica associazione approvata dalla Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali è l’Apostolato Courage. Courage funziona molto bene in Italia e noi in Francia abbiamo preso esempio dall’Italia, si stanno sviluppando in questi mesi anche da noi i primi gruppi a Parigi e Tolone. Courage aiuta le persone omosessuali a vivere questa condizione conformemente all’insegnamento della Chiesa e a realizzarsi pienamente nella comune vocazione alla castità.

TUTTI I DIRITTI RISERVATI © www.coraggiodellacastita.blogspot.it

Di seguito alcuni materiali per conoscere meglio il pensiero dell'autore:


mercoledì 1 ottobre 2014

PHILIPPE ARINO A PADOVA - VENERDI' 24 OTTOBRE 2014

Philippe Arino
OMOSESSUALITA' CONTROCORRENTE: VIVERE SECONDO LA CHIESA ED ESSERE FELICI
Venerdì 24 ottobre h. 21:00
Incontro-conferenza con l'autore del libro "Omosessualità controcorrente"
Centro parrocchiale Ignazio di Loyola
Via Montà, 107 - PADOVA
Di seguito alcuni materiali per conoscere meglio il pensiero dell'autore:


mercoledì 7 maggio 2014

Philippe Ariño in Italia dal 12 al 17 maggio in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia - IDAHOT 2014



TORINO - MILANO - ROMA

Cari amici,
sperando di fare cosa gradita, in occasione della settimana che precede la Giornata mondiale contro l'omofobia (IDAHOT 2014), Vi invitiamo all'incontro con il filosofo francese Philippe Arino, autore del libro Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici (Effatà Editrice) per ascoltare un pensiero originale su omosessualità ed omofobia.

Lunedì 12 maggio ore 11:00-12:00                                                           PHILIPPE ARIÑO, autore del libro “Omosessualità controcorrente. Vivere felici secondo la Chiesa”

Al Salone del Libro di Torino – 2014 nello spazio lounge dello stand Effatà Editrice (S102, adiacente allo stand della Città del Vaticano nel Padiglione 3) Philippe Arino incontra giornalisti e lettori 



Martedì 13 maggio ore 20.45

PHILIPPE ARIÑO, "Omosessualità: parliamone"


Presso la Sala incontri San Secondo in via Gioberti 7/a - Torino
vedi il filmato dell'incontro







Giovedì 15 maggio ore 20.45

PHILIPPE ARIÑO, "Omofobia. Vittime e carnefici"

Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 1/ Via Vivaio 1- Milano

mercoledì 26 marzo 2014

Philippe Ariño: OMOSESSUALITA' CONTROCORRENTE. VIVERE SECONDO LA CHIESA ED ESSERE FELICI (Recensione)

Philippe Ariño: Omosessualità controcorrente
(Estratto dalla premessa al libro di Philippe Ariño: Omosessualità Controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici - Effatà Editrice Euro 8,00)

Personalità profonda, poliedrica e paradossale, Philippe Ariño, interroga la coscienza del lettore di qualunque orientamento sessuale, politico o religioso esso sia. La sua riflessione si sviluppa prendendo spunto dall’idea di omosessualità come “segno” del rifiuto violento della sola divisione antropologicamente fondante della vita umana: quella della differenza dei sessi.

Quest’affermazione introduce immediatamente al superamento della falsa dicotomia, proposta dal dibattito attuale, tra omosessuali ed eterosessuali. Queste categorie antropologiche risultano così inadeguate e prive di fondamento nel Reale, in cui troviamo solo uomini e donne.

L’analisi della cultura omosessuale incrocia sulla sua strada le grandi manifestazioni popolari de La Manif pour Tous, che nel 2012-2013 hanno scosso la Francia in occasione del dibattito sulla proposta di legge per il matrimonio delle coppie dello stesso sesso. Ariño contribuisce al movimento da un punto di vista privilegiato, come coscienza critica; denuncia l’inefficacia concettuale degli argomenti fondati solo sulle potenziali conseguenze della legge in discussione, che non affrontano i limiti della coppia omosessuale, la sua natura non procreativa, la realtà e la natura violenta del desiderio omosessuale. Come persona omosessuale, evidenzia inoltre, che una tale legge non metterà una coppia omosessuale in grado di procreare e di formare una famiglia di consanguinei, e non gli darà neanche quell’amore fondato nel Reale cui aspira, così come già dimostrato ampiamente dai patti civili di solidarietà (PACS); denuncia inoltre che il rifiuto del Reale e la deformazione di realtà umane come la famiglia sta conducendo ad un collasso antropologico che si tradurrà in forme di nevrosi e di violenza fuori controllo.

L’autore propone un punto di vista originale anche sulla questione dell’omofobia, cui ha dedicato un saggio specifico[1], afferma infatti che: “l’omofobia è l’altro nome del desiderio omosessuale, perché il desiderio omosessuale è intrinsecamente omofobo: è espressione di un odio di sé che si è trasformato in “orgoglio”, “identità” e “amore”, per nascondersi il proprio “orrore”.” Partendo da questa premessa Philippe Ariño c’introduce all’omofobia dei militanti pro gay, fondata sui due pilastri ideologici della fede nell’identità omosessuale e nella forza dell’“amore” omosessuale ed all’“omofobia positiva” della società bisessuale gay friendly. Entrambe queste due forme di omofobia evitano una profonda riflessione sul vero significato del desiderio omosessuale, che abbia finalmente il coraggio di guardarne in faccia gli aspetti negativi. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di negazione collettiva, tanto più pericoloso in quanto la storia ha già ampiamente dimostrato come una società che idealizzi o banalizzi l’identità e l’amore omosessuale, giunga ben presto a demonizzarli con la stessa cieca violenza. In sostanza la chiave per l’accettazione e la vera accoglienza delle persone omosessuali passa per una coraggiosa presa di coscienza del fenomeno, che non ne nasconda tutti i limiti e le fragilità intrinseche per tornare a concentrarsi sul valore della persona.

Un apparente gusto per il paradosso consente all’autore di affermare che: “l’eterosessualità è la più grande presa in giro di tutti i tempi e che non tutte le coppie uomo-donna sono “eterosessuali”!” Un accurata indagine evidenzia come i due termini “gemelli” di omosessualità ed eterosessualità, non esistano che da 150 anni e siano stati portati a conoscenza del grande pubblico dal teorico Krafft-Ebing con l’opera Psychopathia Sexualis (1886). Opera, sia detto per inciso, messa all’indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica. Jonathan Katz, nel suo saggio L’invenzione dell’eterosessualità (2001), spiega chiaramente che da principio l’eterosessualità veniva classificata tra le perversioni, proprio come l’omosessualità e corrispondeva a quella che noi oggi chiameremmo bisessualità. Prendendo spunto da questa osservazione Philippe Ariño arriva a contrapporre le coppie “eterosessuali”, paragonate in maniera icastica alle bambole Barbie e Ken incellophanate, a quella che definisce “coppia uomo-donna che si amano”; ne rileva così i segni distintivi nella mancanza di stabilità, di radici nel Reale, di apertura alla vita e di gioia.

Conseguentemente l’autore rigetta la pseudo-categoria de “gli omosessuali” facendo riferimento sempre alla “persona omosessuale” che porta in sé, ma non come elemento fondante, il “desiderio” omosessuale, a prescindere dalla sua attualizzazione o meno, come singolo o in coppia. Non si tratta di una questione meramente terminologica, nell’accogliere in sé quest’inclinazione, riconoscendone i limiti e la fragilità, Ariño lancia uno sguardo sulla propria incompiutezza come persona e ci propone una lettura del desiderio omosessuale come “ferita” spirituale.

Il coraggio di squarciare il velo sulla violenza e la sofferenza che si celano dietro al comportamento omosessuale apre uno spiraglio di speranza, che restituisce senso a quest’esperienza in una prospettiva escatologica che solo la Chiesa cattolica è riuscita a cogliere. Dio non chiede a tutti coloro che si sentono omosessuali di negare il proprio desiderio omosessuale, ma di offrirlo agli altri senza praticarlo e scoprire così la gioia del dono libero ed integrale di sé nella continenza.


Leggi anche l'intervista a Philippe Ariño in esclusiva per il CdC






[1] L’homophobie en vérité, pubblicato presso le Éditions Frédéric Aimard nel settembre 2013.

sabato 20 luglio 2013

NOZZE GAY/ Philippe Ariño: io, omosessuale, vi spiego perché la Chiesa ha ragione (di Maddalena Boschetto)

Philippe Ariño
Che Philippe Ariño sia un tipo decisamente controcorrente è un dato di fatto. Francese, nato nel 1980 da una famiglia profondamente cattolica, professore di spagnolo, saggista, blogger, omosessuale dichiarato da quando aveva 17 anni: fin qui la sua biografia non sembrerebbe diversa da quella di altri suoi coetanei, se non fosse che, due anni fa, Philippe lascia il compagno con cui stava dal 2009. “Da allora ho abbracciato la via della continenza che la Chiesa chiede alle persone omosessuali", racconta senza giri di parole in un mondo “sessocentrico” in cui i vocaboli “astinenza” e “castità” appaiono relitti di un passato morto e sepolto alla maggior parte delle persone, qualsiasi sia il loro orientamento sessuale. Nel suo blog L'Araignée du desert, il “ragno del deserto” ci tiene a precisare di non voler essere etichettato con “un ex gay” come il “Luca era gay e adesso sta con lei” cantato da un discutibile Povia, ma semplicemente come una persona che si è sentita pienamente accolta per quello che è. Un semplice “ragno”, potrebbe dire qualcuno, per tornare alla metafora del titolo, ma un ragno amato.


In molti accusano la Chiesa di essere “omofoba” mentre tu dici di esserti sentito accolto e di aver voluto addirittura intraprendere il cammino della continenza. Perché?
Prima di iniziare il percorso che propone la Chiesa non ero felice, e vedevo che non lo erano nemmeno molte delle persone che mi stavano intorno e ho deciso, per la prima volta, di obbedire a quello che la Chiesa chiede alle persone omosessuali. Da quel momento ho scoperto non solo un'unità che non avevo mai avuto prima, ma soprattutto mi sono sentito amato senza dover rinnegare quello che sono.

Quindi non hai dovuto cambiare per essere accolto?
No, mi è bastato fidarmi della Chiesa e questa cosa mi ha -paradossalmente- permesso di accettarmi come pienamente omosessuale: non ha cancellato quello che sono, ma lo ha esaltato.

In che modo?
Ho capito che la mia vera identità è quella di uomo e di figlio di Dio, e questo è l'essenziale, poi viene il mio desiderio affettivo, che non nego, perché esiste, ma la Chiesa, dividendolo dalla pratica, lo riconosce e non mi forza a rinnegarlo. Ma non è più il fulcro attorno al quale ruota la mia vita: per la prima volta mi sono sentito veramente felice e responsabile.

Quindi hai visto un cambiamento reale nella tua vita?
Sì, ho visto in me un'esplosione di vita: nelle amicizie, nei rapporti e nella spiritualità ma persino a livello artistico e professionale. Mi sono accorto che quando una persona si riduce a identificarsi nel suo desiderio omosessuale si annienta, allontanandosi da se stesso e dagli altri, mentre la continenza permette di essere pienamente me stesso ma al contempo libero dalla violenza e dalla schiavitù della pratica fisica.

Perché dici che mettere in pratica l'omosessualità sia qualcosa di violento?
La pratica omosessuale è violenta perché annulla completamente la differenza oggettiva tra i sessi che invece la Chiesa è ormai l'unica a far notare. Tutto il dibattito in materia, da sempre, è incentrato sulla dicotomia omosessuale-eterosessuale ma in questo modo si distoglie lo sguardo dal dato principale: prima deve esserci il fatto di essere uomo o donna, una diversità indiscutibile tra corpi, poi l'orientamento sessuale.

La legge da poco approvata in Francia che equipara i matrimoni tra uomo e donna a quelli tra persone dello stesso sesso dimentica le differenze di cui parli.
Certo: i politici hanno cavalcato il fatto che la gente non sappia abbastanza in materia di omosessualità per fare dei diritti dei gay la loro bandiera, in modo da ingraziarsi una fetta dell'elettorato. Ma la legge di Hollande è in realtà violentissima, perché banalizza la differenza tra i sessi mettendo tutte le coppie allo stesso livello.

In che senso dici che è una legge “banalizzante”?
Paradossalmente, la legge contro l'omofobia per eccellenza è la più omofoba di tutte: è come se fosse un “contentino” per le coppie omosessuali che ora possono scimmiottare qualcosa che loro, per natura, non potranno mai essere. È una sorta di presa in giro che aggiunge una lacerazione alla ferita di quanti vivono con coscienza la loro vita e, infatti, al di là della apparenze, non sono pochi dal fronte Lgbt che non hanno preso bene la notizia.

Lo stesso ragionamento pensi possa valere per l'America, dove la legislazione ha aperto ai matrimoni per tutti?
Esattamente. Nell'ossessione di equiparare i diritti, si è cancellato con un colpo di spugna ciò che non potrà mai essere uguale. Il risultato sarà solo confusione, nella quale l'unica visione corretta delle cose è quella fornita dalla Chiesa, che trascende il concetto di orientamento sessuale e va dritto all'essenziale, cioè all'essere maschio o femmina.

(Maddalena Boschetto)

martedì 16 luglio 2013